A Cernobbio, presso la Villa d’Este sul Lago di Como, i vertici di Eurolega hanno rifiutato l’offerta NBA, ma lasciato i piani di espansione in fase di stallo.

Non abbiamo ancora una risposta sul futuro della pallacanestro europea, nemmeno dalle rive del Lago di Como, precisamente da Villa d’Este a Cernobbio. Qui, tra ieri e oggi, il CEO Chus Bueno e i tredici azionisti di Eurolega – ospitati dall’Olimpia Milano – si sono riuniti per decretare l’eventuale passaggio finale al nuovo modello con franchigie permanenti, e conseguente ampliamento a ventiquattro squadre – dalle venti attuali, già questo un aggiornamento datato 2025/26. Come riportato da svariate fonti europee, sul tavolo c’era anche l’offerta da parte della NBA per un possibile merger, snodo cruciale del progetto NBA Europe.
L’esito è stato questo: un “no” secco da parte dei tredici club di EuroLeague all’attuale offerta NBA, definita “inaccettabile e di matrice colonialista”, ma un congelamento dei piani di espansione previsti inizialmente, in modo da continuare con il dialogo con gli statunitensi, secondo quanto ricostruito da svariati report – su tutti SDNA.
Secondo quanto riportato da Gazzetta dello Sport, le condizioni dettate dalla NBA prevedevano una risposta immediata dopo questo meeting, con scadenza 6 ottobre, ma soprattutto la conservazione dell’attuale modello con i club dotati di licenza permanente – li ricordiamo: Olympiacos, Panathinaikos, Anadolu Efes, Fenerbahçe, Real Madrid, Baskonia Vitoria-Gasteiz, Barcellona, Olimpia Milano, Žalgiris Kaunas, Maccabi Tel Aviv, Bayern Monaco, LDLC ASVEL Villeurbanne (sospeso al momento) – e in aggiunta quelli con licenze pluriennali e merito sportivo / wild card.
Sempre stando a Gazzetta, resta da parte di Eurolega l’intenzione di continuare a trattare con la NBA per un’offerta economicamente più soddisfacente, da cui la proroga oltre il 6 ottobre. Una volontà testimoniata dalla mancata approvazione formale dell’espansione, che si farà comunque secondo il comunicato della stessa Eurolega, ma che verrà confermata solo dopo aver lasciato il tempo necessario a un eventuale rilancio statunitense.
Il nuovo modello di Euroleague prevedrebbe il passaggio a franchigie permanenti a partire dai tredici club azionisti, che non dovranno pagare spese di quota, per poi aggiungere otto posti attingendo da un pool di candidate, le quali avrebbero presentato offerte vincolanti di quasi settecento milioni complessivi di franchise fee, stando a Eurohoops. Per gli otto posti ci sarebbero tredici finaliste designate: le prime undici erano Stella Rossa, Dubai, Hapoel Tel Aviv, London Lions, PAOK, Paris, Partizan, Valencia, con le italiane Napoli Basket, Maxima Roma e Virtus Bologna; a queste si sono aggiunte di recente Hapoel Gerusalemme e Aris. Tredici e otto fa ventuno franchigie, per arrivare a ventiquattro tramite merito sportivo e wild card.
Questo è ovviamente uno stratagemma per rendere l’Eurolega più competitiva, consolidando intanto il posto dei tredici club azionisti, che non dovrebbero pagare alcuna penale per diventare franchigie. L’aggiunta delle altre otto tramite franchise fee, ovviamente, seguirebbe una logica simile, cioè battere la concorrenza NBA tramite un prezzo di entrata sì elevato, ma comunque accessibile – non si hanno numeri ufficiali, ma dalle prime voci per l’accesso a NBA Europe si sarebbero raggiunte offerte “pari o superiori a cinquecento milioni di dollari, fino a sopra il miliardo”.
Tra i club ad aver presentato un’offerta per entrare nella nuova lega di stampo statunitense, ben venti squadre tra le quali alcune di Eurolega. Nella nuova Lega con FIBA, ci sarebbero diciotto squadre: dodici posti permanenti, localizzate ad Atene, Barcellona, Berlino, Istanbul, Londra, Lione, Madrid, Manchester, Monaco di Baviera, Parigi, Milano e Roma; due posti per le finaliste di Basketball Champions League; ultimi due posti assegnati tramite un torneo ad hoc. La partecipazione azionaria nella nuova lega sarebbe equamente ripartita all’inizio: i proprietari NBA deterranno il 50% e i proprietari delle dodici squadre permanenti il restante 50%, introducendo probabilmente regole simil salary cap.
NBA Europe nascerebbe anche in collaborazione con i club calcistici esistenti: oltre al Real Madrid, del quale va compresa la posizione nei confronti di Eurolega, si è parlato sin dall’inizio di Paris Saint-Germain (QUI), Manchester City e AC Milan – sfruttando RedBird, argomento trattato anche QUI e più di recente QUI, includendo anche Oaktree per l’Inter. Si sono aggiunti anche Barcellona e Bayern Monaco, come prevedibile. La questione da capire ora è legata al Manchester City, trovato colpevole di violazione di una miriade di norme finanziarie e a rischio espulsione dalla Premier League, anche se in Inghilterra i contatti NBA con i fondi del Golfo Persico permettono di includere nel computo anche il Newcastle.
Si tratta di legami importanti soprattutto per la costruzione di eventuali strutture e palazzetti, specialmente a Parigi, considerando che anche Londra non è al momento attrezzata, e che a Milano e Roma ci sarebbero da comprendere alcune dinamiche relative alle squadre già presenti. In quest’ultimo caso, come aggiunta, resterebbe da comprendere il ruolo di Maxima Roma e BC Roma, con quest’ultima dalla proprietà tutta di stampo NBA – l’abbiamo spiegato QUI.