Individuare i punti deboli di Gianmarco Pozzecco è fin troppo semplice, ma in quanti sanno riconoscere i suoi meriti nei risultati della nazionale?

Quello dell’allenatore non è un mestiere facile, anzi. Ma quando c’è di mezzo l’Italia, nella pallacanestro come nel calcio, tutti gli appassionati sembrano avere la verità in tasca. L’Italbasket è nel cuore di una competizione fondamentale come l’Europeo, la terza nell’era di Gianmarco Pozzecco. Il Poz non nasconde nulla, i suoi difetti sono alla luce del sole, e ciò lo rende un bersaglio semplice per una marea di critiche, alcune sacrosante altre decisamente più forzate.
Il 52enne ha diramato convocazioni piuttosto discutibili, puntando tutto sui suoi fedelissimi, a scapito, ad esempio, di un giocatore come Nico Mannion. Dopo sole quattro partite si è già beccato un’espulsione delle sue (anche se le responsabilità sono da dividere con gli arbitri), si è reso protagonista dei soliti timeout in cui la tattica non è certo l’argomento privilegiato e la sua Italia appare a più riprese più statica e sterile che mai nella metà campo offensiva.
La maggior parte dei commenti che si leggono in giro per i social sono su di lui. C’è chi gli dà del ‘pagliaccio’, chi si lamenta per il sistema di gioco e chi chiede più minutaggio per questo o quel giocatore (uno su tutti Gabriele Procida, autore di un ingresso di fuoco contro la Spagna). Eppure, il record dell’Italia dice 3-1, con la sola sconfitta contro la Grecia di Giannis Antetokounmpo, e gli Azzurri hanno concrete chance di terminare il girone C al primo posto.
Non è la prima volta che i risultati danno ragione a Pozzecco. Nel 2022 l’Italia è andata a due liberi di Simone Fontecchio contro la Francia da una clamorosa semifinale di Eurobasket, mentre nel Mondiale 2023 si è fermata solamente davanti agli Stati Uniti. In entrambe le competizioni, gli Azzurri hanno superato un colosso cestistico come la Serbia. Tutti traguardi raggiunti portando avanti una chiara identità. Può davvero essere un caso?
Con lo stesso cinismo con cui si giudica l’operato di Pozzecco, andrebbe valutato l’organico a sua disposizione. Ci sono tanti buoni elementi, ma anche diverse lacune. Aspettando la conferma definitiva di Momo Diouf, negli ultimi anni l’Italia non ha mai avuto un centro di ruolo, trovandosi sempre costretta a schierare quintetti sottodimensionati. In attacco manca ormai da anni un giocatore in grado di creare ripetutamente vantaggio dal palleggio, Non c’è nessuno pronto a ‘pagare la cauzione’ in situazione di gioco rotto quando il set offensivo non riesce.
Pozzecco ha puntato, con grande efficacia, su altri aspetti. Ha creato un gruppo incredibile, con pochissimi eguali in Europa e nel Mondo, che gioca con energia, accetta i propri limiti e sa uscire dalle situazioni di difficoltà con grande carattere. Ma soprattutto che difende in modo estremamente armonico, imponendosi costantemente tra le migliori difese delle competizioni internazionali.
Sulla parte tattica, che ha indubbiamente la sua fetta di rilevanza, c’è la mano di un assistente di alto livello come Edoardo Casalone, e non solo. Ma Pozzecco sa farsi volere bene – con rispetto – dai suoi giocatori, e sa tirare fuori il meglio da loro. Non può essere un caso se giocatori come Giampaolo Ricci e Marco Spissu rendono molto meglio quando indossano la maglia Azzurra. Non può essere un caso se l’Italia riesce quasi sempre a sorprendere contro avversari più attrezzati.
La sua linea è sostenibile finché è presente il nucleo con cui lavora da anni, e rimane efficace finché l’Italia deve dichiararsi sfavorita contro le migliori selezioni europee (e speriamo che questo cambi il prima possibile). Ma la fase ad eliminazione diretta in arrivo va affrontata con la consapevolezza che questo determinato gruppo vive e muore al fianco di Pozzecco.