I Playoffs di Tyrese Haliburton sono, numeri alla mano, i più clutch nella storia NBA.

E se vi dicessimo che quelli di Tyrese Haliburton, numeri alla mano, sono i Playoffs più clutch della storia NBA? Le statistiche – avanzate e non – che provano a misurare qualcosa di difficilmente prevedibile come la “clutchness” non sono certo perfette, ma sono tutte concordi su questo aspetto. Partiamo dalle cose semplici.
Haliburton in stagione (regular season+Playoffs) sta tirando con un clamoroso 13 su 15 in quelle conclusioni per pareggiare la partita o passare in vantaggio negli ultimi 2 minuti di quarto periodo e overtime: si tratta del 107.1 di effective Field Goal%, dato che pondera il valore dei tiri da tre e due punti. Ai soli Playoffs, è 6 su 7 dal campo su tiri per pareggiare la partita o passare in vantaggio negli ultimi 90 secondi di quarto periodo o overtime.
Ma soprattutto 4 di questi canestri – sempre per pareggiare la partita o passare in vantaggio – sono avvenuti negli ultimi 5 secondi, e solo in questi Playoffs: nessuno, dal 1997, ne ha mai segnati tanti in una singola run. In totale, questo genere di canestri di Haliburton negli ultimi 5 secondi ammonta a cinque in carriera, il che lo rende già il secondo della storia NBA, a parimerito con Reggie Miller e dietro solo a LeBron James.
Quello che la superstar degli Indiana Pacers sta combinando nei finali già solo in questi Playoffs è qualcosa che non riesce al 99.99% dei giocatori NBA in una vita intera.
Menzionando invece statistiche avanzate, lo sono quelle di Inpredictable, sito che da anni prova a misurare l’impatto di una giocata nei momenti cruciali della partita tenendo conto di vari fattori, tra i quali il tempo rimasto e il margine tra le due squadre, analizzando anche dei dati pregressi in modo da tracciare un modello probabilistico. In parole povere, si cerca di dimostrare per quale motivo e secondo quali parametri una tripla per pareggiare la partita a 0.3 decimi dalla fine del quarto periodo ha un peso specifico maggiore rispetto a una sul +15 nel terzo quarto.
Tra le metriche più affidabili c’è quella denominata “Clutch Win Probability Added”: la semplice Win Probability Added tiene conto di ogni singola giocata che ha contribuito all’esito della partita, analizzando il box score in maniera slegata dal contesto, mentre la Clutch WPA è il contributo in esubero del giocatore alla vittoria nei momenti cruciali.
Considerando che la statistica parte dal 1997, questi Playoffs di Tyrese Haliburton si possono considerare i più clutch degli ultimi trent’anni o giù di lì, e probabilmente si farebbe fatica a trovare qualcosa di simile anche prima. Come si può notare, la stella degli Indiana Pacers in termini di probabilità, quindi rispetto al giocatore medio, nei momenti cruciali ha contribuito positivamente ad aggiungere 2.48 “vittorie” (per quanto non funzioni così nettamente, è più una somma di valori). Nessuno, nemmeno LeBron James era mai arrivato addirittura a 2.00.
Al di là di tutti questi numeri, però, è necessario un commento a parte. Tyrese Haliburton non è un giocatore “bello” da vedere, e questo non lo aiuta nell’ottenere la risonanza mediatica che meriterebbero le sue prestazioni. Il suo rilascio è strambo, la maggior parte delle volte piedi e anche non sono allineate, quel jumper sembra più un “push shot” come più volte lo ha definito Mike Breen in telecronaca.
Non crea vantaggio con la costanza di Shai Gilgeous-Alexander, non è un giocatore di isolamento come Jalen Brunson, non metterà mai insieme una prestazione da 50 punti come spesso si richiede di fare alle superstar NBA. Ma è una superstar perché sa leggere e interpretare la pallacanestro come pochi, anche e soprattutto nei momenti cruciali.
Il tiro del pareggio in Gara 1 contro i Knicks, in un certo senso, ne è un esempio: seppur sotto di due, una volta ottenuto il cambio difensivo prova a indietreggiare per prendersi la tripla perché vede di fronte a lui Mitchell Robinson, che non ha il passo per poterlo seguire e più interessato a chiudere i tagli dentro – come effettivamente fa per aiutare Anunoby. Il tutto in una frazione di secondo, trovando anche il tempo di osservare il cronometro dall’altro lato mentre sprinta all’indietro, in modo da calcolare il momento del rilascio. La riga pestata è un errore marginale e incidentale, l’esecuzione per chiudere la partita non poteva essere più corretta. E se pensate che tutto questo ragionamento sia troppo cervellotico, dovreste sentirlo parlare di pallacanestro.
Tyrese Haliburton fa sempre la cosa giusta, perché non segue l’istinto ma il flusso della partita, quello della propria squadra, la quale ha sempre la priorità. Si tratta di un facilitatore, di uno che innesca l’attacco, di un closer solo all’occorrenza, di uno che interpreta il contesto sempre e comunque, agendo di conseguenza per il bene collettivo.
Per questi motivi, nessuno sta minimamente sfiorando i picchi toccati in questi Playoffs (e ora alle Finals) da Tyrese Haliburton, che sta sbattendo in faccia al mondo NBA una realtà sempre più consolidata: è una superstar, è il più clutch della Lega, è sottovalutato.