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	<title>Marta Policastro | Around the Game</title>
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	<description>Dove il basket sopravvive agli highlight</description>
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		<title>San Antonio Spurs: quale quintetto scegliere?</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/san-antonio-spurs-quale-quintetto-scegliere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Policastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2024 11:13:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Popovich ha a disposizione diverse combinazioni di titolari.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/spurs-comeback-1-1024x576.png" alt="" class="wp-image-62228" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/spurs-comeback-1-1024x576.png 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/spurs-comeback-1-300x169.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/spurs-comeback-1-150x84.png 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/spurs-comeback-1-768x432.png 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/spurs-comeback-1-1536x864.png 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/spurs-comeback-1-1080x608.png 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/spurs-comeback-1.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>L’acquisizione, durante l’off-season, di <strong>Chris Paul</strong>, <strong>Harrison Barnes</strong> e <strong>Stephon Castle</strong> introduce nel roster degli <strong>Spurs</strong> caratteristiche tecniche delle quali i texani avrebbero disperatamente avuto bisogno durante la scorsa stagione: playmaking, tiro, intensità difensiva e versatilità.</p>



<p>Ora, la palla passa a <strong>Gregg Popovich</strong>, che dovrà scegliere quale quintetto schierare, nella speranza che i suoi esperimenti abbiano esiti migliori rispetto alla stagione precedente, quando<strong> Jeremy Sochan</strong> si ritrovò a giocare playmaker e furono necessarie diverse partite prima che Pop reintegrasse <strong>Tre Jones</strong> nel suo ruolo.</p>



<p>L&#8217;esperimento è fallito, ma gli Spurs sono comunque riusciti a procurarsi un playmaker forte fiscamente: Stephon Castle. Anche se Chris Paul e Tre Jones ricopriranno la maggior parte dei minuti nel ruolo di point guard, è probabile che il rookie trovi già spazio quest’anno, specialmente se il piano a lungo termine è quello di farlo diventare un titolare fisso.</p>



<p>Non è invece chiaro se Popovich deciderà di scommettere su un quintetto maggiormente offensivo o difensivo: in entrambi i casi avrebbe delle ottime soluzioni a disposizione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una difesa fisica</h2>



<p><strong>Stephon Castle, Blake Wesley/Devin Vassell, Julian Champagnie, Jeremy Sochan, Victor Wembanyama</strong></p>



<p>Il ballottaggio tra Blake Wesley e Devin Vassell è dovuto alle diverse caratteristiche dei playmaker che i due giocatori potrebbero trovarsi a marcare: Vassell è più alto e ha una wingspan leggermente maggiore di Wesley, che però è sicuramente più adatto sui giocatori più rapidi, come Jalen Brunson. A Castle potrebbero essere affidate le point guard più fisiche, come Luka Doncic, ma se si rivelasse efficace anche sui giocatori più veloci, la scelta di Pop ricadrebbe su Vassell, considerate le sue doti offensive.</p>



<p>Il quintetto è completato da Wembanyama e da Champagnie e Sochan, che l’anno scorso furono due dei migliori difensori perimetrali della squadra.</p>



<p>Questo quintetto sarebbe molto versatile sui cambi e sporcherebbe tutte le linee di passaggio avversarie: se Pop decidesse di usarlo creerebbe sicuramente grossi problemi agli attacchi rivali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un attacco di tiratori e costruttori di gioco</h2>



<p><strong>Chris Paul, Devin Vassell, Julian Champagnie, Harrison Barnes, Victor Wembanyama</strong></p>



<p>Quando gli Spurs vinsero il titolo nel 2014 mostrarono al mondo il cosiddetto “<strong>Beautiful Game</strong>”, fatto di decisioni immediate, movimenti in palleggio e tiro da fuori. Sulla carta, i giocatori attualmente a roster avrebbero molte delle caratteristiche necessarie per replicare lo stile di gioco di dieci anni fa: Champagnie, per esempio, ricorda <strong>Danny Green</strong>, specialista difensivo e tiratore che non rifiuta mai l’opportunità di andare al ferro.</p>



<p>Ognuno di questi giocatori ha tirato con più del 37% da tre punti, tranne Wembanyama, ma questo dettaglio è trascurabile, perché <strong>The Alien</strong>, in quanto tale, non può che essere un valore aggiunto per ogni quintetto: sarà lui il go-to-guy quando la squadra avrà problemi realizzativi.</p>



<p>La scelta del quintetto definitivo spetterà a Pop e ai suoi, che dovranno valutare il miglioramento dei giocatori avvenuto durante l’estate e lo sviluppo della chimica di squadra.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>CP3 agli Spurs: ecco il suo biglietto da visita</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/cp3-agli-spurs-ecco-il-suo-biglietto-da-visita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Policastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2024 14:03:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[chris paul]]></category>
		<category><![CDATA[new orleans hornets]]></category>
		<category><![CDATA[San Antonio Spurs]]></category>
		<category><![CDATA[steve nash]]></category>
		<category><![CDATA[Victor Wembanyama]]></category>
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					<description><![CDATA[5 prestazioni da ricordare di Chris Paul, prima del suo arrivo agli Spurs.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/GettyImages-1813817636-scaled-e1720558719990-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-61979" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/GettyImages-1813817636-scaled-e1720558719990-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/GettyImages-1813817636-scaled-e1720558719990-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/GettyImages-1813817636-scaled-e1720558719990-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/GettyImages-1813817636-scaled-e1720558719990-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/GettyImages-1813817636-scaled-e1720558719990-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/09/GettyImages-1813817636-scaled-e1720558719990.jpg 1228w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>In quasi vent’anni, <strong>Chris Paul </strong>ha ampiamente dimostrato di essere uno dei migliori playmaker della storia: 12 convocazioni all’All-Star Game, 11 inserimenti nel quintetto All-NBA, quasi 12 mila assist in carriera e l’inclusione nella classifica dei migliori 75 giocatori di sempre. Ma non solo. I tifosi degli <strong>Spurs</strong>, squadra con la quale il giocatore ha recentemente firmato un contratto annuale da 13 milioni, non vedono l’ora di assistere al suo debutto con la divisa neroargento. Nell’attesa, possono rivivere alcune delle sue migliori performance.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I 61 punti in High School</h2>



<p>Il percorso di Point God cominciò molto prima del suo ingresso nella lega: nel corso dell&#8217;anno da senior in North Carolina, il nonno, al quale Chris era molto legato, fu ucciso all’età di 61 anni. Alcuni giorni dopo la tragedia, Paul, nonostante il dolore, decise di scendere in campo per dedicare la propria prestazione al nonno. Quella sera, il 18 novembre 2002, CP3 segnò 24 punti nel solo secondo quarto e arrivò a pochi minuti dalla fine con la possibilità, segnando il tiro libero aggiuntivo, di raggiungere quota 62 e di proiettarsi all’inseguimento del record di punti individuale (67). Paul decise di sbagliare di proposito, come omaggio al nonno.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">On this day in 2002, Chris Paul dropped 61 points for West Forsyth High School. CP3 honored his Grandfather, Nathaniel Jones, who was murdered at the age of 61, 5 days before on November 15th, 2002. He scored a point for every year his grandfather lived. <a href="https://t.co/cBYdntNDw6">pic.twitter.com/cBYdntNDw6</a></p>&mdash; CP3REGION (@cp3region) <a href="https://twitter.com/cp3region/status/1726665581867512220?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">November 20, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il duello con Nash al secondo overtime</h2>



<p>Nel 2008, Point God chiuse una stagione da record per gli Hornets (56 vittorie) al secondo posto nella corsa all&#8217;MVP, con 21.1 punti, 11.6 assist e 2.7 palle rubate di media. La sua migliore prestazione stagionale arrivò nella vittoria al secondo overtime contro i <strong>Phoenix Suns</strong> del due volte MVP <strong>Steve Nash</strong>, il 6 febbraio. L&#8217;incontro si concluse con ben sei giocatori sopra i 20 punti e con il canestro decisivo di <strong>Peja Stojakovic</strong> sulla sirena. CP3 segnò 42 punti, accompagnati da 9 assist 8 palle rubate e costrinse Nash a commettere 10 turnover.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Chris Paul 42 pts,9 ast,8 stl vs Steve Nash 32 pts,12 ast, season 2008 hornets vs suns" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/UrVGp1-us-U?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una prestazione da record in maglia Clippers</h2>



<p>Nelle sei stagioni a <strong>Los Angeles</strong>, sponda <strong>Clippers</strong>, CP3 riuscì a trasformare una squadra mediocre in una contender, dando inizio all’era di <strong>Lob City</strong>. Nel 2015, contro i <strong>Portland Trail Blazers</strong> del giovane <strong>Damian</strong> <strong>Lillard</strong>, Paul segnò 41 punti (career-high) accompagnati da 17 assist, tirando con il 61% dal campo e mettendo insieme una delle migliori prestazioni della lega, nella vittoria dei suoi per 126-122.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">On this day 5 years ago, Clippers&#39; star Chris Paul went ‘Point God’ mode on the Blazers:<br><br>41 points<br>5 rebounds<br>17 assists<br>4 steals<br><br>13-of-21 FG<br>5-of-9 3PT<br>10-of-10 FT <a href="https://t.co/wHSXFwxcJV">pic.twitter.com/wHSXFwxcJV</a></p>&mdash; Tomer Azarly (@TomerAzarly) <a href="https://twitter.com/TomerAzarly/status/1245518983689670658?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">April 2, 2020</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">In cima alla Western Conference</h2>



<p>Nel 2021, CP3 si trovava in una situazione nuova: veterano in un gruppo di astri nascenti, come <strong>Devin Booker,</strong> <strong>Mikal Bridges</strong> e <strong>DeAndre Ayton</strong>, Paul si rivelò il pezzo del puzzle che mancava ai <strong>Phoenix Suns</strong> per arrivare alle Finals. Nella vittoria per 130-102 contro i Clippers in gara 6 delle Conference Finals, il giocatore sfoderò una prestazione da 41 punti con 7 su 8 da tre punti, 8 assist e zero turnover. Anche se i Suns avrebbero ceduto il passo ai Bucks in finale, CP3 riuscì a dimostrare di essere ancora un giocatore di valore per una contender.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Chris Paul on this day 3 years ago: <br><br>— 41 PTS (playoff career-high) <br>— 8 AST<br>— 16/24 FG<br>— 7/8 3PM<br><br>Clinched his first ever finals with a team that hadn’t been in the playoffs for 10+ years prior. <br><br>At 36 years old. Legendary. <a href="https://t.co/Cl6AkxKP0f">pic.twitter.com/Cl6AkxKP0f</a></p>&mdash; CP3REGION (@cp3region) <a href="https://twitter.com/cp3region/status/1807419206595486138?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">June 30, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La partita perfetta</h2>



<p>Nel corso delle tre stagioni in Arizona, Paul inanellò una serie di prestazioni indimenticabili. In gara 6 del primo round dei Playoffs contro i New Orleans Pelicans, pochi giorni prima di compiere 37 anni, CP3 segnò 33 punti con il 100% dal campo (14 su 14) nella vittoria per 115-109. Nessun altro prima di lui era mai riuscito a tenere il 100% al tiro su più di 13 tentativi. Sicuramente il destino ha in serbo per Chris Paul un posto nell’Hall of Fame ma, per ora, il giocatore è pronto a voltare pagina per affrontare un nuovo capitolo, questa volta in maglia Spurs, a fianco del giocatore più promettente della lega, <strong>Victor Wembanyama</strong>. Riuscirà Point God a regalare ai suoi nuovi tifosi altre prestazioni indimenticabili?</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">14 for 14.<br><br>No one has made as many shots without a miss in the postseason as <a href="https://twitter.com/CP3?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@CP3</a> did tonight in the <a href="https://twitter.com/Suns?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@Suns</a> series-clinching win. <a href="https://t.co/pOzjs1fkXe">pic.twitter.com/pOzjs1fkXe</a></p>&mdash; NBA (@NBA) <a href="https://twitter.com/NBA/status/1519907076281188355?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">April 29, 2022</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Phoenix Suns, what if? Alvan Adams e quella gara 7 delle Finals 1979</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/phoenix-suns-what-if-alvan-adams-e-quella-gara-7-delle-finals-1979/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Policastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 16:46:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[alvan adams]]></category>
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		<category><![CDATA[jack sikma]]></category>
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		<category><![CDATA[phoenix suns]]></category>
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					<description><![CDATA[Come sarebbe cambiato il futuro dei Suns se il centro non avesse avuto problemi alla caviglia?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="777" height="437" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/06/alvan-adams-chicken-wing-edited.jpg" alt="" class="wp-image-59236" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/06/alvan-adams-chicken-wing-edited.jpg 777w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/06/alvan-adams-chicken-wing-edited-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/06/alvan-adams-chicken-wing-edited-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/06/alvan-adams-chicken-wing-edited-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>Ogni squadra deve fare i conti con gli infortuni, ma quando si parla di <strong>Phoenix Suns</strong> sembra che questi arrivino sempre nei momenti meno opportuni. <a href="https://aroundthegame.com/post/phoenix-suns-what-if-linfortunio-al-piede-di-cedric-ceballos/">Nella scorsa puntata</a> abbiamo parlato dell’infortunio di <strong>Cedric Ceballos</strong> in Gara 6 delle Finali di Conference 1993 contro i <strong>Seattle SuperSonics</strong>. Questa volta, parleremo di un infortunio meno recente, anche se le squadre coinvolte sono le stesse .</p>



<p>I Suns conclusero la stagione 1978-79 con un record di 50-32, il terzo della lega, dietro ai <strong>Washington Bullets</strong> e ai SuperSonics. Quell’anno, Phoenix segnava 115.4 punti a partita (seconda squadra in NBA), grazie ai 24 a gara di <strong>Paul Westphal</strong>, ai 23.5 di <strong>Walter Davis</strong> e ai 17.8 (accompagnati da 9.2 rimbalzi) del centro <strong>Alvan Adams</strong> che, al suo primo anno nella lega, si era già guadagnato la convocazione all’All-Star Game, nonché il premio di Rookie dell’anno.</p>



<p>Dopo aver superato i <strong>Portland Trail Blazers</strong> (2-1) e i <strong>Kansas City Kings</strong> (4-1), la corsa dei Suns si fermò contro i Seattle SuperSonics di <strong>Dennis Johnson</strong> e <strong>Jack Sikma</strong>. L’anno precedente, Seattle era arrivata alle Finals, ma aveva perso in sette partite contro i Washington Bullets: i SuperSonics avevano sete di vendetta, ma sulla loro strada c’erano i Suns. Phoenix perse le prime due partite della serie fuori casa, rispettivamente di 15 e 6 punti. Tornati in Arizona, dopo aver segnato 8 punti in 11 minuti, il centro dei Suns subì un infortunio alla caviglia che avrebbe cambiato le sorti della squadra.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">5/8/79 – W/no Alvan Adams (ankle), the Phoenix <a href="https://twitter.com/hashtag/Suns?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#Suns</a> took a 16p lead after opening the 4Q on a 12-0 run (although only won the 4Q 19-14) cruising to a 100-91 win to tie the WCF 2-2 w/the <a href="https://twitter.com/hashtag/SuperSonics?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#SuperSonics</a>. Davis: 27p/9r/8a. Westphal: 21p/10a. Truck: &quot;Suns in six.&quot; <a href="https://twitter.com/hashtag/ItTakesEverything?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#ItTakesEverything</a> <a href="https://t.co/SNJVwdopqI">pic.twitter.com/SNJVwdopqI</a></p>&mdash; Arizona Sports History (@AZSportsHistory) <a href="https://twitter.com/AZSportsHistory/status/1788350695533326550?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">May 8, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Nonostante l’assenza di Adams, i Suns vinsero le tre gare successive, ribaltando la serie. Il coach <strong>John MacLeod</strong> schierò come centro l’ala forte <strong>Joel Kramer</strong> e l’esperimento funzionò, nonostante l’incombenza di dover marcare Jack Sikma. Quest&#8217;ultimo, al secondo anno nella lega, aveva appena conquistato la prima delle sue sette convocazioni consecutive all’All-Star Game e viaggiava a 15.6 punti e 12.4 rimbalzi di media in stagione regolare, medie mantenute anche per le prime tre gare della serie, finché non si trovò di fronte Kramer: nelle due partite successive, tirò con il 19.2% dal campo, segnando complessivamente 14 punti. “<em>Non penso di aver mai sentito così tanta pressione su di me come in quella serie contro Kramer</em>”, affermò Sikma.</p>



<p>I Suns si affacciarono a Gara 6 con la possibilità di approdare alla seconda finale della loro storia e il vantaggio di giocare in Arizona, dove Phoenix non perdeva da 16 partite consecutive. Quella sera, però, Sikma si sbloccò, segnando 21 punti con 8 su 11 al tiro; anche Kramer fece il suo, con 19 punti in 32 minuti. Nonostante il vantaggio (85-77) a inizio quarto quarto, i Suns segnarono solo 20 punti nell’ultima frazione e si trovarono sotto di un punto a pochi secondi dal termine. Nemmeno la conclusione di <strong>Gar Heard</strong>, autore tre anni prima di un canestro clutch al Boston Garden, riuscì a riportare avanti i Suns.</p>



<p>Si arrivò a gara 7. Alvan Adams, tornato in campo anche se lontano da condizioni fisiche ottimali, non riuscì a contenere Sikma, che segnò 33 punti (13 su 15 ai liberi) e catturò 10 rimbalzi, portando i SuperSonics alla vittoria (114-110). In finale, Seattle avrebbe battuto 4-1 Washington, assicurandosi il primo titolo della propria storia. Jim Rose Circus, showman e grande fan dei Suns, racconta le proprie impressioni sulla vicenda:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Quelle serie portò alla luce alcune delle problematiche di Adams. Nella lega ormai si era capito come fargliela pagare in difesa: se la cavava bene, ma non apprezzava molto il gioco fisico ed era spesso infortunato.</em></p>



<p><em>I Sonics, l’anno precedente, erano andati in finale grazie a Marvin Williams, che era stato scambiato ai New York. Il nuovo matchup, Adams vs Sikma, sembrava potesse avvantaggiarci.</em></p>



<p><em>Nelle prime due partite, Sikma annientò Adams ma durante la terza, quando Adams si infortunò, molti pensarono che la serie fosse davvero finita. Invece, Joel Kramer cominciò a fare a Sikma quello che Sikma aveva fatto ad Adams e vincemmo tre partite consecutive.</em></p>



<p><em>Sikma era veramente a pezzi moralmente, ma la sua squadra riuscì a pareggiare la serie; in vantaggio di 6 con 7 minuti da giocare in gara 6, dopo tre vittorie consecutive, pensavamo già di avere la finale in tasca, ma perdemmo. Adams ritornò miracolosamente per gara 7 e segnò diversi grandi tiri, ma non riuscì a fermare Sikma”.</em></p>
</blockquote>



<p>Se Adams fosse stato meglio in Gara 6, i Suns sarebbero riusciti a chiudere la serie? O forse sarebbe stato meglio non farlo scendere in campo in Gara 7, visto il buon lavoro che Kramer stava facendo su Sikma? Rimarremo con questo dubbio…</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>V come Vuitton (ma anche come Victor Wembanyama)</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/v-come-vuitton-ma-anche-come-victor-wembanyama/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Policastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Feb 2024 00:38:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[david robinson]]></category>
		<category><![CDATA[george gervin]]></category>
		<category><![CDATA[kawhi leonard]]></category>
		<category><![CDATA[louis vuitton]]></category>
		<category><![CDATA[San Antonio Spurs]]></category>
		<category><![CDATA[tim duncan]]></category>
		<category><![CDATA[Victor Wembanyama]]></category>
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					<description><![CDATA[Victor Wembanyama: oltre lo sport.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Victor Wembanyama ha recentemente annunciato di aver firmato con Louis Vuitton.</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1920" height="1079" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/wembanyama-draft-night-edited.jpeg" alt="" class="wp-image-54531" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/wembanyama-draft-night-edited.jpeg 1920w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/wembanyama-draft-night-edited-300x169.jpeg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/wembanyama-draft-night-edited-1024x575.jpeg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/wembanyama-draft-night-edited-150x84.jpeg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/wembanyama-draft-night-edited-768x432.jpeg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/wembanyama-draft-night-edited-1536x863.jpeg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/wembanyama-draft-night-edited-1080x607.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p><strong>Victor Wembanyama</strong> era considerato, già prima che fosse chiamato con la prima scelta assoluta dagli <strong>Spurs</strong>, il prospetto più promettente dai tempi di <strong>LeBron James</strong>. Anche se i risultati della sua squadra sembrerebbero indicare il contrario, oggi, dopo nemmeno 50 partite, pare che Victor non stia deludendo le aspettative.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Wemby struggles in Spurs&#039; debut, bounces back with double-double in Gm 2 | NBA | FIRST THINGS FIRST" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/zojb_27SnDc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Diversi Hall of Famer hanno vestito la maglia nero e argento: <strong>Tim Duncan</strong>, <strong>George Gervin</strong>, <strong>David Robinson</strong> e <strong>Kawhi Leonard</strong> sono tutti presenti nella classifica dei 75 giocatori più grandi di sempre. San Antonio potrà anche essere uno small market, ma la città è stata la casa di diversi fenomeni.</p>



<p>Nessuno di questi ha però mai avuto, fuori dal campo, la stessa personalità di Wemby. Victor è una superstar di fama internazionale, la sua canotta è già la quarta più venduta nella lega, per fare solo un esempio. È una delle stelle più luminose del basket, anche quando non è direttamente protagonista in campo, come dimostra il tweet nel quale, alla domanda se pensi mai a ciò che gli Spurs possano diventare dopo il rebuilding, nonostante il credo di Pop sia quello di non bruciare le tappe, <a href="https://x.com/tom_orsborn/status/1758540597042790431?s=20">ha affermato</a>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“È tutta la vita che mi dicono di fare un passo alla volta, ma questo non mi ha mai impedito di farli correndo”.</em></p>
</blockquote>



<p>Questa settimana, Wembanyama ha annunciato una partnership con <strong>Louis Vuitton</strong>; chi meglio di lui per diventare il nuovo ambassador del marchio francese? I più attenti ricorderanno che l’abito che il fenomeno francese indossò la sera del Draft era proprio firmato Louis Vuitton, quindi sembra che l’azienda e il giocatore siano in contatto da un po’ di tempo.  Il marchio francese ha subito diramato la notizia:</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Someone just sent me this from their commute home in San Antonio 🤯<br><br>281 North at Fair Ave <a href="https://t.co/oM2GcUUdD5">pic.twitter.com/oM2GcUUdD5</a></p>&mdash; Jordan Howenstine (@AirlessJordan) <a href="https://twitter.com/AirlessJordan/status/1760071010617856125?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">February 20, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Victor Wembanyama è già sotto i riflettori oggi, figuriamoci come cambierà la situazione quando gli Spurs cominceranno a vincere qualche partita.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I momenti clutch meno famosi della storia dei Knicks</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/i-momenti-clutch-meno-famosi-della-storia-dei-knicks/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Policastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 16:58:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[dick mcguire]]></category>
		<category><![CDATA[eddy curry]]></category>
		<category><![CDATA[jamal crawford]]></category>
		<category><![CDATA[michael jordan]]></category>
		<category><![CDATA[new york knicks]]></category>
		<category><![CDATA[patrick ewing]]></category>
		<category><![CDATA[phil jackson]]></category>
		<category><![CDATA[trent tucker]]></category>
		<category><![CDATA[vince boryla]]></category>
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					<description><![CDATA[Alcuni incredibili canestri dei Knicks finiti nel dimenticatoio.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Ci vengono spesso riproposti alcuni momenti importanti della storia dei Knicks, ma ne esistono anche di altrettanto gloriosi e non abbastanza valorizzati.</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="758" height="428" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/100643571_1.jpeg" alt="" class="wp-image-54306" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/100643571_1.jpeg 758w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/100643571_1-300x169.jpeg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/100643571_1-150x85.jpeg 150w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>I fan dei <strong>Knicks </strong>non faranno certo fatica a richiamare alla mente il game winner di <strong>Allan Houston</strong> a Miami, la <strong>Linsanity </strong>contro Toronto, le back-to-back threes di <strong>Carmelo Anthony </strong>contro i Bulls nel clutch time, la giocata da quattro punti di <strong>Larry Johnson</strong> al Garden o la schiacciata di <strong>Starks, </strong>perché le avranno viste un milione di volte.</p>



<p>A parte l&#8217;inizio degli anni ‘70, gli anni ‘90 e il periodo di Carmelo Anthony, i Knicks non sono mai stati una squadra di prima fascia: è per questo motivo che si tende a rievocare spesso il passato. Tuttavia, non tutte le azioni clutch della storia dei Knicks sono oggi equamente valorizzate.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gli anni ‘50</strong></h2>



<p>Basketball-Reference tiene traccia di ogni buzzer beater della vittoria dal 1946 fino a oggi. Il primo della storia dei Knicks fu il 10 dicembre del 1949, quando il leggendario <strong>Dick McGuire</strong> segnò in overtime, consegnando la vittoria ai suoi (93-91 contro i Chicago Stags).</p>



<p><strong>Carl Braun</strong>, compagno di squadra di McGuire nonché uno dei giocatori più sottovalutati della franchigia, fu anche uno dei più clutch. Grazie a un suo canestro allo scadere, a coronamento di una prestazione da 21 punti e 7 assist, i Knicks nel 1950 superarono i Celtics (82-80). Braun si ripeté a marzo, questa volta con un tiro da oltre 9 metri contro i St. Louis Bombers, nel supplementare. Quattro anni dopo, nel gennaio del 1954, segnò il suo unico canestro della serata, lasciando un secondo sul cronometro, per sconfiggere i Philadelphia Warriors. Ancora oggi, Braun guida l’NBA per buzzer beater della vittoria.</p>



<p>Nello stesso decennio, <strong>Vince Boryla</strong>, compagno di Braun, risolse due partite con due conclusioni da distanza siderale: segnò da oltre 9 metri contro i Minneapolis Lakers (1951) e da oltre 12 metri contro i Rochester Royals (1953). Boryla è secondo solamente a <strong>Vince Carter </strong>nella classifica dei giocatori che hanno realizzato il maggior numero di buzzer beater da 9 metri.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Christmas day e centri Hall of Fame</strong></h2>



<p>Nel giorno di Natale 1969, <strong>Willis Reed </strong>si regalò l&#8217;unico game winning buzzer beater della sua carriera. Mancava un secondo alla fine della partita e i Knicks erano sotto di un punto. <strong>Red Holzman </strong>decise di chiamare uno schema, la sua “one-second play&#8221;, ben sapendo che difficilmente avrebbe funzionato: anche durante gli allenamenti <strong>Walt Frazier </strong>mandava spesso la palla fuori dal campo per errore. Ma, questa volta, il passaggio di Frazier fu degno di un giocatore di football e permise a Reed di segnare allo scadere, 112-111. Il canestro coronò una serata da 33 punti, 15 rimbalzi da parte del giocatore che sarebbe diventato, in quella stagione, MVP dell’All-Star Game, della regular season e delle Finals.</p>



<p>Nel 1986, <strong>Patrick Ewing </strong>rovinò il Natale a <strong>Michael Jordan</strong>: sotto 85-84 a 6 secondi dal termine, Ewing portò un blocco per <strong>Trent Tucker</strong>, che sbagliò malamente un long two. Fortunatamente per i Knicks, Ewing catturò il rimbalzo e segnò al volo allo scadere. Il pubblico del Garden fece invasione di campo.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="NBA.1986.12.25 Bulls @ Knicks: Ewing Gamewinner" width="1080" height="810" src="https://www.youtube.com/embed/pjF6N_FzhwM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1987: La tabellata di Louis Orr</strong></h2>



<p>In 7 stagioni NBA, <strong>Louis Orr </strong>collezionò un interessante 3/36 dalla lunga distanza. Tuttavia, ciò che le statistiche non dicono è che una di quelle triple mandò in delirio il Madison Square Garden: dopo i due tiri liberi del pareggio di <strong>Kevin McHale</strong>, Orr fece tutto il campo in palleggio, si arrestò poco oltre l’arco e tirò. Fortunatamente, la palla colpì il tabellone ed entrò nel canestro, consegnando ai Knicks di Spike Lee, visibilmente euforico a bordo campo, la vittoria (111-109) sui fortissimi Celtics di <strong>Larry Bird</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-wp-embed is-provider-streamable wp-block-embed-streamable"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gerald Wilkins e lo sweep ai 76ers</strong></h2>



<p>Nel primo round dei Playoffs ’88, i Knicks sconfissero i 76ers di <strong>Charles Barkley</strong> 3-0, con una differenza totale di soli 8 punti. <strong>Gerard Wilkins</strong>, guardia di NY, concluse la migliore serie della sua carriera (21.3 punti, 6.7 rimbalzi, 4.3 assist e 2 palle rubate di media) con un long-two che regalò ai Knicks i punti del sorpasso (116-115) e il passaggio al turno successivo.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="New York Knicks @ Philadelphia 76ers, 1989 First Round Game 3 Finish 3/3" width="1080" height="810" src="https://www.youtube.com/embed/No5AXLwm7xA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il capitolo Trent Tucker</strong></h2>



<p>Nessuno, nella storia dei Knicks, ha segnato più buzzer beater di <strong>Trent Tucker.</strong> Nella stagione 1987-1988, sotto la guida di <strong>Rick Pitino</strong>, i giocatori erano soprannominati <strong><a href="https://aroundthegame.com/i-knicks-del-passato-la-bomb-squad-del-1988-89/">“Bomb Squad”</a></strong> per la loro abilità nel tiro da tre punti.</p>



<p>In Gara 6 delle Semifinali di Conference contro Chicago, Tucker segnò il secondo gioco da quattro punti più clutch della storia dei Knicks: a -4 con 9 secondi sul cronometro, Pitino disegnò una rimessa per liberare Tucker che ricevette e tirò immediatamente, mentre subiva il fallo di Craig Hodges. New York avrebbe poi perso, a causa di due tiri liberi di Michael Jordan e dell’errore dal campo di Johnny Newman nei secondi successivi.</p>



<p>Non parleremo del velocissimo canestro di <strong>David Lee</strong> contro i Bobcats, se non per rievocare un’altra simile prodezza: il 15 gennaio 1990, con la sfida con i Bulls sul 106 pari e 0.1 sul cronometro, Tucker ricevette il passaggio da <strong>Mark Jackson</strong>, si girò e segnò prima della sirena. <strong>Phil Jackson</strong>, all’epoca coach dei Bulls, protestò contro la Lega: si muovevano i primi passi verso la <strong><a href="https://aroundthegame.com/game-changers/">“Trent Tucker rule”</a></strong>, che prevede che non sia possibile segnare in meno di 0.3 secondi, se non deviando la palla vicino al canestro.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Trent Tucker&#039;s 00:1 Buzzer Beater Vs Chicago (1-15-1990)" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/YP0t-BXCi1c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Tucker non aveva ancora finito di stupire: un anno dopo, segnò un altro buzzer beater, questa volta contro i Pistons. Dopo i punti del pareggio di Dumars, Tucker ricevette il passaggio da rimessa, si girò e tiro. Le sue preghiere furono ascoltate ancora una volta, perché la palla colpi il tabellone e trovò il fondo della retina, mentre il giocatore cadeva sulla panchina avversaria. Questo canestro sarebbe stato l&#8217;ultimo buzzer beater della vittoria della franchigia, fino a quello di John Starks contro i Suns nel 1997.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Trent Tucker Buzzer Beater Vs Detroit (March 6, 1991)" width="1080" height="810" src="https://www.youtube.com/embed/mtZTpGJoChA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2000: l&#8217;ultima gioia di Ewing</strong></h2>



<p>Per tutta la sua ultima stagione a New York, il centro Hall of Fame ebbe a che fare con dubbi relativi alla sua capacità di affrontare la post-season e speculazioni sulla situazione contrattuale. Nonostante i dubbi, il trentasettenne disputò una stagione incredibilmente solida, partendo in quintetto in 62 partite, mantenendo medie di 15 punti e 9 rimbalzi a gara e confermandosi come go-to-guy nelle situazioni clutch.</p>



<p>Ewing sarebbe stato scambiato quell&#8217;estate, ma non prima di aver regalato un ultimo momento indimenticabile al Garden: un canestro in fade away contro <strong>Dale Davis</strong> e i Pacers, lasciando solo 2 secondi sul cronometro.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Patrick Ewing Game-Winner vs Pacers - 4/10/2000" width="1080" height="810" src="https://www.youtube.com/embed/SUZK5otBFRk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2006: Crawford segna a modo suo </strong></h2>



<p>Durante la quinta gara di regular season, con il punteggio in parità, <strong>Jamal Crawford </strong>cercò invano di superare Carmelo Anthony, ma perse il pallone. Si fece prontamente perdonare strappandolo dalle mani di <strong>Eduardo Najera</strong> e segnando in arresto e tiro da tre punti, lasciando agli avversari solo 3.7 secondi.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Knicks vs. Nuggets Crazy Buzzer Beater by Jamal Crawford" width="1080" height="810" src="https://www.youtube.com/embed/UO1nUfObERw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2007: Eddy Curry</strong></h2>



<p>Il canestro più strano dei Knicks degli anni 2000 fu opera di <strong>Eddy Curry</strong>, il quale aveva firmato un ricco contratto da 60 milioni di dollari (soldi ben spesi, a giudicare da questa prestazione incredibile).</p>



<p>Contro i <strong>Bucks</strong>, sul -3 e con il possesso a favore, <strong>Isiah Thomas</strong> sapeva a chi avrebbe dovuto affidare l’ultimo tiro: Curry si rivelò la scelta giusta, perché i Knicks pareggiarono e vinsero poi all’overtime. Quella sera, Curry segnò 43 punti e catturò 13 rimbalzi: era inevitabile che la scelta del coach ricadesse su di lui, nonostante nella sua carriera avesse tentato solamente una tripla. Per Thomas, era proprio questa la ragione per la quale avrebbe dovuto tirare lui: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Pensavo sarebbe stato smarcato: era tutta la stagione che gli dicevo che avrei disegnato un&#8217;azione per un suo tiro da tre. Quando ho chiamato time out gli ho detto che era arrivato il momento”.</em></p>
</blockquote>



<p>Tecnicamente, Curry terminò la sua carriera con la percentuale da tre punti più alti di tutta la lega: 2/2.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Eddy Curry hits à three at the buzzer !!" width="1080" height="810" src="https://www.youtube.com/embed/ZxlDgn_DdwI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intervista a Udonis Haslem, l’incarnazione della Heat Culture </title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/intervista-a-udonis-haslem-lincarnazione-della-heat-culture/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Policastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 02:06:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[erik spoelstra]]></category>
		<category><![CDATA[heat culture]]></category>
		<category><![CDATA[miami heat]]></category>
		<category><![CDATA[udonis haslem]]></category>
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					<description><![CDATA[Udonis Haslem parla del ritiro, del rapporto con i compagni, del desiderio di diventare proprietario della franchigia e di molto altro.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Il veterano dei Miami Heat parla del ritiro, del rapporto con i compagni, del desiderio di diventare proprietario della franchigia e di molto altro.</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/image_2023-05-30_23-38-29-1024x575.jpeg" alt="" class="wp-image-44702" width="638" height="358" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/image_2023-05-30_23-38-29-1024x575.jpeg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/image_2023-05-30_23-38-29-300x168.jpeg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/image_2023-05-30_23-38-29-150x84.jpeg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/image_2023-05-30_23-38-29-768x431.jpeg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/image_2023-05-30_23-38-29-1080x606.jpeg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/image_2023-05-30_23-38-29.jpeg 1500w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: Andscape</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>MIAMI &#8211; Il 28 ottobre 2003, un’ala grande undrafted fece il suo esordio nel quintetto dei <strong>Miami Heat</strong>. Oggi, quasi 20 anni dopo, <strong>Udonis Haslem</strong> è uno dei dieci giocatori ad avere giocato per 20 stagioni in NBA, in una lista che include vari Hall of Famer presenti e futuri, tra cui Kareem Abdul-Jabbar, Kobe Bryant, Dirk Nowitzki, Kevin Garnett e Robert Parish, nonché LeBron James, ex compagno di Haslem agli Heat.</p>



<p>Grazie alla vittoria conquistata contro i<strong> </strong>Celtics nelle Eastern Conference Finals, Haslem potrà chiudere la propria carriera al termine delle <strong>NBA Finals </strong>contro i <strong>Denver Nuggets</strong>. Se anche non arrivasse il titolo, Haslem concluderebbe la propria carriera con tre anelli e come uno dei giocatori più rispettati della lega.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Ed ecco a voi un 42enne, il primo ovviamente, che mette piede in una gara di NBA Finals <a href="https://t.co/7hz1R58wjk">pic.twitter.com/7hz1R58wjk</a></p>&mdash; Around the Game (@AroundTheGameIT) <a href="https://twitter.com/AroundTheGameIT/status/1666648879356342272?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">June 8, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><em>“Un giocatore viene scelto al Draft, fa il proprio dovere, se tutto va bene diventa una superstar, magari riesce a portare la propria squadra al titolo, entra nell’Hall of Fame e si ritira. Le persone pensano che funzioni così”, </em>ha raccontato Haslem ad Andscape. <em>“Ma non è tutto bianco o nero; non è necessario essere una superstar per essere un vincente, né essere un Hall of Famer per avere un impatto duraturo sulla franchigia. La società ci vuole far credere che funzioni così, ma anche se non sono come Dwyane Wade o LeBron James, la città mi considera comunque il volto della franchigia. Voglio che le persone imparino da me che bisogna essere i padroni del proprio destino, senza seguire le convenzioni che la società ci vorrebbe imporre; mi dicono spesso che occupo inutilmente un posto del roster, ma non conoscono il mio ruolo all’interno della squadra. Se avessi seguito un percorso tradizionale, non sarei mai arrivato dove sono ora.”</em></p>



<p>Gli Heat hanno ritirato la maglia di cinque loro ex giocatori (Wade, Mourning, Hardaway, Bosh, O’Neal) e la numero 23, in onore di Michael Jordan. A queste dovrebbe aggiungersi anche la maglia #6 di LeBron, miglior marcatore della storia NBA, e non c&#8217;è dubbio che ritireranno anche la numero 40 di Haslem, forse già la prossima stagione. Nella storia della franchigia, Udonis è secondo solamente a Wade come presenze (rispettivamente 879 e 948), mentre è il leader per rimbalzi totali (5.791); nonostante non abbia mai partecipato a un All-Star Game e non sia mai stato membro di un quintetto All-NBA, l’impatto che ha avuto sulla franchigia e sulla comunità di Miami gli è valso il soprannome di “<strong>Mr. Miami</strong>”.</p>



<p>Haslem, che si descrive come un filantropo, ha dichiarato di avere intenzione di acquisire delle quote degli Heat, dopo il ritiro: ritiene di meritare l’opportunità per quanto fatto per la franchigia negli anni e pensa che questo risultato potrebbe generare un impatto positivo sulla comunità di colore.</p>



<p>Il presidente degli Heat, <strong>Pat Riley</strong>, ex coach di Haslem, apprezza molto ciò che il giocatore ha fatto per la franchigia:<em> “È entrato in palestra e ha lottato per avere un contratto”,</em> racconta. <em>“Dalla partita di Preseason a Porto Rico è diventato titolare e lo è restato per molto tempo. Ora, è passato dall&#8217;essere un role player all&#8217;essere un leader carismatico, ruolo che gli riesce benissimo grazie alla sua esperienza e alla capacità di sostenere i compagni, che lo adorano e lo rispettano.&nbsp;È un esempio di costanza, è professionale, competitivo, un vero guerriero. Poi, viene da Miami, da Liberty City. La città e gli Heat lo adorano: è il migliore”.</em></p>



<p>In questa intervista, Haslem parla del ritiro, dell’impatto che la propria carriera ha avuto sulla famiglia, del desiderio di diventare un socio di minoranza degli Heat, della Heat Culture, del proprio sostituto e della possibilità che la maglia numero 40 venga ritirata.</p>



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<p><strong>Perché questo è il momento giusto per ritirarsi?</strong></p>



<p><em>Ho dato tutto quello che avevo, ma ho anche rinunciato a molto: soprattutto il mio tempo, in particolare quello con i miei genitori, che non potrò mai recuperare perché loro adesso non ci sono più. Ho sacrificato molto per arrivare dove sono adesso, ma non devo dare per scontato che le persone a cui tengo ci siano per sempre: è arrivato il momento di dedicarmi a loro.</em></p>



<p><strong>A cosa hai dovuto rinunciare?</strong></p>



<p><em>Alle partite di mio figlio, al tempo con la famiglia, ai compleanni, alle vacanze.&nbsp;Invecchiando, mi sono reso conto dell’importanza dei ricordi, che sono l’unica cosa che resterà per sempre: per questo sento il bisogno di crearne con la mia famiglia. Prima ragionavo in modo diverso, pensavo di avere molto tempo davanti.&nbsp;&nbsp;</em></p>



<p><strong>Quando hai perso i genitori?</strong></p>



<p><em>Mia madre è morta 13 anni fa, mentre mio padre nel 2021. Tutto ciò che mi rimane di loro sono i ricordi, quindi voglio crearne il maggior numero possibile con le persone a cui voglio bene.</em></p>



<p><strong>Pensi che tu e veterani come Andre Iguodala e Garrett Temple abbiate dimostrato l’importanza di avere giocatori esperti in panchina come leader carismatici per i più giovani?</strong></p>



<p><em>L’investimento che si fa nei giovani talenti non deve essere solo finanziario: non si può caricare il futuro di una franchigia che vale miliardi di dollari sulle spalle di un giocatore di 21 o 22 anni, perché non avrà mai la maturità necessaria. C’è un gap tra questa generazione di stelle e i front office e gli allenatori, e spesso a capo delle organizzazioni ci sono persone bianche di una certa età, che ovviamente non possono capire quello che abbiamo passato</em>.</p>



<p><em>Io invece vedo i giocatori come persone, come esseri umani e posso aiutarli a raggiungere i loro obiettivi.&nbsp;Spesso viene detto ai giocatori come si devono comportare, che è meglio rompere i legami con l&#8217;ambiente nel quale si è cresciuti, ma non è il giusto consiglio. Le prime domande che faccio ai miei compagni sono: “Che tipo di persona sei? Da dove vieni? Hai dei figli?”. Conosco i genitori di Strus, di Martin e di tutti gli altri; ho creato con i miei compagni relazioni che vanno al di là del basket: in questo modo riesco a farli rendere al massimo, perché sentono che ci tengo a loro.</em></p>



<p><strong>Come vedi il tuo futuro dopo il ritiro?</strong></p>



<p><em>Il mio obiettivo è entrare nalla proprietà della franchigia. Capisco chi scegli di allenare, anche perché Riley è stato uno dei migliori coach della storia, ma grazie alle relazioni che ho sviluppato nel corso degli anni con le franchigie, i proprietari e i GM, sento che posso continuare ad avere un impatto positivo sulla città e sulla squadra, come co-proprietario degli Heat.</em></p>



<p><strong>Pensi che ti verrà data la possibilità di comprare delle quote?</strong></p>



<p><em>Non lo so, ma spero di sì; ho sempre detto pubblicamente che è il mio obiettivo.</em> <em>Ho parlato con alcuni giocatori che hanno seguito questo percorso, come Buster Posey, ex ricevitore dei Giants che oggi è uno dei proprietari della squadra, James Jones, presidente e GM dei Suns, nonché mio ex compagno agli Heat. E ne ho parlato anche con Wade.</em> <em>Mi sono fatto raccontare come hanno fatto; non sono qui ad aspettare in modo passivo che succeda qualcosa, ma mi sono preparato al meglio: sono un vincente, un leader, un filantropo, un padre, un marito e un uomo d&#8217;affari, nato e cresciuto qui. Per tutte queste ragioni sono il candidato perfetto.</em></p>



<p><strong>Perché è importante che ci siano dei proprietari di colore in NBA?</strong></p>



<p><em>È importante mostrare alle persone del mio quartiere che si possono ottenere i miei stessi risultati: da piccolo non pensavo in grande, perché non sapevo di poterlo fare; voglio essere un esempio per i futuri giocatori di basket, di football e sportivi in generale, e mostrare quali sono i risultati che possono essere raggiunti da una persona proveniente dal loro stesso contesto.</em></p>



<p><em>Dwyane, Alonzo, LeBron hanno contribuito al successo della franchigia, il cui valore è passato da 23 milioni di dollari a 2.3 miliardi. La città stessa ha tratto un enorme beneficio dalla franchigia e io ho avuto un ruolo importante: per questo ritengo di meritare un’opportunità.</em></p>



<p><strong>Quanto è importante la mentalità?</strong></p>



<p><em>Se avessi vissuto seguendo il consiglio degli altri, non sarei mai arrivato a questo livello. Secondo la gente, successo è andare al college, avere una bella casa e una bella macchina, ma non è così che dovrebbe essere la vita. Il successo e la felicità non sono prodotti standardizzati, sono condizioni diverse per ognuno di noi. Nella vita affronteremo tutti dei momenti difficili e dovremo riuscire a superarli e a reinventarci per continuare a essere felici: così è la vita.</em></p>



<p><strong>Quali emozioni proverai, quando la tua maglia verrà ritirata?</strong></p>



<p><em>Sarà un giorno molto emozionante perché non potrò viverlo con i miei genitori; mi mancano molto. Mio padre sarebbe stato fiero di vedere ciò che sono diventato e a mia madre sarebbe piaciuto volare sul jet privato: ne ha passate tante, tra la dipendenza dalla droga e il non avere un tetto sulla testa. Non dico che non sarò felice, ma sarà diverso non averli al mio fianco. Quando mio padre morì, persi un po’ del mio entusiasmo: lui era sempre stato con me, in un modo o nell&#8217;altro, a bordo campo o al telefono. Senza di lui non era la stessa cosa. Anche se amo ancora il basket, non sono più affamato come un tempo.</em></p>



<p><strong>Com’è stato segnare 24 punti nella tua ultima partita di Regular Season, contro Orlando, con Wade tra il pubblico?</strong></p>



<p><em>Non vedevo l’ora di giocare. Leggo tutti i commenti degli altri giocatori che mi prendono in giro, ma io non sono qui per perdere tempo: mi alleno esattamente come tutti gli altri perché se non lo facessi perderei il rispetto dei miei compagni, che mi guadagno tutti gli anni con l’impegno e la costanza. Più io li responsabilizzo, più loro responsabilizzano me.</em></p>



<p><strong>Che cosa ti mancherà di più, dopo il ritiro?</strong></p>



<p><em>Lo spogliatoio, le battute e il tempo passato con i compagni. Sono uno che scherza tanto, faccio sì che l&#8217;atmosfera sia sempre distesa.</em></p>



<p><strong>E quale sarà la prima cosa che farai dopo il ritiro?</strong></p>



<p><em>Dovrò occuparmi dei miei affari, ma prima di tutto vorrei portare la moglie di mio padre al concerto di Bruno Mars, lo adora. Guarda sempre i suoi video su YouTube e li mostra a tutti: non sapevo che le piacesse così tanto, e appena finisce la stagione la porterò a vederlo a Las Vegas. Lei è il mio angelo custode, è entrata nella mia vita quando avevo cinque anni. È già difficile crescere un bambino, figuriamoci crescere un bambino che non è nemmeno tuo figlio. Ma lei è sempre stata il mio punto di riferimento.</em></p>



<p><strong>Che cosa ci dici della Heat Culture?</strong></p>



<p><em>Io sono la Heat Culture. Per me è uno stile di vita. Mi occupo di diverse attività in città e ho giocato per più di vent&#8217;anni in NBA. Adesso ho l’opportunità di discutere della possibilità di diventare un proprietario degli Heat. La Heat Culture si applica a tutti gli aspetti della vita: noi facciamo le cose che altri ritengono superflue, perché vogliamo distinguerci, vogliamo essere migliori.</em></p>



<p><strong>Chi colmerà il vuoto che lascerai nella squadra?</strong></p>



<p><em>Ottima domanda, nessuno lo potrà fare. Non potrà essere una sola persona, ma abbiamo Kyle Lowry, che sarà qui anche l’anno prossimo, poi ci sono Kevin Love e Bam Adebayo, per il quale sono stato un mentor in questi anni. Poi c’è coach Spoelstra, con il quale ho condiviso il mio percorso. Ci vorrà una leadership collettiva, ma i ragazzi riusciranno a trovare una soluzione.</em></p>



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			</item>
		<item>
		<title>Un contratto da Re: la storia dell’accordo tra LeBron James e Nike</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/un-contratto-da-re-la-storia-dellaccordo-tra-lebron-james-e-nike/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Policastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 May 2023 17:46:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[adidas]]></category>
		<category><![CDATA[lebron james]]></category>
		<category><![CDATA[Nike]]></category>
		<category><![CDATA[Reebok]]></category>
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					<description><![CDATA[La storia di come il 18enne LeBron James scelse tra Adidas, Nike e Reebok.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/lebron-hs-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-44322" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/lebron-hs-1024x576.jpeg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/lebron-hs-300x169.jpeg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/lebron-hs-150x84.jpeg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/lebron-hs-768x432.jpeg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/lebron-hs-1080x608.jpeg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/lebron-hs.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: Sportskeeda</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>Poco dopo la mezzanotte ad Akron, in Ohio, la notte precedente alla <strong>Draft lottery</strong> del 2003, <strong>Lebron James</strong> prende finalmente una decisione.</p>



<p>Il 18enne, soprannominato “King James”, firma un contratto di endorsement con <strong>Nike</strong> per 87 milioni di dollari garantiti in sette anni. Ancora oggi, il contratto di James rimane il più grande mai firmato da un rookie con un’azienda di scarpe sportive.</p>



<p>Il giorno seguente, a Beaverton in Oregon, arrivò i dipendenti Nike ricevettero un’email attesa a lungo, che iniziava con le parole “Ce l’abbiamo fatta, ha firmato con noi”.</p>



<p>Cinque ore più tardi, Associated Press riportò la notizia: dopo essere stato corteggiato per anni da tre aziende produttrici di scarpe sportive, il talento generazionale aveva preferito Nike alle compagnie rivali <strong>Reebok</strong> e <strong>Adidas</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://andscape.com/wp-content/uploads/2023/05/AP03052206509.jpg?w=700" alt=""/></figure>



<p>L’asta per assicurarsi The Chosen One, gestita dal primo agente di James, Aaron Goodwin, aveva raggiunto cifre mai viste. Tutti i tre brand pensavano di avere una possibilità di firmare con James.</p>



<p>Due settimane prima di diplomarsi a St. Vincent-St. Mary, James aveva rifiutato un’offerta da Adidas, che sponsorizzava la squadra di basket della sua high school. James si aspettava un contratto da 100 milioni di dollari per 10 anni, ma non tutti sarebbero stati garantiti.</p>



<p>Soprendentemente, James rifiutò un’offerta di sei anni da parte di Reebok, che includeva un bonus e che era stata presentata a LeBron e a sua madre Gloria dal CEO Paul Fireman. L’offerta finale dell&#8217;azienda superava di gran lunga i 100 milioni.</p>



<p>Convinto di aver chiuso l&#8217;accordo, Fireman e Tom Shine, dirigente di Reebok, volarono in Ohio prima della lottery e incontrarono James alle 7.30 in una stanza al Radisson Hotel di Akron.</p>



<p>“Pensavo che avrebbe scelto Reebok”, affermò Goodwin nel 2003. “C’era un buon feeling, secondo LeBron, Ma tre ore più tardi firmò con Nike”.</p>



<p>James scelse strategicamente di firmare il contratto prima che né lui né le tre aziende potessero sapere dove sarebbe iniziata la sua carriera NBA.</p>



<p>I Cleveland Cavaliers, che avevano il 22,5% di scegliere per primi al Draft, ottennero il diritto di chiamare James con la numero uno. Gordon Gund, all’epoca proprietario dei Cavs, festeggiò sventolando la maglia dell’high school di LeBron numero 23, dando una chiara indicazione circa quella che sarebbe stata la scelta della franchigia la notte del Draft.</p>



<p>“Ho firmato con Nike”, dichiarò James subito dopo la lottery. LeBron era vestito Nike da capo a piedi e portava un paio di Air Force One bianche.</p>



<p>In meno di tre mesi, Nike si occupò del design e del product testing delle Air Zoom Generation, che sarebbero diventate le prime signature shoes di James.</p>



<p>“Bisogna ammetterlo, Reebok aveva solo dei disegni per le scarpe di James, mentre Nike ne aveva già in cantiere nove paia”.</p>



<p>Esattamente 20 anni dopo, questa è la storia di uno dei corteggiamenti più folli nella storia dell’industria delle sneakers.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://andscape.com/wp-content/uploads/2023/05/3_LeBron-1st-Game.jpg?w=700" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La timeline</h2>



<p>Il 30 dicembre 2002, James compì 18 anni.</p>



<p>Esattamente una settimana dopo, a inizio gennaio, un gruppo di dipendenti Nike (designer, responsabili del marketing e sviluppatori del prodotto) ricevettero per email un invito a mettersi al lavoro per lanciare le Air King James.</p>



<p>L’email proseguiva spiegando in modo dettagliato il piano di Nike per raggiungere un accordo con James e per occuparsi del design di un paio di scarpe.</p>



<p>Erano già stati programmati tre viaggi verso le fabbriche asiatiche dell’azienda (una a metà gennaio, una a fine febbraio e una all’inizio di aprile del 2003). L’ultimo step della timeline prevedeva di trasportare dei modelli di scarpe in Oregon prima del pitch meeting con James, probabilmente nel mese di maggio.</p>



<p>L&#8217;azienda chiamò i suoi più famosi designer di scarpe da basket (Tinker Hatfield, Eric Avar e Aaron Cooper) per collaborare alla creazione di una scarpa per James. All&#8217;epoca, ognuno di loro si era occupato del design delle scarpe di Michael Jordan, Charles Barkley, Penny Hardaway e Scottie Pippen.</p>



<p>Il primo meeting di brainstorming era fissato per il pomeriggio del 10 gennaio 2003; l’email si concludeva con questa frase: “Un singolo passo falso può costarci molto caro”.</p>



<p>Nel frattempo, Goodwin organizzava incontri tra James e le tre aziende nelle due settimane prime della Lottery del 22 maggio:</p>



<p>7 maggio: Uffici Reebok a Canton, Massachusetts.</p>



<p>10 maggio: Presentazione Adidas in una villetta a Malibu, in California</p>



<p>17 maggio: Uffici Nike a Beaverton, in Oregon</p>



<p>21 maggio: Ultimo giorno di negoziazione in una suite di un hotel di Akron, in Ohio.</p>



<p>22 maggio: Draft Lottery.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il parere del talent scout</h2>



<p>Ralph Greene, all’epoca direttore del settore marketing sportivo di Nike Basketball, spiega che l’azienda cominciò a interessarsi a James prima ancora dell’high school: secondo il talent scout di Nike, George Raveling, LeBron aveva ottime doti come giocatore ma era anche molto maturo per la sua età.</p>



<p>Raveling si accorse subito della sua abilità nel controllare la gara e nel facilitare il gioco ai compagni. Secondo lui, la maturità di James si manifestava soprattutto attraverso la sua abilità come passatore.</p>



<p>Il parere del talent scout fu ascoltato da Phil Knight, fidandosi del parere di Raveling, che andò all-in su James.</p>



<p>Knight voleva Lebron alla Nike.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il workout</h2>



<p>Aaron Cooper, Leader Designer delle prime signature shoes di Lebron, le Air Zoom Generation, racconta che prima di conoscere James, Lynn Merritt, il Direttore del Reparto Marketing sportivo di Nike, gliene aveva parlato molto bene.</p>



<p>All&#8217;epoca non c&#8217;erano i social media, quindi non si parlava molto dei giocatori dell’high school; perciò, se Merritt ne parlava, significava che il giocatore era veramente forte. Lynn mi disse di verificare personalmente.</p>



<p>Assistetti ai suoi workout per la scuola di basket del liceo; partecipava anche se era ovvio che sarebbe stato scelto e apprezzai molto questo comportamento: aveva solo 17 anni ma era quello che si impegnava di più sul campo.</p>



<p>C’era molto hype attorno a lui e LeBron stesso sapeva che il suo futuro sarebbe stato luminoso; nonostante questo era molto concentrato, umile ed entusiasta.</p>



<p>Dopo il workout, si fermò ad allenarsi ancora: voleva sempre essere la miglior versione di se stesso, una versione che sarebbe stata migliore anche della maggior parte degli altri giocatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il legame con Iverson</h2>



<p>Todd Krinsky, attuale CEO di Reebok, cominciò a lavorare per l’azienda nel 1993. Tre anni dopo, aiutò la società a firmare Allen Iverson.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://andscape.com/wp-content/uploads/2023/05/4_Allen-Iverson-and-LeBron.jpg?w=700" alt=""/></figure>



<p>Dopo un decennio nel settore, Krinsky sapeva che James sarebbe diventato un talento generazionale. Reebok accolse James, il suo agente, la madre Gloria, l&#8217;amico ed ex compagno di high school Maverick Carter negli uffici in Massachussets.</p>



<p>Ricorda così quel giorno: “A 18 anni, LeBron era perfettamente tranquillo e sicuro di sé. Mi successe solo un&#8217;altra volta, con Allen Iverson nel 1996.</p>



<p>James aveva già parlato con Nike e avrebbe presto incontrato Adidas; nonostante l’intero settore delle calzature sportive pendesse dalle sue labbra, LeBron non si scomponeva mai.</p>



<p>Feci parlare Iverson con James: quell’anno The Answer era stato nominato MVP e aveva raggiunto le Finals. L’anno precedente c&#8217;erano state le Iverson IV, che avevano ottenuto un enorme successo.</p>



<p>Avevamo anche fatto una versione personalizzata delle scarpe di Iverson, “the Question”, per James in occasione del McDonald’s All-American Game, con i colori di St. Vincent-St. Mary e “L23J” su un lato. Allen si fece portavoce dell’azienda ed era emozionato per il fatto che Lebron stesse prendendo in considerazione di firmare con Reebok”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La mentalità</h2>



<p>David Bond, all’epoca vice direttore di Adidas, fu assunto nel 2001 per firmare LeBron a qualunque costo.</p>



<p>“Durante una delle visite ad Akron, portai una telecamera e gli feci alcune domande mentre mangiava la pizza. Anche se all’epoca stava per iniziare il senior year all’high school, parlando con lui mi accorsi che aveva già ben chiaro quale sarebbe potuto essere il suo ruolo in ogni squadra NBA, perché conosceva tutti i roster a memoria, in ordine alfabetico”, spiega Bond.&nbsp;</p>



<p>“LeBron è sempre stato migliore degli altri giocatori, come intelligenza e mentalità.&nbsp; Aveva un ottimo fisico (2.07 m, 108 kg), ma la cosa che mi colpì di più fu la sua mentalità. Il suo obiettivo era essere un giocatore di basket e vi si dedicava interamente; non aveva un piano B.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le player exclusives</h2>



<p>Testimonianza di Gentry Humphrey, all’epoca direttore del settore footwear del Jordan Brand.</p>



<p>“Finita l’high school, James aveva già ricevuto 18 versioni di player exclusives da Nike, Reebok, Adidas e Jordan. Ogni paio aveva i colori verdi e oro; alcune riportavano la scritta “L23J,” “LBJ,” o “King James” ricamata. Nessun giocatore aveva le proprie PE in high school.</p>



<p>Sapevamo che dopo la scuola sarebbe subito arrivato in NBA e questo rese tutto più semplice, visto che all’epoca non era possibile creare delle PE per un giocatore che sarebbe andato al college. Il piano era che James firmasse con Nike e il brand Jordan era parte della strategia: Michael era ancora importante, ma volevamo ampliare il nostro portafoglio di stelle”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le scarpe più comode</h2>



<p>Testimonianza di Aaron Cooper di Nike.</p>



<p>Durante il nostro primo viaggio a Akron, gli chiesi quale innovazione potessimo inserire dal punto di vista della performance. Mi rispose: “Il comfort”; ci disse che le Adidas Pro Model 2G erano le scarpe più comode che avesse mai indossato, dalla suola al collo della scarpa, che giudicava sufficientemente imbottito.</p>



<p>La scarpa non aveva proprio niente che non andasse.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://andscape.com/wp-content/uploads/2023/05/8_Adidas_Pro-Model-2G-SVSM.jpeg?w=700" alt=""/></figure>



<p>In ogni partita del suo senior year, James indossò un paio di scarpe diverso (Adidas, Reebok, Nike); io ogni volta cercavo di ottenere un feedback, soprattutto riguardo al comfort.</p>



<p>Visto che la comodità era la sua priorità, gli promisi che avremmo realizzato la scarpa più comoda del mondo.</p>



<p>E al pitch meeting gli portammo un paio di scarpe della sua misura da provare: dopo averle indossate, mi disse che ero riuscito a mantenere la promessa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ‘LJ’ Reebok</h2>



<p>Testimonianza di Todd Krinsky.</p>



<p>C&#8217;era un’intera stanza destinata a LeBron, con loghi, progetti di design, idee su come la sua collezione Reebok sarebbe potuta essere, tutta basata sull’idea del “King James”. LeBron era sinceramente interessato alla nostra presentazione.</p>



<p>Negli anni ho sentito dire che James firmò con Nike perché erano gli unici ad aver portato un prototipo di scarpa al meeting: noi non avevamo un prototipo fisico, ma portammo alcuni schizzi.</p>



<p>Stavamo lavorando su diversi progetti: uno per esempio rappresentava un’evoluzione della tecnologia Pump. In generale, volevamo introdurre nella pallacanestro diverse innovazioni.</p>



<p>Le nostre scarpe non si sarebbero chiamate le Reebok LeBron 1: dovevamo ancora scegliere un nome, ma avevamo alcune idee e lui ci avrebbe aiutati a scegliere il nome definitivo, tra le varie opzioni che potevamo proporgli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida di Adidas: userai la tua fama per cambiare il mondo?</h2>



<p>Testimonianza di David Bond.</p>



<p>La nostra strategia non era quella di far diventare LeBron il nuovo MJ, ma il nuovo Muhammad Ali, atleta Adidas.</p>



<p>Volevamo che fosse più di un semplice giocatore di basket e all’epoca era un’idea innovativa: avremmo investito nei centri sociali e lo avremmo incoraggiato a parlare di temi importanti usando la piattaforma.</p>



<p>LeBron ha poi percorso questa strada da solo, creando scuole e centri sociali, senza mai rimanere neutrale su questioni importanti ed è sempre stato un pilastro della comunità, anche senza di noi.</p>



<p>Tuttavia, sono orgoglioso dell’offerta che gli abbiamo fatto; mi dispiace solo che LeBron abbia preso un’altra strada, perché avremmo potuto collaborare per migliorare la società.</p>



<p>Ho ancora il libro di presentazione che Adidas realizzò per LeBron, ne esistono solo una ventina di esemplari: la copertina del libro era fatta dello stesso materiale del pallone, era bianca e vi era ricamato sopra il logo dell’Adidas. Il logo metteva insieme “LBJ”, una palla da basket e il numero 23.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://andscape.com/wp-content/uploads/2023/05/Album-1_AdiBook_2.jpg?w=700" alt=""/></figure>



<p>Nel libro c&#8217;era anche l’immagine di una scarpa, che non sarebbe però diventata la sua signature shoe: all’epoca, LeBron indossava le TMac 2 e gli piacevano scarpe più basse e veloci, perciò per lui avremmo creato una scarpa da zero.</p>



<p>Il problema è che Adidas fece di tutto&#8230; per non vincere la sfida con Reebok e Nike.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’assegno</h2>



<p>Todd Krinsky di Reebok.</p>



<p>Mi ricordo della nostra enorme sala riunioni, con un tavolo di legno molto grande che mi faceva sempre pensare ai Flintstones.</p>



<p>Eravamo seduti con LeBron e il suo team, poi, sorprendendo tutti noi, Paul Fireman gli presentò un assegno da 10 milioni di dollari, pensando che potesse essere la carta vincente per farlo firmare con noi.</p>



<p>Disse a LeBron e a sua madre che avrebbero potuto avere l&#8217;assegno se avessero firmato quella sera stessa.</p>



<p>Paul voleva che il suo gesto ci colpisse e in effetti eravamo tutti con il fiato sospeso.</p>



<p>Aaron Goodwin ci chiese di lasciare la stanza per poter discutere dell’offerta. Dopo trenta minuti, la conversazione non era ancora terminata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La decisione</h2>



<p>Aaron Goodwin, primo agente di LeBron.</p>



<p>Era un assegno circolare. LeBron e sua madre lo guardarono, poi Gloria cominciò a piangere, non sapeva che cosa fare.</p>



<p>Io risposi che lo avremmo dovuto restituire; anche LeBron lo aveva capito, ma sua madre avrebbe voluto tenerlo.</p>



<p>Lo ricorderò sempre, fu un momento emozionante; LeBron e la madre avevano lavorato duramente per arrivare a quel risultato.</p>



<p>Nonostante l’offerta, dovevamo ancora parlare con Adidas e Nike.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La villa di Malibu</h2>



<p>Romeo Travis, compagno di LeBron a St. Vincent-St. Mary</p>



<p>La presentazione di Adidas era lo stesso giorno del ballo della scuola; dovevamo scegliere se andare a Malibu con un aereo privato o al ballo della scuola: andammo quasi tutti a LA e soggiornammo nello stesso hotel dei San Antonio Spurs. Adidas ci riservò una suite e ci portò a vedere Spurs-Lakers ai Playoffs; incontrai persino Tim Duncan che mi fece un autografo.</p>



<p>La villetta a Malibu aveva la piscina ed era un posto spettacolare, specialmente per chi viene da Akron, dove l’acqua non è molta.</p>



<p>Una volta arrivati ci siamo cambiati: Adidas aveva preparato dei vestiti esattamente della nostra taglia; ci siamo sentiti speciali.</p>



<p>Dissi che avremmo dovuto firmare tutti con Adidas, non solo LeBron. Visto che alla fine LeBron non scelse Adidas, posso solo immaginare che cosa abbiano fatto le altre aziende.</p>



<p>Quell&#8217;autunno, Dru Joyce e io rischiammo di non poter giocare al college perché avevamo ricevuto dei regali da Adidas, viaggiando su un jet privato a Malibu. Fu necessario dimostrare che avevamo contribuito economicamente al viaggio, ma ci vollero cinque incontri perché ci venisse dato il permesso di giocare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Numeri</h2>



<p>Testimonianza di Sonny Vaccaro &amp; David Bond.</p>



<p>Sonny Vaccaro: “L’anno da senior di LeBron, dissi a lui e a sua madre che avrebbe firmato un contratto da 100 milioni di dollari, un numero incredibile, visto che si trattava di un contratto con un’azienda di scarpe e non con una squadra NBA.</p>



<p>Andai negli uffici di Adidas per incontrare il Presidente, che accettò di offrire 100 milioni di dollari.</p>



<p>Al momento di fare l’offerta, però, la cifra cambiò; non potevo crederci: era di gran lunga inferiore al valore di LeBron: non avrebbe mai firmato”.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://andscape.com/wp-content/uploads/2023/05/14_Sonny-LeBron.jpg?w=700" alt=""/></figure>



<p>David Bond: “Sonny aveva sempre detto che ci sarebbero voluti 10 milioni di dollari garantiti all&#8217;anno, ma l’offerta di Adidas ne prevedeva solo 7 garantiti. LeBron sapeva che l’offerta di Nike sarebbe stata più vantaggiosa”.</p>



<p>Sonny Vaccaro: “Fu l&#8217;errore più stupido mai commesso nella storia di una contrattazione. Se avesse firmato con Adidas, sarebbe cambiato tutto&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La verità</h2>



<p>Testimonianza di Aaron Goodwin.</p>



<p>LeBron era nato per essere un atleta Adidas e avrebbe firmato con loro se l’offerta fosse stata adeguata.</p>



<p>LeBron voleva Adidas, prima che rovinassero tutto a Malibu. La cifra proposta da Reebok era molto interessante, ma Nike era l’unica azienda a poter creare da zero un prodotto per lui.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La teca vuota</h2>



<p>E. Scott Morris, all’epoca designer per Nike Basketball.</p>



<p>La presentazione di Nike a James si svolse di sabato, quindi non c’erano dipendenti in azienda: nessuno lo vide arrivare.</p>



<p>La presentazione si svolse nell’ufficio di Phil Knight: la porta di ingresso sembrava quella per entrare nella Terra dei Giganti, quindi chiunque sembrava piccolo quando entrava.</p>



<p>Dalla porta, guardando verso il corridoio, si vedevano a destra e a sinistra diverse paia di scarpe dedicate a Jordan, Barkley, Pippen e Hardaway. In fondo al corridoio, al centro, c’era una teca vuota, pronta ad accogliere le scarpe di LeBron.</p>



<p>Nike ci azzeccò veramente.</p>



<p>Sulla sinistra, in sala conferenze, c’erano tutti gli oggetti personalizzati (pantaloncini, asciugamani, accappatoi, costumi da bagno e perfino biancheria) di LeBron.</p>



<p>In un’altra sala conferenze c&#8217;erano invece gli accessori (palloni, zaini, occhiali da sole): Nike aveva preparato tutto per LeBron, anche i suoi cereali preferiti nel caso in cui avesse avuto fame. C&#8217;erano anche un modello della sua macchina e della pelle di leone.</p>



<p>Tutto era studiato nei minimi dettagli, perché a James non doveva mancare nulla. Fu il migliore incontro di presentazione mai visto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il percorso</h2>



<p>Testimonianza di Ken Link, all’epoca Responsabile del Design per Nike Basketball, designer di alcune signature shoes di LeBron.</p>



<p>Si diceva che non avrebbe firmato con noi. A maggio, quando arrivarono i nostri prototipi, ma avevamo sentito dire che le altre aziende gli avrebbero offerto 100 milioni di dollari.</p>



<p>Eravamo ormai rassegnati, ma io mi chiedevo se, oltre ai soldi, avrebbe preso in considerazione anche il percorso che avrebbe potuto intraprendere con noi.</p>



<p>LeBron è un ragazzo molto intelligente, un visionario. Effettivamente, gli piacque l’idea del nostro progetto a lungo termine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Air Zoom&#8230; Norbel?</h2>



<p>Testimonianza di Jeff Johnson, all&#8217;epoca Responsabile dello Sviluppo di Nike Basketball.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://andscape.com/wp-content/uploads/2023/05/18_Zoom-Generation-Tech-Specs.jpg?w=700" alt=""/></figure>



<p>A gennaio, il mio capo mi disse che avremmo dovuto cominciare a lavorare a una scarpa per LeBron.&nbsp; Inserii il progetto nel sistema in modo che i colleghi potessero iniziare a lavorare e che potessimo tener traccia dei costi.</p>



<p>Il nome che diedi al progetto fu Air Zoom Norbel, “LeBron” al contrario. Il mio capo non approvò questo nome, allora optai per Air Zoom Generation, visto ciò che LeBron era un talento generazionale.</p>



<p>Mi aspettavo che a un certo punto il reparto marketing scegliesse un nome, ma non successe fino a che LeBron non firmò con noi. Air Zoom Generation ci piaceva molto e pensavamo che non saremmo riusciti a trovare una soluzione migliore, anche perché LeBron non voleva ancora dare il proprio nome a una scarpa.</p>



<p>Le sue seconde signature shoes si chiamarono poi Zoom Lebron 2&#8230;</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Hummer</h2>



<p>Testimonianza di Romeo Travis, compagno di high school di James</p>



<p>Per il suo diciottesimo compleanno, sua madre Gloria chiese un prestito di 50 mila dollari per acquistare una Hummer H2 dotata di tutti i comfort.</p>



<p>Un giorno LeBron ci invitò a casa sua e ci fece vedere la macchina; non potevamo credere che fosse sua, ma eravamo molto contenti per lui; si meritava quell’auto macchina, perché era grazie a lui che il palazzetto era sempre pieno.</p>



<p>Solitamente, quando lunedì non c&#8217;era scuola, andavamo in un locale per teenager; tutti i ragazzi di Akron, Cleveland e dintorni si ritrovavano lì. Arrivammo sull’Hummer con le nostre divise e fu un successo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera ispirazione per il design</h2>



<p>Testimonianza di Aaron Cooper di Nike.</p>



<p>Voglio essere chiaro su questo argomento: è stato detto più volte che il design delle Air Zoom Generation si ispirasse all’Hummer di LeBron, ma non è vero.</p>



<p>Si basava piuttosto sull’idea di essere un soldato moderno. Purtroppo, all’epoca gli USA erano in guerra con il Medio Oriente, quindi Nike non voleva fare storytelling su questo tema.</p>



<p>La scarpa ricorda come linea e dal punto di vista estetico gli stivali usati dai soldati.</p>



<p>Questo spiega anche la scelta dei colori delle sue scarpe nella sua prima partita. Alcune stagioni più tardi, Ken Link avrebbe creato delle scarpe per i Playoffs chiamate “The Soldier”.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://andscape.com/wp-content/uploads/2023/05/14_LeBron-Wheat-AZG.jpg?w=700" alt=""/></figure>



<p>L’Hummer fu fonte di ispirazione solamente verso la fine del processo: inizialmente scrissi la parola “KING” usando il font dell’Hummer, ma anche altri dettagli come gli occhielli e la targhetta nella zona dei lacci sono presi dalla Hummer. LeBron volle poi che ci fosse scritto “NIKE”.</p>



<p>Pensare alla macchina per alcuni dettagli fu divertente, visto il valore che l’auto ha per James, ma non fu l’ispirazione principale della scarpa: volevamo creare una signature shoe che rappresentasse la sua personalità e che racchiudesse la sua storia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il leone</h2>



<p>Testimonianza di Aaron Cooper.</p>



<p>Il design per la parte inferiore della scarpa fu un’idea di Tinker: gli avevo raccontato della passione di LeBron per i leoni e parlammo del leone che rincorre la preda, un po’ come James insegue l’avversario per stopparlo. Nella caccia, come nella pallacanestro, è importante anche riuscire a fermarsi improvvisamente: la suola delle scarpe è progettata per garantire un ottimo grip.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutto il possibile</h2>



<p>Testimonianza di Jeff Johnson di Nike.</p>



<p>Stavamo già lavorando a una scarpa per LeBron quando era ancora in high school, perché volevamo stupirlo facendogli provare una scarpa della sua misura; Nike non lo aveva mai fatto prima e non so se lo abbia mai fatto dopo.</p>



<p>Fissammo il prezzo di vendita a 110$, anche se la scarpa valeva molto di più: aveva per esempio la punta sagomata ed era fatta con la migliore pelle che si possa immaginare, oltre ad avere una soletta di alta qualità; non avremmo potuto migliorarla ulteriormente.</p>



<p>I costi per la produzione di scarpe sono molto alti, specialmente se si producono pochi esemplari, ma non ci importava: avevamo tre mesi e riuscire nel nostro obiettivo fu un’impresa folle.</p>



<p>Al momento dell’incontro, avevamo diversi prototipi della sua misura. Uno di questi si ispirava alle Timberland, visto che una volta James aveva detto che avrebbe potuto giocare con scarpe di quella marca.</p>



<p>Il fatto di occuparci delle scarpe di un giocatore che doveva ancora firmare con noi comportava grossi rischi, ma anche una grossa opportunità: LeBron era l’unico a poter decidere il futuro della scarpa.&nbsp;Con le sue scarpe, Nike raccontava una storia; non erano solamente dei disegni. Questo dimostra quanto fortemente l’azienda volesse James.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il bar</h2>



<p>Testimonianza di Ralph Greene di Nike, il mittente dell&#8217;email che annunciava l’accordo tra Nike e LeBron.</p>



<p>Quando Nike chiuse l&#8217;accordo, eravamo felicissimi e non vedevamo l’ora di dirlo a qualcuno. Andai con Lynn Merritt in un bar a Beaverton e la notizia dell&#8217;accordo iniziò a circolare.</p>



<p>Dopo l’annuncio al notiziario, i nostri cellulari iniziarono a squillare: mi chiamarono in molti, ma furono in pochi a complimentarsi: “Ma cosa avete fatto? Deve ancora iniziare a giocare in NBA!”, mi dicevano. Spegnemmo i cellulari e continuammo a festeggiare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Generale</h2>



<p>Testimonianza di Ken Link</p>



<p>Lynn Merritt fu una grande fonte di ispirazione per LeBron: c’è sempre stato per lui, ad esempio accompagnandolo all’ospedale dopo un infortunio al polso.</p>



<p>L’obiettivo di Lynn era quello di aiutare e sostenere LeBron nel suo percorso verso la grandezza, dandogli sempre il giusto consiglio e facendo in modo che Nike fosse sempre al suo fianco.</p>



<p>Tutti si sono sempre impegnati al massimo, ma Lynn ci ha sempre ricordato della nostra enorme opportunità e responsabilità.</p>



<p>Lynn ci dava fiducia e ci dava la possibilità di esprimerci al massimo, ecco perché è soprannominato “The General”: ha sempre avuto un piano d&#8217;azione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo “Swoosh”</h2>



<p>Testimonianza di Aaron Cooper, Nike.</p>



<p>Lo Swoosh di Nike si è spostato più volte nel corso dei vari progetti, ma per LeBron era chiaro che dovesse restare su un lato.</p>



<p>La domanda era sempre la stessa: era una scarpa Nike o una signature shoe di Lebron? In quel periodo, molti modelli di signature shoes di altri giocatori rimanevano spesso invenduti; secondo LeBron, la scarpa doveva essere prima di tutto una scarpa Nike e per questo motivo lo Swoosh doveva restare su un lato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La prima partita di Summer League</h2>



<p>Testimonianza di Todd Krinsky di Reebok.</p>



<p>Dopo la firma di LeBron con Nike, ci fu la Reebok Pro Summer League a Boston e la prima partita era Celtics contro Cavaliers. Ero seduto a bordo campo nel prepartita, quando LeBron mi si avvicinò e mi spiegò perché aveva scelto Nike: “Nulla di personale, il vostro pitch era fantastico, ma ho deciso di seguire il mio cuore”.</p>



<p>Aveva solo 18 anni e non era tenuto a darmi spiegazioni, ma lo fece comunque, dimostrando di essere una persona onesta, che tiene molto ai rapporti interpersonali e che sa come raggiungere i propri obiettivi.</p>



<p>Mi abbracciò e mi augurò buona fortuna; fu un momento davvero surreale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un segno del destino</h2>



<p>Testimonianza di Aaron Cooper.</p>



<p>LeBron sapeva che quel contratto sarebbe stato il primo di una lunga serie; a prescindere dalla cifra offerta da Reebok, LeBron non avrebbe mai accettato.</p>



<p>Nel marketing sportivo, l’obiettivo è quello di mostrare agli atleti un quadro più ampio della situazione futura. Un’altra azienda potrebbe puntare a offrire una cifra maggiore e a far apparire la propria azienda come accattivante, ma Lynn invece aiutava gli atleti a capire che cosa avrebbe significato essere un atleta Nike. Nike era ed è ancora la migliore azienda di attrezzatura sportiva, di calzature sportive e di marketing e LeBron sarebbe stato il migliore giocatore del futuro: quando mi dissero che avrebbe firmato con Nike ero molto emozionato, era un segno del destino; se non avesse firmato, sarebbe stato tutto sbagliato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Natale in anticipo</h2>



<p>Testimonianza di Romeo Travis.</p>



<p>Quando LeBron ci invitò a casa sua, andavamo ancora a scuola: aveva degli enormi borsoni pieni di prodotti Nike di tutte le taglie.</p>



<p>Impazzimmo tutti di gioia.</p>



<p>Sin dal primo giorno, LeBron ha sempre fatto in modo che Nike pensasse anche a noi.&nbsp;</p>



<p>Se avessi firmato con Nike, io non sari mai tornato a scuola, mentre LeBron continuava a venire a scuola come se non fosse successo nulla.&nbsp;</p>



<p>Lo prendevamo in giro scherzosamente, ma lui non reagiva mai.</p>



<p>Dico sempre che Dio gli ha fatto questo dono perché lui sapeva come gestirlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La pubblicità</h2>



<p>Testimonianza di Mike Bibby, ex playmaker di Sacramento e atleta del brand Jordan.</p>



<p>Nella sua prima pubblicità, io lo dovevo marcare. All’inizio Nike voleva che si liberasse della marcatura e che schiacciasse, ma io non volevo essere umiliato da un rookie.</p>



<p>Ecco perché quando LeBron inizia a palleggiare, la pubblicità finisce.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’esordio del re</h2>



<p>Testimonianza di David Stern, ex NBA Commissioner, ai microfoni di Andscape nel 2018.</p>



<p>Nella prima settimana della stagione 2003-2004, la partita più attesa era quella tra Sacramento e Cleveland. Nike era molto interessata all&#8217;esordio di James, visto che aveva scommesso molto su di lui.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://andscape.com/wp-content/uploads/2023/05/20_LeBron-1st-Game-Dunk.jpg?w=700" alt=""/></figure>



<p>Ammiro molto le aziende di abbigliamento e attrezzatura sportiva: all&#8217;epoca, per avere informazioni sui migliori talenti dodicenni in circolazione, era sufficiente chiedere a loro.</p>



<p>Durante la partita mi resi conto che James era veramente forte e che Nike si era assicurata un gran giocatore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La persona dietro il prodotto</h2>



<p>Testimonianza di Aaron Cooper.</p>



<p>Il carattere di LeBron mi colpì subito: umile, rispettoso, entusiasta. Sua madre Gloria aveva fatto un ottimo lavoro nel crescerlo e nel circondarlo di persone che gli vogliono bene.</p>



<p>È stata parte del processo, con il suo affetto e le sue premure. Si faceva anche sentire spesso ed era importante per la nostra relazione con LeBron: abbiamo anche creato un paio di AZG per Gloria (bianche e rosa, i suoi colori preferiti).</p>



<p>Grazie a Gloria, LeBron è diventato la persona e il padre che è oggi ed è riuscito ad avere un impatto positivo sulle persone di Akron e in tutto il mondo. Durante uno dei nostri viaggi ad Akron, ha organizzato un torneo di basket, il cui costo di partecipazione consisteva in attrezzature per le scuole. LeBron ha organizzato il torneo, raccolto il ricavato e lo ha distribuito a chi non se lo poteva permettere; tutto questo prima dei social media, senza lo scopo di guadagnare follower o di farsi bello online.</p>



<p>C’è sempre una persona dietro a un prodotto. Sono il carattere e la storia della persona che contano e LeBron li ha sempre avuti. La sua storia, come uomo e atleta, permette alle sue scarpe di restare importanti nel corso degli anni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Doc Rivers: “Il nostro lavoro è sempre più complicato”</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/doc-rivers-il-nostro-lavoro-e-sempre-piu-complicato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Policastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 May 2023 23:27:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[boston celtics]]></category>
		<category><![CDATA[doc rivers]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Mazzulla]]></category>
		<category><![CDATA[philadelphia 76ers]]></category>
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					<description><![CDATA[Doc Rivers riflette sul ruolo degli allenatori NBA.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Con il rischio del licenziamento sempre dietro l’angolo, essere un coach NBA non è mai stato così difficile.</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="612" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/rivers-1024x612.jpeg" alt="" class="wp-image-43584" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/rivers-1024x612.jpeg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/rivers-300x179.jpeg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/rivers-150x90.jpeg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/rivers-768x459.jpeg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/rivers-1536x917.jpeg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/rivers-1080x645.jpeg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/rivers-627x376.jpeg 627w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/rivers-440x264.jpeg 440w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/05/rivers.jpeg 1907w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>I <strong>Boston Celtics</strong> approdano in Finale di Eastern Conference, mentre i <strong>Philadelphia 76ers</strong> ritornano a casa, di nuovo.</p>



<p>Per coach <strong>Joe Mazzulla</strong>, al primo anno sulla panchina di Boston, la netta vittoria (112-88) ottenuta contro Embiid e compagni significa poter continuare il percorso in post-season, fin qui piuttosto altalenante. Per <strong>Doc Rivers</strong>, invece, la sconfitta significa un altro bivio nella sua carriera.</p>



<p>Si era detto, soprattutto dopo la sconfitta casalinga dei 76ers in Gara 6 di semifinale di Conference, che Gara 7 sarebbe stata decisiva perché Rivers potesse mantenere il proprio posto sulla panchina di Philadelphia. Così è stato.</p>



<p>Allo stesso tempo, in NBA è già iniziato il valzer delle panchine: i due coach delle Finali 2021, <strong>Mike Budenholzer</strong> e <strong>Monty Williams</strong>, sono stati entrambi esonerati nel giro di pochi giorni.</p>



<p>A 61 anni e con un curriculum come il suo, Doc Rivers non sembra essere particolarmente intimorito dal destino che potrebbe attenderlo. Quando, dopo la sconfitta di Gara 7, gli è stato chiesto se si aspettasse di tornare sulla panchina dei 76ers per la stagione successiva, la risposta non è stata per nulla originale, ancora ignaro di quello che sarebbe successo:</p>



<p><em>&#8220;Sì, ho ancora due anni di contratto”.</em></p>



<p>La realtà dei fatti è che essere capo allenatore in NBA è diventato un percorso a ostacoli:</p>



<p><em>“È sempre più complicato; siamo continuamente sotto i riflettori e veniamo costantemente giudicati”</em>, ha spiegato dopo Gara 5.&nbsp;</p>



<p>La pazienza può essere una virtù, ma non in NBA:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Viviamo in un momento in cui purtroppo nessuno ha più voglia di aspettare: tutti esigono subito il risultato e quando non arriva si domandano subito chi licenziare e a chi dare la colpa, invece di provare a migliorare e a crescere”.</em></p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">BREAKING: The 76ers dismissed coach Doc Rivers on Tuesday, sources tell ESPN. Rivers led the Sixers to the Eastern Conference Semifinals in each of his three seasons on the job. <a href="https://t.co/WM0t4LhrAz">pic.twitter.com/WM0t4LhrAz</a></p>&mdash; Adrian Wojnarowski (@wojespn) <a href="https://twitter.com/wojespn/status/1658491168047464448?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">May 16, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ho passato due giorni in compagnia di Rivers durante la serie tra Philadelphia e Boston: volevo osservare da vicino come lavora un allenatore che è riuscito ad avere successo in una professione tradizionalmente ostile agli afroamericani. Diversamente da molti suoi colleghi, Doc Rivers ha avuto diverse opportunità come coach: con Boston, con i Clippers e con i Sixers; se quest’ultima esperienza dovesse concludersi, ci sarà probabilmente un’altra squadra pronta a ingaggiarlo. Il suo percorso dovrebbe essere preso come esempio dai suoi giovani colleghi, come Mazzulla (34 anni) e Darvin Ham (49 anni, alla prima esperienza come head coach.</p>



<p>Un concetto importante della filosofia di Rivers è che la delusione è parte integrante dell&#8217;esperienza come allenatore; il modo in cui un coach la affronta determinerà sia il suo successo, sia la sua longevità nella professione.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Per essere un buon coach è necessario credere nella vittoria, sapendo che, in caso di sconfitta, la delusione sarà cocente. Ogni stagione si prova a vincere, ma è molto difficile riuscire a ottenere il risultato sperato.  Quando un giorno mi accorgerò di non voler più provare queste emozioni, vorrà dire che dovrò smettere”.</em></p>
</blockquote>



<p>Ho parlato con Rivers dopo la vittoria di Philadelphia in Gara 5. Nel viaggio di ritorno dal Massachusetts, ho ascoltato alla radio una trasmissione di un’emittente di Boston, nella quale Mazzulla veniva criticato senza pietà per il timeout non chiamato sul finire di Gara 4, per non aver messo in campo una squadra pronta a giocare in Gara 5 e per non essere stato all’altezza dal punto di vista tattico. Un ex giocatore, diventato commentatore televisivo, ha affermato che i Celtics avessero escluso Mazzulla, non ritenendolo in grado di gestire la situazione da solo.</p>



<p>Durante la trasmissione si diceva anche che i Celtics avrebbero fatto meglio a tenere Ime Udoka, sospeso dal ruolo di head coach e poi sostituito per aver violato la policy di squadra a causa di una relazione consensuale con una dipendente.</p>



<p>Per Doc Rivers, questi commenti non sono nulla di nuovo: <em>“Ci sono passato, capita a tutti i coach”</em>, ha spiegato.</p>



<p>Rivers ha poi parlato dei primi anni sulla panchina di Boston, quando si occupava con Danny Ainge della costruzione del roster:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“A Boston abbiamo costruito una squadra e vinto il titolo, ma durante il rebuilding ci sono stati momenti in cui ci volevano licenziare. Spesso vengono ingiustamente attribuite colpe a chi fa il nostro lavoro”.</em></p>
</blockquote>



<p>Rivers ha cominciato la propria carriera a 39 anni, tre anni dopo essersi ritirato come giocatore. Oggi, è il decano dei coach afroamericani in NBA e si confronta regolarmente con i colleghi più giovani. Non ha ancora avuto modo di parlare con Mazzulla, ma immagina la difficoltà del ruolo che il giovane coach ricopre, essendo passato da un giorno all’altro da assistente a allenatore capo dei Celtics.</p>



<p>La settimana scorsa, Mazzulla è stato criticato pesantemente; dopo la vittoria in Gara 7, sarà festeggiato. Il ciclo si ripeterà contro i Miami Heat, in semifinale di Conference. Il problema di Mazzulla è che i Celtics la scorsa stagione sono riusciti ad arrivare in finale, perciò, perché la stagione possa ritenersi un successo, deve portare la squadra almeno a quel risultato,</p>



<p><em>“È una situazione complicatissima, nella quale probabilmente nessun coach si è mai trovato”</em>, ha spiegato l’allenatore dei Sixers.</p>



<p>Il primo incarico di Rivers è stato a Orlando, in una stagione di rebuilding nella quale sono stati scambiati ben 21 giocatori; anche a Boston, la squadra era in ricostruzione.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Ci vuole molto coraggio ad accettare un posto come allenatore per una squadra che l’anno precedente ha raggiunto le Finals. Se i Celtics vinceranno sarà stata una buona idea, ma anche se non dovesse succedere,  Joe sta facendo un ottimo lavoro e questo è tutto ciò che conta; non importa se le persone la pensano diversamente”.</em></p>
</blockquote>



<p>Rivers non è un allenatore come tutti gli altri: ha ottenuto il suo primo incarico come head coach senza avere alcuna esperienza come allenatore in NBA e si è sempre definito un “reluctant coach” (“coach riluttante”).</p>



<p>Nel 1998, accettò l’invito di Chuck Daly, all&#8217;epoca coach dei Magic, a partecipare con lui a un clinic. Lo stesso Daly, pensando che Rivers fosse nato per essere un allenatore, lo suggerì alla dirigenza come proprio successore.</p>



<p>Nel 1999, alla prima stagione sulla panchina dei Magic, Rivers vinse il premio di Coach of the Year, sfiorando la qualificazione ai Playoffs con una squadra che a inizio stagione sembrava destinata alla lottery. Nelle tre stagione successive, il coach avrebbe sempre raggiunto i Playoffs, ma nonostante questo sarebbe stato esonerato nella stagione 2003/04 dopo sole undici partite.</p>



<p><em>“Pensavo di aver fatto un buon lavoro a Orlando; non mi aspettavo che mi mandassero via”</em>, ha ammesso.</p>



<p>L’esonero era dovuto alla conclusione della stagione precedente, quando si era fatto rimontare un vantaggio di 3-1 dai Pistons al primo round. Da quell&#8217;esperienza, Rivers ha imparato l’importanza di correggersi e di migliorarsi costantemente:</p>



<p><em>“Bisogna avere fiducia in ciò che si fa, anche se in quel momento non sta funzionando e si viene criticati”</em>.</p>



<p>Anche Wayne Embry, il primo general manager e presidente afroamericano di una squadra NBA, gli fornì un utile consiglio, quando a Rivers fu proposta la scelta tra diventare commentatore in televisione o vice di Popovich a San Antonio. Embry gli suggerì di scegliere la televisione; non voleva che venisse visto solo come un assistente di colore e desiderava che avesse un palcoscenico per mostrare a tutti la sua conoscenza del gioco.</p>



<p>Un’altra particolarità di Rivers è il fatto che non è mai rimasto a lungo senza squadra: dopo nove anni a Boston, nel 2013 passò ai Clippers, che tentavano disperatamente di diventare una contender e che in quella stagione avrebbero vinto 57 partite. Dopo lo scandalo legato alle dichiarazioni razziste del proprietario dei Clippers, Donald Sterling, Rivers dichiarò che si sarebbe dimesso se il proprietario non avesse venduto la franchigia. Dopo la sospensione, Sterling vendette la squadra e Rivers ne guadagnò in reputazione.</p>



<p>Nel 2015 e nel 2020, i Clippers mandarono in fumo un vantaggio di 3-1 ai Playoffs; oggi, Rivers è l’unico coach nella storia dell’NBA ad avere subito una simile rimonta con tre squadre diverse.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="es" dir="ltr">Cifra tonda per Doc Rivers! Le sue ultime 10 valide per le Conference Finals:<br><br>2015 Gara 5 &#8211; persa<br>2015 Gara 6 &#8211; persa<br>2015 Gara 7 &#8211; persa<br>2017 Gara 7- persa<br>2020 Gara 5 &#8211; persa<br>2020 Gara 6 &#8211; persa<br>2020 Gara 7 &#8211; persa<br>2021 Gara 7  &#8211; persa<br>2023 Gara 6 &#8211; persa<br>2023 Gara 7 &#8211; persa <a href="https://t.co/IkUccFOQUL">pic.twitter.com/IkUccFOQUL</a></p>&mdash; Around the Game (@AroundTheGameIT) <a href="https://twitter.com/AroundTheGameIT/status/1658159054437621760?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">May 15, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>A settembre 2020, un mese dopo aver lasciato Los Angeles, Rivers è stato assunto dai 76ers, desiderosi di tornare tra le big della lega; il coach è riuscito nell’intento, ma è anche stato vittima del proprio successo. È molto bravo a lavorare con squadre disfunzionali e a far sì che i giocatori condividano una visione comune, ma questa sua abilità è anche un’arma a doppio taglio:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Anche se la tua squadra supera le aspettative, se non vinci ti diranno sempre che non hai fatto abbastanza”.</em></p>
</blockquote>



<p>Ci sono altri insegnamenti che i giovani coach possono trarre dall’esperienza di Rivers, come quello che riguarda l’opinione degli altri:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“In passato mi dava fastidio non piacere a tutti, ma ormai ho capito che è impossibile e mi sono abituato”</em></p>
</blockquote>



<p>O l’attribuzione di responsabilità:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Danno sempre la colpa a noi… ma aumentando le partite giocate, insieme alle vittorie aumentano anche le sconfitte”</em></p>
</blockquote>



<p>E la conoscenza:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“È importante saper applicare la conoscenza che si possiede; questo processo richiede tempo quindi il nostro lavoro prevede una crescita continua”.</em></p>
</blockquote>



<p>Probabilmente, il segreto di Rivers sta nel riuscire a far condividere una visione alla squadra:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Non importa quanto la tua squadra sia forte, ma quanto i giocatori vogliano vincere, senza gelosie e lotte interne. Quando si vince, tutta la squadra ne trae beneficio.&#8221;</em></p>
</blockquote>



<p>In una serata in cui la sua squadra è stata spazzata via da dei Celtics guidati da un coach alla prima esperienza nella lega, Rivers ha dovuto fare i conti un altro amaro finale di stagione. Nonostante l&#8217;esperienza, non si è ancora abituato:</p>



<p><em>“Quando si vuole così tanto vincere e si è a un passo dal riuscirci ma poi si perde, il dolore è tremendo. Questa sera non riuscirò a pensare ad altro”</em>, ha detto giusto un paio di giorni prima di quello che si rivelerà, poi, l&#8217;ennesimo esonero.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sacramento Kings: Vivek Ranadive e la gioia del ritorno ai Playoffs</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/sacramento-kings-vivek-ranadive-e-la-gioia-del-ritorno-ai-playoffs/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Policastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2023 14:41:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[De’Aaron Fox]]></category>
		<category><![CDATA[mike brown]]></category>
		<category><![CDATA[playoffs]]></category>
		<category><![CDATA[sacramento kings]]></category>
		<category><![CDATA[vivek ranadive]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://aroundthegame.com/?p=41167</guid>

					<description><![CDATA[Le parole del proprietario dei Kings dopo il ritorno della squadra ai Playoffs.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Il proprietario dei Kings racconta della scelta di assumere Mike Brown, del potenziale di De’Aaron Fox prima del Draft e di tematiche sociai.</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/vivek-ranadive.jpeg" alt="" class="wp-image-41168" width="-71" height="-40" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/vivek-ranadive.jpeg 960w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/vivek-ranadive-300x169.jpeg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/vivek-ranadive-150x84.jpeg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/vivek-ranadive-768x432.jpeg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>SACRAMENTO, California – Il 29 marzo, dopo la sirena di Sacramento-Portland, i <strong>Kings</strong> sono ufficialmente tornati ai <strong>Playoffs</strong>, interrompendo un digiuno che durava da 17 anni. I tifosi presenti al Moda Center, quelli a Sacramento e in tutto il mondo si sono potuti finalmente lasciare alle spalle un passato da <em>squadra materasso</em> per fare spazio all’emozione di un ritorno in post-season.</p>



<p>Il più grande fan dei Kings, il proprietario <strong>Vivek Ranadive</strong>, ha seguito la partita da casa, nella Baia di San Francisco e, dopo l’ultima sirena, è stato travolto da un’ondata di emozioni. <em>“È stata una gioia immensa. Ho voluto questo risultato con tutto me stesso, per i tifosi e la città di Sacramento”,</em> ha raccontato ad Andscape. <em>“Il basket è di vitale importanza per la città; abbiamo i migliori tifosi al mondo. Volevo così tanto questo risultato che, quando è finalmente arrivato, sono rimasto senza parole: gioia allo stato puro. Il mio cellulare ha cominciato a squillare senza sosta. Ero veramente sorpreso da quante persone in tutto il mondo facessero il tifo per noi e per me; ho sentito l’affetto di tutti quelli che mi hanno scritto e chiamato”.</em></p>



<p>La famiglia Maloof ha concluso la vendita dei Kings a un gruppo californiano guidato da Ranadive il 31 maggio 2013, al prezzo (ai tempi record) di 534 milioni di dollari. L’acquisto ha messo fine alle voci che vedevano il trasferimento della franchigia in altre città, tra le quali Seattle. All&#8217;epoca, erano sei anni che i Kings non si qualificavano ai Playoffs.</p>



<p>Nel 2016, Ranadive ha trasferito i Kings dall’Arco Arena, che cadeva a pezzi, al Golden 1 Center, in centro città. I Kings continuavano però a perdere e a fare scelte sbagliate al Draft; la franchigia era <em>lo zimbello della lega</em> e gli agenti <strong>NBA </strong>tenevano i propri clienti alla larga da Sacramento.&nbsp;Ranadive veniva spesso criticato perché la franchigia non riusciva mai a fare il salto di qualità.</p>



<p>Oggi, i Kings sono i nuovi beniamini del mondo NBA. Hanno due All-Star, <strong>De’Aaron Fox</strong> e <strong>Domantas Sabonis</strong>, un candidato ai quintetti All-Rookie, <strong>Keegan Murray</strong>, un probabile Coach of the Year, <strong>Mike Brown</strong> (al primo anno con i Kings) e un candidato al premio di Executive of the Year, <strong>Monte McNair</strong>. Tutti questi riconoscimenti sono frutto delle 48 vittorie in stagione, dei 25 successi in trasferta (nessuno a Ovest ha fatto meglio di loro) e del terzo posto nella Conference. “Mi sono tolto un peso; è stato un percorso difficile”, ha ammesso Ranadive, in relazione al ritorno in post-season.</p>



<p>Ieri notte, i Kings hanno ospitato la prima partita di Playoffs contro i campioni in carica, i <strong>Golden State Warriors</strong> (<a href="https://aroundthegame.com/post/kings-vs-warriors-chi-sono-i-superfavoriti-e-perche/">QUI</a> la nostra preview della serie), squadra della quale Ranadive era un socio di minoranza prima di acquisire i Kings.  La prima vittoria in post-season dopo 17 anni ha regalato una scarica emotiva che non sarebbe replicabile, al momento, da tutte le altre tifoserie della Lega sommate.</p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/CrFdpdXqWJl/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/CrFdpdXqWJl/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank" rel="noopener"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; margin-bottom: 6px; width: 100px;"></div> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; width: 60px;"></div></div></div><div style="padding: 19% 0;"></div> <div style="display:block; height:50px; margin:0 auto 12px; width:50px;"><svg width="50px" height="50px" viewBox="0 0 60 60" version="1.1" xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" xmlns:xlink="https://www.w3.org/1999/xlink"><g stroke="none" stroke-width="1" fill="none" fill-rule="evenodd"><g transform="translate(-511.000000, -20.000000)" fill="#000000"><g><path d="M556.869,30.41 C554.814,30.41 553.148,32.076 553.148,34.131 C553.148,36.186 554.814,37.852 556.869,37.852 C558.924,37.852 560.59,36.186 560.59,34.131 C560.59,32.076 558.924,30.41 556.869,30.41 M541,60.657 C535.114,60.657 530.342,55.887 530.342,50 C530.342,44.114 535.114,39.342 541,39.342 C546.887,39.342 551.658,44.114 551.658,50 C551.658,55.887 546.887,60.657 541,60.657 M541,33.886 C532.1,33.886 524.886,41.1 524.886,50 C524.886,58.899 532.1,66.113 541,66.113 C549.9,66.113 557.115,58.899 557.115,50 C557.115,41.1 549.9,33.886 541,33.886 M565.378,62.101 C565.244,65.022 564.756,66.606 564.346,67.663 C563.803,69.06 563.154,70.057 562.106,71.106 C561.058,72.155 560.06,72.803 558.662,73.347 C557.607,73.757 556.021,74.244 553.102,74.378 C549.944,74.521 548.997,74.552 541,74.552 C533.003,74.552 532.056,74.521 528.898,74.378 C525.979,74.244 524.393,73.757 523.338,73.347 C521.94,72.803 520.942,72.155 519.894,71.106 C518.846,70.057 518.197,69.06 517.654,67.663 C517.244,66.606 516.755,65.022 516.623,62.101 C516.479,58.943 516.448,57.996 516.448,50 C516.448,42.003 516.479,41.056 516.623,37.899 C516.755,34.978 517.244,33.391 517.654,32.338 C518.197,30.938 518.846,29.942 519.894,28.894 C520.942,27.846 521.94,27.196 523.338,26.654 C524.393,26.244 525.979,25.756 528.898,25.623 C532.057,25.479 533.004,25.448 541,25.448 C548.997,25.448 549.943,25.479 553.102,25.623 C556.021,25.756 557.607,26.244 558.662,26.654 C560.06,27.196 561.058,27.846 562.106,28.894 C563.154,29.942 563.803,30.938 564.346,32.338 C564.756,33.391 565.244,34.978 565.378,37.899 C565.522,41.056 565.552,42.003 565.552,50 C565.552,57.996 565.522,58.943 565.378,62.101 M570.82,37.631 C570.674,34.438 570.167,32.258 569.425,30.349 C568.659,28.377 567.633,26.702 565.965,25.035 C564.297,23.368 562.623,22.342 560.652,21.575 C558.743,20.834 556.562,20.326 553.369,20.18 C550.169,20.033 549.148,20 541,20 C532.853,20 531.831,20.033 528.631,20.18 C525.438,20.326 523.257,20.834 521.349,21.575 C519.376,22.342 517.703,23.368 516.035,25.035 C514.368,26.702 513.342,28.377 512.574,30.349 C511.834,32.258 511.326,34.438 511.181,37.631 C511.035,40.831 511,41.851 511,50 C511,58.147 511.035,59.17 511.181,62.369 C511.326,65.562 511.834,67.743 512.574,69.651 C513.342,71.625 514.368,73.296 516.035,74.965 C517.703,76.634 519.376,77.658 521.349,78.425 C523.257,79.167 525.438,79.673 528.631,79.82 C531.831,79.965 532.853,80.001 541,80.001 C549.148,80.001 550.169,79.965 553.369,79.82 C556.562,79.673 558.743,79.167 560.652,78.425 C562.623,77.658 564.297,76.634 565.965,74.965 C567.633,73.296 568.659,71.625 569.425,69.651 C570.167,67.743 570.674,65.562 570.82,62.369 C570.966,59.17 571,58.147 571,50 C571,41.851 570.966,40.831 570.82,37.631"></path></g></g></g></svg></div><div style="padding-top: 8px;"> <div style=" color:#3897f0; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/p/CrFdpdXqWJl/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank" rel="noopener">Un post condiviso da Around the Game (@around_the_game)</a></p></div></blockquote> <script async="" src="//www.instagram.com/embed.js"></script>



<p>Ranadive si è raccontato ad Andscape prima di una partita casalinga contro San Antonio, il 2 aprile scorso. Il proprietario dei Kings, nato in India, ha toccato vari argomenti: le difficoltà incontrate nel tentativo di dare una svolta alla franchigia, l’infortunio sfiorato poco dopo aver acquisito la squadra, il “Victory Beam”, la sorprendente vittoria della Nigeria di Mike Brown contro Team USA, il workout di Fox, le sue impressioni su Sabonis, l’entusiasmo per i Playoffs, l’importanza della giustizia sociale e molto altro.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Premessa: l&#8217;intervista è stata effettuata prima della gara contro Golden State, di conseguenza le domande sulla Serie partono da prima della vittoria in Gara 1. </em></p>
</blockquote>



<hr class="wp-block-separator aligncenter has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:46px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>La prima partita di Playoffs da quando è diventato il proprietario dei Kings è alle porte: emozionato?</strong></p>



<p><em>Sono molto emozionato ed elettrizzato. Quando abbiamo giocato la prima partita dopo il cambio di proprietà, l’intera città era illuminata di viola; addirittura, i drink nei bar erano viola! La città sarà scatenata per i Playoffs, sarà un grande spettacolo.</em></p>



<p><strong>I Kings hanno introdotto la tradizione del Victory Beam, quattro raggi laser viola che partono dal Golden 1 Center e vengono proiettati verso il cielo. È diventato una sorta di rito molto popolare tra i giocatori e i tifosi: pensa che sia destinato a restare?</strong></p>



<p><em>Mi piace molto, è una grande idea, sarei contento se restasse. Le luci del Victory Beam si vedono nel cielo; quando sono in macchina mi fermo per ammirarle. Festeggio con i tifosi che incontro e mi godo il momento.</em></p>



<p><strong>Quali speranze e sogni per il futuro dei Kings hanno accompagnato l’acquisto della squadra? Si era reso conto delle difficoltà che l’attendevano?</strong></p>



<p><em>Prima di comprare la squadra, ero socio di Joe Lacob a Golden State. Erano anni che avevamo una buona squadra, ma finalmente eravamo diventati forti. E proprio in quel periodo David Stern mi ha chiamato e mi ha detto: “Compra i Kings, salva la franchigia”. Lì per lì ho pensato: “Vivo nella Baia di San Francisco; finalmente abbiamo una squadra forte e lavoro con i miei amici”. Ma poi ho visto la passione dei tifosi e mi sono detto che, dopotutto, Sacramento è la capitale della California.</em></p>



<p><em>Sono arrivato dall’India senza nulla in mano: privare Sacramento della squadra avrebbe significato strappare il cuore alla città. Forse era qualcosa che, come immigrato, ero destinato a fare. Ho iniziato il processo di acquisizione e, una volta terminato, sono venuto a Sacramento. Matina Kolokotronis, Chief operating officer dei Kings, mi ha dato le redini della franchigia. Sono entrato nell&#8217;arena e un pezzo di soffitto è letteralmente caduto a pochi centimetri da me.</em></p>



<p><em>Era la prima volta che entravo all’Arco Arena. Poi David Stern mi ha telefonato e mi ha detto: “Non potete giocare se prima non riparate il soffitto”. Poco dopo il mio cellulare ha squillato di nuovo: era l&#8217;agente del mio migliore giocatore all&#8217;epoca; mi chiamava per dirmi che il suo cliente non voleva restare a Sacramento. Benvenuto in NBA. La strada era tutta in salita&#8230;</em></p>



<p><em>Mi sono fatto garante in prima persona presso l’NBA del fatto che saremmo riusciti a costruire l&#8217;arena entro una determinata scadenza e che, in caso contrario, avrebbero potuto togliermi la squadra. Perciò ci siamo fatti letteralmente scrivere una legge dal Senato per poter costruire in tempo record. È stata una prova d&#8217;amore. È davvero fantastico essere arrivati a un primo importante traguardo e poter giocare i Playoffs: ce l&#8217;abbiamo fatta.</em></p>



<p><strong>Qual è stato il momento più duro come proprietario dei Kings?</strong></p>



<p><em>Ho affrontato moltissime difficoltà. È un privilegio che i fan non siano soddisfatti, perché significa che tengono veramente alla squadra. Io cerco sempre di guardare avanti, di imparare e di migliorare. Sono state dette e scritte cose non vere: mi è dispiaciuto molto che la mia famiglia e i miei amici abbiano dovuto leggerle. </em></p>



<p><em>Io sono cresciuto a Mumbai. Per strada ci sono bambini affamati che cercano cibo nella spazzatura. Loro sì che vivono in situazione di disagio. Io, invece, sono un privilegiato.</em></p>



<p><strong>Quale insegnamento possono trarre i suoi connazionali dalla sua storia?</strong></p>



<p><em>Se si lavora duramente e si hanno grandi sogni non bisogna mollare mai, continuare a lavorare duramente finché quei sogni non diventano realtà. Io non do mai nulla per scontato; non sottovaluterei però il ruolo che gioca la fortuna nel percorso di tutti, anche di quelli che hanno avuto più successo.</em></p>



<p><strong>In attesa della prima partita di Playoffs, è corretto affermare che il ricordo a cui è più legato con i Kings sia la trasferta in India nel 2019?</strong></p>



<p><em>Portare la squadra in India è stato un momento indimenticabile della mia vita. L’NBA ha mantenuto la promessa di farmi giocare una partita (e ne abbiamo giocate due, in pre-season) contro il mio amico Herb Simon e i suoi Pacers.&nbsp; Abbiamo caricato su un Boeing 747 tribune, tornelli e tutto quello che è necessario in un’arena NBA. Poche settimane prima in quell&#8217;area c&#8217;erano capre e galline che scorrazzavano; poi ha assunto la forma di un palazzetto NBA e ha ospitato potuto ospitare due squadre. Io stavo lì seduto, circondato dalla famiglia e dagli amici, nella mia città natale. Il momento in cui hanno alzato la palla a due è stato epico. Un intero Paese con più di un miliardo di persone stava guardando la partita.</em></p>



<p><strong>È stato in quella situazione che ha visto Sabonis da vicino, quando giocava per i Pacers?</strong></p>



<p><em>Mamma mia… Domantas era di un altro pianeta, ci ha massacrati. Fox lo chiama “The Ox” (il bue) e all&#8217;epoca non sapevo cosa intendesse&#8230;&nbsp; Nonostante la giovane età, durante l’estate, Domantas era migliorato molto. Aveva anche un ottimo basketball IQ. Quando, tornati negli USA, mi sono imbattuto nei Pacers all’aeroporto, è stato così gentile e umile: li avevamo portati dall’altra parte del mondo, in un Paese povero e con un fuso orario diverso, per giocare a basket; mi ha ringraziato per quest’opportunità. Sono stato colpito dal suo modo di giocare, ma anche dal fatto che è un bravo ragazzo.</em></p>



<p><strong>L’anno scorso, la trade tra Sabonis e la guardia emergente Tyrese Haliburton è stata un grande evento. Ha riposto molta fiducia nel front office, anche se ha subito molte critiche, prima che la gente si accorgesse dell’esito ottimo che la trade ha avuto per entrambe le squadre.</strong></p>



<p><em>Ho deciso che volevo essere coinvolto in tutte le decisioni, perché la gente diceva che lo ero anche se non era vero. Perciò, ho avuto un ruolo di primo piano nella scelta del coach e nella trade e ho imparato a conoscere meglio i miei collaboratori. Il front office è stato molto coraggioso ad accettare questa trade, perché apprezzavamo Haliburton come persona e sapevamo che sarebbe diventato un All-Star. Ma, scegliendolo al Draft, abbiamo seguito la filosofia di prendere il migliore giocatore disponibile, che alla fine è diventato un asset per poter arrivare a Domantas. La trade è stata una vittoria per entrambe le squadre. È una delle poche trade ad aver prodotto tre All-Star: Tyrese, De’Aaron e Domas. Il front office ha dato prova di coraggio, ma ho apprezzato molto la loro scelta.</em></p>



<p><strong>All’inizio della stagione, Fox ha raccontato di voler arrivare ai Playoffs più per lei che per chiunque altro. De’Aaron non ha mai richiesto uno scambio ed è sempre stato fedele a Sacramento. Cosa significa per lei?</strong></p>



<p><em>De’Aaron è una persona speciale, ma tutta la sua famiglia la è. Tempo fa, ricevetti una chiamata dal coach di Kentucky, John Calipari, che chiese di dare una possibilità a uno dei suoi giocatori, perché il ragazzo era il più veloce mai visto sul parquet. Io accettai e questo giocatore fece un workout con noi. All’epoca il nostro coach era Dave Joerger, un ottimo allenatore. Visto che era stato Calipari a chiamarmi, decisi di andare a vedere questo giocatore; era il primo workout al quale assistevo.</em></p>



<p><em>Joeger aveva messo tre bende sugli occhi a De’Aaron e aveva fatto finta di colpirlo sulla faccia per accertarsi del fatto che non vedesse nulla. Poi aveva iniziato ad abbaiare ordini, che il giocatore eseguiva, nonostante fosse bendato, a una velocità folle: quella di De’Aaron Fox.</em></p>



<p><em>Qualche settimana fa Joe Dumars (vice-presidente della lega) mi ha chiamato per dirmi che, visto il mio rapporto con De’Aaron, avrei potuto essere io a comunicargli che era stato convocato all’All-Star Game. Ma avrei dovuto dirglielo prima delle 9.30, perché dopo la notizia sarebbe diventata pubblica. Allora ho scritto a De’Aaron e a sua moglie Reece per dire loro che avrei avuto bisogno di parlare con loro alle 9:30.</em></p>



<p><em>Mentre parlavo con De’Aaron, Mike Brown mi ha chiamato; l’ho fatto entrare nella chiamata e ho raccontato loro la storia dell&#8217;allenamento da bendato di Fox. Poi ho detto a De’Aaron: “Ho costruito un’arena nuova di zecca, ma non so a chi affidarla. Chi mi porterà nella terra promessa?”. Mi ha risposto: “Ci penso io”. Poi ho aggiunto: “Hai programmi per questo weekend?” No, non ne aveva. “Bene, allora ci vediamo a Salt Lake City con te e con Reece”. Era molto importante per me comunicargli questa notizia: ho seguito tutto il suo percorso nella lega, dal giorno del workout con coach Joerger fino all’All-Star Game di Salt Lake City. Questo ragazzo ha i superpoteri; è il più veloce della lega.</em></p>



<p><strong>Perché Mike Brown era il giusto coach per i Kings?</strong></p>



<p><em>Ho partecipato in prima persona alla scelta del coach. Ho invitato Mike Brown a casa mia per una lunga cena (sei ore) l’anno scorso, durante ii Playoffs. Lui viveva a San Francisco, io ad Atherton, a 45 km di distanza. Avevo molte domande da fargli e lui si è presentato con venti pagine di appunti. È molto metodico, attento ai dettagli, un guru del basket. Una delle cose che gli ho chiesto è stata: “Sei famoso per aver sempre dato la priorità alla difesa, ma oggigiorno il gioco è principalmente offensivo. Come riesci a conciliare questi due aspetti?”.</em></p>



<p><em>La ragione per la quale lo stimavo molto come allenatore non dipendeva dalla sua esperienza in NBA, ma dall’averlo visto battere gli USA sulla panchina della Nigeria in un’amichevole. I suoi giocatori correvano velocissimi, su e giù per il campo. Anche le sue referenze erano incredibili: mi sono fatto raccontare di Mike dai giocatori degli Warriors e da Gregg Popovich. È unico come allenatore perché è un coach di vecchio stampo, ma anche innovativo.</em></p>



<p><em>Riesce a far assumere ai giocatori le proprie responsabilità, ma allo stesso tempo li fa sentire apprezzati e sostenuti; vuole che facciano bene e dà loro tutti gli strumenti per raggiungere questo obiettivo. È un coach incredibile: come mi piace dire, “senza una cultura, la strategia non va lontano” e per lui la cultura è fondamentale. Quando l’ho incontrato, gli ho detto che fino a quel momento ero stato poco coinvolto, ma che lo sarei stato di più e che quindi avremmo dovuto comunicare molto. Perciò, se non era disposto a farlo, non avrebbe dovuto accettare il lavoro. Mi ha risposto che per lui non sarebbe stato un problema.</em></p>



<p><em>Ho poi chiarito che ci sarebbero state due regole da rispettare: “La prima è la sincerità radicale: io sarò sempre sincero con te e tu lo sarai con me. La seconda regola, che si collega alla prima, è il supporto incondizionato: ti supporterò sempre; il nostro sarà uno spazio sicuro”. Abbiamo lavorato a partire da queste premesse.</em></p>



<p><em>Poi siamo andati insieme in Germania a vedere Domantas che giocava all’Europeo. Abbiamo fatto lunghe passeggiate insieme e ho capito il modo in cui ragiona. È un coach incredibile che ha saputo cambiare la cultura di Sacramento ed è una bravissima persona. È esattamente ciò di cui i Sacramento Kings hanno bisogno.</em></p>



<p><strong>Il 18 marzo 2018, Stephon Clark, afroamericano di 22 anni, è stato ucciso a Sacramento da due poliziotti, che gli hanno sparato mentre si trovava nel cortile dietro la casa di sua nonna. La maggior parte dei proprietari NBA non avrebbe probabilmente detto nulla a riguardo, ma lei ha preso il microfono a centrocampo dopo la partita e ha parlato della necessità di cambiamento. Da quel momento, lei è stato un paladino della giustizia e dell’uguaglianza sociale e ha assunto molte donne in posizioni di potere. Ci può parlare di ciò che ha provato in quell’occasione e di cosa pensa sulla giustizia e l’uguaglianza sociale?</strong></p>



<p><em>Ho sempre detto che la nostra missione è quella di costruire una franchigia vincente, che possa migliorare la vita di coloro i quali vi entrano in contatto e rendere il mondo un posto migliore. Questo è quello che facciamo&#8230; È un’opportunità e un privilegio. Quando si ha questo tipo di piattaforma a disposizione, si è moralmente obbligati a utilizzarla per fare del bene. Quanto accaduto a Stephon Clark è tragico; la comunità si è radunata e si è fatta sentire e io ho sposato la loro azione. Quando ho costruito l’arena nel centro città, l’ho immaginata come un punto in cui fare comunità. Perciò ho dato il benvenuto ai manifestanti e ho detto loro: “Faremo tutto ciò che è in nostro potere per fare in modo che fatti come questo non si ripetano più e per aiutare la nostra comunità”. Poi mi sono rivolto all’NBA dicendo che era necessario intervenire. Abbiamo creato la coalizione per la giustizia sociale, che è anche coinvolta a livello nazionale.</em></p>



<p><strong>Michael Jordan sta pensando di vendere la maggioranza degli Charlotte Hornets: a breve Lei potrebbe essere l’unica persona di colore a possedere una quota di maggioranza di una squadra NBA, che è prevalentemente una lega di colore. Da questo deriva una responsabilità?</strong></p>



<p><em>Certo, possedere i Kings è un enorme privilegio e un grande onore, una benedizione e un’opportunità di fare del bene. La mia intenzione è quella di sfruttare al massimo questa piattaforma, a prescindere dagli altri proprietari. Va dato molto credito alle figure a capo della lega, David Stern prima e Adam Silver poi: si sono sempre schierati dalla parte giusta, incoraggiando e sposando l’utilizzo della piattaforma NBA e la posizione che abbiamo assunto come Kings.</em></p>
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		<title>LaMarcus Aldridge è un futuro Hall of Famer?</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/lamarcus-aldridge-futuro-hall-of-famer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Policastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Apr 2023 23:14:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[hall of fame]]></category>
		<category><![CDATA[lamarcus aldridge]]></category>
		<category><![CDATA[portland trail blazers]]></category>
		<category><![CDATA[ritiro]]></category>
		<category><![CDATA[san antonio spurs]]></category>
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					<description><![CDATA[LaMarcus Aldridge ha annunciato il ritiro dopo 17 stagioni. Lo attende la Hall of Fame?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/lamarcus-aldridge-milestone-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-40363" width="698" height="393" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/lamarcus-aldridge-milestone-1024x576.jpeg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/lamarcus-aldridge-milestone-300x169.jpeg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/lamarcus-aldridge-milestone-150x84.jpeg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/lamarcus-aldridge-milestone-768x432.jpeg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/lamarcus-aldridge-milestone-1536x864.jpeg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/lamarcus-aldridge-milestone-1080x608.jpeg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/lamarcus-aldridge-milestone.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 698px) 100vw, 698px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>Qualche mese fa, <strong>LaMarcus Aldridge </strong>ha annunciato il suo ritiro dalla NBA, dopo 17 stagioni passate tra <strong>Portland, San Antonio</strong> e <strong>Brooklyn</strong>. Aldridge ha annunciato con un tweet la fine della sua carriera professionistica: <em>“Come ha detto Tom Brady, si ha diritto a un solo grande ritiro, perciò&#8230; alla mia famiglia e agli amici che ho conosciuto durante questo percorso, grazie. Grazie per i ricordi che porterò con me. È stato un viaggio pazzesco, mi sono goduto ogni istante”. </em></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">In the words of TB12, you only get one big, emotional retirement… so, on that note…I’m thankful for all the memories, family and friends I made throughout my career. It was one hell of a ride and I enjoyed every min!      12</p>&mdash; LaMarcus Aldridge (@aldridge_12) <a href="https://twitter.com/aldridge_12/status/1641851400513519637?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">March 31, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Ci si chiede ora se LaMarcus riuscirà a entrare nella <strong>Hall of Fame</strong>, dopo una carriera piena di successi.</p>



<p>La seconda scelta al Draft 2006 chiude la sua carriera con una media di 19.1 punti e 8.1 rimbalzi, è stato Rookie dell’Anno nel 2007, vanta 7 convocazioni all’All-Star Game ed è stato per 5 volte membro di un quintetto All-NBA. Nella sua unica stagione all’Università del Texas, è stato eletto Difensore dell&#8217;anno della Big 12 e ha fatto parte del terzo quintetto All-American.</p>



<p>Secondo Basketball Reference, Aldridge ha il 50.9% di possibilità di entrare nella Hall of Fame, una percentuale che non sembra particolarmente beneaugurante, anche se la carriera di LMA gode di ampio rispetto negli ambienti della NBA. Bball Ref paragona LaMarcus a Chris Bosh, Elvin Hayes, Rasheed Wallace e Horace Grant: i primi due sono nella HOF, Wallace e Grant invece no.</p>



<p>La carriera di Aldridge si è conclusa in modo infelice, diversamente da come avrebbe (e avremmo) sperato, a causa di problemi di salute. Nel suo anno da rookie, a LMA era stata infatti diagnosticata la sindrome di Wolff-Parkinson-White, una malattia congenita che provoca battiti cardiaci irregolari o accelerati; per anni Aldridge era riuscito a tenere sotto controllo questa malattia, che si è però riacutizzata negli ultimi tempi. Il 10 aprile 2021, durante una partita con la maglia dei Nets, aveva giocato facendo i conti con un battito cardiaco irregolare che non sarebbe riuscito a riportare alla normalità, nonostante gli esercizi di respirazione; LMA si era quindi recato all’ospedale, dove la situazione era tornata alla normalità, ma si sarebbe ritirato poco dopo.</p>



<p>Al successivo rientro del giocatore in NBA, con la maglia dei Nets per 47 partite nella stagione 2021/22, era chiaro a tutti che non sarebbe tornato ai livelli visti in precedenza. I suoi problemi fisici a fine carriera, però, non dovrebbero far passare in secondo piano i suoi precedenti successi. LMA è infatti il terzo miglior realizzatore e il primo rimbalzista nella storia dei Blazers, squadra nella quale ha ricoperto un ruolo fondamentale per molti anni. Vera e propria macchina da doppia-doppia, Aldridge nel suo prime ha guidato Portland ad alcune delle migliori stagioni nella storia della franchigia.</p>



<p>La candidatura all’Hall of Fame di Aldridge, la cui carriera ha lasciato sicuramente <a href="https://aroundthegame.com/so-long-lamarcus/">ricordi positivi nei cuori degli appassionati</a>, sarà riesaminata tra quattro anni, quando il giocatore sarà eleggibile.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Kevin Durant said that he was “shocked” when LaMarcus Aldridge called him to say that he was retiring. Durant said Aldridge’s NBA tenure was “Hall of Fame level.”<br>Durant added that when he visited Texas, Aldridge was his host “and to play with him on his last game was surreal.”</p>&mdash; Malika Andrews (@malika_andrews) <a href="https://twitter.com/malika_andrews/status/1383251941656989703?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">April 17, 2021</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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