FOTO: NBA.com

Questo contenuto è tratto da un articolo di Candace Pedraza per The Knicks Wall, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


“Down on the West Coast, they love their movies


Their golden gods and rock and roll groupies

And you’ve got the music, you’ve got the music

In you, don’t you?”

Lana Del Rey

Nel periodo in cui Lana Del Rey ha scritto e pubblicato questa canzone è indubbio che Jalen Brunson fosse ben lontano dai suoi pensieri – anche perché la giovane guardia dei New York Knicks in quel periodo non era ancora un professionista, e giocava per Villanova. Va comunque detto che il testo della traccia si può adattare perfettamente alle recenti prestazioni messe in mostra dall’ex Mavs nel corso del Road Trip sulla Western Conference dei suoi Knicks. Infatti, sia Brunson che il team avrebbero potuto aspettarsi qualche sconfitta in più, specie dopo la partita inaugurale contro i Portland TrailBlazers, dato che le tappe successive hanno visto la franchigia della Grande Mela affrontare Sacramento Kings e Golden State Warriors, due dei Talloni d’Achille dei newyorkesi in questa stagione. Ma, al contrario dalle aspettative, la squadra allenata da coach Tom Thibodeau è riuscita a portare a casa due vittorie contro due squadre in lotta per il posizionamento ai Playoffs e in post-season in generale, limitando il discorso agli Warriors, e cedendo il passo soltanto ai Denver Nuggets, di fronte ad una prestazione clamorosa di Michael Porter Jr e dopo metà match in equilibrio. 

Un’opinione abbastanza diffusa tra fan e lettori è che, nonostante le inattese vittorie, sia ancora sottovalutato l’immenso lavoro che Jalen Brunson svolge per portare in alto la sua franchigia. Il talento espresso dalla stella è un valore aggiunto che pochi team nella Eastern Conference possono vantare il lusso di avere a roster: i Jays ai Boston Celtics, lo young core dei Cleveland Cavaliers e, in occasioni ridotte, la versione Playoff-Jimmy di Jimmy Butler ai Miami Heat. Le abilità dimostrate da Jalen nel risolvere le partite con colpi di classe, quando la squadra potrebbe semplicemente limitarsi a tener testa agli avversari, sono una caratteristica che ha grossa influenza su tutto il resto della lega, eleggendo i New York Knicks al ruolo di contender. Soltanto i team costruiti per una lunga Playoffs-run hanno nelle loro corde l’abilità di interrompere il momentum realizzativo degli avversari e Brunson – e i suoi Knicks – hanno ampiamente dato prova di poterlo fare, nel corso di questa stagione. In particolare, durante il recente Road Trip sulla West Coast, Brunson ha reso in maniera eccellente: ha messo a referto ben 36.8 punti con il 51% al tiro, conditi da 5.5 assist e 3 rimbalzi a partita. Prestazioni di tale livello hanno fatto passare in secondo piano quella da 26 punti nell’unica sconfitta maturata sulla West Coast contro i Nuggets. Potersi dire quasi stufi dello stile di gioco del giocatore è un enorme lusso che i tifosi dei Knicks possono – ma non dovrebbero – permettersi. 

Una nota lieta, oltre al rientro (parziale) in campo di OG Anunoby, è rappresentata dal ritorno della sua efficienza da oltre la linea da 3 punti, dato che le sue prestazioni in questa particolare statistica stavano andando in calo prima del Road Trip sulla West Coast, arrivando addirittura sotto il 40% – risultato che era riuscito a mantenere sin da inizio stagione. Chiaramente, nell’ultimo periodo è venuta meno la gravity e l’abilità nell’extra-pass di Julius Randle, messo K.O. da un infortunio, e la sua assenza ha condizionato in negativo le prestazioni di Brunson, ora costretto a costruirsi le proprie giocate da oltre l’arco in transizione o ad attaccare il ferro in drive. Nel ristretto campione di 4 partite del Road Trip, Jalen ha colpito col 33% da fuori – una media non del tutto allettante, ripensando alle sue prestazioni d’inizio anno. Ma ciò che davvero conta è che, quando la palla pesava di più, ha trovato il fondo della rete, numeri a parte.

Se i New York Knicks potessero avere a disposizione questa versione di Jalen Brunson per il resto della stagione, certamente riuscirebbero ad avere una chance di arrivare fino in fondo ai Playoffs, oltre che dare un’opportunità di raggiungimento di traguardi e premi personali per la giovane guardia e trasferire sulla squadra l’attenzione dei riflettori dei media. Tutto ciò non può che giovare al giovane roster, per mantenere alta la concentrazione nel finale di stagione in attesa dell’arrivo del “basket che conta”. E nonostante gli infortuni che hanno afflitto la squadra e i tempi che corrono in NBA, in cui le guardie di taglia ridotta faticano a farsi largo sotto canestro nel crearsi spazio e giocate, Jalen Brunson è riuscito a tirar fuori dal cilindro certe prestazioni, mantenendo i New York Knicks ai piani alti della Eastern Conference