Carmelo Anthony e la nuova mentalità del mondo NBA

Carmelo Anthony, ritiratosi solamente qualche mese fa, ha avuto una carriera completa e piena di soddisfazioni: ha giocato per alcune delle migliori squadre in NBA, è stato un giocatore-franchigia, è stato tra i migliori realizzatori della lega, è stato All-Star e anche All-NBA, mettendo la sua firma indelebile nella storia della pallacanestro. Eppure, tifosi e media non fanno a meno di fargli pesare la mancanza: un titolo.

Melo ha cercato a lungo l’anello, prima da trascinatore e poi da role player, senza mai raggiungere l’obiettivo.

Tutto questo lo ha segnato? Si, è inevitabile, ma non eccessivamente. Ai microfoni di Complex, Anthony ha parlato così della ring culture:


I discorsi sulla ring culture non mi disturbano più perché il gioco è cambiato e la narrazione è cambiata. La ring culture era molto importante negli anni ’80 e ’90.

Penso che ora la carriera dei giocatori sia più incentrata sui soldi. I giocatori vogliono guadagnare 200 milioni, il titolo non è più l’unica priorità, capisci cosa intendo? Oggi i giocatori vogliono sempre vincere il titolo, ma prima di rincorrerlo vogliono prendere un contratto da 60 milioni. Quindi è cambiata la mentalità.

E’ ingiusto che i giocatori che non hanno vinto non ricevano credito. Sappiamo chi era Charles Barkley, sappiamo chi era Reggie Miller, siamo quel che siamo. Non dovremmo essere apprezzati solo perché non abbiamo vinto un titolo NBA? Penso che le persone possano capire che non tutti possono vincere.

Tranquillo Melo, nessuno si dimenticherà mai del tuo jumper dal mid-range.