I Miami Heat hanno vinto e convinto in Gara 1, ma i Boston Celtics potrebbero fare meglio in diversi aspetti nelle prossime partite.

FOTO: NBA.com

Questo contenuto è tratto da un articolo di Bill Sy per Celtics Blog, tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game.


 

Gli errori vengono spesso enfatizzati quando si perde, e i Boston Celtics non devono reagire in modo eccessivo dopo una sola gara di Eastern Conference Finals. Nella sconfitta contro i Miami Heat per 118-107 in Gara 1, però, ci sono aspetti in cui sarà importante fare meglio se la squadra di Ime Udoka vuole pareggiare la serie sull’1-1 questa sera.

Queste sono le 3 principali carenze che martedì hanno portato Boston alla sconfitta in Gara 1.

#1: Le palle perse

I turnovers forzati dalla difesa degli Heat hanno inciso molto: sono stati ben 16 per i Celtics, di cui ben 6 causati dal solo Jayson Tatum in un disastroso terzo quarto. Proprio in questo partiodo Miami ha fatto registrare un parziale di 39-14, che li ha portati in vantaggio di 17 punti con 12 minuti ancora da giocare.

Lo stesso Tatum, in conferenza stampa, ha evidenziato l’impatto di questo problema:

“È colpa mia, ho perso sei o sette palloni. Devo trattare meglio la palla, specialmente in situazioni come questa. Loro erano in svantaggio all’intervallo, poi hanno reagito nel terzo quarto. ”

– Jayson Tatum

Di queste palle perse, 3 sono state consegnate agli Heat consecutivamente, regalando punti facili a ripetizione. “Siamo stati surclassati fisicamente e non siamo riusciti a eseguire letture giuste”, ha commentato Ime Udoka.

Miami è stata la quarta miglior difesa della Regular Season, unendo tante qualità: fisicità, difesa perimetrale, versatilità. In Gara 1 ha dimostrato proprio questo, facendo fatica l’attacco di Boston in ogni singolo possesso a metà campo. Hanno rubato palla 10 volte e lasciato i Celtics a 10/34 dall’arco (non una novità: in stagione hanno concesso la seconda peggiore percentuale dall’arco di tutta l’NBA, proprio dietro a Boston).

Le assenze di due giocatori come Marcus Smart (piede) e Al Horford (health & safety protocols) sono pesate molto e hanno reso l’attacco di Udoka più prevedibile e con spaziature peggiori.

#2: Le assenze di Smart e Horford

Ed è proprio questo il discorso da approndire, soprattutto dato che la notizia dell’indisponibilità di Horford è arrivata a sorpresa, a ridosso della gara.

“Dobbiamo essere più pronti, stasera non lo eravamo per giocare senza Al e Smart nello stesso tempo. Ma non è una scusa, bisogna fare meglio e ripartire da quello che abbiamo fatto bene nel primo tempo. Dobbiamo migliorare su entrambi i lati del campo e commettere meno falli. Ci siamo lasciati scivolare la partita addosso.”

– Jaylen Brown

Come ha affermato Brown, le due assenze non sono le uniche cause (anche perché dall’altra parte manca Kyle Lowry), ma è chiaro che per i Celtics non è sostenibile proseguire senza entrambi.

Derrick White ha rimpiazzato Smart in quintetto e offensivamente ha tirato solo 4 volte in Gara 1, mentre Payton Pritchard l’ha fatto ben 16 volte. Ma non è il volume di tiro a preoccupare, piuttosto il fatto che White offensivamente sia stato esitante nell’attaccare i (pochi) spazi concessi dalla difesa di Miami.

L’assenza più pesante, però, è stata quella di Horford. Robert Williams, dopo 11 giorni di stop, è tornato sul parquet offrendo un buon contributo (18 punti, 9 rimbalzi e 2 stoppate); ma senza Horford, l’attacco è più stagnante e sono accrescuti i possessi in cui i Celtics hanno lasciato la palla ferma in mano a Tatum e Brown. Se il dominicano resterà fuori ancora per diverse partite, forse Udoka potrebbe usare più spesso Tatum da 4 e affidarsi maggiormente alla small lineup con Grant Williams da centro.

#3: Jimmy Butler. That’s it.

Jimmy Butler sta giocando dei Playoffs di altissimo livello; è secondo (dopo Doncic) tra gli scorer della post-season delle squadre ancora in corsa, con 29.8 punti a partita e il 53.5% dal campo, a cui si sommano 9 viaggi in lunetta di media.

In Gara 1 ha segnato 41 punti con soli 19 tiri, andando in lunetta tanto e con precisione (17/18). Dalla sua shot chart e dai tanti tiri liberi tentati, si può notare la facilità con cui – soprattutto nel secondo tempo – Butler sia riuscito ad arrivare al ferro oppure trovare i suoi tiri dal mid-range:

Jimmy Butler Miami Heat nba around the game

Boston a metà campo non ha difeso male contro di lui, in compenso ha concesso troppi punti in contropiede e in transizione, falli e punti da rimbalzo in attacco.

Boston dovrà riuscire a limitare maggiormente Butler nelle prossime partite. In questi Playoffs, Udoka ha già dimostrato di saper rendere la vita difficile a Giannis Antetokounmpo e Kevin Durant; ora dovrà arginare un Butler che nel secondo tempo di Gara 1 ha fatto la differenza.