Un esempio, anche stanotte. Un uomo dal cuore grande, di lucidità e profondità.

E tutto questo traspariva ben prima che coach Monty Williams trattenesse a stento le lacrime nel finale della sua intervista dopo la Gara 6 che ha consegnato il Larry o’Brien ai Milwaukee Bucks. Dopo che i suoi Phoenix Suns, alla prima post-season in 10 anni, sono arrivati sul palcoscenico più importante.

Non mi è chiaro cosa sto provando adesso. So che sono grato a Dio per avermi messo nella posizione di allenare nelle NBA Finals. Fa malissimo, ma sono grato per questa parte.

E’ evidente che non abbiamo segnato abbastanza nel quarto periodo e che non ha funzionato la transizione offensiva, nostante il lavoro della difesa, che è stato ottimo. Non sembrerebbe, guardando alla prestazione di Giannis, ma bisogna guardare anche al resto della squadra. Noi abbiamo tirato 6/25 da tre, e quando non converti queste opportunità, a questo livello, finisce così.

Non so quanto mi servirà per elaborare tutto questo, è la prima volta che affronto un dolore così da allenatore. Di sicuro so che quando intraprendi quest’avventura per la prima volta, non ti aspetti di andare così lontano, ma ciò rende ancora più difficile realizzare quanto abbiamo fatto. Non ho mai dato nulla per scontato, e non voglio togliere nulla ai ragazzi, che hanno fatto una stagione straordinaria, arrivando ad un punto dove non sai se tornerai in una carriera.

Chris, come tutti i giocatori senza un anello, non viene apprezzato abbastanza. E’ ridicolo. So quanto ci mette in ciò che fa, e so che è difficile entrare in NBA – figuratevi essere una delle guardie migliori di sempre. Ci sono pochi giocatori, in generale, sopra di lui.

La loro esperienza si è vista bene, ed è stata cruciale. I Bucks sono almeno alla quarta campagna con questo gruppo, e significa tanto. Fa parte del viaggio, io e James Jones l’abbiamo detto ai ragazzi dal primo giorno: ci sono delle tappe, un dolore forte che va sentito prima di arrivare al traguardo. E’ così.