Questo articolo, scritto da Jai Guruprasad per Raptors Republic e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 12 luglio 2021.


Sono passati ufficialmente due anni da quando i Toronto Raptors hanno alzato al cielo il Larry O’Brien.

Wow, come sono cambiati i tempi… All’ultima partita della Regular Season 2020/21, solamente cinque giocatori di quel roster erano ancora in squadra. Fra questi, solamente tre sembrano essere sicuri di far parte del roster del prossimo anno: Fred VanVleet, OG Anunoby e Pascal Siakam.

E ora, a chi guarderanno i Raptors per cercare l’ispirazione per un nuovo progetto vincente? Come ha detto di recente lo stesso Masai Ujiri: “Questa è una Lega di copioni, ma noi non copiamo nessuno.”

D’accordo. E allora, Masai, che ne dici di copiare te stesso? Ora che la squadra guarda al futuro, può dare anche un’occhiata al passato per qualche suggerimento su come tornare ad essere una squadra da titolo.

Flessibilità: è questo il termine fondamentale per descrivere gli ultimi sette-otto anni dei Raptors. Durante tutta l’era del “We The North”, la flessibilità è stata il punto focale per la programmazione da parte del front office, dei coach e dei giocatori.

Ujiri e il suo staff hanno sfruttato più di chiunque altro le “late-pick” e le firme di giocatori undrafted, acquisendo Siakam, VanVleet, Norman Powell e Delon Wright, che sono andati a formare un grosso pezzo della “Bench Mob” che nella stagione 2017/18 ha aiutato a ottenere uno storico record di 59 vittorie.

Nella stessa annata, il coaching staff ha iniziato a concentrarsi sul migliorare spaziature, sull’alzare il pace e sulla costruzione di molte più triple. Questa tendenza è risultata evidente da dati quali l’improvviso incremento nei tentativi da tre punti da parte di DeMar DeRozan, che tenne una media di 3.6 in quella stagione, il suo numero di gran lunga più alto in carriera.

Sebbene si sia conclusa ancora una volta con uno sweep ai Playoffs da parte di LeBron James, si è trattata di una stagione fondamentale per ciò che è venuto in seguito, tanto da essere stata identificata come l’annata del “Culture Reset”.


FOTO: NBA.com

Le vicissitudini di Kawhi Leonard a San Antonio fornirono ai Raptors un’opportunità unica per acquisire un giocatore che rientra, quando è in salute, fra i migliori tre della Lega. L’insicurezza relativa al suo stato di salute, il suo noto desiderio di tornare a casa in California e l’imminente free agency avevano fatto tentennare varie franchigie nel fare offerte di trade per Kawhi. Aggiungeteci che gli Spurs non volevano cederlo all’interno della Western Conference.

L’occasione era ghiotta. Masai e i Raptors ne hanno approfittato.

Considerando ciò a cui Toronto ha rinunciato per acquisire un giocatore come Leonard, quella trade è passata alla storia come un’eccellente operazione da parte dei Raptors. DeRozan, All-Star e icona della franchigia, era un ottimo giocatore, molto amato dai tifosi, ma andava in difficoltà nei Playoffs. Jakob Poeltl, centro della Bench Mob, era un ottimo giovane prospetto, ma sicuramente uno a cui si poteva rinunciare per un simile affare. Vale lo stesso discorso anche per la scelta di fine primo giro con cui gli Spurs hanno poi chiamato Keldon Johnson.

Raffrontato con il mercato più recente, in cui per Jrue Holiday sono state cedute tre scelte al primo giro e altre due pick swap, l’affare per Leonard è stato un vero e proprio furto.

I Raptors sanno bene che per loro è quasi impossibile acquisire una star durante la free agency. I giocatori tipicamente non scelgono di trasferirsi a Toronto, a prescindere dal livello qualitativo della franchigia. Le uniche opzioni dei Raptors sono il Draft, che richiede tempo e fortuna, o il trade market.

Con l’attuale stato dell’NBA e l’era del player empowerment, ci sono buone probabilità che giocatori di alto livello diventino disponibili regolarmente sul mercato. Oggi c’è più pressione che mai sui front office per accontentare le loro star, con il rischio altrimenti di doverli cedere. Tornando indietro di un paio di anni, fino all’All-Star Game del 2019, si può notare quanto sia stato ampio il movimento di giocatori di alto livello. Dei 27 giocatori scelti per prendere parte all’evento, 13 hanno cambiato almeno una squadra da allora.

Masai Ujiri ha un gran talento nell’individuare i migliori affari per la sua franchigia, e continuerà a farlo. Le ottime scelte al Draft operate dai Raptors hanno consentito di acquisire abbastanza asset per poter arrivare a Kawhi Leonard senza perdere troppo (tenere Siakam e Anunoby fuori dallo scambio è stato importantissimo). Alla trade deadline, poi, i Raptors hanno mandato Wright, Valanciunas e CJ Miles, tutti giocatori di rotazione, a Memphis in cambio di Marc Gasol, che ha rappresentato l’ultimo pezzo del puzzle.


FOTO: NBA.com

Guardando al roster attuale, i Raptors sono ben lontani dall’avere una panchina profonda e di qualità come quella di qualche anno fa. I canadesi nel 2017/18 avevano una rotazione di 11 giocatori, con Powell all’11esimo posto per minuti giocati. Questo rende l’idea di quanto fosse profonda quella squadra. Per tornare a lottare per il titolo, a Toronto bisogna tornare ad avere lo stesso livello di profondità, e dunque di possibilità anche di muoversi sul mercato senza impegnare i propri giocatori migliori.

La “Culture” ora esiste già, radicata in giocatori come VanVleet, erede di Kyle Lowry sia dentro che fuori dal campo come leader della squadra. VanVleet, Siakam e Anunoby potrebbero essere la nuova versione di Lowry, DeRozan e Valanciunas, con l’eccezione che il nuovo terzetto ha già l’esperienza di un titolo vinto. I Raptors dispongono di tre importanti scelte al Draft 2021 che, se ben sfruttate, possono completare il roster e aggiungere profondità.

Il 22 giugno, dopo aver giocato per un anno a Tampa, i Raptors sono stati ripagati dalla fortuna in Lottery ottenendo la quarta scelta al Draft, pur essendo la settima squadra con maggiori probabilità. Un buon balzo in avanti, che ha aperto una vasta gamma di opzioni per l’offseason.

I Raptors potrebbero cercare di avanzare (trade up) o arretrare (trade down) nel Draft, oppure puntare a scegliere un giovane talento che potrebbe essere disponibile alla numero 4. La maggioranza dei mock draft prevedono Jalen Suggs in quella posizione, che sarebbe un’eccellente aggiunta al backcourt a fianco di VanVleet. Questo renderebbe anche più facile digerire la probabile partenza di Lowry, con Suggs che ne condivide alcune caratteristiche: è un giocatore grintoso e molto pericoloso in transizione, oltre che un buon difensore.

C’è poi chi spera che un lungo versatile come Evan Mobley scenda fino alla 4, andando così a riempiere un evidente buco nel roster come centro del futuro. Una terza opzione è rappresentata da Jalen Green, un realizzatore certificato che ha già mostrato le sue doti contro giocatori di livello NBA nella bolla G-League della scorsa stagione. Tutti questi giocatori potrebbero essere in grado di cambiare il volto di una franchigia.


Evan Mobley (cleveland.com)

Ovviamente, è più facile a dirsi che a farsi. Per tornare a puntare al titolo servirà tempo. Anche nell’era “We The North” ci sono voluti 7 anni prima di arrivare al titolo.

La franchigia dovrà essere spietata nel valutare la qualità dei giocatori già a roster. Per esempio, Chris Boucher, che si avvicina ai 29 anni, potrebbe essere un pezzo allettante sul trade market, in grado di portare punti dalla panchina e con ottime capacità da stoppatore; senza menzionare il fatto che ha un contratto in scadenza all’ottima cifra di 7 milioni di dollari. Dovrebbe aiutare a portare un giovane prospetto in Canada, oppure una scelta a fine primo giro.

Nei prossimi mesi sarà anche fondamentale riempire lo spot di centro. Richaun Holmes, il miglior centro disponibile in free agency, sarebbe la mossa giusta? Si tratta di un ottimo rimbalzista, cosa di cui la squadra ha avuto disperatamente bisogno negli ultimi due anni. Tuttavia, il suo ingaggio potrebbe essere troppo alto.

E a quale punto i Raptors dovrebbero considerare una trade che coinvolga Siakam, se dovesse continuare a non migliorare rispetto al suo livello del 2019? Se decidessero di non poter puntare al titolo con lui come prima opzione, diverse squadre potrebbero essere intrigate dalla possibilità di acquisire un giocatore con le sua caratteristiche nelle due metà campo, e che ha già dimostrato di poter essere una seconda opzione in una squadra da titolo.

Se Toronto dovesse decidere che la strada per tornare al titolo va percorsa in un tempo più lungo, è possibile che cedere Siakam possa portare ad acquisire un giovane che possa diventare il leader della squadra fra qualche stagione. Toronto dovrebbe cercare di acquisire ali e lunghi con le due scelte al secondo giro, cercando di acquisire versatilità in difesa e la capacità di giocare in un sistema basato sui cambi. Nick Nurse ha sempre dato priorità in rotazione ai giocatori con buone capacità difensive, e lo staff di sviluppo dei Raptors ha dimostrato di saper migliorare l’abilità dei giocatori al tiro (come per Anunoby e Siakam).

Un nucleo formato da VanVleet, Anunoby e Siakam, supportato dalla quarta scelta al prossimo Draft e forse da Gary Trent Jr, costituisce un buon punto di partenza. Ora c’è bisogno di creare profondità e di acquisire asset, continuando nel frattempo a sviluppare il potenziale dei giovani. È così che i Raptors hanno avuto successo negli ultimi anni, ed è così che possono averne ancora.

La franchigia dovrà essere in una situazione vincente quando un All-Star diventerà disponibile sul mercato, e tutto questo ha inizio con l’acquisire asset e flessibilità.