Ricky Davis, Chris Webber, David Stern e tanti altri hanno ricordato il primo quarto del debutto più atteso della storia della lega.

Questo articolo, scritto da Justin Tinsley e Aaron Dodson per The Undefeated e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 18 ottobre 2018.


Se c’era qualcuno che poteva comprendere ciò che attendeva LeBron James, quello era l’Hall of Famer Moses Malone. Morto poi nel 2015 per una malattia cardiovascolare, Malone è stato uno dei “giganti” più celebrati della storia del basket: tre volte MVP della Lega, con 13 apparizioni all’All-Star Game e un titolo di MVP delle Finali. Nonostante l’insistenza della University of Maryland, Malone passà direttamente dalla Virginia’s Petersburg High School alla NBA.

James, solo qualche mese dopo essersi diplomato alla St.Vincent-St.Mary High School di Akron, Ohio, stava per fare il suo esordio in NBA, il più atteso della storia della Lega.

Diventò il primo giocatore proveniente direttamente dall’high school a partire in quintetto all’esordio in NBA dai tempi in cui lo fece Moses Malone, nell’ottobre 1974 con gli Utah Stars, nella ABA. E così, in quell’autunno del 2003 Malone volò a Sacramento per incontrare James prima del suo debutto in NBA. La leggenda e il giovane prodigio pranzarono insieme all’hotel in cui erano alloggiati i Cavs, e parlarono per circa un’ora.

“Il nervosismo della prima partita: era questa la cosa di cui mi ha parlato di più”, dichiarò James successivamente. “Come gestirlo, restando concentrati sulla partita. Non aver timore di nessuno”. James disse di aver già sentito questo consiglio da parte di molte persone, “ma quanto te lo senti dire da uno dei più grandi di sempre, suona in modo diverso”.

L’attesa di quella partita era talmente alta che fu addirittura prodotto uno spot a riguardo, prima ancora che la partita avesse luogo. Qualche settimana prima infatti, precedendo il rilascio del primo modello di scarpe che portava il suo nome, James girò l’oggi ben conosciuto spot Nike “Pressure”, che aveva come protagonisti anche i giocatori dei Cavs Dajuan Wagner, Carlos Boozer e DeSagana Diop, gli annunciatori dei Kings Grant Napear e Jerry Reynolds, l’attore Damon Wayans e la leggenda NBA George “The Iceman” Gervin.

Nello spot, James, con Mike Bibby in difesa su di lui, esita per molti secondi prima di “riprendersi” e andare verso il canestro, ridendo.

In origine, si sarebbe anche dovuto vedere James battere la difesa di Bibby, ma il veterano NBA non fu d’accordo. “Dissi – Vi serve qualcun’altro allora… Io non mi faccio battere volontariamente da nessuno. Non mi importa se si tratta di LeBron James o di Doo Doo Williams. Non farò la figura del cretino in TV”.

James ha gestito così bene la fama già da adolescente in parte perché sembrava fosse nato per quello. Era sulla bocca di tutti gli appassionati di basket in Ohio sin dai 12 anni, quando schiacciò a canestro per la prima volta in una partita studenti contro insegnanti alla Riedinger Middle School.

Nella partita per il titolo del 2001 dell’Adidas ABCD Camp (l’estate prima del suo penultimo anno all’high school), la squadra di LeBron sconfisse una compagine guidata dal 19enne Lenny Cooke (MVP del Camp nel 2000) e completata dai migliori giocatori del paese a livello di high school. E a 16 anni, James fu il primo giocatore così giovane negli ultimi due decenni ad essere nominato nel primo quintetto All-American. L’ultimo suo canestro in quel match? Un tiro da 3 in faccia a Cooke per vincere la partita, per chiudere con 24 punti contro i 9 di Cooke. Fu quello il momento in cui LeBron si fece conoscere il tutto in paese, e da allora i riflettori non si sono mai spenti.

Sports Illustrated omaggiò James con una copertina passata alla storia.

Le sue partite di high school venivano trasmesse in televisione, commentate da Dick Vitale e Jay Bilas. Il rapper preferito di LeBron, Jay-Z, diventò per lui come un fratello maggiore e un mentore. Nel 2002, i Cavaliers “accettarono” di prendersi una multa di 150’000 $ dall’NBA (e una sospensione di due partite per il coach John Lucas) pur di invitare il 17enne LeBron James a un provino informale, durante il quale dominò in una serie di partite 5 contro 5. Un anno più tardi, gli stessi Cavs lo chiamarono al Draft con la scelta numero uno.

“La pressione mi ha seguito per tutta la mia vita”, dichiarò James nella primavera del 2003.

E la narrativa di James si stava evolvendo anche dietro le quinte, come racconta J.R. Bremer, suo compagno di squadra: “Eravamo in allenamento, nella stessa squadra. Lui stava correndo in ala, e io gli lanciai un passaggio per l’alley-oop. Ma appena lo feci partire mi dissi: ‘Non riuscirà mai a prenderlo’. Non ho mai visto nessuno saltare letteralmente sopra a qualcun’altro. E avrebbe poi dovuto anche prendere la palla prima con una mano, e poi con entrambe. Non poteva riuscirci… e invece saltò sopra Kevin Ollie”.

James fu la prima vera star dell’era di internet: ogni sua mossa veniva documentata, analizzata e criticata, anche prima dell’era dei social, tramite bacheche di messaggi, video sgranati e chat room. Il giovane LeBron generò 142 milioni di dollari in sponsorizzazioni prima ancora di giocare il suo primo minuto in NBA, incluso un accordo da 100 milioni con Nike.

“Era chiaro che Nike stava pensando in grande”, disse l’ex commissioner NBA David Stern. “Avevano investito molto sul successo di questo ragazzo”.

I barbieri, i bar, i tavoli delle mense e i campus dei college si riempivano di voci e domande: chi sarà il migliore fra i pro? James o Carmelo Anthony? La macchina dell’hype stava procedendo a pieni motori.

E alla fine, il 29 ottobre del 2003, eccolo finalmente lì, all’Arco Arena di Sacramento. Il palcoscenico era pronto per il prossimo fenomeno NBA, come Magic Johnson, Shaquille O’Neal o Allen Iverson (o per il prossimo grande fallimento, come fu per Pervis Ellison, Michael Olowakandi o Kwame Brown).

James e i Cavs completavano un evento che attraeva interesse anche verso i Kings. Le loro speranze per il titolo nella stagione precedente furono minate dall’infortunio al ginocchio di Chris Webber durante la serie del secondo turno di Playoffs contro i Mavs di Nick Van Exel e Dirk Nowitzski. E l’arrivo di LeBron James coincideva con il “tutto esaurito” consecutivo numero 180 alla Arco Arena.

“Questo ragazzo è stato incensato sin da quando aveva 12 anni”, disse Tony Massenburg, allora ala dei Sacramento Kings, “e finora è stato decisamente all’altezza delle aspettative. E allora, arrivati alla sua prima partita in NBA, vivendo l’atmosfera dall’interno, sembra di essere un circo. È come se stessimo osservando un giovane Michael Jordan”.

Qualcuno sperava nella sua disfatta. Altri volevano vedere se meritasse tutte quelle lodi. Ma ad una persona in particolare non importava che James diventasse o meno il prossimo Jordan o il prossimo Magic. Malone voleva solamente ciò che era meglio per il ragazzo. “Questi ragazzi arrivati direttamente dall’high school… voglio che stiano bene, perchè mi rappresentano. Un giorno potrebbe esserci un altro di questi giocatori nella Hall of Fame”.

Questa è la storia del primo quarto della carriera di LeBron James.

Che si tratti di giocatori, coach, amici, sportivi, reporter o fotografi, ancora oggi la gente ricorda quei 12 minuti del 29 ottobre 2003 come un quarto che ha cambiato la storia del gioco.

(Tutti i personaggi riportati sono identificati dal titolo che avevano nel 2003, durante la prima stagione NBA di LeBron James.)

Capitolo 1 – Un giovane in NBA – “Era pronto, amici”

Proveniente da Inghilterra, Germania, Cina e ogni altra parte del mondo, più di 340 addetti dei media erano presenti alla partita. Ken Griffey Jr., Terrell Owens, Jeff Garcia e Dusty Baker di The Undefeated erano in mezzo alle tante stelle che erano arrivate a Sacramento.

NBA.com presentò la partita come “King James contro i Kings”, e ESPN tagliò i tempi supplementari del match al Madison Square Garden fra Orlando Magic e New York Knicks, per andare in diretta alla Arco Arena.

E mentre i Kings arrivavano da una stagione con 59 vittorie in cui avevano vinto il titolo della Pacific Division, i Cavs, in ciò che è largamente considerato un tanking spudorato per assicurarsi la chiamata numero 1, avevano vinto solamente 17 partite. “Quell’anno i Sacramento Kings erano una grande squadra”, disse Massenburg, “ma quell’opening night all’Arco Arena era tutta per LeBron James…”

J.R. Bremer
Guardia, Cleveland Cavaliers
Era un circo. Ogni giornalista, o chiunque altro ti venisse in mente, era presente a quella partita.
Dusty Baker
Manager, Chicago Cubs
Mio padre era un abbonato dei Kings. Quando è morto, ho tenuto l’abbonamento in suo onore. Non ci vado molto spesso, do i biglietti alla chiesa o ad amici o parenti… ma mi sono detto ‘a quella partita devo esserci’, perché avevo sentito parlare di LeBron James.
David Stern
Commisioner NBA
Molta gente mi aveva detto che questo ragazzo sarebbe diventato il migliore di sempre. Pensai ‘Ok, andiamo a vedere cosa sa fare’. Era la settimana inaugurale, andai probabilmente a cinque partite. Questa era molto attesa, devo dire.
Terrell Owens
Wide receiver, San Francisco 49ers
Ho un cuore da tifoso di basket. Mentre giocavo nella Bay Area avevo costruito un buon rapporto con Maloofs [ex proprietario dei Kings]. Si prendevano sempre cura di me, se venivo a vedere qualche loro partita. Ricordo molto bene quel match.
David Stern Erano tutti su di giri. I Maloofs correvano di qua e di là come dei genitori in attesa della nascita del figlio.
Mary Schmitt Boyer
Reporter, The Plain Dealer di Cleveland
Al riscaldamento c’eravamo tutti, e a quei tempi nessuno andava a vedere il riscaldamento, tranne i giornalisti di New York.
Rocky Widner
Fotografo, Sacramento Kings
Ero sulla passerella vicina al soffitto e feci una foto del gruppo che circondava quel ragazzo. Venne trattato quasi come Michael Jordan: veniva inseguito allo stesso modo.
DeSagana Diop
Ala grande, Cleveland Cavs
Non avevo mai visto così tanti giornalisti ad una partita. Ero con i Cavs da due anni.
Terrell Owens In quel momento, gli avevano già addossato il futuro dell’NBA. Micheal Jordan si era appena ritirato, e Kobe era già in NBA da qualche anno. Tutti volevano dargli un’occhiata.
David Stern Era solo una partita con un rookie. Ci saranno sempre ottimi rookie nell’NBA. Ma in quel caso l’hype era più alto di quanto avessi mai potuto immaginare.
Dusty Baker Tutti volevano vedere se quel ragazzo era davvero così bravo, o invece sembrava forte solamente perché era più sviluppato dei suoi avversari all’high school?
Romeo Travis
Ex-compagno di squadra di LeBron all’high school
Guardammo la partita a casa di Brandon Weems [altro ex compagno], nel loro seminterrato. C’era tanto cibo, era come un party. Eravamo concentrati ed eccitati in attesa di vedere cosa avrebbe fatto LeBron. Speravo che giocasse bene abbastanza da zittire i critici. Sapevo che sarebbe stato giudicato per come avrebbe giocato la sua prima partita. Ero nervoso per lui.
Willie McGee
Ex-compagno di squadra di LeBron all’high school
Io non ero per niente nervoso. Per me era come se fosse Natale!
Ricky Davis
Ala piccola, Cleveland Cavs
Sembrava che quella prima partita non arrivasse mai… come per i bambini che aspettano che arrivi Natale. Volevamo vedere come avrebbe giocato quel match.
Doug Christie
Guardia, Sacramento Kings
Quell’atmosfera… Non avevo mai visto niente del genere per un rookie, compreso Shaquille O’Neal. Per quanto Shaq fosse atteso (e io sono entrato in NBA nel suo stesso anno), con LeBron fu tutta un’altra cosa.
Mike Bibby
Playmaker, Sacramento Kings
Si percepiva che quella serata sarebbe entrata nella storia.
Mary Schmitt Boyer C’era una certa… non voglio dire “ansia”… curiosità, più che altro. Come avrebbe reagito?
Chris Webber
Ala grande, Sacramento Kings
Qualche giocatore NBA mi disse che avrebbe vinto almeno 10 titoli NBA. Come si può dire una cosa del genere di un giocatore appena uscito dall’high school?
Tony Massenburg
Ala grande, Sacramento Kings
Entrai in campo e durante il riscaldamento guardai nell’altra metà campo cercando di individuarlo… “Ok, eccolo là, con la fascia in testa”. E mi ritrovai a guardare questo ragazzo che stava andando con tutta la testa sopra il ferro a ogni schiacciata che faceva.
DeSagana Diop Aveva più autorità di chiunque altro su quel campo.
Rocky Widner Non somigliava a nessun altro diciottenne. Al contrario di Kevin Garnett o Kobe Bryant, che sembravano proprio avere 18 anni quando entrarono nella Lega, LeBron sembrava già un adulto.
Dusty Baker La prima cosa che notai furono le spalle di quel ragazzo.
David Stern Non era ancora sviluppato quanto adesso… Doveva ancora diventare più grosso e più largo. Pensai: ‘Santo Dio! Sarà un giocatore unico nel suo genere’.
J.R. Bremer Sembrava che avesse fiducia in se stesso, come se fosse destinato a essere lì, come se fosse abituato a tutta quella pressione, pronto per iniziare e mostrare cosa sapeva fare. Era giovane, e non esternò molto le sue emozioni. Era tranquillo, introverso. Nello spogliatoio era allegro, ma fuori era impossibile capire se fosse nervoso o meno.

Ira Newble
Ala piccola, Cleveland Cavs
Non fece niente fuori dall’ordinario. A parte mordersi le unghie, come aveva sempre fatto.
Ricky Davis Sapevo che era nervoso.
Ira Newble Aveva giocato in summer league, ma quelle non sono ancora partite NBA. Aveva mostrato il suo atletismo e il suo talento durante il traning camp e la preseason. Ma nessuno poteva credere che un diciottenne avrebbe dominato alla sua prima partita in NBA.
Peja Stojakovic
Ala piccola, Sacramento Kings
Com’era calmo… A 18 anni, era alla sua prima partita NBA, fuori casa, ed era pronto. Era pronto, amici.
Ira Newble
Ala piccola, Cleveland Cavs
Non fece niente fuori dall’ordinario. A parte mordersi le unghie, come aveva sempre fatto.
Ricky Davis Sapevo che era nervoso.
Ira Newble Aveva giocato in summer league, ma quelle non sono ancora partite NBA. Aveva mostrato il suo atletismo e il suo talento durante il traning camp e la preseason. Ma nessuno poteva credere che un diciottenne avrebbe dominato alla sua prima partita in NBA.
Peja Stojakovic
Ala piccola, Sacramento Kings
Com’era calmo… A 18 anni, era alla sua prima partita NBA, fuori casa, ed era pronto. Era pronto, amici.

Dajuan Wagner, point guard titolare di Cleveland scelto alla numero 6 al Draft del 2002, iniziò la sua seconda stagione NBA sulla lista degli infortunati, per un problema al ginocchio.

Mary Schmitt Boyer Ricordo che uno dei commentatori disse che LeBron poteva finire per giocare da playmaker in qualunque momento. E ce ne accorgemmo tutti. “Sì, è lui il playmaker”. A prescindere da come fosse catalogato nel boxscore, il playmaker era lui.
Paul Silas
Head Coach, Cleveland Cavs
Non avevamo una point guard, ma lui era il mio “point forward”.

Capitolo 2 – Prima il passaggio – Un Alley-oop per Ricky Davis

Non era una partita semplice per il rookie che aveva già ricevuto il soprannome di “Re”. Nel primo test della sua carriera da professionista, James si sarebbe confrontato colpo su colpo con una delle migliori squadre della Lega. Mentre Sacramento si prendeva un certo vantaggio all’inizio, James rispondeva ai contatti fisici, cominciando a sentire la partita.

Doug Christie Inizia la partita e io lo porto in post. Mi arriva la palla… lo spingo con il corpo cercando di farlo spostare. Non si sposta… In quel momento pensai ‘Caaavolo!’
Paul Silas LeBron era tosto. Contro chiunque difendesse, li faceva lavorare duro.
Tony Massenburg Era fisicamente devastante già allora. Era come M.J. e Clyde Drexler, ma più grosso, con un po’ di Magic Johnson, ma più atletico di lui. Nessuno se l’aspettava.
Terrell Owens Cercava solamente di trovare il suo modo di giocare e il ritmo giusto per dare il via alla sua carriera. Si notava chiaramente con il procedere della partita.
Doug Christie Era loquace, dirigeva i compagni come faceva Magic: “Andiamo!”, “Occhio a quello!”. Era impressionante. Non sono cose che si vedono spesso da un rookie.
Mary Schmitt Boyer In verità, la sua prima statistica [offensiva] fu un assist: un alley-oop per Ricky Davis.
Mike Bibby Ricky era il miglior realizzatore della squadra. Non ero stato messo in marcatura su di lui, perchè la difesa non era il mio punto forte. Iniziai marcando LeBron, per poi valutare come andavano le cose. Non sapevamo come avrebbe giocato.
Ricky Davis Il fatto che LeBron abbia passato quel pallone così difficile, con tutto il nervosismo, la pressione, le aspettative… dimostrò a tutti di cosa era capace: il ragazzo sapeva passare la palla.
Paul Silas LeBron doveva gestire tutte le azioni offensive. E lo fece, esattamente nel modo in cui le avevo disegnate, fin dall’inizio. Fu semplicemente incredibile.
Peja Stojakovic A volte inizi la partita e ti viene un po’ d’ansia. Cerchi di strafare. Invece, la sua maturità e compostezza gli consentirono di attendere che la partita venisse da lui. Prese le decisioni corrette sin dall’inizio.
Chris Webber Ricordo di aver pensato: “Questo ragazzo gioca come se fosse in NBA da 2 o 3 anni!”
David Stern Ricordo di aver apprezzato molto la facilità con cui giocava: rimbalzi, stoppate, palle rubate e assist. Aveva tutto.
Ira Newble Era altruista e dominante allo stesso tempo. Aveva come un’aura, un’energia che lo circondava, che faceva pensare che stesse per accadere qualcosa di buono. Non ho mai giocato con un giocatore del genere.

Capitolo 3 – LBJ in contropiede – “La tempesta perfetta… una palla rubata e il canestro in contropiede”

Con una media in preseseason di 8 punti a partita e il 33% al tiro dal campo, lo scetticismo si stava facendo strada. Le aspettative erano esagerate? Sapeva tirare? Un giornalista locale aveva commentato le sue prestazioni in preseason dicendo che “avrebbe mantenuto medie da rookie normale”.

James mise subito a tacere questi discorsi, segnando i suoi primi 3 tentativi. “Per tutti quelli che pensano che non sappia tirare,” dichiarò a fine partita, “grazie mille!”

Paul Silas Gi avevo detto: “devi tirare. Non vinceremo, altrimenti. Inizia a tirare”.
Mike Bibby A quasi 2,05 metri, era difficile difendere su di lui per uno di 185 cm come me. Quindi provammo a lasciargli spazio per fargli prendere tiri da lontano, invece di penetrare a canestro.
Romeo Travis LeBron aveva un dito rotto durante i Playoffs di stato nel suo anno anno da senior, quindi non aveva fatto molti tiri in sospensione. E così la gente iniziò a dire che non sapeva tirare. Era strano sentire queste voci, per noi che l’avevamo visto segnare 10 tiri da tre in una sola partita all’high school.
Mike Bibby Avevamo impostato la difesa su di lui per vedere se era capace di segnare tiri da fuori.
Romeo Travis Appena iniziò a segnare quei jumper, sapevamo che anche il resto sarebbe andato per il verso giusto.
Mike Bibby Dopo il modo in cui aveva iniziato la partita, dovevamo difendere in modo diverso. Non era turbato da nulla. Segnava da fuori, giocava bene in difesa.
Peja Stojakovic La giocata che ricordo meglio è il passaggio che ha intercettato.
Doug Christie Ero in punta e la palla stava tornando da me. E Peja sapeva che in difesa su di me c’era un ragazzo di 18 anni. Non fece una finta di passaggio, e LeBron recuperò palla e andò in contropiede.
Terrell Owens Ero dietro al canestro. Sapevo che stava per arrivare.
Rocky Widner Era la tempesta perfetta… una palla rubata e il canestro in contropiede. Poteva fare quello che voleva.
Doug Christie Ho guardato Peja e gli ho detto: “Ehi, cosa pensavi di fare? Era chiaro che si sarebbe buttato sulla linea di passaggio!”
Peja Stojakovic Già, Doug mi disse proprio così.
J.R. Bremer Avreste dovuto vedere la panchina pronta a scattare in piedi… e sentivo che il pubblico era in attesa di vedere cosa stava per fare.
Peja Stojakovic L’intera arena era in attesa di qualcosa di straordinario.
Rocky Widner C’erano undici telecamere con controllo remoto distribuite sul campo… [James] saltò in modo perfetto, e allungò il braccio con la palla dietro di sè, quindi non c’era nulla che intereferisse la visuale da qualunque angolazione.
J.R. Bremer Fece la sua tipica schiacciata “cock-back”. Gliel’avevo già vista fare all’high school, ma era in TV, e non a quell’altezza.
Ira Newble Eravamo tutti euforici. Quella schiacciata spazzò via la tensione. Eravamo contenti per il ragazzo.
Terrell Owens L’energia era elettrica. Era come se fossero tutti testimoni di qualcosa di grande. Anche io ne fui testimone.
Rocky Widner Tutti volevano vedere una cosa del genere; LeBron in contropiede per una grande schiacciata. Valeva il prezzo del biglietto.
Doug Christie Sarò per sempre immortalato mentre inseguo LeBron che sta per fare la sua prima schiacciata in NBA.
Ricky Davis Dopo quella schiacciata, la pressione sembrò alleviarsi. Sembrava che LeBron fosse già abituato a tutto questo.
David Stern Mi ricordo che tutti dicevano: “Ora sì che si fa sul serio”.

Capitolo 4 – Ain’t No Fun if the Homies Can’t Have None: ‘Ricky could jump out the gym, too.’

Vedere James dar vita alla sua versione del logo “Jumpman” di Michael Jordan fu sensazionale. Ma fu la giocata successiva che rese perfettamente chiaro chi era LeBron come giocatore e compagno di squadra.

Dopo la schiacciata, James deviò la palla in possesso di Christie e iniziò a correre in avanti. Carlos Boozer raccolse la palla vagante e la lanciò immediatamente LeBron in corsa. Davis era poco dietro di lui.

E quello che accadde dopo stupisce ancora oggi.

J.R. Bremer Aveva la strada libera per il canestro e non andò a schiacciare.
Ricky Davis Stavo correndo in avanti senza pensare che avrei ricevuto la palla. Pensavo solo di andare a festeggiare con LeBron dopo la sua schiacciata.
Ira Newble Tutto ciò che dovevamo fare era correre ed essere pronti a prendere il pallone… LeBron sapeva passare meglio di chiunque altro abbia mai visto; con entrambe le mani, di destro o di sinistro.
DeSagana Diop La passò a Ricky con due mani…
Rocky Widner Ero infastidito dal fatto che avesse passato quel pallone a Davis. Volevo fare altre foto a LeBron.
J.R. Bremer Anche Ricky sapeva saltare… e LeBron cercava sempre di migliorare la squadra. Avrebbe potuto schiacciare lui, ma pensò fosse meglio darla a Ricky e lasciarlo carburare.
Ricky Davis La passò indietro a me, e io feci quello che sapevo fare meglio.
Doug Christie Quasi tutti i giocatori giovani non avrebbero fatto la stessa cosa. Hanno voglia di schiacciare. Sapeva bene che sarebbe stato su ESPN, su tutti gli highlights, anche solo per chi era. E invece la passò a Davis? Ricordo di aver pensato: “È davvero unico”.
Chris Webber La passò a un compagno quando avrebbe potuto schiacciare in contropiede. Dissi a me stesso: “Wow… è un grande leader”.
Terrell Owens Vedendo una cosa del genere, ci si rende conto di quanto è altruista. A volte è stato criticato per essere fin troppo altruista. Ma da quel momento in poi, è sempre rimasto lo stesso…
Romeo Travis Questo è il tipo di persona che è LeBron… Non gli interessa solamente fare punti o apparire negli highlights. Vuole che tutti si sentano coinvolti.
Willie McGee È una di quelle cose che non ti divertono se le fai da solo. Vivere esperienze insieme ad altra gente le rende molto più speciali e crea molti più bei ricordi. Fummo fortunati ad avere ottimi allenatori che ci aiutarono a capire che nessuno è più importante della squadra, nonostante LeBron sia il miglior giocatore di sempre.
Tony Massenburg Ciò per cui Michael Jordan venne criticato lungo tutta la carriera era l’abilità di passaggio e di coinvolgere i compagni. LeBron le dimostrò non appena scese su un campo NBA. Il fatto che non fosse stato allenato a farlo, ma che l’avesse già dentro di sè, come Magic Johnson, come una point guard… Questo aspetto mi colpì molto. Era grosso come Karl Malone, con la capacità di Magic Johnson nel coinvolgere i compagni e migliorare chi gioca con lui.

James chiuse il primo quarto con 12 punti, 2 rimbalzi, 3 assist e 2 palle rubate. Per molti professionisti sono ottimi numeri su un’intera partita. Cleveland andò in vantaggio nel quarto quarto, sull’85-83, con un canestro da 3 punti di J.R. Bremer su assist di (chi se non lui) LeBron James. E poi la chimica di squadra e l’esperienza dei Kings nelle partite importanti permisero loro di allungare e vincere 106-92.

Ma il migliore in campo, e con largo margine, fu il 18enne astro nascente da Akron.

Con 25 punti, 6 rimbalzi, 9 assist e 4 palle rubate, il debutto di James è fra i migliori nella storia dello sport, fianco a fianco con quelli di Willie McCovey e Wilt Chamberlain nel 1959; Frank Tankerton nel 1961, Iverson nel 1996, Cam Newton nel 2011 e Robert Griffin III nel 2012.

Secondo quanto riporta Elias Sports Bureau, James a 18 anni e 303 giorni è il più giovane giocatore nella storia della Lega con almeno 25 punti, 5 rimbalzi e 5 assist, e con circa tre anni di distacco da Willie Anderson (21 anni, 302 giorni) e Grant Hill (22 anni, 30 giorni).

La prima serata fra i professionisti di James lo fece anche diventare uno degli unici 5 giocatori negli ultimi 50 anni ad aver registrato almeno 25 punti, 5 rimbalzi e 5 assist al debutto NBA.

Il futuro della Lega era arrivato. Un intero Paese, a malincuore o meno, ne era testimone.

Willie McGee Dopo quel primo guarto pensai: “Cavolo, potrebbe essere ancora più forte di quanto pensassi.”

Capitolo 5 – Believe The Hype – ‘Dico sempre che è stato creato da Dio per giocare a basket’

Solamente una delle 69 partite NBA trasmesse da ESPN nella stagione precedente ebbe un rating più alto del debutto di LeBron James: il primo incontro fra O’Neal e Yao Ming, il 17 gennaio 2003.

In tutto il Paese, 2.49 milioni di famiglie restarono incollate alla tv per vedere come avrebbe reagito alla pressione. Andarono al lavoro o a scuola il giorno seguente assonnati ma pieni di energia.

La leggenda dei Celtics Red Auerbach, 9 volte campione NBA da allenatore, aveva già visto abbastanza: “Fa sul serio”. E Silas predisse che in meno di 5 anni James sarebbe stato al comando della Lega.

Il verdetto era già stato pronunciato.

James non era solamente nato per quel momento. Era il momento stesso.

Romeo Travis Eravamo su di giri! Correvamo in giro per il seminterrato, saltavamo su e giù. Perchè non si sa mai come può andare una carriera. Non importa quanto avesse fatto fino a lì, non si poteva esser sicuri di cosa sarebbe successo. Non si può fare progetti, si può solo sperare
Mike Bibby È assolutamente stato all’altezza delle aspettative.
Terrell Owens Ero lì seduto e pensavo: “Questo ragazzo è incredibile”.

Ricky Davis Penso che sia stato all’altezza delle aspettative già in preseason. Gli serviva solo un po’ di tempo per iniziare a sentirsi a suo agio.
Rocky Widner Era assolutamente a suo agio. Si vedeva chiaramente che sarebbe andato bene sin dall’inizio.
Ira Newble Ero in panchina con qualche altro giocatore, e continuavamo a guardarci stupiti vedendo come LeBron stava giocando quella sera, a 18 anni. Non ci si aspettava che avrebbe avuto quell’impatto dal primo giorno, dalla prima partita. Non ricordo nessun altro giocatore in uscita dall’high school che abbia fatto la stessa cosa. A tutti gli altri era servito un po’ di tempo per riuscire a fare quello che LeBron aveva fatto dal primo giorno.
Tony Massenburg Pensavo che sarebbe stata più dura per lui, invece continuava a giocare e segnare con facilità… Nessuno riusciva a fermarlo. Se c’era qualcuno rapido come lui, di certo non aveva la stessa stazza. E se c’era qualcuno abbastanza forte da tenerlo lontano da canestro, non era abbastanza rapido per restare con lui…
Paul Silas Stava dirigendo il gioco: tiri, rimbalzi… faceva tutto, e molto bene. Non avevamo molti altri grandi giocatori, ma lui fu eccezionale. Fece tutto ciò che poteva.
J.R. Bremer Dai lay-up di sinistro, alla capacità di trovare l’uomo smarcato, alle folli schiacciate… non c’era niente di nuovo per lui. Giocava a basket, nient’altro.
Tony Massenburg I suoi 25 punti sarebbero potuti essere 35, se avesse voluto. Non giocò in stile Michael Jordan, pensando “Se c’è bisogno che ne faccia 40, ne farò 40”. Vidi solamente un ragazzo che voleva giocare seguendo il flusso del gioco stesso.

Peja Stojakovic Vincemmo abbastanza facilmente. Ma dopo la partita, parlavamo tutti solamente di LeBron e di che giocatore sarebbe diventato.
David Stern Considerando che si trattava semplicemente del debutto di un giovane in NBA, fu un evento straordinario.
Tony Massenburg Il ragazzo era davvero maturo. Guardai come stava gestendo la situazione. In quel momento era letteralmente il 18enne più famoso e più atteso al mondo. Penso che non ci sia mai stato in qualunque sport un 18enne che abbia ricevuto più attenzioni di LeBron James. Io osservai il modo in cui gestì tutto questo alla sua prima volta sul palcoscenico, e alla fine ero convinto che quel ragazzo fosse più maturo dei suoi anni, ed era sicuramente il più grande talento che avessi mai visto.
Peja Stojakovic Anche guardandolo ora e cercando di ricordare quella serata, ci si stupisce di quanto fosse pronto.
Chris Webber Giustamente, parlando di LeBron si sottolinea quanto è forte. Ma cosa dire del modo in cui ha saputo essere all’altezza delle aspettative… Wow!
DeSagana Diop LeBron è speciale. Dico sempre che è stato creato da Dio per giocare a basket. Una cosa che capita una volta ogni 100 anni.
Mary Schmitt Boyer Avevamo la sensazione che non saremmo mai stati in grado di rendere giustizia sui giornali a quell’evento…
Rocky Widner Quella sera è passata alla storia. Ma c’è da capire che in quel momento nessuno poteva sapere per certo che avrebbe avuto una carriera del genere. Era sicuramente completo ed era chiaro che sarebbe stato un ottimo giocatore, ma non potevamo sapere che sarebbe diventato indiscutibilmente uno dei tre o quattro giocatori migliori della storia.
Mike Bibby A 50 o 60 anni da oggi, rimarrà il fatto che io ero sul campo, e in diretta TV, durante la prima partita di uno dei più grandi, se non del più grande di sempre.
David Stern Non considerai quella partita come un momento fondamentale della storia dell’NBA… Diversi giocatori fanno grandi partite. Lui era molto giovane e fece una grande partita. Ma non ero pronto per stabilire che quella partita avrebbe esemplificato la sua carriera, o che fosse un segno del fatto che sarebbe stato uno dei più forti di sempre. Non riuscii a prevedere che giocatore sarebbe diventato. Ma per tutta la partita pensai che quel ragazzo sapeva davvero giocare a basket.
Terrell Owens Sono sempre stato un suo fan, da quel momento in poi.
Chris Webber Rimasi impressionato da quella prima partita quanto oggi sono impressionato dalla sua carriera.
Ricky Davis Per me sarà sempre quel ragazzo al primo anno, il “mio” rookie. Non importa che ora sia una superstar, o quanti anelli abbia vinto… Per me sarà sempre quel rookie, mio compagno di squadra.
J.R. Bremer Dopo la sconfitta, LeBron entrò in spogliatoio e, da leader qual è, disse: “Ragazzi, è stata dura, ma domani abbiamo un’altra partita”. Non si disperò per aver perso la sua prima partita. Era pronto per tornare in campo l’indomani e vincere.