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Questo contenuto è tratto da un articolo di Adam Taylor per CelticsBlog, tradotto in italiano da Edoardo Viglione per Around the Game.


Certe cose nella vita sono certe. La Apple rilascerà sempre nuovi iPhone, LeBron continuerà a sfidare l’età e Ime Udoka continuerà a guidare i Celtics con lo stesso sistema fino a quando le ruote non si staccheranno.

Dall’esatto momento in cui era diventato il nuovo head coach dei Celtics, era stato promesso ai tifosi più movimento di palla, che implicitamente faceva pensare ad un miglioramento della fase offensiva. Alla presentazione come nuovo head coach, Udoka scherzò su questo con Brad Stevens, suo predecessore e attuale President of Basktetball Operations a Boston:

“Scusa se lo dico, Brad. Lo scorso anno eravamo 27esimi nella classifica degli assist, dovremo dimostrare di essere più squadra di basket.”

Ime Udoka

Non appena disse quella frase, ci si attendeva qualcosa di diverso, ma attualmente i Celtics sono 22esimi per assist, con una AST% (58.2) simile a quella dello scorso anno (56.6). I problemi, però, non si fermano qui. Probabilmente è ancora troppo presto per capire che cosa davvero affligge Boston, ma non per individuare alcuni dei fattori principali di queste criticità.

Udoka ha sempre messo in chiaro che valuta la difesa sopra tutto il resto. Certo, può avere un senso in quanto i tiratori possono avere delle serate storte, ma la fase difensiva sarà costante se tutti sono disposti ad applicarsi e lavorare con la giusta mentalità. La difesa di Udoka tuttavia è molto selettiva. Richiede particolari tipi di giocatori per far sì che funzioni: cestisti intelligenti in grado di leggere le giocate e capire quando devono aiutare, quando devono proteggere l’area e quando invece mettere pressione all’attaccante. Per comprendere ciò hai bisogno di ripetizioni all’interno del sistema. Il tempo aiuterà.

Per quanto riguarda il difendere su molteplici posizioni, invece, è qualcosa che hai, oppure non hai. Purtroppo la maggior parte dei giocatori NBA non possiede quest’abilità ed è per questo che chi ci riesce è premiato. Ogni squadra nella lega utilizza dei cambi sui blocchi, ma nessuno utilizza esclusivamente questo sistema e nessuno lo fa con la stessa devozione di Udoka.

Tutte le squadre diversificano il loro game-plan in base ai giocatori che hanno. Vediamo switch dall’1 al 5, poi dall’1 al 4 con il drop, man-to-man, box-and-one, zona. I tifosi Celtics hanno visto tutti questi schemi nella partita contro i Clippers, con Tyronn Lue che adattava le proprie strategie in base a come Boston gestiva la fase offensiva.

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Poi, si potrebbe parlare delle carenze offensive, che spesso sono state frutto delle rotazioni e delle lineup che Udoka ha fatto scendere in campo. Molte scelte dell’allenatore, però, sono state forzate da infortuni e assenze, come ad esempio i quintetti senza tiratori che hanno avuto come risultato un 24/91 al tiro nelle ultime tre partite del road trip ad Ovest.

Secondo alcuni, poi, un altro problema di Udoka è che tende a non prendersi molte responsabilità. Viene in mente quando non ha trasmesso il messaggio di non commettere fallo nel finale della partita contro i Mavs.

“Non volevo che facessero fallo. È un mio errore, mi prendo la responsabilità e voglio che tutti lo sappiano.”

Ime Udoka

Tuttavia, prendersi le colpe una volta e poi indicare come responsabili i giocatori dopo quasi ogni partita non funzionerà, se alla lunga non vinci. Forse, però, è questo l’approccio che volevano i giocatori dei Celtics, o magari quello di cui avevano bisogno.

Molti dei problemi di Boston, come gli inizi di gara a rilento, i passaggi a vuoto e l’evidente assenza a tratti di applicazione e concentrazione, erano già presenti da prima di Udoka e avevano già caratterizzato gli ultimi due anni di Brad Stevens. Per questo è stato preso Ime: per legarsi alla squadra e per spingere tutti nella stessa direzione. Sarebbe ingiusto, in ogni caso, non tener conto del fatto che coach Udoka è un “rookie” e che quindi sta acquisendo esperienza strada facendo.

Per adesso sembra che Udoka sia un altro sintomo del disturbo che ancora non abbiamo identificato del tutto in questi Celtics, anche se avrebbe dovuto esserne la cura. Ma è ancora troppo presto per aspettarsi un cambio radicale nella leadership.

Forse, si può affermare che dovrebbe essere più flessibile con le rotazioni, con gli schemi e con alcuni propri metodi. Dopotutto, è stato lui stesso a dire che “devi saper allenare diverse personalità in diversi modi”, anche se fino ad adesso abbiamo visto un solo, unico approccio.