L’All-Star Weekend 2024 ha confermato, per l’ennesima volta, le impressioni degli anni passati. L’evento principale e storico, ovvero l’All-Star Game vero e proprio della domenica, è ormai un evento irrecuperabile: nessun cambiamento è riuscito ad aumentare la competitività della partita, e a questo punto viene difficile pensare sia vagamente possibile raggiungere quell’obiettivo. Se i giocatori non sono disposti a giocare seriamente, non esiste rivoluzione di squadre e format che possa fargli cambiare idea.

La serata del sabato, invece, ha margini di miglioramento innegabili. Al netto della crisi dello Slam Dunk Contest, salvato in qualche modo negli ultimi due anni da un giocatore di G-League come Mac McClung, un rinnovamento degli eventi potrebbe rendere l’All-Star Saturday il vero appuntamento imperdibile del weekend.

Anche in questo caso, però, il cambio di marcia deve partire dai giocatori, e dalla loro voglia di mettersi in gioco. Non prendiamoci in giro: qualsiasi sia la mini-competizione, ciò che la rende interessante è la presenza di giocatori di cartello, delle vere e proprie superstar NBA.


Mettersi in gioco è ciò che ha fatto Stephen Curry, sfidando la straordinaria tiratrice Sabrina Ionescu in una sfida in cui aveva quasi solamente da perdere in termini di reputazione. Eppure, organizzandola e uscendo dai soliti schemi dell’All-Star Saturday, ha creato l’evento più atteso e seguito della serata, e questo per la NBA vale molto di più della sua vittoria.

Mettersi in gioco è anche ciò che ha fatto Jaylen Brown, partecipando ad una competizione che da anni veniva snobbata da tutti i giocatori con il suo status; il loro timore di fare brutta figura ed essere presi in giro sui social, probabilmente, supera la loro voglia di divertirsi con schiacciate fantasiose. Quella di Brown non è stata una performance indimenticabile, anzi, ma la sua partecipazione ha portato maggior attenzione sullo Slam Dunk Contest.

Se le stelle NBA vogliono salvare l’All-Star Weekend mantenendo allo stesso tempo il sacro diritto di “cazzeggiare” nella partitina della domenica, devono prendere esempio da Curry e Brown. Non solo partecipando agli eventi esistenti, ma magari mettendosi a disposizione per crearne di nuovi.

Quanto sarebbe bello, ad esempio, vedere giocatori come Doncic, LeBron, Curry, Booker, Durant, Tatum, Antetokounmpo e tutti gli altri sfidarsi in piccoli tornei di uno-contro-uno, 2-contro-2 e 3-contro-3?

Che NBA e superstar ci pensino bene, prima di far morire definitivamente l’intrattenimento dell’All-Star Weekend.