Provate a indovinare quanto aiuta a salvare il buyout di Beal: $50 milioni? $100 milioni? $150 milioni? La soluzione è di seguito.

Dopo tanto penare, i Phoenix Suns ce l’hanno fatta. Il contratto incedibile di Bradley Beal – da $110 milioni e altri due anni, con una player option nella prossima stagione, con una no-trade clause in mano al giocatore per porre il veto su qualunque proposta di scambio – alla fine è stato risolto. Non con un taglio, come si legge ovunque, ma con un buyout.
Prima di spoilerare le cifre risparmiate, alcuni chiarimenti. Il buyout non è un rilascio secco, è un accordo tra le parti: il giocatore rinuncia a una porzione del proprio pieno stipendio dovutogli da contratto, la lascia sul piatto, mentre la dirigenza paga la differenza. I soldi diventano “morti” nelle casse della squadra, che le spalma su più anni, e lo svincolato nel giro di 48 ore può firmare con chi vuole alle cifre che vuole – spesso, in questi casi, recupera cifre simili a quelle a cui ha rinunciato. Il taglio, invece, è drastico e totale, perciò non serve alcun ok del giocatore.
Bradley Beal ha lasciato sul piatto $13.9 dei $110 milioni dovutigli da contratto, e i Phoenix Suns spalmeranno così i restanti 96.9 su cinque anni, con un impatto di circa $19.4 milioni morti sulle casse a stagione. Perché cinque? In queste situazioni di waive-and-stretch si prendono gli anni rimanenti di contratto (2), si raddoppiano (2×2=4) e se ne aggiunge uno finale (2×2=4; 4+1=5). Perché proprio $13.9 milioni? E soprattutto perché il buyout? qui le cose si fanno più complicate.
Phoenix aveva già circa $4 milioni di stipendi morti a causa dei tagli di Nassir Little e EJ Liddell. Le regole NBA prevedono che una squadra non possa spendere più di $23.2 milioni a stagione in stipendi morti, una cifra pari al 15% del salary cap. Se Beal fosse stato rilasciato con un taglio secco, l’impatto salariale sarebbe stato di $22.2 milioni a stagione per i prossimi cinque anni, che sommati ai $4 milioni citati in precedenza sarebbe andati a superare così il limite di $23.2 milioni imposto dalla Lega. Il buyout a queste cifre, in questo caso, è stato quindi forzato.
Nulla che il nuovo giocatore dei Clippers non possa recuperare con il nuovo stipendio, pari alla parte della taxpayer MLE rimasta agli angeleni per un totale di $11 milioni circa nei prossimi due anni. Ma questo riguarda il giocatore. Quanto risparmiano alla fine i Phoenix Suns? E perché impegnarsi così tanto?
Il totale è di $210 milioni in meno spesi tra stipendi e tasse, ufficializzando l’uscita dalla soglia della luxury tax, del primo e soprattutto del secondo apron. Proprio per quest’ultimo motivo, adesso non avranno più restrizioni di sorta sugli scambi, avranno accesso a tutte le eccezioni consentite in questo range salariale e potranno “scongelare” la first-round pick 2032 evitando il secondo apron fino al 2028. Ecco perché svenarsi tanto.
Un risparmio totalmente necessario dopo un’annata da incubo, con spese per oltre $350 milioni e pochissime vittorie, nemmeno sufficienti a raggiungere il Play-In. Questa mossa è ancora più importante dello scambio di Kevin Durant, perché Bradley Beal non ha mai performato ai livelli richiesti e si è rivelato soffrire di problemi cronici di infortuni, rendendolo inaffidabile su più fronti, sia per le assenze che per quanto fatto vedere nelle altalenanti presenze.
Inoltre, la clausola che gli permetteva di porre il veto su qualunque scambio, unita alla player option per la prossima stagione suonavano come manette per i Phoenix Suns, che grazie al buyout hanno sì perso un massimo salariale a zero dopo aver raccolto meno di niente pur sacrificando numerosi asset, ma hanno finalmente ritrovato una flessibilità salariale che tanto era mancata. Adesso, un nuovo inizio aspetta tanto loro, quanto Bradley Beal ai Los Angeles Clippers.