Le Las Vegas Aces della MVP A’Ja Wilson hanno vinto il loro terzo titolo in quattro anni con uno sweep sulle Mercury. Un esito fantascientifico fino ad agosto.

Foto: aces.wnba.com/
2 agosto, 2025. Le Las Vegas Aces tornano a casa in un sabato pomeriggio della soffocante estate del Nevada dopo una sconfitta con le Lynx che ha dell’offensivo: 111-58. È la peggiore sconfitta in casa nella storia della WNBA.
A poco più un mese dal termine della regular season, il numero di vittorie è pari a quello delle sconfitte. 14-14, che significa settimo posto in classifica e Playoffs a rischio. La stagione rischia di naufragare, e i principali imputati sono i dirigenti e la scelta di cambiare drasticamente il look del roster. Attorno alle big three, A’Ja Wilson, Chelsea Gray e Jackie Young, le Aces hanno cambiato quasi tutti i volti.
La scelta più rumorosa è stata la decisione di lasciar andare Kelsey Plum, in un trade a tre che ha portato Jewell Loyd a Las Vegas, due pick al draft a Seattle, e Plum a fare il ruolo di giovane veterana a Los Angeles.
In quell’umiliante pomeriggio di inizio agosto, le decisioni intraprese stavano rivelandosi disastrose per Las Vegas, che pareva aver abbandonato in fretta e furia il ruolo di protagonista della WNBA e ospite fissa nelle fasi finali dei Playoffs.
Il giorno dopo, nella chat delle Aces è apparso un messaggio direttamente dall’MVP. «Se non siete imbarazzati dalla partita di ieri, non venite nemmeno ad allenarvi, non siete benvenute. È ora di cambiare mentalità, perché quello di ieri è stato uno spettacolo pietoso».
A’Ja Wilson ha deciso così di dare una scrollata a tutte le compagne e di dare una svolta alla stagione. E così è stato. Da quel momento, le giocatrici di Becky Hammon non hanno più perso una partita: 16 partite e 16 vittorie, per chiudere la regular season al secondo posto alle spalle delle Lynx.
La striscia di vittorie si è chiusa in maniera indolore in Gara 2 del primo turno dei Playoffs, contro Seattle. Dopo aver portato a casa il turno, in semifinale sono arrivate le Indiana Fever, con alle spalle una stagione folle strapiena di infortuni. La serie è stata invece equilibratissima, con le Fever di una Kelsey Mitchell con numeri da MVP che è riuscita a portare la serie a gara 5. A Sin City, Indiana ha resistito fino all’ultima tegola della stagione: l’uscita di scena proprio di Mitchell, ormai logorata dopo aver trascinato in semifinale le Fever orfane di Caitlin Clark.
E non solo. All’inizio del quarto periodo, Aliyah Boston è stata costretta a spendere il sesto fallo, e chiudere in anticipo una battaglia sporca e emozionante con Wilson. I due centri di South Carolina hanno dato spettacolo in tutte e cinque le gare, con Boston che ha dimostrato di essere già in grado di reggere il confronto e tenere testa, per quanto possibile, alla giocatrice più forte del mondo.
Ma poi è arrivato l’ennesimo colpo di scena della stagione di Indiana. Sotto di 10, con tutte – tutte – le giocatrici più forti fuori dalla partita, con un quintetto fatto quasi esclusivamente da cestiste arrivate in corso d’opera (alcune proprio a ridosso dei Playoffs), è riuscita a portare la gara in overtime, per poi soccombere sotto le triple di Chelsea Gray e i 35 punti complessivi di Wilson.
In finale, l’avversario sono le Phoenix Mercury nella nuova era post Diana Taurasi, con tanti volti nuovi e nuove star come Alyssa Thomas, inserita nell’All-WNBA Team insieme a Wilson, Mitchell, Napheesa Collier e Allisha Gray.
Ma, contrariamente alle aspettative, la serie si rivela una passeggiata. Dopo una Gara 1 giocata sul filo del rasoio e vinta con i dettagli (i tiri liberi messi a segno da Jackie Young e falliti da Thomas), Las Vegas riesce a portarsi sul 2-0.
A’Ja Wilson strappa Gara 3 con un canestro spettacolare appena prima della sirena: è il sigillo sulla stagione delle Aces, risvegliate dal torpore con quelle gelide parole scaraventate nella chat di gruppo. Un messaggio che vale un anello WNBA.
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