Secondo i numeri, i Suns sono l’incarnazione del termine “mid”, ma questa stagione è stata tutt’altro che mediocre per una squadra in retooling.

I Phoenix Suns affronteranno i Portland Trail Blazers al Play-In NBA.
FOTO: Yahoo

Questo articolo è una traduzione autorizzata. La versione originale è stata scritta da Kevin Humpherys e pubblicata su Bright Side Of The Sun, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


A conti fatti, i Phoenix Suns hanno avuto una stagione nella media, e questo va benissimo. Poco prima della pausa dell’All-Star Game a febbraio, sarebbe sembrata una delusione, ma prima dell’inizio della stagione sarebbe stato un enorme successo.

Questa stagione è stata un susseguirsi di alti e bassi, come la maggior parte delle stagioni NBA. Tra i momenti salienti: il canestro decisivo di Collin Gillespie contro i Timberwolves, quello di Devin Booker contro gli Oklahoma City Thunder e le schiaccianti vittorie sui Los Angeles Lakers e sui San Antonio Spurs. Ci sono stati anche dei momenti difficili: le pesanti sconfitte contro Thunder, Spurs e Rockets, gli infortuni e una serie di risultati inferiori al 50% dopo l’All-Star Break.

Ci sono un milione di punti di vista diversi da cui analizzare come è andata questa stagione per i Suns: chi si è distinto, gli infortuni, chi non ha reso al meglio, quale direzione dovrebbero prendere d’ora in poi, se la squadra fosse più forte prima o dopo la pausa dell’All-Star Game, e molti altri aspetti. Tutti questi temi saranno approfonditi durante l’estate, ora c’è il Play-In.

I Suns hanno chiuso la stagione al 15° posto nella classifica del net rating con +1.5, classificandosi al nono posto in difesa e al 17° in attacco. Hanno chiuso al settimo posto nella Western Conference e hanno pareggiato per il 13° miglior record della lega con 45-37 insieme agli Orlando Magic e ai Philadelphia 76ers. I Suns hanno chiuso al quinto posto nella percentuale di rimbalzi offensivi, ma al 27° in quella dei rimbalzi difensivi. Phoenix ha chiuso al quarto posto per numero di palle rubate a partita, ma al 19° posto per percentuale di palle perse.

A parte la partecipazione di Devin Booker all’All-Star Game, probabilmente nessun membro dell’organizzazione riceverà un premio di fine stagione o verrà nominato in una squadra All-NBA o All-Defensive.

I Suns, a conti fatti, sono stati nella media. Ma ciò che i numeri non dicono è che questa squadra ha lottato con tenacia ogni sera prima della pausa dell’All-Star Game, e nella maggior parte delle serate successive. Molte volte hanno dovuto affrontare difficoltà di posizionamento, essendo costretti a schierare diversi giocatori di statura da guardia fuori ruolo, eppure Jordan Ott e il suo staff hanno messo in campo ogni sera le migliori formazioni possibili per ottenere il successo.

Giocatori come Collin Gillespie, Jordan Goodwin, Oso Ighodaro, Grayson Allen e Dillon Brooks hanno superato tutte le aspettative pre-stagionali, mentre Jalen Green, Ryan Dunn, Mark Williams, Royce O’Neale e i rookie hanno avuto alti e bassi.

I Suns non sono stati fortunati nemmeno dal punto di vista fisico in questa stagione: Booker ha saltato 18 partite e ha avuto una stagione nella media, Green ne ha saltate 50, Brooks 26 e Allen 31. Tuttavia, anche con i loro quattro giocatori più pagati fuori dal quintetto, i Suns sono comunque riusciti a trovare il modo di vincere.

Considerando come i Suns hanno concluso la stagione (13-14 dopo l’All-Star break), Ott non è più il favorito per la vittoria del titolo di Allenatore dell’Anno, ma la sua capacità di far sì che tutti i giocatori in rosa condividano la sua filosofia e giochino al massimo per lui non può essere data per scontata dopo ciò che i tifosi dei Suns hanno vissuto nelle due stagioni precedenti.

I Suns hanno registrato statistiche nella media, ma hanno saputo creare un’identità, una cultura e uno stile di gioco destinati ad avere successo negli anni a venire, perché sanno bene cosa funziona e cosa no nell’NBA. I Suns hanno ancora molto lavoro da fare per tornare a competere per il titolo? Assolutamente sì, e questa offseason potrebbe rivelarsi più difficile rispetto a quella dell’estate scorsa, visti tutti i punti interrogativi che gravano sul roster.

La buona notizia per il futuro è che i Suns hanno Devin Booker, Jordan Ott, Dillon Brooks e un nucleo giovane e atletico attorno al quale possono costruire il futuro e rimanere competitivi fin da subito. La speranza è la droga più potente nello sport, e vivere senza speranza per la propria squadra è deprimente, basta chiedere ai tifosi degli Arizona Cardinals. L’organizzazione dei Phoenix Suns, da Mat Ishbia a Brian Gregory, Jordan Ott e il resto della dirigenza, ha infuso nuovamente speranza nella tifoseria.

Quindi, che i Suns non arrivino ai Playoffs, vengano eliminati al primo turno o vincano le finali NBA, questa stagione è stata un successo travolgente, nonostante possa sembrare una stagione perfettamente nella media.


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