All’alba dell’All-Star Game, la leggenda dei Lakers si è raccontata a The Undefeated, con alcuni consigli da dare ai più giovani membri della Top-75 e… ai Lakers di oggi.

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FOTO: NBA.com

Questo contenuto è tratto da un articolo di Marc J. Spears per The Undefeated, tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game.


La domenica è giunta, tutto è pronto per l’All-Star Game 2022.

Oltre alla partita, stasera Magic Johnson sarà celebrato assieme alle altre leggende che, come lui, sono entrate a far parte della NBA Top-75 di sempre. La Lega onorerà le stelle che sono entrare a far parte di questa selezione subito dopo la fine del primo tempo della partita, che si terrà alla Rocket Mortgage FieldHouse di Cleveland

Purtroppo, però, un altro Laker come Magic non potrà essere presente alla cerimonia. Kobe Bryant, ovviamente.

“Mi è mancato l’anno scorso alla cerimonia per l’Hall of Fame, e mi mancherà quest’anno” – ha spiegato Magic, intervistato da Marc J. Spears per The Undefeated. “Non solo era assente, ma sapevo anche che il suo sarebbe stato un discorso incredibile. Ora, con la cerimonia per la NBA Top-75 alle porte, sentirò nuovamente la sua mancanza.”

In Eravin “Magic” Johnson ritroviamo forse la miglior point guard mai vissuta, convocata 12 volte all’All-Star Game e con ben 5 anelli al dito (e 3 premi di Finals MVP), nonché ovviamente già membro della precedente selezione NBA Top-50.

In questa intervista, ha discusso del suo trascorso nella lega, di Bill Russell, dei suoi Los Angeles Lakers (di ieri e di oggi) e della sua chiacchierata con LeBron James nel corso del Super Bowl di domenica scorsa. Ecco le sue parole.


Magic, di cosa sei maggiormente curioso riguardo alla cerimonia per la NBA Top-75?

Di questo gruppo ho conosciuto praticamente tutti, ma la grandezza che Bill Russell mi trasmette ogni volta che lo incontro è ancora insuperabile. Bill ha vinto 11 titoli NBA ed è stato il simbolo della forza afroamericana, così come Oscar Robertson e Kareem Abdul-Jabbar nel basket, Jim Brown nel football e Mohammed Ali nel pugilato. Ha ispirato LeBron James e tanti altri giocatori di oggi a lottare per la giustizia sociale in questo modo.

Sono sempre stato scioccato dal fatto che Russell dovesse dormire in un hotel diverso da quello dei Celtics nel corso delle trasferte, tutto a causa del razzismo. Accettava tutto e continuava a dominare, pur con tutto quello che doveva sopportare. È un uomo speciale, anche questo weekend lo ringrazierò per tutto.

Alcuni anni fa hai presenziato ad una cerimonia simile, quella in cui la NBA ha onorato i 50 migliori giocatori del cinquantennio 1946-1996. Se dovessi dare un consiglio a un giovane membro di NBA 75, cosa gli diresti?

Gli direi di divertirsi, di godersi e apprezzare tutto, di essere consapevoli del significato di questo riconoscimento. Chi è stato selezionato ed è ancora in attività può ancora fare molto, dentro e fuori dal campo. Sono orgoglioso di LeBron James, di Kevin Durant, di Stephen Curry e dei tanti altri che sono stati in grado di farcela. Con me, Isaiah Thomas e Michael Jordan alcuni come Bill Russell e Julius Erving hanno fatto lo stesso.

Dobbiamo sostenere i più giovani che vengono dopo la  nostra generazione, e loro dovranno fare lo stesso in futuro. Tutti ammirano LBJ e Steph, saranno loro a dover incoraggiare i giovani e far capire loro quanto sia speciale giocare in NBA. Sono un esempio per tutti.

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FOTO: NBA.com

Come ti sei riappacificato dopo la morte di Kobe Bryant?

Non ho mai trovato la vera pace, specialmente essendo stato un membro dell’organizzazione Lakers. Una volta mi disse che il suo sogno era diventare come me e Jordan a livello imprenditoriale dopo il ritiro, e sono certo che sarebbe diventato uno dei migliori atleti-businessman di tutti.

Ha lasciato un’eredità che durerà molto a lungo, anche a chi quest’anno giocherà l’All-Star Game, come Jayson Tatum e gli altri che hanno avuto modo di lavorare con lui. Non rivedremo mai più uno come Kobe, era fatto di una pasta unica. Era una superstar e faceva di tutto per aiutare gli altri a migliorare.

A Los Angeles, poi, la sua presenza si sente ancora in modo forte. È ovunque, dai murales ai pensieri dei cittadini. Ho tenuto un discorso nel giorno di San Valentino, e una delle prime domande riguardava proprio lui e Michael. Kobe ha sempre voluto raggiungere il livello di Michael, ha cercato di lavorare per emulare molti suoi movimenti. Ci mancherà ancora molto.

La maggior parte dei giocatori della NBA Top-75 è afroamericana. Cosa ci dice questo sulla “Black excellence”?

L’hai detto tu adesso: eccellenza. Parliamo di uomini che hanno lavorato in modo incredibile nel mondo del basket, ma anche nelle loro comunità. Speriamo di aver lasciato un segno su di esse.

Tutti hanno fatto la differenza fuori dal campo: James ha un fortissimo legame con Akron e ci torna ogni anno, io ed altri (tra cui Oscar Robertson), spinti da Erving e Russell, aiutiamo il Museo Nazionale di Storia e Cultura Afroamericana. L’importante è fare la differenza e far valere la propria voce quando è più importante per le nostre comunità.

Tra i giocatori selezionati, credi che i Lakers siano la franchigia rappresentata in modo migliore?

Non c’è paragone, la domanda trova risposta da sé.

Boston, però, potrebbe aver qualcosa da ridire.

Sì, probabilmente sono secondi, ma di certo non primi. Per esempio, i Lakers hanno avuto molti dei più grandi centri di sempre, Russell escluso. Poi Kobe, Jerry West, LeBron, James Worthy… dai, siamo davvero troppi per competere.

Cosa pensi, invece, riguardo ai Lakers di oggi? Quali sono le tue speranze per questa stagione?

Chi siamo? Qual è il nostro DNA? Dobbiamo rispondere a queste domande, e porcele prima di ogni partita. Per farlo, dovremmo migliorare difensivamente. In ogni caso, dopo una stagione faticosa, credo che dopo la partita contro Golden State la squadra abbia cambiato volto, e lo ha confermato contro Utah. Ho parlato di questo con LeBron al Super Bowl, devono continuare a giocare in quel modo.

Contro i Warriors due loro rimbalzi offensivi si sono trasformati in 6 punti di Klay Thompson. Hanno giocato molto bene, ma ho capito che i Lakers possono spaventare tutti. È stata forse una delle migliori partite stagionali.

Inizialmente i Big Three hanno faticato, ma se riusciranno a risolvere tutto nessuno vorrà affrontarli: LeBron è sempre LeBron, specialmente ai Playoffs, e Anthony Davis potrebbe risolvere i problemi al tiro per tornare pericoloso come una volta. Il tempo non manca.

Nel 1990 il nuovo coach Mike Dunleavy arrivò all’inizio di una nuova era: Kareem si era ritirato e tanti nuovi volti erano arrivati. Molti credevano fosse finita per noi, ma nel corso della stagione li abbiamo smentiti, battendo anche i Portland Trail Blazers primi ad Ovest, fino alle Finals del 1991.

Oggi la squadra ha talento, e ne è consapevole. Devono solo trovare il ritmo giusto e risolveranno alcuni problemi. Russell Westbrook, se mai leggerai le mie parole: rilassati e gioca come sai! Non preoccuparti di come hai giocato finora, e concentrati su come aiutare la squadra a vincere.