Tutti i Celtics reduci dalla scorsa stagione hanno dovuto adattarsi ad un nuovo ambiente e ruolo: ecco come ci è riuscito Payton Pritchard

Payton Pritchard Boston Celtics
FOTO: NBA.com

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Azad Rosay e pubblicata su Celtics Blog, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


In questo articolo si osserveranno le maggiori differenze statistiche tra questa e la scorsa stagione per capire come i giocatori dei Boston Celtics si siano evoluti pur indossando ancora la stessa jersey. Non tutti i cambiamenti sono stati semplici, ma a volte si realizzano con tempismo perfetto per far brillare un giocatore nel palcoscenico migliore. L’attuale stagione disputata da Payton Pritchard ne è un esempio lampante. 

Ad inizio annata ci si aspettava un’espansione del ruolo di Pritchard – con relativi dubbi: riuscirà a farcela? Oppure Anfernee Simons si riprenderà ciò che tutti ritenevano suo di diritto? Bene, con perseveranza e ostinazione Payton si è preso il posto in quintetto iniziale. Il suo impiego è cresciuto di quasi 5 minuti di media a partita, con la Usage Percentage in rialzo di 3.6 punti percentuali – a evidenziare la maggior fiducia nei confronti del giocatore, con maggior permanenza in campo e più responsabilità dal punto di vista offensivo. 

L’aumento di fiducia nei confronti del #11 dei Celtics è ancor più evidente attraverso il suo playmaking. L’Assist Rate di Pritchard mostra un eccellente +5.2%, contemporaneo ad una riduzione del suo Turnover Rate (-1.9%) – forte segnale a indicare uno sviluppo sostanziale nel decision-making nonostante le pesanti responsabilità. Attualmente conduce più offensive, attua più letture – e lo sta facendo commettendo meno errori -, uno sviluppo che sottolinea il cambiamento rispetto al puro scorer in uscita dalla panchina. 

In contemporanea, PP sta creando più offensive in solitaria. La cifra dei suoi Field goals assistiti è in declino del 19%, il maggiore all’interno del roster bianco-verde. Opta maggiormente per l’offensiva in drive (con 6 offensive in drive a partita), prendendo più tiri in pull-up (+2.4 a partita), segno che i Celtics siano molto fiduciosi nel fargli iniziare le azioni, oltre che finalizzarle. 

FOTO: CelticsBlog.com

La sua crescita è visibile anche attraverso il tiro. Pritchard, infatti, sta attaccando meno il ferro e prendendo meno triple dagli angoli, mentre nel contempo trascorre la maggior parte delle offensive nel mid-range. La sua Short-midrange Frequency è in aumento del 18%, con un lieve incremento nei tentativi dal Long mid-range. Questi tentativi sono più complicati, meno efficienti e raramente accidentali o casuali – tendono ad avvenire quando la prima opzione offensiva è svanita e l’attacco diviene stagnante. Il prezzo di questa responsabilità è pagato in efficienza.

L’efficienza realizzativa di Pritchard è infatti andata a picco, con cali sia nei tiri da 2 punti che da oltre l’arco ed una netta diminuzione di 17 punti su 100 tentativi. Ciò non è sinonimo di un peggior tocco al tiro quanto una vera e propria “dieta del tiro”. Infatti, Pritchard sta colmando i vuoti e non più prendendo i suoi spot

Per quanto riguarda l’aspetto difensivo il suo impatto è rimasto per lo più invariato. Gli avversari hanno più opportunità di puntarlo, vista la sua maggior permanenza in campo. Questo è il costo del diventare uno starter in una squadra che tende allo switch difensivo. Le sue Steal e Block Rate sono in lieve calo, ma il quadro complessivo è davvero consistente, dipingendo una guardia le cui abilità e valore risiedono nello scoring e nel creare spazi offensivi. 

La stagione di Payton Pritchard si sta svolgendo seguendo le speranze dei suoi fan più affezionati: più tempo sul parquet, più produzione, meno tiri facili. Stessa jesey, diverso ruolo. In basso una panoramica generale della sua evoluzione statistica (fonte: Cleaning the Glass).

FOTO: Cleaning the Glass