Dopo un’annata difficile, è tempo di decisioni altrettanto difficili per i Sixers: questi sono i motivi per cui Tyrese Maxey, ancora prima di Paul George e la scelta numero #3, dovrebbe essere mosso.

Con l’offseason NBA ormai nel vivo, i Philadelphia 76ers si trovano di fronte a una scelta strategica cruciale. Secondo alcune voci di mercato, il front office starebbe valutando un possibile scambio con gli Utah Jazz che coinvolgerebbe Paul George e la terza scelta al Draft 2025 in cambio della quinta scelta. La ratio di uno scambio simile sarebbe ovviamente quella di liberarsi del disastroso “Cap Plan” di Morey ed è volto a liberare spazio salariale, ma c’è un’opzione ben più radicale e potenzialmente più vantaggiosa che il Front Office dovrebbe perseguire: scambiare Tyrese Maxey.
Maxey, nel contesto attuale, rappresenta l’asset più prezioso e monetizzabile della franchigia, e muoverlo ora potrebbe essere la chiave per rilanciare davvero il progetto, riappropriandosi di un futuro a lungo sacrificato in nome del vincere subito, una mossa cruciale per quando arriverà il momento di ricostruire.
Dopo la recente trade che ha portato Desmond Bane a Orlando in cambio di un pacchetto equivalente a quattro prime scelte (più un pick swap), il mercato ha ridefinito i valori delle giovani guardie. Maxey, reduce da una stagione da All-Star a soli 23 anni, ha probabilmente un potenziale di mercato persino superiore.
Secondo analisi riportate anche su Liberty Ballers e SixersWire, Tyrese Maxey potrebbe fruttare 5 o 6 prime scelte in uno scambio ben orchestrato. Nessun altro asset dei Sixers, George incluso, può avvicinarsi a un simile ritorno.
Il problema della coesistenza
Esiste una questione tecnica fondamentale in seno ai Sixers da quanto è andato via Harden: la composizione del backcourt. Se i Sixers dovessero decidere di usare la terza scelta su una guardia, si troverebbero con un reparto esterni composto da Maxey, McCain, Grimes e il rookie scelto in una combinazione che, a livello difensivo, non reggerebbe nei playoffs. Lo stato attuale dell’arte in NBA parla chiaro: con sole guardie piccole e rapide ma con scarsa taglia e attitudine difensiva, rischi di costruire una difesa che naviga la regular season senza alcuna possiiblità di sopravvivere ai Playoffs. E Maxey, per quanto esplosivo, non ha ancora mostrato di poter reggere matchup difensivi di alto livello nelle serie che contano.
Il fallimento nel ruolo da primo violino
Una riflessione importante, spesso trascurata nei discorsi che circondano Maxey, riguarda quanto non sia riuscito a guidare i Sixers in assenza di Joel Embiid. Quando il centro camerunese si è infortunato a stagione in corso, la squadra è stata affidata alla giovane guardia, con l’esplicito sostegno della dirigenza. Daryl Morey, in più di un’intervista, aveva dichiarato che il roster era stato costruito per competere anche senza Embiid.
La risposta sul campo, però, è stata disarmante. Nonostante le cifre importanti (oltre 25 punti e 6 assist di media), la squadra ha perso regolarmente mettendo infatti insieme solo 24 vittorie. Le sue prestazioni, spesso brillanti sulla carta, si sono tradotte in ciò che comunemente si definisce empty stats: numeri gonfiati in contesti poco competitivi, senza impatto reale sul risultato. Il record negativo accumulato nel periodo senza Embiid è stato la conferma che Maxey non è in grado di guidare una squadra NBA da protagonista, né in termini di leadership, né come motore tecnico-tattico.
Ulteriore riprova di questo è l’efficienza in termini di TS% fatta registrare da Maxey in questa stagione da atteso protagonista che si è attestata al 54%. Segnali si erano già visti nelle partite giocate con Harden: con Il Barba in campo, Maxey produceva il 66,1% di TS% in 1628 minuti mentre crollava al 56,9% in 6746 minuti giocati senza l’attuale guardia dei Clippers. Fluttuazioni significative si riscontrano anche nel duo con Embiid. Col centro in campo, in 6345 minuti Maxey tira col 59% di TS% mentre nei 3842 minuti giocati senza l’ex MVP il dato scende al 56,1%.
E questo è un problema. Perché se un giocatore ha valore massimo quando non è ancora pagato come una superstar, ma dimostra di non poterlo essere, allora il momento migliore per muoverlo è esattamente questo.
Paul George e la #3 per la #5: uno scambio buono solo per il salary cap
L’alternativa più discussa, ovvero spedire Paul George e la scelta #3 a Utah per ottenere la #5, appare, in confronto, un’operazione senza coraggio. George, pur essendo ancora un ottimo giocatore (da sano), è sicuramente entrato nella fase calante della carriera. Scambiarlo ora per scendere di due posizioni nel draft non modifica realmente lo scenario competitivo della squadra. Si tratta di una classica “maintenance trade”: si fa qualcosa ma non cambia nulla se non liberarsi di quello che è uno dei peggiori contratti attualmente elargiti sotto il nuovo CBA, liberando spazio sul cui reimpiego non esistono certezze data l’assenza di stelle in procinto di firmare altrove da free agent.
Perché scambiare Maxey ha più senso
Maxey rappresenta oggi l’asset con il più alto valore potenziale per i Sixers. Nonostante il suo status di All-Star e la giovane età, ha già raggiunto un punto di mercato in cui può garantire un ritorno clamoroso: cinque prime scelte, oppure un pacchetto di giovani di talento su cui costruire il futuro. Prolungarlo a cifre massime vincolerebbe per anni il monte salari su un giocatore che non è ancora, e forse non sarà mai, in grado di guidare una squadra da titolo.
Inoltre, la sua permanenza creerebbe un evidente disallineamento temporale rispetto agli altri asset principali: Joel Embiid e Paul George sono oltre il picco della loro carriera, mentre Maxey è ancora nella fase di crescita. Tenerli insieme costringe la squadra a una rincorsa continua tra due linee temporali che non si incontreranno mai
Oltre all’aspetto tecnico già evidenziato e all’opportunità che si aprirebbe per i Sixers di cercare un vero playmaker possibilmente anche abile nel difendere, c’è una questione di tempismo vitale. Se dovessero vivere un’altra stagione difficile con Maxey in copertina a guidare lo show quando Embiid non gioca, il trade value del nativo di Dallas potrebbe precipitare zavorrando ulteriormente la franchigia con un contratto del quale diventerebbe difficile liberarsi.
Separarsi da una delle tre guardie a roster è quasi inevitabile, e Maxey, per quanto il più talentuoso attualmente, è anche il solo a poter portare un ritorno tale da cambiare davvero il futuro della franchigia. Scambiarlo ora, al picco del valore, è una mossa dura ma razionale. Una scelta da squadra che vuole ripartire sul serio.
Mantenere Maxey, George e Embiid e limitarsi a scambiare una scelta alta per una più bassa rischia di riportare Philadelphia nella terra di nessuno: troppo buoni per tankare, troppo poco attrezzati per vincere. È il peggior posto dove stare in NBA. Al contrario, muovere Maxey oggi, al picco del valore di mercato, consentirebbe alla franchigia di prendere il controllo del proprio destino e di affidarsi in parte a McCain, che ha dato segnali incoraggianti per quanto concerne il prendere il testimone come guardia titolare.
A volte, la mossa giusta è anche quella più difficile da accettare. Tyrese Maxey è amato dai tifosi, ma se i Sixers vogliono davvero cambiare rotta e uscire dal limbo tecnico e salariale in cui si trovano, è da lì che devono partire.
Scambiare George e la #3 per la #5 sarebbe un modo per muoversi senza spostarsi. Scambiare Maxey, invece, è un atto di lucidità strategica. È un rischio, ma forse è anche l’unica strada vera per costruire qualcosa di nuovo.