La stella dei Warriors parla di come invecchiare con classe nell’NBA, di legacy, della campagna “Protect This House” di Under Armour e molto altro

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Questo contenuto è tratto da un articolo di Marc J. Spears per Andscape, tradotto in italiano da Anna Cecchinato per Around the Game.


LeBron James e Chris Paul hanno entrambi più di 35 anni e giocano ancora a un livello altissimo. Il padre di Stephen Curry, Dell, ha giocato nell’NBA fino all’età di 37 anni. E martedì, la stella stessa dei Golden State Warriors è entrata a far parte dello stimato club NBA degli over 35.


Curry potrebbe chiedere a suo padre e a molti altri giocatori attuali e del passato parole di saggezza su come invecchiare con stile in questa lega. Invece, l’MVP delle Finali NBA 2022 ha chiesto consiglio ai futuri quarterback della Pro Football Hall of Fame Tom Brady (45 anni) e Aaron Rodgers (39 anni).

“Il mio vero ma falso obiettivo era raggiungere mio padre, che ha giocato nell’NBA per 16 anni”, ha detto Curry ad Andscape dopo la vittoria ai supplementari dei Warriors sui Milwaukee Bucks l’11 marzo. “Ma ora, arrivato a questo punto, ti rendi conto che dopo 16 anni ne aveva 37. Ricordo che negli ultimi tre anni della sua carriera, a Milwaukee, aveva problemi alla schiena. Ricordo tutti i sacrifici che ha dovuto fare per riuscire a giocare in quegli ultimi anni. I tempi del prime sono cambiati.

“Come mi sento ora non è come pensavo che mi sarei sentito a 35 anni. Sento di avere ancora molto da fare. Amo il mio lavoro. Chi può sapere cosa si prospetta per il futuro? Ho parlato con Tom Brady, Aaron Rodgers e altri grandi veterani. Sono stati bravi a concentrarsi su ciò che accade in tempo reale. Hanno 40 anni e sentono di poter ancora giocare. Sto cercando di rimanere in quella modalità. Trentacinque anni sono un traguardo importante, ma il prossimo sono i 40. Visto come mi sento adesso, chi lo sa?”.

Curry è nato il 14 marzo 1988 ad Akron, Ohio. Il due volte MVP è stato scelto dai Warriors alla numero 7 assoluta nel Draft del 2009. Curry ha poi vinto quattro anelli e si è guadagnato il titolo di All-Star per nove volte. Il giocatore di 1,88 cm e 84 kg è considerato il più grande tiratore di tutti i tempi, ed è il numero uno della lega in quanto a tiri da 3 punti realizzati.

Negli ultimi anni, Curry ha scherzato sul fatto che secondo suo padre si capisce di star diventando vecchi per giocare quando si iniziano ad avere “infortuni da vecchi”. In questa stagione Steph ha saltato 26 partite per infortunio, ma quando è sceso in campo è stato sensazionale, con una media di 29,6 punti, 6,3 assist, un massimo in carriera di 6,3 rimbalzi e 5 tiri da tre a partita.

“È sicuramente l’atleta con la migliore forma fisica che mi sia mai capitato di vedere nell’NBA”, ha dichiarato il coach dei Warriors Steve Kerr. “Nessuno combina l’etica del lavoro con quelle skills e una resistenza e rapidità straordinarie. Invecchierà bene. Sta ancora giocando a livelli altissimi. Vederlo al lavoro è uno spettacolo”.

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Curry e Draymond Green sono compagni di squadra da lungo tempo e hanno vinto insieme quattro titoli NBA. Green si meraviglia ancora dei risultati ottenuti da Curry e lo ha descritto come “uno dei giocatori NBA più incisivi di sempre”.

“È pazzesco. Vedendo LeBron dopo i 35 anni, la gente dà per scontato cosa significhi avere quell’età nell’NBA, soprattutto per una guardia della stazza di Curry. Si sono visti giocatori un po’ più grandi di lui durare così a lungo, ma nessuno della sua taglia”, ha detto Green ad Andscape. “E’ speciale ciò che sta facendo. L’attenzione ai dettagli per ciò che fa quotidianamente lo mette in condizione di essere così performante. Vederlo dominare a questa età con quella stazza è qualcosa che non si è mai visto”.

Va ricordato che, se Steph alla sua età dovesse vincere il suo quinto titolo, entrerebbe a far parte del gruppo esclusivo delle leggende NBA con cinque o più anelli, che vanta dei nomi di Bill Russell (11), Bob Cousy (sei), Kareem Abdul-Jabbar (sei), Michael Jordan (sei), Scottie Pippens (sei), Magic Johnson (cinque), Kobe Bryant (cinque) e Tim Duncan (cinque). Sebbene i Warriors stiano quasi faticando a restare in zona Playoffs in questa stagione, Curry ha affermato che l’obiettivo è ancora quello di vincere.

“Significherebbe tanto, perché a un certo punto si pensava che fossimo finiti già prima della scorsa stagione”, ha detto Curry in una recente intervista rilasciata a Under Armour. “E’ solo una questione di ambizione. Capisci che ogni titolo che ottieni ti mette in un’altra categoria di leggende che hanno vinto ai massimi livelli. Ovviamente Bill Russell non lo raggiungerà nessuno. Ma arrivare a Jordan che ne ha vinti sei, a Kobe che ne ha vinti cinque, a Tim Duncan. È una questione di legacy che vogliamo continuare a creare, anche se abbiamo già fatto molto, ed è per questo che continuiamo a lavorare instancabilmente.”

Vent’anni fa, Curry era un giocatore non particolarmente promettente della Charlotte Christian High School (North Carolina), che sarebbe diventato una star del vicino Davidson College. In quel periodo, Under Armour ha lanciato la famosa campagna pubblicitaria Protect This House (proteggere questa casa), in cui il giocatore di football Eric “Big E” Ogbogu chiamava all’azione i suoi compagni di squadra gridando: “Dobbiamo proteggere questa casa!”. È diventato un motto per gli americani quando giocano in casa.

Curry è ora il volto del marchio Under Armour, di cui è anche co-proprietario. Nel giorno del suo compleanno, Under Armour lancia una nuova campagna Protect This House per “rimodellare ancora una volta il panorama sportivo aiutando i giovani atleti di oggi a proteggere tutto ciò che sono e tutto ciò che diventeranno”.

Curry ha ricordato con affetto la vecchia campagna Under Armour che aveva visto alle superiori ed è entusiasta di riportare in auge lo slogan.

“È una di quelle musiche iconiche, ma anche le immagini mi hanno fatto venire la pelle d’oca, solo per l’energia bruta”, ha detto Curry. “E poi ovviamente quella frase. Tutti imitavano la voce di Big E nello spogliatoio, ed è diventato il coro del vantaggio del giocare in casa. E ora è entrato a far parte del gergo sportivo per radunare le truppe e assicurarsi che si capisca cosa significa giocare in casa. Con questa generazione di atleti, si tratta di capire cosa significa sentirsi parte della squadra e di qualcosa di più grande di te. Sapendo che 20 anni dopo avrebbe avuto un impatto simile, è bello farne parte”.

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Curry è un grande sostenitore dello sport femminile, in particolare della pallacanestro nelle scuole superiori e college. In questa stagione, Steph è stato regolarmente presente alle partite di basket femminile dell’Università di Stanford per sostenere il centro Cameron Brink. I genitori di Curry, Sonya e Dell, erano compagni di stanza al college dei genitori di Brink, Michelle e Greg, alla Virginia Tech.

Sebbene Under Armour abbia diversi clienti NBA, tra cui la stella dei Philadelphia 76ers Joel Embiid, la nuova campagna Protect This House include Curry, la guardia delle Las Vegas Aces Kelsey Plum e l’attaccante della University of South Carolina Aliyah Boston.

“Questo dimostra come il panorama sia cambiato”, ha detto Curry. “Parla di quanto sia importante avere una rappresentanza trasversale di ciò che significa essere un atleta e un campione di alto livello. Tutti e tre abbiamo vinto ai massimi livelli. E’ un’iniziativa che amplia la portata di ciò che facciamo ad Under Armour, e che dimostra anche, in termini di sport in generale, di come il gioco continui a cambiare, e la possibilità per queste donne straordinarie di essere protagoniste di una campagna come questa parla da sé”.

Curry e i Warriors sono riusciti a proteggere la loro casa, visto che alla partita di lunedì contro Phoenix hanno un record di 28-7 al Chase Center. In trasferta, invece, è tutta un’altra storia per i campioni in carica, con un record di 7-27. Golden State ha perso nove partite di fila in trasferta e l’ultima vittoria lontano da San Francisco risale al 30 gennaio a Oklahoma City.

“È un’esperienza interessante, tipo yin e yang, quando si tratta di come giochiamo in casa e come giochiamo in trasferta”, ha detto Curry. “C’è un fattore di orgoglio che deriva dal fatto di non permettere agli avversari di uscire dal campo di casa sicuri di sé. Non è necessario essere perfetti ogni sera, ma sembra che al Chase Center riusciamo a trovare quella marcia in più, quella grinta che ci aiuta a vincere. Ovviamente dobbiamo trovarla anche in trasferta se vogliamo provare a fare qualcosa di concreto quest’anno”.

“Ma almeno si possono individuare degli aspetti positivi. Anche se siamo appena intorno allo 0.500, abbiamo dimostrato che proteggere la nostra casa è importante e siamo in grado di farlo. Dobbiamo riuscire a ottenere questi risultati anche in trasferta e trovare un’identità al di fuori del Chase”.