L’head coach dei Phoenix Suns ha tante opzioni in uscita dalla panchina. Come le gestirà?

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Questo contenuto è tratto da un articolo di Kenneth Manoj per Bright Side of the Sun, tradotto in italiano da Alberto Pucci per Around the Game.


I Phoenix Suns dell’ultimo anno erano una squadra nella media per quanto concerneva la profondità del roster. La squadra di quest’anno, invece, ha fatto un salto di qualità enorme in questo senso. Ecco alcuni spunti per comprendere quanto sia stata incisiva questa crescita:


  1. Cameron Johnson è cresciuto fino a diventare uno dei migliori tiratori della Lega, con numeri da giocatore di prima fascia. A stupire è soprattutto la sua efficienza, con un 44.8% dall’arco che lo rende secondo nella NBA per percentuale.
  2. Cameron Payne ha avuto dei problemi fisici di recente, ma da quando CP3 è ai box (infortunio al posto destro) sta tenendo 14.2 punti e 9.5 assist a sera di media.
  3. Le acquisizioni a stagione in corso possono talvolta rivelarsi complicate da gestire per una quadra con una forta identità come i Suns. Coach Monty, tuttavia, è riuscito a inserire (o re-inserire, nel caso di Torrey Craig) i nuovi all’interno del mondo-Suns. Bismack Byombo e Aaron Holiday, oltre al già citato Craig, stanno avendo un impatto significativo.

I miglioramenti dei Suns in questa stagione, dopo una Playoffs Run finita in Gara 6 delle Finals 2021, non sono il risultato soltanto del grandissimo lavoro di Monty Williams, ma i suoi meriti sono innegabili. Phoenix è una macchina ben oliata, un sistema cementato nel tempo grazie al duro lavoro. E Williams ha talmente migliorato questo sistema da vederlo procedere oggi con il pilota automatico, anche nelle partite in cui i Suns hanno dovuto fare a meno di Chris Paul e Devin Booker.

Ora, la squadra sente e riconosce la propria identità:

“Le nostre film sessions sono evolute nel tempo. Il primo anno nessuno dei ragazzi conosceva il sistema o quello che intendevamo fare, parlavo solo io. Nel tempo, però, gli assistenti hanno preso in mano la cosa e i giocatori si sono fatti molto più loquaci.”

– Monty Williams

Un livello simile di unità di intenti e familiarità nello spogliatoio è necessario per una squadra profonda come Phoenix, soprattutto con l’avvicinarsi dei Playoffs. Al complet, infatti, Monty Williams avrà diverse scelte da compiere nel decidere quale debba essere la rotazione-base dei suoi Suns.

Certo, ci sarano scelte dettate da matchup e avversari; tendenzialmente, però, la strarting lineup avrà un totale di 160-190 minuti complessivi sul parquet (32-38 per ciascun giocatore). Gli altri dovranno spartirsi i restanti 50-80, e le opzioni non mancano.

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È raro vedere squadre che si presentano in post-season con una rotazione che superi i 9 giocatori. Ancor più raro che questo accada nelle Finals. La panchina di Phoenix, però, può contare su:

  • Guardie: Cameron Payne, Aaron Holiday, Elfrid Payton, Landry Shamet
  • Ali: Cam Johnnson, Torrey Craig, Ish Wainright
  • Centri: Bismack Biyombo, JaVale McGee

Payton e Wainright (13esimo e 14esimo) dovrebbero essere i primi ai margini delle rotazioni. La loro presenza è subordinata a particolari situazioni di matchup e soprattutto alla possibile assenza di Chris Paul. Gli altri due dovrebbero essere Aaron Holiday e uno tra JaVale McGee e Bismack Biyombo.

Come McGee e Biyombo, a metà tra presenza fissa in rotazione e benchwarmer si trova anche Shamet. La coppia JaVale-Biz dà a Williams delle soluzioni diverse per gestire i momenti di riposo di DeAndre Ayton, e la presenza di uno o dell’altro dipenderà dalla situazione.

Davvero certi di un posto in rotazione, invece, ci sono solo Johnson, Craig e Payne. Un terzetto simile a quello dello scorso anno, ma i miglioramenti mostrati da Johnson e Payne, uniti ad un Craig finalmente sano, dovrebbero rendere i Suns una squadra più profonda rispetto a quella vista nell’ultima annata.