
La genesi di NBA Europe sta attraversando fasi piuttosto delicate, complice anche la volontà di EuroLeague di complicare il tutto. Secondo le ultime dichiarazioni, la lega americana sta continuando a cercare un’intesa con l’Euroleague ma non senza alternative: il problema è che l’alternativa è il proseguire sulla strada senza avere accordi definitivi con l’attuale massima competizione presente sul continente.
Di fatto questo significa che l’NBA non intende restare ferma se non si arriverà a una convergenza perché, nel pratico, la nuova lega europea potrebbe partire già da Ottobre 2027 segnando il più importante riassetto mai tentato nel mondo del basket professionistico; l’arrivo di NBA in Europa potrebbe portare a tantissime nuove opportunità per chi bazzica molto per i siti con le opzioni più seguite dagli appassionati di sport.
Le trattative sono ancora in corso
Secondo quanto riferito da Mark Tatum, Deputy Commissioner e Chief Operating Officer della per NBA, la lega americana tutt’ora ha trattative in corso con l’EuroLeague nel tentativo di costruire in maniera comunitaria una soluzione collaborativa per la realizzazione di un ecosistema europeo soddisfacente per tutte le parti in gioco, ma questo non vuol dire che se ne stia con le mani in tasca.
Il dirigente ha aggiunto che la NBA è realista: se non sarà possibile raggiungere un accordo con l’EuroLeague, il progetto NBA Europe potrà comunque proseguire grazie al lavoro di FIBA, investitori e partner già coinvolti: sono infatti mesi che NBA e FIBA stanno lavorando alla nuova competizione e la fretta è giustificata dalla volontà di entrare stabilmente nel mercato per Ottobre 2027; la burocrazia europea e l’ostracismo dell’Euroleague però sta rendendo il processo di candidatura ostico.
NBA e EuroLega devono ancora accordarsi perché i mercati sono golosi
L’interesse economico dietro il progetto è tale da capire l’urgenza descritta da Tatum: diverse fonti internazionali parlano di oltre cento potenziali candidature ricevute dalla NBA, con offerte che in alcuni casi si collocano tra i 500 milioni e oltre un miliardo di dollari per ottenere un posto all’interno del circuito. Le città individuate come mercati strategici sono dodici e disegnano una mappa molto chiara delle ambizioni continentali del progetto: Londra, Manchester, Parigi, Lione, Roma, Milano, Barcellona, Madrid, Berlino, Monaco, Atene e Istanbul.
L’Italia sarà presente con almeno due piazze Italiane con Roma e Milano, una scelta che riflette la solidità storica del basket nostrano ma anche la maturità complessiva del mercato sportivo del Paese, testimoniata fra l’altro dalla crescita delle scommesse in Italia negli ultimi anni. Con numeri del genere non è un caso che l’NBA stia facendo tutto il possibile per trovare una quadra che non infastidisca nessuno: se dovesse riuscire a immettersi nel mercato europeo potrebbe sfruttarlo utilizzando tutte le sacche di pubblico ancora non interessate dal dominio dell’Eurolega.
Cosa succede se l’accordo salta?
Nel caso non dovesse trovarsi un accordo tra NBA Europe ed EuroLeague il rischio concreto è quello di una frattura profonda nel continente. Si avrebbero due leghe professionistiche con i club divise tra le due: una situazione che non porta vantaggio a nessuna delle parti in gioco.
Secondo quanto dichiarato da Tatum, NBA e FIBA hanno in calendario nuovi incontri con i vertici dell’EuroLeague con lo specifico obiettivo di trovare una struttura condivisa per la collaborazione ma, se l’accordo non dovesse trovarsi, i prossimi anni di basket in Europa potrebbero essere quanto meno stranianti, oltre che non in linea con quanto siamo abituati a vedere.