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Questo contenuto è tratto da un articolo di Jack Simone per Celtics Blog, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


Nonostante la vittoria ottenuta in rimonta in Gara 1 delle NBA Finals sui Golden State Warriors, in quel di Boston si è avuto un assaggio di quanto duro e difficile possa essere marcare e limitare offensivamente Stephen Curry.

Steph in Gara 1 ha fatto registrare 34 punti, 5 rimbalzi e 5 assist, e ovviamente l’attenzione è tutta sulle percentuali che ha tenuto da oltre l’arco: 7 tiri segnati su 14 tentativi, forzando dai primissimi minuti della serie le scelte difensive di Ime Udoka.

I Boston Celtics sono stati capaci di prendere in mano la situazione e trovare delle soluzioni a partita in corso. Hanno schiantato Golden State nell’ultimo quarto con un parziale di 40-16, dovuto principalmente alle proprie percentuali da fuori e alla capacità di mantenere Curry (quasi) inoffensivo, con 2/6 nell’ultimo quarto.

In una sola partita, i Celtics semrano aver terminato terminato il rodaggio: se inizialmente sono crollati sotto i colpi di Steph, sono anche stati capaci di reagire, rimettersi in piedi, rimontare e limitare fortemente Curry, che inizialmente aveva dominato la partita.

I PROBLEMI

Curry ha iniziato con la mano calda le Finals 2022, mettendo 6 triple su 8 nei primi 12 minuti.

Qui, come a volte accade ai C’s, dopo un errore da oltre l’arco Curry viene perso, e dopo il rimbalzo e la riapertura di Looney, il closeout è tardivo, concedendo il bis al numero 30. Questo non può e non deve ripetersi quando gli Warriors hanno una seconda occasione dopo un rimbalzo offensivo.

Nonostante Curry abbia sbagliato il primo tentativo, la difesa di Boston gli ha concesso un tiro con spazio su questo pick&roll. Questo è stato uno dei principali aspetti che sono cambiati a partita in corso. Per la maggior parte del primo tempo, nfatti, i Celtics hanno utilizzato questa drop coverage (come era già avvenuto, con abbondante successo, contro i Miami Heat).

Nel prossimo video è visibile un altro esempio di drop coverage. Jayson Tatum fa un buon lavoro su quel blocco blocco, ma “un buon lavoro” non basta per limitare Stephen Curry. Con Theis così basso, quella tripla è quasi automatica per Steph.

I Celtics sembravano ancora nelle Eastern Conference Finals contro gli Heat. Nonostante Miami fosse la miglior squadra a tirare da tre punti in Regular Season, i problemi emersi durante i Playoffs hanno convinto i C’s a concentrarsi nella difesa del pitturato. Tra i migliori tiratori di Miami, soltanto Gabe Vincent è riuscito a tirare con almeno il 30% da oltre l’arco (35.3%).

Marcus Smart si è assicurato che i suoi compagni sapessero che la musica sarebbe cambiata contro gli Splash Brothers: “Non siamo contro i Miami Heat, non possiamo difendere così”:

In ogni caso, la drop coverage non è stata il solo problema ad affliggere i Celtics durante il primo quarto: i Verdi sono stati infatti poco concentrati in alcune situazioni. Tre delle iniziali triple di Steph sono arrivate da evidenti errori, tra switch mancati e assenza di comunicazione.

Il primo errore è stato commesso su un blocco portato da Kevon Looney in transizione: Smart vede Tatum e Horford in posizione per accoppiarsi con Curry, ma il cambio non arriva e il numero 30 prende un comodo con spazio.

Il secondo macro-errore è avvenuto ancora in transizione, con Smart che viene ostacolato dal blocco di Looney e Jaylen Brown che sembra preoccuparsi dell’arrivo di Draymond Green, lasciando ancora libero il #30.

Una frazione di secondo in cui Curry è libero e può tirare. Tanto gli basta, soprattutto dopo un inizio di partita molto “caldo”.

Infine, il terzo errore grave commesso è simile al primo, dovuto a un problema di comunicazione. Jordan Poole viene “raddoppiato” per errore da Derrick White e Payton Pritchard, e Curry si ritrova da solo libero sul perimetro.

Oltre alla drop coverage, quindi, gli errori dovuti alla comunicazione sono stati fondamentali per il vantaggio accumulato nel primo quarto dagli Warriors grazie a queste cinque triple di Steph. La sesta, invece, è farina del suo sacco.

Grant Williams non è abastanza aggressivo sulla palla, forse. Ma in generale ha difeso bene il perimetro e contestato il tiro. Il punto è che facendo entrare Steph in temperatura come successo nel primo quarto, è possibile andare incontro anche a canestri del genere.

Dopo il primo tempo, poi, è cambiato qualcosa, con Steph che nel terzo e quarto periodo ha segnato 13 punti, con una sola tripla a bersaglio su sei tentativi. E ancora una volta, quella tripla è arrivata contro una difesa drop, in questa occasione di Robert Williams:

Qualcosa doveva necessariamente cambiare.

GLI AGGIUSTAMENTI

Curry ha finito Gara 1 sbagliado le ultime quattro triple tentate, contro la difesa dei Celtics che ha serrato le fila sul perimetro.

Vendicandosi del possesso precedente, qui Time Lord mantiene una posizione più alta e stoppa una tripla di Steph:

Questa si è dimostrata la maniera più efficace per marcare il numero 30 degli Warriors, negandogli per prima cosa l’opzione del tiro immediato da oltre l’arco.

Dopo questo, ecco i 3 successivi tentativi di Curry:

Il primo ha mostrato un’ottima difesa da parte di Smart, che mantiene la giusta posizione e contesta bene il tiro dall’angolo di Curry; il secondo è un tiro open, e capita che Curry lo possa sbagliare; il terzo, invece, mostra gli aggiustamenti difensivi dei Celtics. Sì, Curry si costruisce col suo palleggio la possibilità che cercava, ma il modo in cui i Celtics riescono a mettere pressione è buono.

Guardate il posizionamento di Horford com’è diverso rispetto a quanto si era visto nel primo tempo, ad esempio in questa situazione che ha coinvolto Daniel Theis:

Nel secondo tempo Steph era alla ricerca degli stessi tiri presi e segnati nel primo quarto, ma gli aggiustamenti difensivi dei Celtics si sono dimostrati efficaci nel prevenirli. E poi, la grande stoppata in aiuto di Robert Williams:

Qui sotto un altro esempio dei cambiamenti difensivi apportati dai Celtics sui blocchi. Horford arriva con due piedi oltre il perimetro, forzando Curry a fare un palleggio di più e ad attaccare il pitturato; una volta lì, si trova in una foresta di mani, tirando corto il floater:

È importante notare come anche queste migliorie difensive concedano qualcosa. Il floater di prima non era un tiro troppo difficile per Curry, oppure questa giocata che porta a due punti facili dopo che White casca alla sua finta di tiro:

Curry did what Curry does. È un futuro Hall of Famer per questo. Ma i Celtics possono convivere con questo tipo di situazioni, mentre concedere tutte le triple del primo quarto era evidentemente insostenibile.

I Celtics hanno cambiato il proprio approccio a Gara 1 in corso e giocato una partita molto solida difensivamente. Non ci sono stati altri errori di comunicazione e Horford ha lavorato bene sui blocchi.

Difendere contro il più grande tiratore di tutti i tempi non è semplice, e i Celtics lo hanno capito in Gara 1 delle Finals. Li ha fatti a pezzi nella prima frazione di gioco, ma con l’avanzare della partita, i bianco-verdi si sono dimostrati in grado di limitarlo.

Fa strano usare l’espressione “bounce back” per un giocatore che ha segnato 34 punti in Gara 1 delle Finals, ma c’è da aspettarsi che Steph lo farà nella prossima al Chase Center. La partita di giovedì ci ha dimostrato che il margine di errore è pochissimo, e che la difesa su Curry giocherà una parte fondamentale di questa serie.