Josh Hart è senza alcun dubbio un pezzo essenziale per i Knicks, ma un utilizzo non ottimale lo può rendere addirittura deleterio.

FOTO: ESPN

Josh Hart è un ottimo role player. Porta energia a rimbalzo, sa mettere palla a terra per attaccare gli spazi e aggredire il pitturato, può segnare tiri senza marcatura come quelli messi a segno nel clutch time e in generale per tutto il secondo tempo con i Boston Celtics. Il problema è che deve mettersi ed essere messo nelle condizioni di farlo. La partita contro i biancoverdi ne è un esempio lampante: 16:47 minuti nel primo tempo, 3 punti, 1/4 dal campo, 0 su 2 da tre, 3 palle perse, -9 plus/minus (peggiore in assoluto); nel secondo tempo, 17:43 minuti, 23 punti, 9/11 dal campo, 5 su 5 da tre punti, +15 plus/minus (migliore in assoluto).

E le due bombe clutch che hanno deciso la partita:

Se ne può trarre una semplice conclusione. Per stare in campo, Josh Hart un po’ di tiri deve segnarli – e grazie al ca**o. Ma soprattutto, per segnarli, deve prenderseli. Nei Playoffs, quando le difese prendono scelte drastiche come quella dei Celtics, ignorando il non-tiratore in un quintetto altrimenti dotato di potenza di fuoco illimitata, a stimolare l’attenzione della difesa – quindi a determinare la gravity, la forza di gravità che si porta dietro un giocatore – è il volume.

Oltre il 60% delle conclusioni tentate da Josh Hart, includendo tutti i tiri, non solo le triple, arriva senza marcatura o con una marcatura leggerissima. Le difese lo ignorano anche se quest’anno tira con il 41.5% da fuori, miglior dato in carriera. Perché? Perché non è una gran percentuale su tiri senza marcatura, ed è comunque meglio di non aiutare sulle due stelle, Jalen Brunson e Karl-Anthony Towns.

Anzi, la presenza di Hart peggiora di gran lunga l’efficacia di questi due sia in quanto singoli, sia in quanto coppia. Nel caso di Towns, molto più pericoloso fronte a canestro a causa dell’ottima mano da tre punti e della rapidità rispetto ai pariruolo, nonostante sia un lungo, le difese spesso scelgono di marcarlo con un esterno, impiegando i lunghi più statici su Hart. Questo vanifica l’efficacia di KAT, poiché la difesa può contare su un personale migliore per marcarlo sul perimetro e allo stesso tempo impiegare l’uomo di Hart in aiuto, al ferro o chiudendo le linee di penetrazione.

La soluzione principale dei Knicks in queste situazioni è stata per quasi due anni usare allora Hart come bloccante, coinvolgendo così nel pick&roll con Brunson il lungo avversario, lasciando Towns in un angolo o a mettere semplice pressione a rimbalzo. Un po’ troppo semplicistica, nonché spesso inutile, dal momento che gli ovvi raddoppi su Brunson ignorando Hart hanno portato solo a letture di quest’ultimo sullo short roll o poco altro. Per quanto sia bravo, troppi possessi che si chiudono dalle sue mani non sono un bene per una squadra che ha talento offensivo diffuso ovunque – e la sua Usage% infatti quest’anno è al massimo in carriera dal 2022.

Tra i titolari dei Knicks, il suo impatto è il più negativo dopo quello di Mikal Bridges:

Con Mike Brown, non è cambiato per oltre 70/75 partite quello che si chiedeva a Thibodeau: maggiore creatività per far riflettere le difese di alto livello, bloccando per il bloccante per forzare uno switch, oppure utilizzando dei double drag, o dei consegnati Pistol tra Brunson e Towns, o ancora qualche Spain Pick&Roll – se sei in difficoltà coi termini, QUI una spiegazione esaustiva. Specifichiamo: per oltre 70 partite. Già, perché nelle ultime gare, specialmente contro Hawks e Celtics, la lista molto specifica appena messa giù si è palesata come un miracolo, un’epifania.

Questa anche la differenza tra primo e secondo tempo. Josh Hart è stato usato in gran parte più come appoggio, come collante, che non come risorsa ultima sul quale scaricare il pallone poiché smarcato. E soprattutto, grazie all’aggiustamento di Mike Brown e alla direzione in campo di Brunson, non ha agito solo da bloccante statico per forzare cambi in maniera scolastica.

Anche con i tiri che entravano, la scelta di Boston non è cambiata, ma New York ha comunque fatto a fettine i Celtics con i giochi a due tra Brunson e KAT grazie a esecuzioni migliori e più creative. Come quella qua sotto, dove Hart viene finalmente impiegato come bloccante per il vero bloccante, cioè Towns, forzando un cambio che ha offerto varie opzioni: il pop di KAT, il taglio di Hart per il passaggio in angolo opposto, il taglio di Hart per il passaggio dentro – quello scelto.

Le due granate sul finale, poi, sono solo frutto del lavoro effettuato per metterlo in meglio e della maggiore fiducia nel tiro senza esitazioni, tutti gli aspetti mentali positivi che contraddistinguono Hart. E se i tiri però dovessero continuare a non entrare e le difese iniziassero a prevedere anche queste giocate? Questo è il dilemma. Che i Knicks possono sciogliere, però, abbastanza facilmente: se Hart comincia ad avere un impatto deleterio, anziché trasformarsi in un eroe, lo si può togliere dal campo.

Per quanto pagato bene e per quanto amicissimo sotto la protezione di Jalen Brunson, la dimensione perimetrale di Towns funziona anche con la verticalità in area di Mitchell Robinson, oppure lo si può benissimo sostituire con un tiratore di movimento come Shamet e soprattutto McBride – che infatti ha il miglior impatto in assoluto sul quintetto titolare, stando ai numeri. New York deve solo ricordarsi che Hart è un ottimo role player, un energy guy, utile però solo se quell’energia riesce a palesarsi – e a volte basta poco, anche cinque minuti di riposo in più in panchina.

I Knicks hanno le soluzioni, devono capire se vorranno utilizzarle con mente aperta, proponendo soluzioni come quelle delle ultime gare o compiendo i sacrifici necessari, oppure continuare rigidamente per la propria strada, accontentandosi di quei primi tempi di Josh Hart e tirando una moneta su ogni pull-up di Brunson nel clutch time. Da qui, passa un titolo NBA, probabilmente.


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