I Lakers hanno aggiunto una terza superstar a roster, ma potrebbe non essere tutto oro quel che luccica.


FOTO: NBA.com

Nel pieno del Draft Day, una notizia ha rubato la scena all’evento in cui le franchigie scelgono i nuovi prospetti: Russell Westbrook ai Los Angeles Lakers (i dettagli dell’affare, se ve li fosti persi, li trovate qui).

Questa trade, arrivata come un fulmine a ciel sereno, ha da subito diviso le opinioni degli appassionati, tra chi si è lasciato andare all’esaltazione e chi allo scetticismo. Ora, a mente fredda, è il momento di razionalizzare il tutto, analizzando i pro e i contro della mossa dei Lakers.

Pro 1: un’altra superstar in squadra

Ribadendo l’ovvio: Westbrook è un giocatore di livello assoluto, e i suoi numeri parlano per lui. Per prepararsi a dar battaglia ai Brooklyn Nets, i Lakers hanno deciso di rendergli pan per focaccia, concretizzando un altro team da Playstation, con ben tre superstar.

Avere un giocatore come Westbrook in più, aggiunto a LeBron James e Anthony Davis, non può essere una mossa criticata in partenza. L’ormai ex Wizards è alla ricerca di un titolo da tanti tanti, troppi anni, e ora potrebbe ritrovarsi nel contesto adatto a concedergli l’occasione che voleva e meritava.

Per quanto l’orgoglio di una superstar non si possa mettere da parte completamente, è improbabile che Westbrook si dimostri egoista e poco collaborativo. E’, anzi, più verosimile immaginarlo motivato e concentrato fin da subito per ottenere il risultato finale con la squadra.

Tornando indietro di qualche mese, nonostante la situazione in questione fosse ben diversa, le stesse critiche sull’egoismo e sul “gioco da perdente” del nuovo arrivato erano state mosse a James Harden dopo la notizia del suo approdo ai Nets – salvo poi trovare sul parquet un Barba decisamente trasformato, calato perfettamente nel suo ruolo nel nuovo contesto.

Aspettiamo a vederli in campo, ma il nuovo trio è oggettivamente affascinante. Un po’ di hype è concesso.

Pro 2: più riposo per LeBron

Il Re ha 36 anni, e dopo qualche mese di stagione ne avrà 37.

I Playoffs di quest’anno, specialmente in casa Lakers, hanno dimostrato più che mai quanto sia importante arrivare ai mesi decisivi con tutti i pezzi sani e al top della forma. Condizioni che non sono mai state scontate per AD, e che non lo sono nemmeno per l’attuale LeBron. La necessità di poter efficientare la gestione delle forze durante la Regular Season è dunque primaria.

Da questo punto di vista, l’acquisizione di Westbrook è forse il modo migliore per rispondere a tale necessità. Brodie è un maestro nell’avere le chiavi di una squadra in mano durante la RS. Reduce da una stagione in cui ha sfiorato il 30% di USG, è pronto ad aiutare James.

Non è necessario nemmeno soffermarsi sui quasi 12 assist di media dell’ultima stagione per spiegare le abilità di Russ come playmaker di volume. Un significativo upgrade rispetto al tentativo fallito con Dennis Schroder.

Grazie a Westbrook, il LeBron che vedremo durante la Regular Season 2021/22 sarà verosimilmente più conservativo che mai. Avrà meno palla in mano, e si terrà ogni energia per i Playoffs, quando sarà il momento di “premere l’interruttore”.

Contro: il fit con LeBron

La compatibilità di LeBron con un’altra star non è certo un discorso nuovo. E’ infatti sufficiente tornare indietro di nemmeno un decennio per ritrovarlo con un altro super compagno di squadra: Dwyane Wade. James-Wade era una coppia spaziale sulla carta, con due fenomeni nel prime, ma presentava diverse criticità e falle sul campo, dove era evidente nei momenti decisivi che i due non fossero complementari.

Russell Westbrook non ama giocare senza palla ed è un tiratore da 25% da tre punti: caratteristiche che non si sposano affatto con ciò che si vorrebbe da un compagno di LBJ. La scarsissima compatibilità tecnica tra i due rischia di presentare il conto nei momenti topici ad aprile e a maggio, quando la lineup che chiuderà le partite potrebbe avere spaziature terrificanti.

James e Westbrook rischiano di togliere l’uno spazio all’altro (soprattutto il secondo al primo), e Davis potrebbe essere costretto spesso a giocare semplicemente da tiratore, per non intasare l’area – sfruttando così una piccolissima parte del suo enorme potenziale.

Non tutto è oro quel che luccica, insomma. E per sopperire a questo piccolo grande problema, servirà muoversi molto bene sul mercato, pur con il limitato raggio d’azione a disposizione.

Come muoversi in offseason

Una delle statistiche che meglio spiega il motivo dell’uscita prematura dai Lakers nei Playoffs 2021 è la percentuale di squadra da tre punti nella serie contro i Phoenix Suns: 29%. L’incapacità di trovare con constanza la retina dall’arco è stata fatale ai giallo-viola, con i Suns che hanno estremizzato ogni volta di più la scelta di proteggere il pitturato, soprattutto in assenza di Kentavious Caldwell-Pope, fondamentale nelle Finals 2020 e ora ceduto ai Wizards.

I giocatori a roster sono pochissimi, il tetto salariale è quasi raggiunto e le sole armi sono una Mid-Level Exception e una possibile (ma non scontata) sign&trade di Schroder. In queste condizioni, non semplici, i Lakers dovranno circondare i Big Three di comprimari affidabili, in difesa e soprattutto dall’arco.

Come spesso negli ultimi anni, saranno ancora una volta decisive le acquisizioni di free agents al minimo salariale – qui qualche rumors emerso nella giornata di ieri.

Un’altra chiave sarà convincere definitivamenteDavis a considerarsi un 5, e/o aggiungere a roster un lungo che apra il campo. Per i motivi elencati precedentemente, un altro centro con le caratteristiche di Drummond e Harrell sarebbe insostenibile nell’NBA del 2021.

Rob Pelinka ha deciso di cambiare le carte in tavola e rischiare. Le sue prossime mosse ci diranno se il rischio potrà tradursi in risultati soddisfacenti sul campo.