Un’analisi di come il basket sia diventato lo sport più popolare nella Terra del Dragone grazie a un accurato lavoro di diplomazia, rapporti strettissimi con la NBA e all’esplosione di alcuni improbabili eroi del Gioco.

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Qualche mese fa, l’asse cestistico-terrestre ha subito forti smottamenti – meglio, un terremoto devastante – a causa di poche semplici parole lanciate nell’etere da un profilo Twitter.

Daryl Morey, GM degli Houston Rockets, si lascia andare a un commento spontaneo, del tutto personale, in sostegno ai protestanti di Hong Kong contro la stretta del governo madre di Pechino sulle libertà degli abitanti dell’ex colonia britannica.

FIGHT FOR FREEDOM. STAND WITH HONG KONG.

Come già la vicenda di Dolce & Gabbana avrebbe dovuto insegnare, per la Cina questi non sono piccoli incidenti diplomatici, bensì onte insopportabili alle quali rispondere con la massima intransigenza, avendo sempre il coltello dalla parte del manico.

E per coltello s’intenda una potenza economica fuori scala.

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Risultato: la CBA sospende qualsiasi tipo di rapporto con la franchigia di Houston, che nell’era pre tweet di Morey era la più amata dal pubblico cinese.Seguono sponsor e soprattutto Tencent, il colosso delle comunicazioni che attraverso la sua piattaforma streaming trasmette le gare della NBA, che ha bloccato la messa in onda delle partite dei Rockets.

Grazie alla pioggia di scuse e mea culpa in tutte le lingue del mondo, l’allarme sembra rientrato e onestamente c’è sempre stata la sensazione che al di là di certi dichiarazioni pubbliche di facciata, la soluzione si sarebbe trovata, affinché il Dio denaro non venisse sacrificato sull’altare della Patria.

Perché qui si parla di molto, moltissimo denaro.

Snoccioliamo un po’ di numeri:

  • circa 300 milioni di persone giocano a basket in Cina – un numero vicino all’intera popolazione degli Stati Uniti;
  • l’anno scorso circa 800 milioni di cinesi hanno assistito almeno a una partita della NBA, tra TV e piattaforme digitali;
  • sono più di 150 milioni i follower della Lega sui social media, quasi 20 milioni i profili registratisi al videogioco ufficiale NBA 2K, di gran lunga il gioco sportivo online più diffuso nel paese;
  • Tencent, di cui sopra, ha firmato l’anno scorso un accordo quinquennale per la messa in onda delle partite che porterà nelle casse americane oltre un miliardo e mezzo di dollari;
  • Nike, nell’anno fiscale 2019, ha venduto in Cina merce per il valore di oltre 6 miliardi di dollari ed è da almeno 5 anni vede aumentare i propri ricavi del 10% ogni trimestre, soprattutto grazie al brand Jordan e a Nike Basketball.

Una vera miniera d’oro anche per i singoli giocatori, sia per le star che firmano contratti con marchi cinesi – Klay Thompson con Anta, Dwyane Wade con Li-Ning solo per citarne un paio – sia per i tanti expat che si recano nel campionato cinese per incassare assegni ben più gonfi dei campionati europei.

Tutti questi soldi e questi movimenti sono finalizzati a una cosa sola: continuare a spingere e a far crescere il movimento cestistico del Dragone Rosso.

Ma come ha fatto il basket a diventare così popolare in Cina?

È un processo lunghissimo, iniziato addirittura alla fine del XIX° secolo: solo quattro anni dopo l’invenzione del gioco in quel di Springfield nel 1891, vi sono testimonianze di una prima diffusione della pallacanestro oltre il Pacifico, per mano di alcuni missionari americani in quel di Tianjin.

Il gioco prende rapidamente piede soprattutto grazie alle istituzioni scolastiche: è nei licei e nelle università che si formano i giocatori che nei primi decenni del ‘900 saranno i membri della squadra nazionale, che diventa la seconda forza del mondo asiatico dopo le Filippine, territorio occupato dagli Stati Uniti.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il governo comunista certifica il basket come passatempo nazionale, e lo sport comincia ad essere praticato anche da moltissimi membri dell’Esercito Popolare di Liberazione, le forze armate nazionali.

Legato al basket è anche il primo film a tema sportivo del paese, una pellicola a colori del 1957, con protagonista Yang Jie, l’allora capitana della Nazionale femminile.