La notizia più scioccante di questa free agency è servita: i Milwaukee Bucks hanno tagliato Damian Lillard e “stretchato” il suo contratto su 5 anni, liberando spazio salariale.

Non ci sono parole per descrivere quello che è appena successo in NBA. Damian Lillard, con ancora due anni e $113 milioni totali di contratto, è stato tagliato dai Milwaukee Bucks, che “stretcheranno” il suo stipendio, cioè lo spalmeranno sui prossimi cinque anni. Si tratta di $22.5 milioni a stagione di stipendio morto sulle casse della squadra, che però nell’immediato apre spazio salariale.
Quello spazio salariale utile alla firma di Myles Turner, arrivata con somma sorpresa, e a includere nella room med-level exception i contratti di Kevin Porter Jr. e Gary Trent Jr., mentre poco da dire sul minimo di Taurean Prince.
Si tratta del taglio più voluminoso della storia NBA, con i $22.5 milioni da leggere come il risultato di una divisione tra l’ammontare del contratto e gli anni rimasti moltiplicati per due, più uno. Una cifra appena sotto il massimo consentito dalle regole NBA, che dicono che non si possa eccedere il 15% del salary cap per stipendi morti dopo il taglio – pari, nel 2025/26, a $23.2 milioni.
Adesso sarà più che altro da capire come la prenderà Giannis Antetokounmpo, secondo Chris Haynes tutt’altro che contento della direzione seguita dalla franchigia. E a ben vedere, dal momento che al tempo a partire per Lillard furono Jrue Holiday, una first-round pick, due pick swap e Grayson Allen, il tutto per qualche uscita prematura ai Playoffs e adesso cinque anni sulle casse di Milwaukee senza giocare per Dame.
La rottura del tendine d’Achille si prospettava certamente problematica, ma rilasciare in questo modo il proprio secondo miglior giocatore – se davvero la superstar non è d’accordo – è una semplice follia.