Il coach degli Spurs ci ha riempiti di momenti divertenti, e non, in cui la sua personalità è esplosa contro diverse “vittime”. Riviviamo i migliori.

FOTO: NBA.com

Questo contenuto è tratto da un articolo di Josh Paredes per Air Alamo, tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game.


Popovich ha guidato gli Spurs ai Playoffs per oltre 20 anni di fila, e potrebbe tornarci (a sorpresa) quest’anno, se San Antonio riuscisse a superare il Play-In.

A prescindere dal suo più o meno vicino addio alla pallacanestro da coach, Gregg Popovich ci ha già riempiti di tantissimi ricordi e aneddoti, in primis quelli riguardanti i cinque anelli vinti; dall’altro lato della medaglia, invece, troviamo anche un numero considerevole di “incidenti diplomatici” con giornalisti, giocatori e altre persone del tutto innocenti. Ma è Pop così: una domanda sbagliata, o anche un approccio nel momento sbagliato, può generare un’esperienza poco piacevole per il macapitato.

Forse quella in corso potrebbe essere l’ultima stagione del coach più vincente della storia NBA. Aspettando il momento della decisione a fine anno, intanto riviviamo i 15 momenti più celebri in cui Pop ha letteralmente demolito i suoi interlocutori.

#13: “How the fuck you like us now?”

Vittime: haters di Team USA

Mentre gli Stati Uniti si avvicinavano alla vittoria del quarto oro olimpico consecutivo a Tokyo 2020, sembrava che molti giornalisti ed opinionisti – in primis Kendrick Perkins, Skip Bayless e Joe Vardon – sperassero in un fallimento della squadra.

Come ampiamente pronosticato, in ogni caso, Team USA è riuscito a portarsi a casa la medaglia d’oro, battendo la Francia in finale. E nel post-partita, Pop si è lasciato andare: 

“Vorrei dire un’ultima cosa a quelli che ci guardano… How the fuck you like us now?”

#12: Stephen Jackson vs il suo stesso rap 

Vittima: Stephen Jackson

Una cosa in cui Popovich è stato sempre eccellente è la gestione delle tante differenti personalità a roster: non tutti sono Tim Duncan, anzi, sicuramente non Stephen Jackson, uomo dalla personalità scottante.

Anche un Jackson furioso, però, non poté non calmarsi quando Popovich usò un trucco inimmaginabile davanti a tutti i compagni in allenamento:

“Ero arrabbiatissimo. Ero tornato in spogliatoio e stavano trasmettendo un mio video rap. Tutti hanno riso moltissimo, e Pop sapeva come sarebbe andata. È un genio in questo.”

(Stephen Jackson)

#11: Zitto, Sean!

Vittima: Sean Elliott

I San Antonio Spurs recentemente hanno ritirato i numeri di maglia di Ginóbili, Duncan e Parker, e Pop ha avuto un ruolo fondamentale nel permettere ai Big Three di restare scolpiti nella storia della franchigia.

Nel corso della cerimonia del ritiro della maglia della point guard franco-belga, però, Pop se l’è presa con… Sean Elliott:

“Ha parlato per tutta la serata, dicendo cose che tutti diremmo. Quindi Sean, davvero, per una volta siediti e taci.”

#10: Maledetta torta di carote

Vittima: Tim Duncan

Qualcosa di più allegro. Altra cerimonia di ritiro della maglia, questa volta la numero #2 di Duncan, altro show di Pop.

Un giorno il coach lasciò una fetta di torta di carote a Duncan. Fu solo l’inizio: nel corso degli anni, Tim si abituò alla cosa e Popovich dovette compiere il rito “per 20 anni! Nemmeno David Robinson, Bruce Bowen e Sean Elliott mi hanno mai tenuto impegnato in questo modo. Ma Timmy è speciale, dunque dovevo necessariamente dargli questa torta ogni volta.”

#9: Due domande, nulla più

Vittima: Charles Barkley (e tanti altri)

Siamo abituati a vedere Barkley negli studi di Inside The NBA, ma un giorno la crew non ha resistito e gli ha affidato il campo per le interviste a partita in corso… proprio in una gara degli Spurs, con Popovich. 

Sanno tutti che Pop ha sempre odiato questo tipo di interviste, e a Charles Barkley in particolare ha dovuto ricordare che non poteva venire meno alla promessa fatta: solo due domande. (prima clip del video sotto)

“Questa è già la terza, o sbaglio? Non avevi detto solo due?”

#8: Nessuno è felice qui

Vittima: David Aldridge

Povero David, dovrei scrivere un secondo articolo parlando solo dei suoi personali incidenti con Popovich.

Il più celebre è probabilmente quello in cui, dopo tre quarti di una partita, DA ha usato la parola “happy” per chiedere un suo parere sulla shot selection degli Spurs. La risposta di Pop, fissando Aldridge negli occhi:

“Contenti? Se siamo “contenti” non è una cosa a cui pensiamo nel corso della gara, c’è altro a cui pensare. Siamo nel mezzo di una partita, nessuno qui è contento.”

#7: Mi fai finire o no?

Vittima: Joe Vardon

Uno dei momenti più iconici della lista è in realtà molto recente, e risale ancora alle ultime Olimpiadi. Come già spiegato, Joe Vardon e altri quasi sembravano augurarsi il fallimento di Team USA, e il tutto sarebbe partito da questa intervista dopo una sconfitta in amichevole:

“Dici cose che non sono vere. Posso finire? Fammi finire. Mi vuoi lasciar finire la frase, o no? Stai zitto, adesso parlo io, poi ti ascolto.”

(Gregg Popovich)

#6: Bella domanda!

Vittima: giornalista NBA

Nella conferenza stampa prima di Gara 7 delle NBA Finals 2013 Popovich ha sfornato quella che è forse la più sarcastica risposta mai data:

“Come avete gestito questi giorni? Qual è il vostro mindset?”, chiese un giornalista.

“Vedete, ragazzi? È stato sveglio fino a tardi per questa domanda. Ci ha riflettuto, ha sentito il suo capo, si è fatto dare una lista di una decina di domande, poi ne ha eliminata una, un’altra e un’altra ancora… arrivando qui con questa. Bella domanda! Aspetta, qual era? L’ho dimenticata.”

(Gregg Popovich)

#5: Non mi ricorderò di voi

Vittime: giocatori nei training camp

Questa volta, una frase per tre ragazzi contemporaneamente, anche qui in un’atmosfera più scherzosa che seria:

“Mi dimenticherò dei vostri nomi, ma ho pensato che chiederveli sarebbe stato quantomeno gentile, anche sé non mi importa davvero un cazzo di come vi chiamate.”

(Gregg Popovich)

#4: Ma come ti vesti?

Vittima: Craig Sager

Uno dei bersagli preferiti di coach Pop è sempre stato Craig Sager. Indimenticabile giornalista dai look piuttosto… sgargianti. Da Kevin Garnett a Popovich, tantissime personalità del mondo NBA hanno avuto delle discussioni con lui, finendo sempre a parlare della stranezza dei suoi outfit:

“Mi spieghi come fai ad essere professionale vestito in questo modo?”

(Gregg Popovich)

Dopo la morte di Sager, nel 2016, Pop ha avuto un ruolo importante per la famiglia, che ha supportato e aiutato dopo questa tragedia. Anche la figlia di Sager, di recente, ne ha parlato.

#3: Pachulia è diverso

“Vittima”: Zaza Pachulia

Non potremo mai sapere per certo come sarebbe andata a finire, ma senza quell’incidente in Gara 1 avremmo visto una serie diversa per San Antonio nelle Finali di Conference 2017. Nel secondo tempo di quella partita, con gli Spurs in vantaggio su Golden State, un closeout di Zaza Pachulia causò un brutto infortunio a Kawhi Leonard, che fu costretto ad abbandonare partita e serie. 

Nel post-gara, Popovich non andò leggero nell’esprimere la sua opinione:

“Questo determinato giocatore è abituato a fare cose del genere. È qualcosa di antisportivo, un closeout completamente innaturale. Nessuno, di norma, vuole mettere in pericolo qualcun altro, ma questo giocatore è diverso.”

(Gregg Popovich)

#2: Zero professionalità

Vittima: Marcus Morris

La brutta storia di Marcus Morris con San Antonio è iniziata e finita prima del suo – mai concretizzato – arrivo in Texas: gli Spurs avevano infatti scambiato Davis Bertans con lo scopo di creare spazio per accogliere Marcus, per poi vedere quest’ultimo firmare con i New York Knicks.

“Dico solo che è stata una situazione sfortunata, gestita in modo non professionale sotto diversi aspetti. Ci siamo mossi in un certo modo per quella firma, che poi non è mai arrivata. Siamo stati colpiti alle spalle.”

(Gregg Popovich)

#1: C’mon, Jay!

Vittima: Jayson Tatum

Chiudiamo con un siparietto leggero.

Con Team USA al lavoro per preparare Tokyo 2020, Pop notò che Jayson Tatum non si stava impegnando a dovere nella metà campo difensiva nel corso di un allenamento.

“Vorrei essere te”, esclamò Pop. “Così potrei starmene in angolo con le mie braccia di due metri e non muovermi mentre gli avversari mi superano!”

“Spero di non averti offeso” gi disse poco dopo.
“Offeso? La prendo come un complimento!” – la risposta del numero #0 dei Celtics.