I Sacramento Kings sono stati indagati per un semplice errore di gioco commesso da coach Doug Christie, rientrato nella vera e propria caccia alle streghe della NBA contro il tanking.

La NBA ha indagato i Kings per tanking
FOTO: NBC

La NBA ormai ha perso completamente la testa per il tanking. Un problema marginale che già definire tale è un’esagerazione, circoscritto a pochissime squadre e “aggravato” solo da specifiche annate dove il talento al Draft non si può ignorare, come quello della prossima classe. I finali di regular season non sono mai stati così competitivi, e quest’anno ne è un esempio.

La stagione regolare termina domenica prossima, eppure prima della scorsa notte c’erano da decidere 15 posti su 16 in ottica Playoffs. La lotta per il quinto e sesto posto nella Eastern Conference richiede un quantitativo di pop corn che nemmeno un cinema saprebbe produrre – ne abbiamo parlato QUI. Eppure si insiste con una caccia alle streghe ingiustificata, della quale i Sacramento Kings sono l’ultima vittima.

La squadra di coach Doug Christie ha perso contro gli Warriors un paio di notti fa e, sul finale, si sono verificate un paio di circostanze ritenute sospette, dei falli sistematici per mandare in lunetta Golden State. La NBA si è scossa, tutti i grandi media hanno fatto tremare mari e monti, la Lega ha perfino scomodato il proprio personale investigativo per un’indagine.

Draymond Green, con la solita attitudine di chi ritiene di avere la verità in tasca e alla fine si rivela non aver compreso nulla, ha chiesto multe più severe. Soldi, soldi e altri soldi da far confluire nelle casse della Lega. Gli stessi soldi a causa dei quali combattere il tanking è divenuto una priorità: come può una Lega che su base giornaliera collabora con agenzie di betting come FanDuel o Draft Kings accettare una manipolazione inaspettata (la variabile umana) dei risultati, degli under e degli over, che gli stessi bookies prevedono? Ma questa è solo una suggestione, nessuno di noi ha la verità in tasca – non come Green.

Non è una suggestione, però, mettere in discussione il pensiero per cui il tanking sia il problema e non il doversi attenere necessariamente a logiche di mercato come questa. O al dover mantenere a 82 il numero di partite nonostante il prodotto in alcune fasi della stagione si faccia (in questo caso sì) inguardabile e promuova l’usura dei giocatori, i quali giocano a ritmi atleticamente molto più insostenibili rispetto ad anni fa. Tutto ciò equivale a nascondere la polvere sotto il tappeto come solo la NBA sa fare, a volte con toppe anche peggio del buco. Ma torniamo ai Kings.

Nulla di tutto questo ambaradan è esistito. Tutto è frutto di una serie di montaggi che hanno ingannato la più grossa fetta di pubblico NBA: quella che non guarda le partite, ma solo gli highlights, come molto piace ad Adam Silver. Grandi media inclusi, ultimo dei quali Bill Simmons, che ha toccato il fondo con il repost di un video dell’account satirico BrickCenter.

Il fallo commesso sistematicamente dai Kings su indicazione di coach Christie è la conseguenza più logica di una scelta: un errore. Il coaching staff non si era accorto che gli Warriors fossero in bonus e, pensando di avere un fallo da spendere per poi poter chiamare timeout su palla morta, hanno mandato Seth Curry in lunetta. La cosa divertente? Sul timeout, il gioco disegnato da Christie ha portato a una tripla di McDermott, l’autore del fallo, e al vantaggio Kings, dopo che la squadra era stata anche sotto di 16.

Sacramento, tra tutte le squadre che lottano per una scelta alta, era forse quella nel periodo migliore. Sette vittorie nelle precedenti quindici gare, due nelle precedenti tre, praticamente il 33% dei successi stagionali è arrivato nell’ultimo mese. I Kings sono 9-15 dall’All-Star Game, meglio degli stessi Warriors, 8-16. Per chi ha guardato la partita, sembrava che Curry & Co. fossero in tanking.

Il montaggio video divenuto virale, tra l’altro, prende anche un altro fallo di gioco normalissimo commesso sullo stesso Seth Curry, a dimostrazione che nessuno dei media coinvolti nella faccenda avesse minima idea del contesto, eccetto il solo Anthony Slater, che copre gli Warriors per ESPN e ha chiarito la questione. Lasciamo anche la ricostruzione di Rob Perez qua sotto:

Per chi fa fatica a credere alle parole o alle intenzioni di Christie, beh, basti pensare che non sarebbero 21-59 se fossero ben allenati. Scherzi a parte, non ci permetteremmo mai di sminuire il lavoro di un coaching staff che semplicemente ha commesso un errore in una situazione di pressione, in pieno clutch time, al quale ha comunque saputo rimediare dopo il timeout.

Questa è la normalità, o dovrebbe esserlo, in NBA. Anche far sedere le stelle o i titolari, nel caso di Jazz e Pacers – riprendendo un caso di qualche tempo fa – lo è. Certo, fa storcere il naso che siano pagati fantastiliardi per starsene in panchina o in panciolle a casa mentre la squadra schiera giovani o undrafted per perdere, ma la mole degli stipendi dipende proprio dal fatto che si tratta di una Lega seguita da abbonati di tutto il mondo e che fattura cifre astronomiche per il prodotto che propone.

Per ribaltare questo mondo di stipendi eccessivi “a chi non li merita” non serve tagliare il tanking, ma ribaltare l’intero sistema politico, economico e sociale. Ma questo riguarda un ramo del creato che i media generalisti specializzati nello sport non possono alterare. E se il sistema resta questo, come resterà a lungo, allora bisogna accettare che, di trenta squadre e presto trentadue, non tutte possano competere, non tutte le stelle possano meritare il proprio stipendio sotto il salary cap, che le squadre perdenti o i progetti fallimentari vogliano tankare per ricostruire e aumentare l’equilibrio.

A questo serve il Draft, da sempre. A questo serve il tanking, da sempre, anche per le grandi squadre del passato. Così come basta guardare agli Oklahoma City Thunder, ai San Antonio Spurs o ai Detroit Pistons del 2026. Tutte e tre in una posizione di favore per i Playoffs, che grazie al cielo iniziano settimana prossima, spostando l’attenzione sul basket giocato.


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