All’assenza di “The Process” sta corrispondendo un calo drastico nelle prestazioni, mentre le soluzioni alternative fra le mani di Doc Rivers sembrano scarseggiare.

FOTO: NBA.com

Se c’era una notizia che non si voleva arrivasse in casa Philadelphia 76ers era sicuramente questa:

La perdita di Joel Embiid causa COVID-19 ha portato Philadelphia a 5 sconfitte consecutive, dopo l’eccellente partenza da 8 vittorie in 10 partite.

I risultati sono piuttosto preoccupanti – complice il fatto che siano mancati anche Ben Simmons e Tobias Harris – e pongono di fronte ad un interrogativo non da poco: i Sixers hanno un backup di livello?

Drummond è un giocatore adatto all’NBA moderna?

Andre Drummond ha sicuramente portato qualcosa in più come backup rispetto a Dwight Howard, ma non può essere una risposta per i Playoffs né, tantomeno, sostituire con profitto per lunghi periodi Embiid.

L’ex-Lakers è un giocatore che, per caratteristiche fisiche e tecniche, sembra uscito dall’NBA degli anni ’90, dove la presenza a rimbalzo e la capacità di difendere o aggredire il ferro da parte dei big man era uno degli asset più ricercati dai General Manager della lega.

Il gioco, purtroppo per Andre e i centri più tradizionali, ha fatto molta strada in questi 30 anni, subendo una drammatica accelerazione verso quintetti più veloci e più piccoli, con un conseguente calo dell’importanza del rimbalzo, soprattutto offensivo.

Capita sempre più spesso di vedere squadre agli ultimi posti nell’efficienza a rimbalzo essere delle contender (basti pensare ai Cavs del 2018 o ai Suns del 2021, che hanno chiuso 23° nell’efficienza a rimbalzo nelle rispettive stagioni), mentre squadre come Pelicans e Magic, molto performanti sotto i tabelloni, vanno ad occupare perennemente gli ultimi posti della graduatoria.

Con la sempre maggior ricerca del tiro da tre sono cambiati sia i rimbalzi stessi, che ora sono considerevolmente più lunghi e favoriscono quindi i giocatori più rapidi e reattivi invece di quelli di stazza e posizione, sia l’uso che si cerca di farne, visto oggi come una situazione da affidare a giocatori veloci e abili in transizione, quindi sempre meno appannaggio di individui più prestanti e lenti, quali Drummond, per l’appunto.

La reazione a questa nuova interpretazione offensiva ha ovviamente comportato una reazione difensiva che predilige una rapida ed efficiente risposta alla transizione rispetto all’attacco del rimbalzo. A tal proposito, Doc Rivers ha avuto modo di dire:

Statisticamente si vede come, qualora si difenda subito la transizione, si possano evitare più punti subiti di quanti se ne segnerebbero andando a rimbalzo ogni volta.

PBP Stats – League Year-Over-Year Plot

In questo scenario abbiamo visto, di conseguenza, il valore dei contratti dei lunghi più tradizionali come Enes Kanter, Tristan Thompson e lo stesso Drummond crollare verticalmente, dai $15-20 milioni annui di qualche anno fa ai valori attuali, sotto i $10 milioni, se non addirittura al minimo salariale.

Drummond ha concluso la scorsa stagione con una statline apparentemente molto positiva da 14.9 PPG e 12.0 RPG (4° in NBA), ma se si guarda più a fondo dentro i numeri le cose prendono una sfumatura diversa.

Andre ha viaggiato con un career-low del 49.3% in quanto a tiri dal campo nella passata stagione, e ben 428 delle sue 572 conclusioni totali sono arrivate entro i 5 piedi dal canestro, dimostrando il suo scarsissimo raggio e la sua mediocrità come finisher al ferro, a contorno di un deludente 51.9% di True Shooting Percentage, al di sotto della media NBA.

Inoltre, nel suo periodo ai Cavs, univa a questa inefficienza a un 31.3 di USG%, che ne faceva il quattordicesimo giocatore dell’intera NBA, ponendolo addirittura sopra a Kawhi Leonard e Nikola Jokic. L’unico centro ad avere una percentuale simile era proprio Joel Embiid, con un’efficienza però molto superiore.

L’infausta parentesi ai decadenti Lakers dello scorso anno ha segnato l’inizio della sua seconda vita cestistica come backup. Tredici partite dentro la nuova stagione e ancora siamo lontani dal benchmark sull’efficienza: Drummond infatti viaggia col 46.2% dal campo, a fronte di un League Average del 44.8%, con 3.0 canestri su 6.5 tentativi a gara in 21.7 minuti sul parquet, per una media di 7.5 punti e 11.1 rimbalzi

Fisicamente parlando, Drummond può indubbiamente essere parte di un team da titolo come rim protector e macchina da rimbalzi (basti pensare che dopo la rookie season non è mai sceso sotto i 12 rimbalzi di media) da cavalcare durante la stagione regolare per dare fiato allo starter, ma le sue debolezze difensive lo espongono troppo per permettergli di avere minuti consistenti in campo durante i Playoffs.

L’ex-Lakers è sì un rispettabilissimo difensore nel gioco in post, ma non può marcare altri se non lunghi con la sua stessa impostazione, non essendo in grado di contestare efficacemente tiri presi nel midrange e sul perimetro, zone dove viene costantemente bersagliato nel mismatch hunting da giocatori troppo rapidi per lui.

L’essere decisamente scarso in quanto a rapidità laterale lo espone anche a lunghi perimetrali che non riesce a contestare con solidità.

Player3PT% FG%
Kelly Olynyk50% (2/4)60% (3/5)
Bobby Portis50% (2/4)50% (4/8)
Myles Turner50% (2/4)60% (3/5)
Matchups – NBA.com

Parimenti, dal punto di vista offensivo, le sue buone capacità di playmaking (80° percentile in Ast%) non sopperiscono, in un contesto Playoffs, alla sua pressoché totale mancanza di range, che lo vede andare a canestro solo entro i 5 piedi, e nemmeno con particolare efficienza, come recitano i numeri sopra citati.

Piuttosto esplicativo dei suoi limiti è il fatto che abbia la miglior offensive rebound% della Lega sui tiri dei compagni (17.1%), ma che non guadagni neppure un libero di media sul rimbalzo offensivo, da cui fa fatica anche solo a riaprire.

Se c’è stato un miglioramento qualitativo, però, è proprio ai liberi, dove il prodotto di Uconn è entrato nella lega con un terrificante 37.1%, crescendo anno dopo anno fino al 60.0% della scorsa stagione e al 61.8% nella stagione in corso. Il fatto che riceva un fallo su tiro solo con il 12.9% di frequenza (57° percentile), però, rende questo progresso piuttosto insignificante.

La storia ai Playoffs di Drummond parla di due sweep al primo turno con i Pistons e di un’esclusione dalle rotazioni nell’avventura ai Lakers. Se Andre volesse diventare un membro con un ruolo in una squadra da titolo dovrebbe evolversi in un big man in grado di raggiungere l’alta efficienza che contraddistingue i pari rango, oltre a cercare di diventare, almeno in difesa, un giocatore con un raggio d’azione considerevolmente più ampio e una versatilità che lo possa accoppiare con un qualche impatto anche alle ali.

Per adesso, nulla di tutto questo è accaduto, e se c’è un problema di fondo è che questa evoluzione si presenti come apparentemente irraggiungibile. Se Rivers sta cercando soluzioni alternative, è anche per questi difetti di fabbrica che non accennano a migliorare:

Ci sono alternative?

Doc Rivers ha dimostrato di non fidarsi particolarmente delle soluzioni a disposizione per il ruolo di backup. Charles Bassey vede il campo praticamente solo per il garbage time, e comunque mai più di 5 minuti a sera, trovandosi attualmente ai margini delle rotazioni, seppur con qualche eccezione.

Un po’ più consistente l’impiego di Georges Niang e Paul Reed, con quest’ultimo che sicuramente, dopo Drummond, è per Doc il più valido centro a disposizione. Secondo Cleaning the Glass, infatti, dei suoi 344 minuti in campo, Niang ne ha spesi solo 48 da centro, mentre Reed ha visto i sui 110 minuti di gioco dividersi equamente tra le posizioni di centro e power forward.

Nonostante ciò, Niang è ovviamente interessante in un quintetto dove venga utilizzato come stretch five – a giudizio di chi scrive un 5 ideale per un quintetto che dovesse tornare a prevedere il coinvolgimento di Simmons, ma di questo non è ancora il momento di parlare-, ma non garantisce, per stazza e skillset, l’apporto tradizionale di un centro.

Offensivamente costituisce comunque un upgrade infinito rispetto a Drummond.

Il prodotto di Iowa state ha un poco lusinghiero calo di Net Rating in questa posizione, e anche la sua eFG% risente del diverso ruolo ,con una decrescita percentuale di 6.4 punti. Niang non garantisce una buona efficienza difensiva impiegato sotto i tabelloni, principalmente a causa di un atletismo che non può compensare la differenza di stazza, concedendo agli avversari una eFG% di squadra molto superiore con lui in campo.

Di quei pochi minuti da “5” il rendimento dei Sixers ha risentito su entrambi i lati del campo, portando ad una sola conclusione, per adesso: Niang come rimpiazzo di Embiid, a parità di sistema di gioco, è dannoso e assolutamente non a proprio agio.

PFC
Net Rating+ 13.5– 25.8
eFG%54.247.8
Opponent eFG%49.658.8
Team pts/100 possessi116.6101.0
Opponent pts/100 possessi103.1126.7
Georges Niang by position, via Cleaning The Glass

Discorso diverso per l’MVP della scorsa stagione di G League, Paul Reed. La 58° scelta assoluta del Draft 2020, complice l’indisponibilità di Harris e il seguente accorciarsi delle rotazioni, si è trovato a spendere molto tempo come power forward, ma sicuramente le cose migliori le ha fatte vedere da centro.

Il Net Rating di -8.5 nei minuti nel ruolo non gli rende giustizia, dal momento che è dotato di alcune qualità che ne fanno un giocatore certamente non nocivo, ma diverso sia da Embiid che da Drummond.

Reed è un centro più moderno che, alla capacità di incidere a rimbalzo (ne cattura in media 3.0 in NBA, ma in Summer League e in G League ha fatto vedere potenziale e numeri in questa specialità), coniuga un raggio d’azione da ala, una buona (ma ancora inesplorata a livello NBA) dimensione perimetrale e una versatilità difensiva che gli permette di stare sia con giocatori più piccoli, sia con ali più fisiche.

Il ragazzo tira con una eFG% del 57.7% che denota una certa solidità e una discreta shot selection per un giocatore agli esordi, oltre a far ben sperare per il suo sviluppo come backup, in grado di dare una dimensione diversa al gioco dei Sixers. Difensivamente parlando sta già avendo impatto, ponendosi sopra al 90° percentile sia in Block% (3.5%), sia in Steal% (3.5%).

Deve migliorare certamente in alcune letture ma, ad oggi, è il più serio candidato sul medio periodo per dare ai Sixers un’alternativa solida e credibile all’assenza di Embiid che, purtroppo, sappiamo non essere una rarità.

Dall’evoluzione di queste scelte passa il presente, e il futuro, di Philadelphia, che dovrà trovare il modo di sostituire il suo elemento più insostituibile.