Come potrebbe riuscire l’NBA a distribuire maggiormente il pathos e le partite decisive durante l’arco dell’intera stagione?


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Brando Simeo Starkey per The Undefeated e tradotto in italiano da Jacopo Stefani per Around the Game, è stato pubblicato in data 9 giugno 2021.


Provate a pensare alla stagione NBA come ad una serie televisiva: non sembrerebbe povera di colpi di scena fino agli episodi finali – la post-season – dove, di colpo, ogni dettaglio diventa importante? E se la Lega non si assicura abbastanza potenziali spettatori durante la Regular Season, non c’è il rischio che questi ultimi non guardino nemmeno i Playoffs, saltando il finale della suddetta serie dopo essersi persi gli episodi precedenti?

In tutte le migliori fiction, ogni scena si appoggia narrativamente alla precedente, fino al raggiungimento del climax. In una normale Regular Season da 82 partite, la numero 43 è poi così tanto legata alla numero 42?

La vostra risposta rammaricherebbe quasi sicuramente chi prende le decisioni ai piani alti dell’NBA. Il grattacapo contro cui la Lega lotta è sempre lo stesso: in parole povere, non attira abbastanza occhi. Per quanto lo streaming abbia complicato il tutto, i rating TV dell’NBA hanno visto un calo del 25% negli ultimi due anni, e gli spettatori più giovani seguono meno le partite sul piccolo schermo.

Come potrebbe riuscire l’NBA a distribuire la suspence durante l’intera stagione, invece di inciampare nell’intrigo della fiction esclusivamente con l’arrivo della post-season?

Complice la stagione più corta, la NFL produce regolarmente appuntamenti imperdibili in TV. Il programma di ogni settimana comprende partite ricche di tensione narrativa e, con il procedere della stagione, un notevole aumento della posta in gioco: con l’inizio dei Playoffs, la suspence raggiunge il culmine.

L’NBA, tuttavia, necessita di una stagione più lunga per poter assicurare benefici finanziari a tutti i player coinvolti – dai giocatori ai proprietari, fino ai broadcaster – e ciò rende difficile replicare ogni sera la tensione propria delle sfide di NFL.

Per quanto il Play-In Tournament abbia vivacizzato la competizione verso fine stagione, come era stato ideato per fare, ci sono ancora dei passi da compiere. E dunque mi sono chiesto come l’NBA potrebbe creare, attraverso un’innovativa organizzazione della stagione, quella suspence che il football conquista naturalmente; quale potrebbe essere un nuovo format per consegnare all’NBA un nuovo “arco narrativo”.

“Cerchiamo sempre modi di innovare la struttura e il format della stagione, al fine di accrescere l’interesse dei tifosi e la qualità della competizione tra le squadre: crediamo che il Play-In sia un modo per ottenere ciò, ma abbiamo numerosissime altre idee in valutazione, inclusi possibili tornei durante la stagione o altri cambi relativi alla Regalar Season, all’accesso ai Playofsf e alla struttura degli stessi.”(Evan Wasch, NBA Executive Vice President of Basketball Strategy and Analytics)

Ecco la strada che, personalmente, seguirei avvicinandomi alla stagione 2022/23.

Niente più 82 partite. E poi?

Stagione ridotta a 72 partite, divise a loro volta in quattro quarti da 18 partite l’uno.

Dopo il primo quarto di stagione, le 8 squadre con il miglior record di ciascuna Conference giocano un torneo ad eliminazione diretta: le due vincitrici ad Est e ad Ovest si garantiscono l’accesso ai Playoffs, più la garanzia di poter scegliere il proprio avversario al primo turno mantenendo il fattore-campo (questo a meno che l’avversaria scelta non abbia un record migliore di 3 o più partite al termine della Regular Season).

Dopo il secondo quarto, le 8 squadre di ciascuna Conference con il record migliore in quelle 18 partite giocano un altro torneo ad eliminazione diretta (i vincitori del torneo precedente non vi prendono parte). Le due squadre che hanno la meglio ottengono gli stessi vantaggi sopra citati per il primo torneo; e ciò si ripete anche dopo il terzo quarto di stagione.

Dopo le ultime 18 partite, alla fine della Regular Season, le 3 squadre di ciascuna Conference con il miglior record, tra quelle che non hanno vinto uno dei 3 in-season tournaments, vanno ai Playoffs. In questo modo, a fine stagione sono assegnati 6 slot per la post-season in ogni Conference: i 3 vincitori dei tornei e le altre 3 squadre con il miglior record su base stagionale.

In ciascuna Conference, le successive due squadre con il miglior record (in pratica settimo e ottavo seed) si sfidano per la settima piazza ai Playoffs; la nona sfida invece la decima per conquistare il diritto di giocarsi l’ottava piazza, sfidando la perdente della sfida precedente. Come l’attuale Play-In, insomma.

Tutte le gare create da questo format potrebbero usare l’Elam Ending assunto dalla lega per l’All-Star Game.

Tra le 3 squadre che hanno conquistato il diritto di scegliere il proprio avversario ai Playoffs, quella con il miglior record stagionale sceglie per prima, seguita dalla seconda e infine dalla terza.

Dopo la conclusione del primo turno di Playoffs rimangono otto squadre, quattro per Conference: tra le rimanenti, la squadra di ciascuna Conference con il miglior record stagionale può scegliere il suo avversario tra le due rimanenti con il record peggiore. Le altre due, di conseguenza, si scontrano fra di loro, e il fattore campo per tutte le serie è determinato dal record stagionale.

Come sarebbe andata questa stagione, seguendo questo schema?

La Playoffs picture nella Regular Season 2020/21 si è delineata come segue:

Poniamo che il primo, il terzo e il quinto seed in entrambe le Conference abbiano vinto i 3 posti automatici per i PO: Sixers, Bucks e Hawks ad Est, Jazz, Nuggets e Mavs ad ovest. Le prossime 3 squadre ad accedere alla post-season sarebbero Nets, Knicks e Heat ad Est, Suns, Clippers e Blazers ad Ovest.

Dopo le 72 partite di RS, il Play-In sarebbe esattamente uguale a quello occorso quest’anno, vinto da Celtics e Wizards ad Est, da Lakers e Grizzlies ad Ovest.

Dopo la scelta degli avversari da parte delle squadre che lo hanno guadagnato, il primo turno di Playoffs avrebbe potuto definirsi in questo modo:

EAST

Celtics vs 76ers

Wizards vs Bucks

Knicks vs Hawks

Heat vs Nets

WEST

Grizzlies vs Jazz

Blazers vs Nuggets

Lakers vs Mavericks

Clippers vs Suns

“More at stake”

Questo format prima di tutto alza la posta in gioco durante la Regular Season. Ogni partita acquisirebbe maggiore importanza, con le squadre che combatterebbero per la possibilità di ottenere l’accesso ai Playoffs e il fattore-campo al primo turno tramite un torneo. Una singola sconfitta, in questo format, può fare la differenza, e molte partite alla fine di ogni quarto di stagione diventerebbero decisive.

Strutturare la stagione in questo modo ricrea ciò che per la NFL funziona così bene: poche partite, di importanza quindi incrementata, seguite da un torneo ad eliminazione diretta.

I tornei infra-stagionali e il Play-In sarebbero fonte di enorme interesse: se è vero che i tifosi vivono esperienze cestistiche migliori nelle partite ad alto rischio, quelle win-or-go-home, allora prevederne 46 all’anno sembrerebbe tutto tranne che una cattiva idea. In aggiunta, il senso di scoraggiamento che veleggia su numerose fanbase dopo le prime settimane tenderebbe a scomparire con questo format: una squadra partita male potrebbe trovare il suo ritmo, qualificarsi per uno degli ultimi tornei intra-stagionali e conquistare un posto ai Playoffs.

Tutto questo conferirebbe alla Lega un nuovo arco narrativo in grado di dare più importanza alle singole partite, creare appuntamenti televisivi imperdibili e portare più competizione nelle partite di Regular Season.

L’attuale Regular Season ha molto poco pathos. Qualsiasi sconfitta impensierisce i tifosi per non più di una settimana, e di conseguenza qualsiasi vittoria fa gioire per lo stesso, limitato, periodo di tempo. Senza partite singole determinanti, la stagione NBA rischia di essere destinata a non realizzare appieno il suo potenziale di intrattenimento.

L’NBA ha molti meno “consumatori” di quanti se ne meriterebbe. Questo è un problema, e quella che avete appena letto una possibile soluzione.