Tutto il mercato dei Boston Celtics è stato indirizzato a ridurre i costi, e la cessione di Georges Niang è solo la ciliegina sulla torta.

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FOTO: Medium

Tutta l’estate dei Boston Celtics è stata orientata verso una linea ben precisa: risparmiare. Non è un’operazione di smantellamento o una ritirata, ma un semplice riassetto, la più logica conseguenza di quella che sarà una stagione di transizione senza il proprio miglior giocatore, Jayson Tatum, fuori per l’infortunio al tendine d’Achille patito nei Playoffs contro i Knicks.

E così, nel mondo del nuovo CBA, dove si mira a evitare le fasce salariali più restrittive come quella del secondo apron – chiamata così, indica una nuova soglia oltre la luxury tax line introdotta dal nuovo accordo collettivo, situata a $207.824 milioni di stipendi a roster. Perché tanta urgenza di uscirne? I motivi sono molteplici, sia nell’immediato sia a lungo termine.

Chi supera il secondo apron può solo ri-firmare i propri giocatori tramite Bird Rights e le proprie scelte al Draft, altrimenti minimi salariali, mentre gli scambi possono coinvolgere solo un giocatore in uscita, con uno o più stipendi in entrata che non scavalchino quello di chi viene ceduto. Quanto agli effetti prolungati, chi supera questa soglia per 3 anni su 5 non solo non potrà scambiare la propria first-round pick 2032 (sette anni di distanza), ma la vedrà mossa alla fine del Draft di riferimento come punizione.

Per questo motivo, Brad Stevens e soci hanno scelto un taglio drastico ai costi, pur trovando il modo di mantenersi competitivi, almeno sulla carta. Non sarà un roster da titolo, ma non si sono certo ceduti giocatori chiave per “bruscolini”, anzi. Le mosse principali si possono riassumere in:

  • la cessione di Jrue Holiday per Anfernee Simons comporta un doppio beneficio: il primo guadagna quasi $5 milioni in più del secondo, e l’ex Blazers ha inoltre un contratto in scadenza che potrebbe aprire addirittura spazio salariale per i Boston Celtics nella prossima stagione
  • poi sono partiti i $30.7 milioni di Kristaps Porzingis ed è arrivato un altro contratto in scadenza come quello di Georges Niang, comunque a $8.2 milioni – pertanto facilmente scambiabile per giocatori dallo stipendio più basso. A questo punto, i biancoverdi hanno risparmiato molto, trovandosi momentaneamente sotto il secondo apron
  • la mancata conferma di Al Horford e Luke Kornet ha permesso di evitare altre spese, anche se le firme di Luka Garza e Josh Minott, unite allo stipendio della first-round pick numero 28 del Draft 2025, Hugo Gonzalez (ne abbiamo parlato QUI), hanno reso necessarie altre mosse per diminuire l’ammontare della penale e stare tranquilli sotto il secondo apron
  • non a caso, poche ore fa è stato rigirato anche Georges Niang – arrivato per Porzingis – ai Jazz in cambio di Reggie Luis Jr. – undrafted che lo scorso anno aveva un contratto two-way (tra NBA e G League) con Utah. Questo o verrà tagliato o tenuto occupando il terzo e ultimo posto a roster come two-way, pertanto il suo impatto salariale sarà minimo.
  • in questo modo, i Celtics hanno potuto firmare Chris Boucher al minimo salariale, mantenendo il numero di contratti standard a 14 sul massimo concesso di 15, risparmiando nel frattempo circa $5 milioni rimpiazzando Niang con l’ex Raptors.

Il totale risparmiato con queste mosse, tra stipendi e luxury tax line, è di oltre $300 milioni: 540 stimati e 239 effettivi, secondo le proiezioni di Bobby Marks di ESPN. I Celtics, con l’ultima mossa e basta, hanno evitate di pagare oltre $40 milioni in tasse e sostituito gli $8.2 milioni di stipendio di Niang con un minimo salariale e un two-way, per un totale di circa $50 milioni in meno. Creando addirittura una trade exception, proprio perché in cambio è arrivato solo un two-way.

Non che ci sia troppo da festeggiare, Jayson Tatum è ancora infortunato e questo roster può ambire ai Playoffs, ma poco più senza di lui. Senza questo intoppo, non sarebbe stato probabilmente necessaria questa urgenza nel tagliare i costi per evitare il secondo apron, si sarebbero semplicemente accettate le conseguenze di avere una finestra ampia da contender.

Però, nel male, Brad Stevens e i Celtics hanno trovato il modo di perseguire il proprio obiettivo, salvaguardando il futuro anche a costo di rinunciare a giocatori chiave nel presente. Il tutto, lasciandosi margine di manovra qualora un giocatore di rilievo come Simons dovesse rivelarsi poco adatto al sistema biancoverde, considerando il suo contratto in scadenza che potrebbe aprire discreto spazio nell’estate 2026. Ancora una volta, e anche nelle difficoltà, i Celtics sono stati lungimiranti – e hanno risparmiato quasi $300 milioni.