Da Rick Carlisle a Tyrese Haliburton, nessuno ama ribaltare la narrativa come gli Indiana Pacers.

Per quanto il celebre “Overrate THAT” di Tyrese Haliburton abbia spopolato sui social, per gli Indiana Pacers la frase va ribaltata: non sottovalutateli. La cosiddetta chip on the shoulder, quel dente avvelenato attribuito sempre a qualunque squadra o giocatore si prenda una minima rivincita, in questo caso è reale. Questi Indiana Pacers sono nati per essere underdog.
Nel corso di questa run Playoffs, la squadra si è fatta portatrice della sacra arte di ribaltare ogni singolo pronostico. Prendere di mira quelli di ESPN è come sparare sulla croce rossa, ma rispecchiano abbastanza fedelmente quella che è l’opinione più generalista e normie possibile. Così come le odds fornite da siti di scommesse e affini.
Alle semifinali di Conference, i Cleveland Cavaliers sono stati scelti come favoriti per il passaggio del turno all’unanimità. Pacers in 5. Alle Conference Finals, i New York Knicks sono stati decretati favoriti con un parziale di 10 voti a 5. Pacers in 6. In vista delle Finals, i poll di ESPN recitano 29 voti per OKC e solo 3 per Indiana. Pacers in 7?
Andare contro le leggi della probabilità è ormai l’abitudine per questa squadra, che solo in questi Playoffs ha messo insieme ben tre rimonte da 7+ punti di svantaggio negli ultimi 50 secondi di partita. Lo storico, prima di loro, recitava 1 vittoria contro 1702 sconfitte considerando solo la post-season. E si sale a 0 contro 970, se si considerano i 14 punti di svantaggio divorati ai New York Knicks in Gara 1, quella dell’imitazione di Reggie Miller da parte di Tyrese Haliburton – con tanto di approvazione del primo.
Si tratta di situazioni dove i Pacers hanno avuto anche meno del 2% di possibilità di portarla a casa secondo i modelli predittivi della Win Probability%, provocando alcuni degli swing più incredibili della storia. E proprio secondo calcoli di questo tipo, le chance di battere i Thunder in queste Finals sono meno del 3%. Insomma, Indiana ha visto anche di peggio, perciò non si farà di certo intimidire. A partire da coach Rick Carlisle.
L’allenatore dei Pacers ha totalizzato 3.4 vittorie in più rispetto alle previsioni di Vegas, accumulando 16 serie vincenti rispetto alle 12.6 previste, secondo i calcoli di Owen Phillips, data analyst che si occupa di NBA. Con una vittoria alle Finals, non solo salirebbe al secondo posto all-time di questa classifica, dietro solo a Phil Jackson, ma completerebbe l’upset più grande della storia NBA rispetto alle probabilità, pareggiando quello dei Detroit Pistons nel 2004. Sfida accettata.

Ma i giocatori non sono da meno. Dopo che Tyrese Haliburton è stato eletto il più sopravvalutato della Lega dai propri colleghi nei sondaggi anonimi di fine stagione, ha avuto modo di rifarsi. Suo il canestro che ha affondato i Bucks in Gara 5, suo il rimbalzo da tiro libero sbagliato e conseguente game winner per portare a 2 a 0 il vantaggio sui Cavaliers, suo il leggendario punto esclamativo sulla già citata rimonta di Gara 1 contro i Knicks.
Si tratta del terzo giocatore più clutch di questa post-season per produzione, che tra Regular Season e Playoffs ha sbagliato solo due dei quattordici tiri per pareggiare la partita o effettuare un sorpasso negli ultimi due minuti. Qualcosa di mai visto prima, così come la sua capacità di non perdere mezzo pallone pur gestendo e orchestrando gran parte delle iniziative di squadra.
Ma non c’è solo Haliburton. Intanto, l’MVP delle Conference Finals è andato a Pascal Siakam, sottovalutato dallo stesso compagno di squadra sopracitato, convintissimo di essersi guadagnato il premio. E pochi minuti prima di quella premiazione, si dovrebbe menzionare la prestazione di Thomas Bryant, scambiato dai Miami Heat a stagione in corso e che ha segnato 3 triple su 4 in Gara 6 per eliminare New York, in una partita giocata solo per l’infortunio patito dal compagno Tony Bradley.
C’è la storia di Andrew Nembhard, titolare inamovibile di questa squadra e Playoffs riser come pochi, capace di passare dai 10.0 punti con il 29% da tre punti della Regular Season ai 12.8 dei Playoffs con il 48.3% al tiro pesante. La sua spalla bionica ha distrutto Brook Lopez e tutti i Cavaliers al primo e secondo turno, mentre la difesa su Jalen Brunson in Gara 6 dopo una serie sottotono è da consegnare ai posteri.
E c’è anche la storia di Aaron Nesmith, il quale ha ammesso di aver addirittura salvato un vecchio tweet di Bleacher Report che sminuiva il pacchetto inviato dai Boston Celtics – che comprendeva l’attuale ala di Indiana – per arrivare a Malcolm Brogdon. Il giocatore lo ha ripescato, menzionandolo nelle proprie storie Instagram con tanto di caption “questa merda è invecchiata bene” dopo la vittoria alle Conference Finals, dove è stato fondamentale in difesa su Brunson e nel leggendario finale di Gara 1, dove ha messo a referto 5 triple negli ultimi tre minuti, tre delle quali in appena 28 secondi. Ironico che proprio i Celtics siano stati eliminati dai Knicks nel turno precedente.
Caitlin Cooper, la maggiore conoscitrice al mondo di tutto quello che concerne Indiana e nell’élite degli analyst/creator/beatwriter NBA, si è divertita più volte a definirli “Team of Destiny”, la squadra del destino.
Magari non andrà così questa volta, magari i Thunder li pialleranno come previsto da quasi tutti – siamo proprio sicuri che questa serie sia così scontata? Ne abbiamo parlato QUI – ma una cosa è certa: i Pacers amano essere underdog, e soprattutto sono nati per questo.