Una follia dei Boston Celtics, senza mezzi termini, ottenere indietro così poco per Jaylen Brown.

Follia. Non è semplice commentare diversamente scambi come quello che ha portato Jaylen Brown ai Philadelphia 76ers in cambio di Paul George e scelte. Forse, in termini di differenza tra valore di giocatore e contropartita, siamo attorno ai livelli di Luka Doncic ai Los Angeles Lakers per Anthony Davis e una scelta. Anche lì parlammo di follia, per gli stessi identici motivi.
La gravità non è tanto lo scambio di Jaylen Brown in sé. Si è discusso tanto della percezione delle statistiche avanzate, le cosiddette analytics, che non riconoscono al giocatore un valore minimamente vicino a quello che consigliano i numeri da box score, i risultati di squadra e la semplice vista. Non è un paradosso, dipende dall’archetipo, da come e quanto migliora i compagni, dal suo ruolo in campo e via dicendo. Se Brad Stevens pensava che si fosse giunti alla fine di un ciclo, se dopo il tentativo di scambio per Giannis Antetokounmpo non c’era modo di tornare indietro, bene: nessuna critica alla decisione di cambiare aria. Ma così è una miseria.
Nessun beneficio per i Celtics
Ad arrivare in cambio del Finals MVP del 2024, nemmeno 30enne e reduce da una stagione chiusa tra i primi sei candidati nelle votazioni per l’MVP stagionale, è Paul George: un 36enne che ha alle spalle un’annata da sole 37 presenze a causa di una squalifica dovuta alla violazione delle normative antidoping e prima di essa una media di 50 presenze nelle sei stagioni precedenti, tra cui sole 31 nel 2021/22 e 41 nel 2024/25 a causa di svariati infortuni – l’ultimo dei quali al ginocchio, con dolore cronico. Non molto giustificabile, se vista così, e infatti ci sono anche delle scelte al Draft.
In questo caso, ai Boston Celtics è andata meglio che ai Dallas Mavericks. Ad arrivare sono infatti due second-round pick con svariate condizioni, precisamente una 2028 e una 2030, assieme a una first-round pick non protetta nel 2031 e a un’altra first-round pick un po’ strana nel 2028, inizialmente dei Clippers. Questa è la spiegazione letterale di Keith Smith di Spotrac: Boston ottiene la scelta di Philadelphia se questa finisce nel range 1-8; se finisce nel range 9-30, Boston ottiene la più vantaggiosa tra la propria scelta e quella dei Clippers, con la rimanente che va in mano ai 76ers.
La sola giustificazione per accettare uno scambio simile nei panni dei Boston Celtics è questa, un paio di scelte al primo giro e un paio di seconde. Non abbastanza. Non abbastanza considerando anche i due stipendi, che mettiamo a confronto:
- Paul George: $54.1M nel 2026/27; $56.6M (player option) nel 2027/28
- Jaylen Brown: $57M nel 2026/27, $61.0M nel 2027/28, $64.9M nel 2028/29
Siamo praticamente nello stesso range, i Celtics risparmiano giusto $3 milioni, comunque non sufficienti a evitare la tassa. Con un roster completo, infatti, Boston si trova appena sotto il primo apron, una soglia salariale che non può in alcun modo superare a causa di una condizione chiamata hard-cap, e avrà bisogno di altre mosse – marginali oppure no, considerando anche la potenziale uscita di Derrick White – per diminuire le spese nel corso della stagione.
Nessun beneficio immediato, insomma. E si sottolinea “immediato” per un semplice motivo. Paul George accetterà la gargantuesca opzione contrattuale il prossimo anno e poi libererà il payroll di squadra: questo con largo anticipo rispetto a quanto sarebbe successo con Jaylen Brown, che ha altri tre anni e avrebbe chiesto minimo altri due al massimo salariale. A lungo termine, si risparmiano ovviamente soldi. Ma “nell’immediato” i Celtics sono in una finestra competitiva e proprio adesso hanno il dovere di muoversi verso il titolo.
Se anche il mercato attuale per Brown era nullo, perché non insistere ancora un po’? Che fretta c’era? Da ogni report emerge che Brown non abbia forzato lo scambio – che poi sia vero o no, è un’altra cosa, ma comunque ci sarebbe stata davanti un’estate e un periodo di mezzo entro la deadline. Davvero non si trovava di meglio? Questa, al netto di tutto, rischia di rivelarsi una grande colpa: la fretta.
I 76ers ora fanno abbastanza paura
E non finisce qui, perché tra le altre controindicazioni c’è anche quella di aver rinforzato una delle forze dell’est come i 76ers. Philadelphia si era già mossa molto bene fin qui, lasciando andare Quentin Grimes e Kelly Oubre Jr. in free agency per firmare alle cifre della piena MLE un ottimo difensore come Dean Wade, nel quintetto titolare dei Cavaliers alle scorse Conference Finals.
Dopo l’acquisto di Brown, i 76ers possono contare su un quintetto titolare di altissimo livello, il tutto mantenendosi al di sotto del primo apron, al quale sono hard-capped come Boston. A dire il vero, i Sixers al momento non devono neppure pagare tasse, ma andranno in zona penale di pochissimo dopo aver completato il roster: magari con qualche aggiustatina ai margini potrebbero persino evitarla per quest’anno.
Certo, considerando che comunque Tyrese Maxey, Joel Embiid e Jaylen Brown faranno oltre $155 milioni in tre e purea lungo termine. Ma comunque meglio di fare $150 milioni in tre con Paul George 36enne per altri due anni. Poi, per carità, costruire una squadra non è una somma o una sottrazione di talento: a questo nucleo manca evidente playmaking, qualcuno che connetta, così come la salute di Embiid resta un’incognita e c’è da capire la complementarietà tra Maxey e Brown – nonostante il contratto di quest’ultimo obblighi già a un impegno a lungo termine.
Ma adesso quel talento è molto più di prima, e trovare una quadra per questo roster vorrebbe dire trovare anche una soluzione per contendere nella Eastern Conference. Tutto, per gentile concessione dei Boston Celtics, diretti rivali.