La storia del processo per stupro a Marv Albert, oscura macchia sulla carriera di un’autentica superstar del telecronismo NBA.

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La voce si spegne. Ammutolisce.

La voce che per anni ha narrato le gesta degli eroi della pallacanestro americana – diventando leggendaria – viene sommersa da un’accusa infamante. Improvvisamente pare destinata a essere ricordata solo come quella di un uomo vile, spregevole. Colpevole di uno dei reati più disgustosi: la violenza sessuale.

La voce di Marvin Philip Aufrichtig, meglio conosciuto come Marv Albert, sembra morire in un’aula di tribunale.

Sembra. Perché, in realtà, non accade.

Il motivo? Per capirlo partiamo dalle origini.

Il mito di Albert nasce nell’epoca dei primi grandi commentatori radiofonici e televisivi. Il suo sogno, fin da bambino, è raccontare al mondo intero la NBA da uno schermo in bianco e nero dove le immagini – diremmo noi oggi – sono sgranate, un po’ opache.

Albert è determinato, intelligente: entra ben presto a far parte dei cantori del basket d’oltreoceano. Oggi è considerato uno dei migliori di sempre. Una vera e propria leggenda. Tanto da ricevere la medaglia d’argento nella classifica dei telecronisti NBA all-time secondo Bleacher Report, dietro solamente a Marty Glickman.