La NBA condanna il betting, eppure il CBA stesso firmato nel 2023 approva la partnership dei giocatori con aziende di scommesse. E Giannis Antetokounmpo è solo l’ultimo dei grandi nomi.

NBA Giannis Antetokounmpo scommesse
FOTO: ESPN

La lotta della NBA alle scommesse sportive dei giocatori, negli ultimi anni, si sta facendo sempre più attiva e severa. Terry Rozier, sebbene di recente abbia vinto la causa sul fatto che il proprio stipendio gli sia dovuto, è sotto indagine federale da fine 2025 per aver collaborato con dei complici per piazzare scommesse sui suoi “under” tra 2022 e 2024, uscendo anche da alcune partite anticipatamente. Lo stesso accaduto l’anno prima con Jontay Porter, ex Toronto Raptors.

Nello stesso periodo di Rozier, anche se facente parte di un caso separato, è stata iniziata un’indagine che ha coinvolto l’ex allenatore capo dei Portland Trail Blazers, Chauncey Billups, e Damon Jones, i volti al centro di un’operazione mafiosa per truccare partite di Poker. Ne abbiamo parlato QUI. Tutto questo è ovviamente illegale e ampiamente condannato dalla NBA. Che però accetta di buon grado la partnership di giocatori con aziende di sports betting. Proprio secondo il CBA del 2023.

Il CBA è l’accordo collettivo che dirigenti e Associazione Giocatori (NBPA) mettono nero su bianco per regolamentare flussi di entrata, stipendi e qualunque cosa riguardi l’Associazione. Il contratto è ovviamente pubblico e consultabile, e questo è ciò che dice riguardo a “betting” e “gaming”, cioè al mondo delle scommesse, in sintesi:

  • per chi volesse, bisogna scendere all’Articolo VI, Sezione 19, Coinvolgimento dei giocatori con le cosiddette “Gaming companies”
  • questo termine ombrello racchiude aziende che si occupano di scommesse sportive, fantasy sport (sempre scommesse), o con qualunque tipo di ente preveda transazioni che mettano a rischio beni e denaro del cliente in base alle prestazioni di squadre e giocatori NBA – o di qualunque altra lega sportiva o evento. Tra le Leghe di dominio NBA, anche WNBA, G league, addirittura NBA 2K League e tutte le altre Leghe esterne correlate, come Basketball Africa League.
  • secondo l’Articolo XIII, un giocatore NBA può avere una partnership diretta o indiretta con una azienda di sports betting solo se: questo interesse è passivo, dunque il suo ruolo non è operativo, gestionale o esecutivo; la partecipazione azionaria del giocatore è pari a meno dell’uno per cento (1%) di qualunque classe di titoli degli enti che permettono di scommettere direttamente sulla NBA, meno del 50% in quelle non direttamente coinvolte con la NBA.
  • quanto alla promozione di queste aziende, può essere di tipo generale, se non coinvolge direttamente la Lega, e il compenso che ne deriva non deve in alcun modo derivare da scommesse sulla Lega.
  • qualora queste regole di investimento e promozione non siano rispettate, il giocatore è costretto a mettere a termine il proprio accordo con la rispettiva azienda.

L’ultimo nome al centro della bufera mediatica alimentata da chi si è perso questo passaggio è Giannis Antetokounmpo, il quale ha annunciato la propria partnership con Kalshi, azienda che si occupa di Trading su eventi di qualunque tipo, agendo su base predittiva. Va da sé che, tra questi, rientrava anche la prediction sulla prossima destinazione di The Greek Freak – ribattezzato per l’occasione The Green Freak. Ma non è così semplice, in questo caso, neppure identificare se si tratti di un’azienda di betting oppure no.

A far discutere in questo caso è che Kalshi abbia ottenuto la regolamentazione solo di recente sotto la giurisdizione dell’agenzia indipendente del Governo degli Stati Unity, la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), che regola i mercati dei derivati. Kalshi quindi, di per sé, non è regolamentata come un’azienda di betting, rendendo il prodotto accessibile a chiunque sopra i 18 anni e in tutti i 50 Stati.

Questo cozza con le leggi degli Stati che non permettono di scommettere ai minori di 21 anni, o con casi come quelli di California e Texas dove ci sono leggi più stringenti sul betting. Dopo un processo di sei anni, Kalshi può inserire quote tramite autocertificazione senza la previa approvazione federale, che può solo agire con una segnalazione postuma, secondo un approfondimento di ESPN.

In parole povere, non è regolamentata a livello federale come una classica azienda di scommesse, sebbene ne segua gli stessi meccanismi. Di conseguenza, non è nemmeno del tutto ortodosso che rientri sotto i termini di “Gaming company” sanciti all’interno di CBA, anche se questa secondo ESPN dovrebbe essere la strada – quindi il greco avrà meno dell’1%. Anche perché, nei fatti, sono stati impiegati ben $23 milioni su quella che poteva essere la prossima destinazione della superstar dei Milwaukee Bucks.

E comunque questo sarebbe solo l’ultimo caso di investimento nel mondo del betting. LeBron James ha un accordo pluriennale con DraftKings firmato nel 2024. Boardroom, network fondato da Kevin Durant, ha avviato nel 2020 una collaborazione con FanDuel. Nikola Jokic è brand ambassador dal 2023 di Superbet. E via dicendo.

Si comprende già così quale e quanta sia l’ipocrisia in questa situazione, e soprattutto il gigantesco conflitto di interessi che si viene a creare. Anche considerando legittima la partnership della stella greca dei Bucks, si tratterebbe comunque di un’azienda che si occupa di far investire soldi su un evento che il giocatore stesso può manovrare privatamente. Qualcosa di ben più grave di pilotare un “under”, eppure esente dalla medesima regolamentazione, anzi, supportata dalla NBA stessa.