Totalmente secondo i piani: prima scelta Dybantsa, seconda Peterson, terza Boozer, poi tutto il resto del primo giro del Draft.

L’ordine previsto per le prime tre scelte è stato rispettato, e in generale al primo giro del Draft 2026 non ci sono state enormi sorprese – anche il numero di trade è stato ridotto e spesso limitato a manovre salariali. Come già sapevano i lettori della nostra guida al Draft, l’ordine composto da AJ Dybantsa a Washington, Darryn Peterson a Utah e Cam Boozer a Memphis si prospettava il più probabile, con l’unica incognita rappresentata dai primi due – non tanto e solo per talento, ma perché Dybantsa ha uno stretto legame con lo Utah, dato che l’ateneo da cui proviene, BYU, è nello Stato e da esso provengono le alte sfere dei Jazz.
Lasciamo un piccolo commento alle prime tre scelte del Draft 2026, per chi non le conoscesse e non sapesse nulla del fit, mentre di seguito un’immagine dei risultati completi del primo giro. Lasciamo QUI anche il link al nostro commento tecnico LIVE eseguito durante il Draft NBA su Twitch.
Washington Wizards – AJ Dybantsa
AJ Dybantsa è una wing / ala con mezzi fisici e atletici assolutamente incredibili, probabilmente a livello di puri mezzi il miglior talento da decenni a questa parte. Ha una falcata lunghissima, è super esplosivo e alla Combine ha toccato circa i 105 centimetri di Max Vert. Qualità mostruose per un giocatore già di suo ben sopra i i due metri. Ha inoltre enorme facilità nel mettere punti a referto perché ha la possibilità di battere quasi sempre il suo uomo, sfruttando questi mezzi.
I problemi principali consistono nel piacersi un po’ troppo quando gioca e, di conseguenza, nell’accontentarsi un po’ troppo spesso del tiro più spettacolare, che non di quello più efficace. Oltre a questo, anche dalle interviste sembrerebbe trasparire un atteggiamento – paragone da prendere assolutamente con le pinze – à la Carmelo Anthony. Ha dichiarato, per esempio, che avrebbe potuto fare trenta punti di media al college giocando con maggiore aggressività. Verissimo, ma proprio da qui si capisce perché sia sempre sembrato più attaccato allo score personale sul tabellino, che non ai risultati.
Lo dimostra anche la scarsa applicazione in difesa. Con quei mezzi lì avrebbe la possibilità di essere quantomeno un difensore neutro, tanto sulla palla quanto come rim protector (anche dal lato debole), ma è stato un difensore negativo anche al college, con un motore e un’applicazione assolutamente discutibili.
La chiave sarà quindi riuscire a incanalare tutto questo talento nella direzione giusta. Scontato che avvenga? No. Scontato che non avvenga? Nemmeno, non sarebbe il primo giocatore a dimostrarsi ben diverso da come è apparso pre-Draft. Anthony Edwards, da questo punto di vista, era pure peggio, eppure ancora non ha raggiunto il 100% del suo potenziale eppure ha già superato le aspettative di molti che dubitavano tanto del suo carattere quanto della sua capacità di incedere sull’identità di una franchigia.
Quanto al fit con gli Wizards, è buono. Se c’è qualcosa che manca a questa squadra è sicuramente un giocatore che si possa definire Alfa: Dybantsa vuole essere il numero uno offensivamente e si trova in un contesto dove sarà anche coperto difensivamente. Anthony Davis (salute permettendo) incide da questo punto di vista, mentre Trae Young può togliergli un po’ di pressione in termini di creazione palla in mano, in modo da sfruttare di più quell’atletismo in corsa e nel mettere pressione al ferro partendo senza il pallone tra le mani.
Utah Jazz – Darryn Peterson
Che giocatore è Peterson? Serve un distinguo tra quello visto a Kansas, almeno dopo le prime due partite, e quello degli anni precedenti. Nel primo caso, è stato un giocatore usato principalmente lontano dalla palla, perché i problemi fisici di full body cramp che si è portato dietro per tutta la stagione, quindi costantemente dentro e fuori dal campo, non poteva essere anche il primo responsabile di tutta la creazione offensiva di squadra. Peterson è stato “riciclato” in questo ruolo, che però è servito a mettere in mostra tutta l’adattabilità del giocatore accanto ad altri creator, a differenza di quanto visto nell’ultimo anno di high school, dove aveva agito sempre palla in mano, giocando molto pick&roll e isolamento dalla punta.
L’anno a Kansas è servito soprattutto a dimostrare che si tratti di un tiratore incredibile sia per raggio di tiro sia per tocco, capace di segnare tanto dal palleggio quanto in movimento, con enorme varietà di soluzioni. Il tocco è pulitissimo, sembra che ogni pallone lanciato per aria possa entrare, mentre quando si insacca non tocca nemmeno il ferro. In difesa è inoltre uno si applica e potenzialmente capace di avere un impatto, sia sulla palla che lontano da essa.
I grandi dubbi riguardano in primis la condizione fisica. Poi, come conseguenza, il fatto che questo stile di gioco a Kansas non gli abbia permesso troppo di guardare i compagni e dunque di crescere nelle letture palla in mano, sebbene i flash positivi ci siano. Insomma, avendo giocato più da “shooting guard” tradizionale, concentrandosi sullo scoring e sul tiro, si è creato un po’ un vuoto sulla possibilità di valutare con precisione le sue doti da playmaker.
A Utah, diventerà probabilmente il primo responsabile della creazione offensiva, pertanto vedremo subito di che pasta è effettivamente fatto palla in mano anche nel coinvolgere i compagni – specialmente il front-court ricco di talento con Lauri Markkanen e Jaren Jackson Jr.
Memphis Grizzlies – Cam Boozer
Come mai era un no-brainer? Memphis negli ultimi anni in sede di Draft ha usato sempre un approccio orientato alle statistiche avanzate, alle analytics, valutando allo stesso tempo la capacità dei giocatori di capire il gioco prima ancora che il talento puro. Anche se la loro scelta fosse stata la prima o la seconda, queste caratteristiche secondo noi li avrebbero attirati comunque verso Boozer.
La capacità di adattarsi a tante richieste diverse e di capire come agire di conseguenza in pochissimo tempo è sempre più fondamentale, specialmente ai Playoffs. Cam Boozer, più di ciascuno dei tre talenti citati, è adatto a questo tipo di pallacanestro così veloce e così esigente, trattandosi di uno dei migliori giocatori degli ultimi anni in sede di Draft nel leggere il campo a 360 gradi.
A questa intelligenza aggiunge le doti fisiche: è un’ala fondamentalmente enorme, già sui 115 chili nonostante la giovanissima età. Se la mancanza di atletismo può preoccupare, non incide comunque sul potenziale, dal momento che le basi tecniche e le letture in questo caso compensano alla grande ogni altra mancanza.
Due esempi banali sono quelli di Luka Doncic e Nikola Jokic, dai limiti fisico-atletici importanti ma dotati di fondamenta tecniche solidissime, al punto da divenire outlier. Per Boozer, una grossa mano arriva proprio da quel corpo, dalla possibilità di rivelarsi un incubo in mismatch per gli avversari: se marcato da un esterno, può portarlo sotto canestro e finirgli sopra; se marcato da un centro, per quanto non sia velocissimo, ha le abilità per portarlo fuori e attaccarlo dal palleggio guardando il canestro; quanto a giocatori con caratteristiche simile alle sue, raramente sono abituati a difendere il pick&roll invertito – e Boozer in questi casi può agire da portatore di palla, sfruttando anche un tiro dal palleggio con potenziale.
Il profilo di Boozer da un punto di vista offensivo è estremamente intrigante anche perché sa giocare molto bene anche da lungo puro, quindi più senza palla e come bloccante per poi rollare, aprirsi in pop o agire dallo short-roll come hub offensivo. Lo stesso vale per il playmaking dal post alto o dal post basso. Ci sono semplicemente tanti modi in cui può essere utile.
In difesa avrà sempre dei limiti a livello di rim protection primaria perché non è un super atleta e non è nemmeno particolarmente lungo, ma può agire da quattro più tradizionale. Allo stesso modo, sui cambi perimetrali può faticare, non essendo particolarmente mobile sulle anche, ma ad esempio contro i migliori atleti collegiali iscritti al Draft ha fatto vedere di poter stare davanti tranquillamente. Non sarà mai Defensive Player of the Year, insomma, ma può essere neutro se non anche leggermente positivo nel giusto contesto.
A livello di profilo statistico, è stato uno dei più dominanti freshmen della storia NCAA, e questo per Memphis ha sempre un valore. Così come essere messo di fianco ad altri giocatori che hanno caratteristiche simili, perché il fit con Edey si prospetta ottimo difensivamente in termini di difesa dell’area. Sarà importante capire, casomai, come aprire il campo offensivamente, ma la presenza di un altro talento versatile come Cedric Coward in questo può aiutare a trovare una certa varietà si soluzioni.
Sebbene (in attesa di Ja Morant) resti da creare un intero reparto guardie, questa è una pick che comunque permette di ricostruire senza dover allungare troppo i tempi, trattandosi di un giocatore già quadrato. Nessuno, più di Boozer, aveva insomma scritto Memphis Grizzlies in fronte.