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Questo articolo, scritto da Marc J. Spears per The Undefeated e tradotto in italiano da Nicola Ripari per Around the Game, è stato pubblicato in data 14 ottobre 2021.


Chris Paul, point guard dei Phoenix Suns, sarà nuovamente il produttore esecutivo della docu-serieWhy Not Us”, che, ormai giunta alla seconda stagione, sarà incentrata sul programma di football americano dell’università Florida A&M.

E con la nuova stagione NBA che sta per iniziare, CP3 e compagni stanno pensando esattamente “why not us?”: una domanda lecita per chi è stato ed è sottovalutato su scala nazionale, nonostante abbia raggiunto le ultime NBA Finals.

“Ho deciso di rinnovare con i Phoenix Suns per diverse motivazioni”, ha detto recentemente Paul. “In primo luogo, perché abbiamo una grande squadra”.

I Suns versione 2021/22 potrebbero essere ancora più forti di quelli che hanno perso in finale contro Milwaukee e avranno, di sicuro, molta più esperienza.

Il nucleo centrale è rimasto intatto: ri-firmato Chris Paul, che sarà ancora insiema a Devin Booker, reduce dalla vittoriosa esperienza olimpica con Team USA, e DeAndre Ayton, potenziale All-Star che non è riuscito ad ottenere l’estensione contrattuale desiderata (max extension da 172 milioni di dollari), e che giocherà per confermare quanto fatto negli scorsi Playoffs e per dimostrare di meritare quel contratto l’estate prossima, in cui sarà restricted free agent.

Poi, saranno ancora presenti altri membri-chiave del roster dello scorso anno: Mikal Bridges (fresco di estensione contrattuale), Jae Crowder, Dario Saric, Cameron Johnson e Cameron Payne. Infine, sono stati aggiunti un centro atletico e di esperienza come JaVale McGee, un tiratore affidabile come Landry Shamet e il veterano Elfryd Payton.

Dobbiamo ripartire da zero”, ha affermato Paul durante una recente intervista di presentazione della seconda stagione di “Why Not Us”. “Abbiamo una squadra nuova. Dobbiamo lavorare sodo sin dal primo giorno, consapevoli che dobbiamo avere la stessa fame e la stessa forza di volontà dell’anno scorso. Non arriveremo di nuovo in fondo solo perché ci siamo già stati. Dovremo lavorare duramente per ritornare in finale”.

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Paul ha disputato una stagione memorabile l’anno scorso, facendo registrare medie di 16.4 punti e 8.9 assist, quarto miglior dato di tutta la Lega. Il 36enne playmaker dei Suns ha fatto la sua prima comparsa nelle NBA Finals, in occasione della sua sedicesima stagione da professionista.

Dopo aver vinto le prime due partite della serie finale, Phoenix ha dovuto subire il ritorno dei Bucks, che hanno inanellato 4 vittorie consecutive e, trascinat da Giannis Antetokounmpo, si sono laureati campioni. Paul ha giocato la serie con un infortunio al polso che, successivamente, ha richiesto una procedura chirurgica per essere sistemato. Ha fatto comunque registrare medie da 21.8 punti e 8.2 assist.

Se coach Monty Williams ha reagito alla sconfitta in modo emotivo, lasciandosi andare alle lacrime, Paul è sembrato più che altro “arrabbiato” nelle interviste successive.

“È stato un momento denso di emozioni. È stata dura, perché ho avuto la percezione che la squadra avesse tutte le carte in regola per vincere. Tuttavia, solo perché ti senti di meritare di vincere, non significa che vincerai sicuramente. E così inizia un momento dove cerchi di rivivere tutto all’interno della tua testa, consapevole di aver avuto una chance per vincere. Fa male. Perdere fa molto male. Ma sarebbe stato ancora peggio se mi fossi sentito che era arrivato il momento di ritirarmi”.

“So quanto abbiamo dovuto lottare per arrivare fino a quel punto. Per questo è stato un momento molto duro emotivamente.”

Tuttavia, ora che la cosa è stata processata, Paul ha offerto alcuni spunti positivi sull’esperienza dei Suns alle Finals.

“Quando siamo arrivati alla serie finale, non avevo la minima idea di cosa significasse. Abbiamo vissuto questa esperienza partendo tutti dallo stesso livello, insieme e allo stesso tempo; perciò credo che, nonostante la sconfitta, tutto questo ci possa aver insegnato molto. Si possono trarre molti insegnamenti da questa esperienza, e la cosa più bella è che possiamo utilizzare l’esperienza acquisita quest’anno”.

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Paul potrebbe essere stato motivo di ansia per il management dei Suns quando, quest’estate, ha deciso di uscire dal suo contratto, rifiutando la player option prevista per il 2021/22. In quei giorni si sono diffusi alcuni rumors circa l’amicizia di Paul con LeBron James e di un possibile approdo della point guard ai Lakers. Alla fine, però, Chris ha deciso di rimanere nella “Valle del Sole” e ha firmato un contratto da 120 milioni di dollari in quattro anni.

“Adoro questa squadra e questa organizzazone. Apprezzo davvero tutto, anche come trattano la mia famiglia. E poi Phoenix è vicino a casa (Los Angeles), così – sperando in una stagione normale – potrò andare a trovare la mia famiglia molto più spesso.”

Se Paul dovesse arrivare alla fine del suo contratto, potrebbe sorpassare i 446 milioni di dollari di guadagni in carriera. Ma riuscirà Chris a terminare il suo contratto? Solo il suo corpo e la sua famiglia potranno dare una risposta a questa domanda.

“Quanti anni giocherò ancora? Finché il Signore vorrà, oppure finché i miei figli non mi diranno che li sto mettendo in imbarazzo…”

La prima stagione di “Why Not Us” ha seguito le vicende della squadra di basket maschile della storica università North Carolina Centre. “Why Not Us – FAMU Football” esamina,invece, la cultura, le esperienze e le sfide di un programma sportivo HBCU, esplorando i motivi che rendono FAMU speciale sia dentro che fuori dal campo.

Paul, attualmente iscritto come studente dell’università storicamente afroamericana di Winston-Salem, ritiene che il programma di football dei Ratlers fosse un argomento interessante per la seconda stagione della serie.

“L’elemento che spero possa essere colto dall’audience è che frequentare un’università storicamente afroamericana è una grande esperienza. Si tratta di un’esperienza a 360 gradi, e io ho avuto l’opportunità di vedere di cosa si tratta, anche se non frequento l’università. Certo, ora sono in classe, ma non frequento tutti i giorni e chiaramente non posso essere uno studente HBCU a tempo pieno. Penso si importante notare l’impegno, l’etica del lavoro. È importante vedere come e quanto alcuni di questi ragazzi arrivino al successo, pur senza le stesse risorse degli altri.”