I Cleveland Cavaliers hanno scambiato De’Andre Hunter in una trade a tre con Kings e Bulls, ottenendo in cambio Keon Ellis e Dennis Schröder.

Cavaliers Kings Bulls trade Schroder Hunter Keon Ellis
FOTO: NBA

Siamo vicini alla trade deadline del 5 febbraio e, sebbene le attenzioni siano incentrate su Giannis Antetokounmpo, tutta la NBA è ovviamente in subbuglio. Soprattutto in una Eastern Conference molto aperta, sono numerose le squadre che pensano di essere a corto del cosiddetto centesimo per fare il dollaro. Tra queste, degli insoddisfatti Cleveland Cavaliers, che si sono mossi scambiando proprio l’acquisizione della passata trade deadline, De’Andre Hunter, per ottenere un paio di role player competitivi e soprattutto degli sgravi fiscali non da poco:

Sacramento Kings ricevono: De’Andre Hunter

Cleveland Cavaliers ricevono: Dennis Schröder, Keon Ellis

Chicago Bulls ricevono: Dario Saric; una second-round pick 2029 (meno favorevole tra Detroit, Milwaukee, New York) dai Kings, una second-round pick 2027 (via Denver) dai Cavaliers

Uno scambio razionale per Cleveland, meno per Sacramento, circostanziale per Chicago, ma poco soddisfacente per tutte la parti coinvolte, per motivi differenti.

Cavaliers, di nuovo qua

Intanto, il senso logico. Con questo movimento, la franchigia dell’Ohio risparmia $50 milioni tra monte ingaggi e luxury tax, e la sospensione di Schröder di tre gare patita il mese scorso permette loro di ereditare un credito ulteriore, come fatto notare da Yossi Gozlan di HoopsHype.

In questo modo, girando ulteriormente il tedesco a un’altra squadra con un cosiddetto “salary dump” – oppure scaricando i $10 milioni di stipendio di un Lonzo Ball non proprio in forma smagliante – potrebbero addirittura scendere sotto il secondo apron. Per quanto Schröder sia un giocatore appetibile in ottica Playoffs, in ogni caso, guadagnerà oltre $14 milioni in questa stagione, in quella successiva e potenzialmente in quella dopo, solo parzialmente garantita. Ma già così hanno salvato una bella fetta, e con qualche aggiustamento potrebbero anche pensare tra qualche mese di estendere Keon Ellis, se volessero.

Da questo punto di vista ne escono bene, e in maniera intelligente anche in termini “di campo”. Un prototipo come quello di Schröder, se lo dovessero tenere, è capace di integrarsi in un contesto dove si gioca a pace alto (e fa comodo vista la fragilità di Garland), mentre l’investimento su Keon Ellis è intrigante. Quantomeno per capire se si tratti di un giocatore dal potenziale inespresso, a causa dei pochi minuti in un contesto tremendo, o di poco più di un role player battezzabile ma molto utile in difesa sulla maggiore minaccia avversaria palla in mano. Ma non si sarebbero mossi così se fossero consapevoli di poter uscire dalla Eastern Conference.

Anche la presa di Hunter, lo scorso febbraio, sembrava dover cambiare tutto. Sulla carta, un’ala versatile difensivamente, capace di mettere palla a terra guadagnandosi la lunetta o di convertire dal perimetro a buone percentuali. De facto, un colpo che non ha reso come ci si aspettava, assestandosi come negativo difensivamente e in una stagione dal 30% da fuori.

E comunque che non ha portato l’impatto atteso da quello che veniva considerato il “tassello mancante” di questa squadra, dato che i Cavaliers hanno racimolato dal suo arrivo un’uscita al secondo turno e momentaneamente una regressione in regular season, che li vede 5° a est con un record di 29-21 dopo le 64 vittorie della passata stagione. Jaylon Tyson sta facendo benissimo nel ruolo, e giustamente i Cavs ora punteranno su di lui, ma la taglia media si è abbassata, e resta ancora da vedere cosa ne sarà di Lonzo Ball.

Le prolungate assenze di Strus prima, Garland e Mobley poi, non hanno aiutato, ma liberarsi così di un investimento avvenuto appena un anno fa per scendere sotto l’apron, per quanto fatto alla perfezione, indica ovviamente un’incertezza nei confronti delle abilità competitive di squadra. E non potrebbe essere altrimenti, ci mancherebbe, ma i fatti parlano chiaro, Hunter è costato caro, non ha reso, e ha avuto anche un costo di separazione. Difficile dirsi soddisfatti, se si è Cleveland.

Sacramento Kings

Scaricare il contratto di Schröder non è considerabile un merito, dal momento che la sua presenza a roster è opera dei Kings stessi. Se non altro, avranno comunque qualche altro colpo in canna, dal momento che in questo scambio hanno solo:

  • scaricato un giocatore che volevano loro in primis a quelle cifre
  • assorbito un contratto più pesante, che non è in scadenza, andando ben oltre la luxury tax line, ora come ora
  • ceduto addirittura una second-round pick, in tutto questo, forse la cosa più assurda

Troppo brutto per essere vero, perciò si occuperanno principalmente di non pagare la penale, partecipando ad altri scambi – che sia la volta buona per Kuminga? In ogni caso, resta la totale assenza di competitività per questo roster, e il monte ingaggi o il materiale umano non permettono di scorgere nemmeno lontanamente la luce in fondo al tunnel.

Chicago Bulls

Non c’è molto da aggiungere. Per assorbire Saric hanno usato la trade exception di LaVine, e sono in pieno retooling, con tutti gli slot salariali riempiti e due second-round pick in più. Delle tre squadre coinvolte, forse quella più “soddisfatta”, sebbene nel totale anonimato di chi ha semplicemente facilitato uno scambio e non ha aspirazione nel breve – ma nemmeno medio – periodo.


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