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	<title>Paolo Bellini | Around the Game</title>
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	<description>Dove il basket sopravvive agli highlight</description>
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		<title>L&#8217;ascesa di Jalen Johnson</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/lascesa-di-jalen-johnson/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jan 2025 11:39:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[atlanta hawks]]></category>
		<category><![CDATA[jalen johnson]]></category>
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					<description><![CDATA[Un approfondimento sulla grande stagione di Jalen Johnson.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/01/169-3-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-65404" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/01/169-3-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/01/169-3-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/01/169-3-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/01/169-3-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/01/169-3-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/01/169-3-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/01/169-3.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>in FOTO: Jalen Johnson, Atlanta Hawks</em></figcaption></figure>



<p>È durato esattamente due anni l’esperimento Trae Young-Dejounte Murray ad Atlanta, da giugno 2022 a giugno 2024, un biennio nel quale gli Hawks hanno cercato di fare il salto da squadra da Play-In a stabile presenza nei Playoffs, e forse anche qualcosa in più, per cercare quantomeno di ripetere le finali di Conference ottenute nel 2020/21. Le tre prime scelte più <em>pick swap</em> mandate a San Antonio tre anni fa per ottenere Murray hanno restituito due annate mediocri, piuttosto negative rispetto alle aspettative, dove con estemporanei problemi di coesistenza sul parquet hanno coinciso momenti di speranza e fiducia verso un backcourt che era stato presentato come uno fra i migliori della lega.</p>



<p>Il record di 36-46 dello scorso anno, alla fine, ha fatto propendere per una separazione, quella da Murray, nonostante si fossero rincorse voci anche su un potenziale scambio di Young: la scorsa estate, quindi, l’ex Spurs è stato mandato a New Orleans in cambio di due prime scelte (di cui una, quella del 2027, in arrivo dai Pelicans e protetta top-4), Dyson Daniels e Larry Nance Jr., più un paio di nomi “irrilevanti” dal punto di vista del roster effettivo degli Hawks, già fortemente popolato di giocatori a caccia di minuti.</p>



<p>Con l’addio di Murray, Atlanta ha scelto, se mai ci fosse stato qualche dubbio, di plasmare il roster e il quintetto attorno a Trae Young: Daniels come guardia titolare, giocatore con un’intelligenza difensiva sensazionale, primo in stagione per palle rubate e per deflections; Risacher, per il quale gli Hawks hanno speso la prima scelta assoluta all’ultimo Draft, nel ruolo di ala piccola; Capela sotto canestro, perfetto prototipo di lungo da affiancare a Young; infine <strong>Jalen Johnson</strong> come ala grande, giovane in rampa di lancio che aveva già dimostrato nella passata stagione lampi di talento.</p>



<p>Senza più il contratto di Murray e con quelli di Capela e di Nance Jr. in scadenza al termine di questa stagione, poi, gli Hawks hanno liberato prezioso spazio salariale per poter costruire e modellare una squadra competitiva. La prima mossa è stata quella di rinnovare Jalen Johnson, una delle poche note positive del 2023/24 in Georgia: quinquennale da $150 milioni firmato ad ottobre per un giocatore che, utilizzando le parole di Landry Fields, GM degli Hawks, <em>“Non solo dal punto di vista del gioco, ma anche della persona, si adatta a chi siamo noi e al nostro DNA”</em>. Come ribadito da coach Quin Snyder, <em>&#8220;Lui, in molti modi, rappresenta la maniera in cui penso che la nostra squadra debba giocare per raggiungere le vette che sono sicuro possiamo raggiungere. Ogni volta prende decisioni rapide, qualunque esse siano&#8221;.</em></p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/01/Alley-oop.mp4"></video></figure>



<p>In questa azione, per esempio, si vede una di quelle decisioni rapide di cui parla l’ex allenatore dei Jazz: Johnson porta il blocco a Young per creare un vantaggio dal palleggio; Hardy, dopo essersi divincolato da Johnson, mette pressione sulla palla, ma questo, unito al fatto che Irving non ha ancora recuperato su Johnson, apre una linea di passaggio per Young, che serve sullo short roll il #1, il quale, trovandosi ora in superiorità numerica, costringe Gafford a ruotare su di lui staccandosi dalla marcatura di Capela, che riceve un <em>alley oop</em> e schiaccia comodamente al ferro. “RBC”, <em>read before catch</em>, è diventato quasi un mantra che Snyder ripete incessantemente a Jalen Johnson, prendere decisioni in “0.5 secondi”, girarsi, guardare il canestro, i giocatori negli angoli, come un quarterback che scannerizza il campo, legge la difesa, si vede <em>“snappato”</em> il pallone e cerca un ricevitore da servire in funzione dello sviluppo dell’azione.</p>



<p>Non sono molti i giocatori che possono combinare le capacità atletiche di Johnson con l’abilità di sapere dove si trovano i compagni su un campo da basket prendendo decisioni in così poco tempo. I 5.3 assist di media nelle prime 32 partite non sono casuali, bensì frutto di un continuo movimento a ricercare la posizione del campo in cui può essere maggiormente utile per la squadra, sia per liberare Young dalla pressione – e a volte dai raddoppi – degli avversari, che per condurre lui l’azione, penetrare e riaprire per i tiri da tre punti.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/01/Penetrazione-e-scarico.mp4"></video></figure>



<p>Qui Johnson sfrutta il <em>pin-down</em> di Risacher per salire in punta e ricevere il passaggio consegnato da Okongwu, poi penetra a centro area, seguito da Reaves, finendo nella zona di Hayes; in quel momento rallenta il passo, salta (non sono sicuro avesse già in mente cosa fare, ma diamogli il beneficio del dubbio) e scarica sul perimetro per una tripla aperta di Risacher, aiutata anche da un gran blocco di contenimento di Okongwu su James.</p>



<p>In questa Regular Season, solo Nikola Jokic e Tyrese Haliburton hanno passato più volte la palla rispetto a Johnson e gli unici giocatori che hanno visto la loro percentuale di usage aumentare maggiormente rispetto a quella dell&#8217;ala di Atlanta negli ultimi due anni sono Scottie Barnes e Franz Wagner.</p>



<p>Il nativo del Wisconsin, nonostante abbia di frequente vantaggi fisici – in altezza o in velocità &#8211; o, più semplicemente, in bravura, difficilmente si rifugia in un isolamento o in un post basso e questo è abbastanza atipico per un giocatore con la sua produzione offensiva. Ovvero, oltre ai già citati 5.3 assist a partita, 19.8 punti e 10.1 rimbalzi a sera, uniti al 58.5% di percentuale reale di tiro – è uno dei cinque giocatori oltre a Jokic, Sabonis, Antetokounmpo e Sengun con 19-10-5 di media. Questo significa che tutto il suo gioco avviene nel flusso della partita, non è lui il deputato a condurre l’attacco ad ogni possesso, semmai è il primo a cui viene richiesto di farne parte assumendo in questo senso un ruolo importante.</p>



<p>I suoi tocchi per partita sono decisamente aumentati (21 in più rispetto allo scorso anno), trovandosi ora al sesto posto nella lega in questa statistica, dietro a giocatori come Jokic, Haliburton, Cunningham, LaMelo Ball e lo stesso Trae Young, ma il suo compito è completamente diverso se rapportato ai cinque davanti a lui, tanto che, tra i 34 giocatori con almeno 70 tocchi a partita, solo Anthony Davis e Sabonis tengono meno la palla in mano mediamente per ogni tocco.</p>



<p>L’attacco di Atlanta è un sistema fluido e veloce, con il pace di squadra che è il secondo più alto della lega a 104.6 possessi a partita, in aumento di quasi 4 possessi rispetto all’anno scorso, che predilige la transizione, tanto che da essa derivano 27.8 punti a partita contro i 20.8 della passata stagione, e che si conclude molto spesso in situazioni di cronometro “<em>early</em>” o “<em>very early</em>”. Tutto questo è favorito anche dall’avere in squadra un giocatore come Jalen Johnson, che gioca 4.5 possessi a partita in transizione (tra i primi venti cestisti della lega) segnando 1.21 punti per possesso (settimo tra chi gioca almeno 4.5 possessi).</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/01/Schiacciata-in-transizione.mp4"></video></figure>



<p>Qui Irving gioca un pick&amp;roll con Gafford, con la difesa degli Hawks che raddoppia il play dei Mavs per costringerlo a liberarsi del pallone; lui lo fa cercando di servire il proprio lungo ma la difesa si chiude e Johnson se ne esce con la palla rubata che innesca un quattro contro due in transizione chiuso con la schiacciata dello stesso Johnson al ferro.</p>



<p>Chiude nel pitturato come nessun altro fa nella lega (almeno 6 tentativi a partita), sfruttando il suo atletismo, convertendo il 74% dei suoi 6 tiri a sera nella restricted area contro giocatori in molti casi più alti e grossi di lui.</p>



<p>Johnson è chiaramente in quello che viene chiamato “<em>breakout year</em>”, quella stagione che lo mette di forza sulla mappa della lega, ma nonostante abbia numeri da All-Star, per poterlo definire tale c’è bisogno che migliori sotto certi aspetti.</p>



<p>Il primo è sicuramente il tiro da tre punti, che segna con il 33.1% su 4.2 tentativi: arrivano quasi tutti catch&amp;shoot, quindi su scarichi da penetrazioni, in particolare di Young, e per diventare un giocatore completo deve aggiungere la pericolosità dall’arco come minaccia credibile per le difese, anche perché, se i difensori chiudono forte su di lui, ha poi la possibilità di penetrare e, volendo, esplodere al ferro.</p>



<p>Il secondo è il ball-handling, in particolare in situazioni di traffico a centro area, in quanto non si sente a proprio agio quando penetra in spazi stretti e molte volte deve raccogliere il palleggio e tirare senza aver creato un vantaggio, oppure si ritrova a dover scaricare il pallone sul perimetro senza però aver trovato un angolo di passaggio ideale e questo si tramuta in palle perse (3 a partita) e contropiedi avversari.</p>



<p>Il terzo è la difesa lontano dalla palla, in quanto a volte subisce tagli back-door o viene più in generale trovato a guardare la palla (“<em>ball-watching</em>”) perdendo di vista il suo uomo – c’è da dire, di contro, che la sua difesa sulla palla è molto buona, dato che concede solamente il 43.8% agli avversari su 15 tentativi a partita.</p>



<p>È probabile che la stagione di Atlanta si concluda ancora a metà della Eastern Conference, a cavallo tra l’ultimo posto disponibile per i Playoffs diretti e le posizioni del Play-In. C’è però di che sorridere in Georgia: Quin Snyder sta pian piano riuscendo a implementare il suo stile di gioco, la dirigenza sta facendo delle scelte che sembrano andare nella giusta direzione e i giocatori stanno dando il loro apporto inserendosi in un sistema di gioco ben definito. Avere giocatori forti, come Jalen Johnson, di certo aiuta.</p>



<p>Snyder alla domanda su quali fossero le prospettive di crescita di Johnson e quale fosse il suo “<em>ceiling</em>”, il massimo che possa offrire, ha risposto che stabilire adesso qual è il suo massimo potrebbe significare mettergli un limite da qui a qualche anno. Di questo ha bisogno Atlanta, di giocatori talentuosi per andare a scalare la Eastern Conference. E di questo ha bisogno Jalen Johnson, di un allenatore che non prefissi limiti per lui, che non racchiuda i suoi compiti e le sue qualità all’interno di un ruolo.</p>



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		<title>La difesa è la base su cui poggiano gli Houston Rockets</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/la-difesa-e-la-base-su-cui-poggiano-gli-houston-rockets/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Dec 2024 16:03:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[alperen sengun]]></category>
		<category><![CDATA[houston rockets]]></category>
		<category><![CDATA[Ime Udoka]]></category>
		<category><![CDATA[jaeln green]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo una prima parte di 2023-2024 decisamente in ascesa e una seconda con una flessione evidente, gli Houston Rockets 2024-2025 sembrano aver continuato i propri miglioramenti per ritornare nelle parti alte della classifica, in una Western Conference sempre in evoluzione e più agguerrita che mai. Nel momento in cui state leggendo questo articolo i Rockets [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/copertina-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-64211" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/copertina-1024x576.webp 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/copertina-300x169.webp 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/copertina-150x84.webp 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/copertina-768x432.webp 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/copertina-1536x864.webp 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/copertina-1080x608.webp 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/copertina.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Dopo una prima parte di 2023-2024 decisamente in ascesa e una seconda con una flessione evidente, gli Houston Rockets 2024-2025 sembrano aver continuato i propri miglioramenti per ritornare nelle parti alte della classifica, in una Western Conference sempre in evoluzione e più agguerrita che mai.</p>



<p>Nel momento in cui state leggendo questo articolo i Rockets sono reduci da due sconfitte consecutive contro Sacramento e Golden State, nelle prime due delle tre partite del loro giro di trasferte in California.</p>



<p>Sono state partite differenti, ma entrambe hanno messo in luce quello che deve essere il leit motiv della squadra di Udoka, che in queste due gare non abbiamo visto: difesa e transizione offensiva.</p>



<p>Contro i Kings, Houston ha subito il 51.6% dal campo e il 46.7% da tre punti, di conseguenza un possesso su due vedeva Jalen Green e compagni iniziare l’azione dovendo attaccare a difesa schierata, il vero tallone d’Achille di questa squadra.</p>



<p>Contro i Warriors, se leviamo dal conteggio totale i tiri liberi segnati (13) e i punti in transizione (24), sono solamente 56 i punti messi a referto dalla squadra di Coach Udoka.</p>



<p>Queste due partite rappresentano un microcosmo dell’attuale situazione dei Rockets: grazie all’applicazione e alla taglia dei propri giocatori riescono a difendere molto bene, sprintando così in transizione, ma se la difesa viene meno o l’attacco avversario riesce comunque a trovare il fondo della retina nonostante l’ottima copertura, allora la squadra del Texas fatica a generare attacco a metà campo, dovendosi spesso affidare a situazioni estemporanee o a punti da seconda opportunità.</p>



<p>Attualmente Houston si trova seconda nella Western Conference, con lo stesso record dei Dallas Mavericks e dei Memphis Grizzlies, a due partite e mezzo di distacco dagli Oklahoma City Thunder.</p>



<p>Questo piazzamento è reso possibile grazie alla difesa, caratteristica fondamentale richiesta da Udoka: difficilmente vi stancherete di vedere l’effort difensivo messo in campo da Amen Thompson, da Tari Eason o da Dillon Brooks, perché è grazie a questa volontà nella difesa singola che si riesce a costruire un sistema di marcature e coperture che si tramuta nel secondo defensive rating della lega con 105.1 punti subiti su 100 possessi.</p>



<blockquote class="twitter-tweet"><p lang="en" dir="ltr">Amen Thompson was so sick on defense in this game against the Knicks. Was absolutely huge for the Rockets. Huge reason they won. Just so twitchy and quick. Can switch onto any and all perimeter players. <a href="https://t.co/9Qq9WQAZB9">pic.twitter.com/9Qq9WQAZB9</a></p>&mdash; Sam Vecenie (@Sam_Vecenie) <a href="https://twitter.com/Sam_Vecenie/status/1853654488487543083?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">November 5, 2024</a></blockquote>



<p>Nella clip impeccabilmente mostrata e spiegata da Sam Vecenie, vediamo come Amen Thompson è riuscito a bloccare Jalen Brunson e OG Anunoby nella partita giocata contro i New York Knicks ad inizio novembre: nonostante le finte e i cambi di mano dell’ex Dallas e l’estensione al tiro dell’ex Toronto, Thompson riesce a non abboccare a nessun accenno di footwork e a contestare ogni tiro grazie ai suoi 2.13m di apertura delle braccia.</p>



<p>Come dice Coach Udoka, fresco del titolo di allenatore del mese di novembre: “Siamo tanto forti quanto la nostra difesa uno contro uno. Siamo tanto bravi quanto tutti i nostri cinque giocatori in campo, perché ogni nostra debolezza verrà esposta.”</p>



<p>“Non ci sono molti schemi. C’è molta volontà e voglia, questo è sicuro. Ma è anche rivelatore mostrare loro (i giocatori) i numeri degli anni precedenti in determinate aree. Se sei sinceramente stanco di perdere e vuoi cambiare la percezione della squadra, voglio dire, è da lì che devi iniziare”.</p>



<p>Tutto nasce dallo sforzo quindi, dalla capacità di rimanere focalizzati per 24 secondi in difesa.</p>



<p>Le tendenze difensive di squadra si riflettono nei numeri: concedono solo il 38.4% di tiri da tre agli avversari – 34.4 a partita &#8211; sul volume totale di tiri subiti, con il quinto miglior record di conversione a 34.2% (due stagioni fa, prima dell’arrivo dell’ex allenatore di Boston, sotto Stephen Silas, erano ultimi per volume di tiri da tre punti concessi e terz’ultimi per tasso di conversione subita).</p>



<p>“Tutti i nostri schemi sono incentrati sull’evitare di subire tiri dall’arco.” “Se riusciamo a cambiare difensivamente, levare le situazioni di vantaggio agli avversari costringendoli a batterci uno contro uno, alla fine si riduce tutto alle percentuali da tre punti”.</p>



<p>Houston è una squadra che cambia molto in difesa proprio per questo motivo e tutto questo è reso possibile dalla taglia dei giocatori a roster.</p>



<p>Brooks, Thompson e Eason hanno un’altezza compresa tra 1.98m e 2.03, quindi possono tranquillamente scambiarsi le marcature; in più, tutti e tre hanno una defensive field goal percentage eccellente, con Thompson primo, Eason sesto e Brooks ottavo tra le ali che hanno difeso almeno 8 tiri a partita.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/12/cambi-difensivi.mp4"></video></figure>



<p>In questa clip si vede come Thompson e Brooks cambiano su Harris e Hardaway Jr., con Eason che contesta efficacemente il tiro di Ivey dopo il blocco di Reed.</p>



<p>Se Udoka chiede di togliere gli avversari dalla linea dei tre punti, questi, gioco forza, penetreranno, andando ad attaccare il ferro, facendo tuttavia il gioco della difesa di Houston: nonostante concedano, volontariamente il terzo maggior numero di conclusioni sotto canestro, i Rockets hanno la seconda percentuale di difesa in queste situazioni della lega, dietro solo ai Thunder.</p>



<p>Perché è vero che “non ci sono molti schemi” come dice Udoka, quelli che ci sono però sono ben impiantati nel DNA della squadra. I continui cambi difensivi, appunto, ma anche la modifica dell’assegnazione difensiva di Sengun, che è passato dal difendere sul centro della squadra avversaria al marcare il peggior tiratore in campo tra i non centri dell’altra squadra &#8211; il turco si è visto diminuito notevolmente il compito di marcare il lungo avversario, passando dal 41.8% di tempo della passata stagione al 30.3% di quest’anno &#8211; favorendo così le sue abilità di roamer (un po’ come Udoka utilizzava Robert Williams a Boston) e finendo spesso a contestare (in aiuto) i tiri sotto canestro, dove solo Mobley concede una percentuale più alta della sua tra i giocatori che hanno difeso almeno 150 tiri al ferro.</p>



<p>Non è un caso che Houston conceda di gran lunga il più basso numero di assist, 21.5, perché i continui cambi difensivi e la difesa molto aggressiva alla linea dei tre punti porta a quello che vuole Udoka, “che ci battano nell’uno contro uno”.</p>



<blockquote class="twitter-tweet"><p lang="en" dir="ltr">SGA who is one of the best fourth quarter scorers in the NBA went 1-5 in the fourth quarter against the Rockets defense. <br><br>Rockets held the Thunder to 20 points in the fourth quarter.<br><br>🎥via <a href="https://twitter.com/shotcreatordata?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@shotcreatordata</a> <a href="https://t.co/t22gtLShzQ">pic.twitter.com/t22gtLShzQ</a></p>&mdash; Lachard Binkley (@BinkleyHoops) <a href="https://twitter.com/BinkleyHoops/status/1863693683238883589?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">December 2, 2024</a></blockquote>



<p>Prima delle due sconfitte contro Kings e Warriors, i Rockets hanno battuto i Thunder in casa, marcando uno contro uno nel quarto quarto Shai Gilgeous-Alexander in modo eccellente.</p>



<p>Tutti questi stop difensivi portano alla transizione offensiva, vero cavallo di battaglia della squadra di Udoka: sono settimi per frequenza di attacchi in transizione al 20%, ottavi per punti segnati in queste situazioni a 25.7 e secondi per fast break points a 18.5. Se a questo aggiungiamo il fatto che sono secondi dietro a Charlotte per punti da seconda opportunità a 17.2 a partita, capiamo come la squadra, in questo momento, riesce ad essere più efficace, ovvero attaccando contro le difese non schierate.</p>



<p>I Rockets sono 15esimi per punti per possesso segnati dopo aver subito un canestro, sintomo del fatto che faticano a creare vantaggio e a segnare quando non hanno una qualche tipo di superiorità.</p>



<p>Il 16esimo posto in offensive rating, il 26esimo per percentuale da tre punti e addirittura il 29esimo per effective field goal percentage ci restituisce un quadro non molto incoraggiante per Jalen Green e compagni, tanto che si sta già iniziando a parlare di potenziali scambi da poter effettuare per poter aggiungere uno scorer di razza a roster, in sostituzione magari proprio a Green.</p>



<p>Il #4 sta segnando 19 puniti a serata, tirando in queste prime 23 partite con il 39.6% dal campo e il 32.4% da tre, con un rapporto assist palle perse sostanzialmente in pari – 2.7 assist a fronte di 2.6 palle perse a partita – ed ha recentemente firmato un’estensione triennale con i Rockets da 106 milioni, con una player option per l’ultimo dei tre anni.</p>



<p>Doveva essere lui nei piani del front office il giocatore che garantiva punti nelle mani ai suoi, la prima opzione in attacco sia nello scoring che nelle assistenze per i compagni, ma finora tutto questo non è successo.</p>



<p>Vediamo anche in quest’ottica il cambio di marcatura difensiva di Sengun di cui parlavamo prima: spostando la sua influenza su un giocatore che non rappresenta una minaccia in attacco Sengun può risparmiare fiato e soprattutto falli che rischierebbero di tenerlo fuori dal campo per troppo tempo, stagnando ancora di più l’attacco dei Rockets.</p>



<p>Il turco ha visto diminuiti i suoi possessi da rollante nel Pick&amp;Roll, quelli in post e i tocchi al gomito e non credo sia un caso che la squadra sia ultima per percentuale di canestri assistiti a 54.1%, ma quantomeno Sengun riesce a creare per se e per i compagni dei tiri più che buoni, tanto da aver appena ottenuto il riconoscimento di giocatore della settimana nella Western Conference.</p>



<p>Forse servirebbe effettivamente un innesto di qualità in questi Houston Rockets, che possa segnare e mettere in ritmo i compagni, altrimenti nei Play-Offs la squadra di Udoka faticherà e non poco.</p>



<p>Ad oggi, però, i Rockets sono in rampa di lancio verso un futuro nelle parti nobili della lega, avendo costruito un roster giovane attorno a dei veterani che stanno aiutando a creare un ottimo bilanciamento.</p>



<p>Quindi sì, dovranno fare qualche cambiamento, tuttavia dovranno cercare di farlo senza snaturare eccessivamente il proprio credo e quello dell’allenatore. Ed è questa la parte realmente difficile, fare l’ultimo passo.</p>
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		<title>I nuovi devastanti Cleveland Cavaliers</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/i-nuovi-devastanti-cleveland-cavaliers/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Nov 2024 11:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
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		<category><![CDATA[Donovan Mitchell]]></category>
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<p>Un inizio di stagione straordinario per una squadra che sta mettendo insieme numeri strepitosi: 10 partite giocate, 10 vittorie e miglior record in questo lasso di tempo nella storia della franchigia. Primi per offensive rating a 122.7 e per net rating a 12.7, reduci da un +41 all’intervallo e un +19 finale assestato ai Golden State Warriors, probabilmente secondi solo agli stessi <strong>Cleveland Cavaliers</strong> per forma attuale nella lega. In un’Eastern Conference spaccata in due, dove solo Cavs e Celtics hanno un saldo vittorie/sconfitte positivo,<strong> Donovan Mitchell </strong>e compagni hanno mostrato finora perché possono essere loro la rivelazione anche sul lungo periodo. La scelta fatta quest’estate di licenziare J.B. Bickerstaff è stata fatta considerando sia il futuro a breve che quello a lungo periodo di questo nucleo.</p>



<p>Nel breve perché a luglio i Cavs hanno scelto di rifirmare Mitchell con un triennale da $150 milioni, confermando il suo ruolo di giocatore più importante di questa squadra (per ora quantomeno), e, entrando nel terzo anno dell’estensione quinquennale da rookie di Garland che gli varrà $193 milioni, c’era la necessità di capire se i due titolari del backcourt riuscissero a rendere, in contemporanea, ai rispettivi massimi sul parquet; in caso di risposta negativa, il front office avrebbe potuto cercare di scambiare uno dei due prima che il valore del giocatore scendesse troppo.</p>



<p>Nel lungo, perché con la visione proiettata sui prossimi 5/10 anni, i Cavaliers volevano continuare a sviluppare e modellare <strong>Evan Mobley</strong>, giocatore imprescindibile per un futuro ad alto livello di questa squadra. Ed è stata proprio questa la richiesta principale fatta dal presidente Koby Altman durante i colloqui per assumere il nuovo capo allenatore: qual è il piano per far esprimere al massimo tutto il potenziale dell’ex USC, dovendo giocare al fianco di Jarrett Allen? La risposta migliore è arrivata dall’attuale tecnico dei Cavs, <strong>Kenny Atkinson</strong>, che ha portato ad esempio l’ottimo lavoro fatto dai Golden State Warriors nel far coesistere Draymond Green e Kevon Looney, due non tiratori che riescono comunque a non restringere eccessivamente le spaziature in attacco.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/11/Running-lay-up-Mobley.mp4"></video></figure>



<p>Proprio questa notte con i Warriors abbiamo avuto un esempio di come Atkinson vuole usare Mobley: coinvolgerlo nei primi secondi dell’azione, in ricezioni dinamiche, con Allen che si va a posizionare nel dunker spot per dare spazio al #4 di operare. Anche solo in questa entrata rapida in area vediamo due comuni denominatori di quest’inizio di stagione di Cleveland.</p>



<p>Il primo è il pace, il numero di possessi che una squadra gioca sui 48 minuti: se fino all’anno scorso con Bickerstaff eravamo abituati a una squadra piuttosto lenta in campo, tanto da chiudere 24esimi a 97.62 possessi a partita, quest’anno sotto Atkinson la squadra corre di più, va spesso e volentieri in transizione e questo si tramuta nei 101.3 possessi a partita, nona posizione nella lega in questa statistica. Certo, correre non è sempre sinonimo di ottima esecuzione – le prime tre per pace in questa stagione sono Chicago, Atlanta e Washington, che non si trovano proprio ai piani alti dell’Eastern Conference – ma permette comunque di affrontare una difesa avversaria non ancora schierata, oppure può consentire di beneficiare di accoppiamenti favorevoli.</p>



<p>Il secondo, che è collegato al primo, è la chiusura dell’azione nei primi secondi. Nella passata stagione, il 19.6% dei possessi offensivi terminava con un tiro negli ultimi 7 secondi dell’azione, che l’NBA definisce con late (4-7 secondi) e very late (0-4 secondi), mentre quest’anno la percentuale è scesa al 13%. In più, quest’anno il 22.3% dei tiri arriva quando sul cronometro dei 24 secondi ne rimangono ancora 15-18 di secondi (l’Nba definisce questi tiri come “early” shots), primi nella lega in questa statistica, quando l’anno scorso erano 12esimi con il 17%. Amalgamate questi due fattori e capite il motivo per il quale Cleveland all’eye-test, al test visivo, sembra che corra molto di più rispetto alle annate sotto Bickerstaff.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">This sequence is who Evan Mobley is becoming. This is special stuff.  <a href="https://t.co/FZJZ2ESOE9">pic.twitter.com/FZJZ2ESOE9</a></p>&mdash; Danny Cunningham (@RealDCunningham) <a href="https://twitter.com/RealDCunningham/status/1853597390181224467?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">November 5, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Mobley è forse il giocatore che trae maggior beneficio da questa velocità: come richiesto dal suo nuovo allenatore, ogni volta che prende il rimbalzo deve essere lui a portare palla ed eventualmente a chiudere al ferro. Il suo 24.3% di usage in queste prime dieci partite contro il 20% dello scorso anno sta a significare anche questo, ovvero che ha licenza (in alcuni casi anche il dovere) di dover innescare l’attacco, senza dover per forza attendere che siano Garland o Mitchell a chiedere palla e a portare i compagni all’interno dei set offensivi. Un altro dato che mostra come Mobley sia coinvolto diversamente nell’attacco di Cleveland sono i pick&amp;roll giocati, ma da palleggiatore: 2 di media a partita quest’anno contro lo 0.4 della scorsa stagione. I Cavs in queste situazioni usano spesso le guardie come bloccanti, aspetto che non solo aiuta l’ex USC, che può sfruttare i cambi difensivi avversari potendo quindi attaccare giocatori più piccoli di lui, ma che permette anche a tiratori come Mitchell e Garland di prendere conclusioni, spesso dall’arco, con maggiore spazio &#8211; e le stanno segnando rispettivamente con il 66.7% (su 2.1 tentativi) e il 48.5% (su 3.3 tentativi).</p>



<p>Proprio a Garland era stato richiesto in estate da coach Atkinson di essere più attivo lontano dalla palla, di rimanere coinvolto nell’azione nonostante non fosse lui a condurla, e in questo inizio il #10 sta dando riscontri positivi in questo senso, avendo poi la possibilità, insieme a Mitchell, di risolvere le gare più complicate nel finale. I 20.5 punti messi a referto a partita, così come il 52.4% dal campo, il 48% da tre punti e le 7.5 triple tentate sono tutti massimi in carriera, sintomo di un giocatore più responsabile con la palla in mano, costretto meno a forzare delle giocate per impattare, tanto da causare solo 2.6 palle perse a sera.</p>



<p>Per quanto riguarda Mitchell, invece, il premio di giocatore della settimana ad est parla per lui: non deve fare gli straordinari per portare i Cavs alla vittoria – a parte il tiro allo scadere nella prima delle due vittorie contro Milwaukee – avendo la possibilità addirittura di prendersi 2 conclusioni dal campo e 2.4 tiri liberi in meno a partita rispetto alla passata stagione, giocando meno di 30 minuti (nessun giocatore di Cleveland supera i 31 minuti di impiego medio a serata).</p>



<p>Altri due dati fondamentali per capire questo fantastico inizio di stagione della franchigia dell’Ohio sono il numero di penetrazioni e la percentuale dei tiri da tre punti. Anche quando Allen e Mobley sono in campo contemporaneamente – capita molto meno spesso di quanto ci si possa aspettare, con Atkinson che durante le gare intervalla l&#8217;impiego di un’ala grande come Niang per avere più potenza di fuoco dall’arco &#8211; le spaziature di Cleveland non sono mai schiacciate, chiuse, e questo permette di implementare il drive-and-kick game che tanto di buono sta portando in queste prime uscite. Le 55.9 penetrazioni a partita sono sette in più rispetto a quelle dell’anno scorso.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/11/Tripla-di-LeVert.mp4"></video></figure>



<p>Garland attacca il ferro contro Hield, lo supera, chiamando l’aiuto di Green, il quale è costretto a lasciare la marcatura di Allen. Curry si ritrova quindi a dover scalare sul centro ex Brooklyn, permettendo a Okoro di aver tempo di ricevere – Wiggins non può aiutare più velocemente di così – e scaricare su LeVert, il quale mette una tripla difficile allo scadere sul recupero di Curry.</p>



<p>L’efficienza offensiva dei Cavs non è tuttavia solo quella dei titolari, ma anche (o forse soprattutto) di chi esce dalla panchina. Jerome, LeVert, Merill, Wade e Niang sono fondamentali per permettere alla squadra di rendere al proprio meglio anche con formazioni che vedono in campo, per esempio, solo uno tra Garland e Mitchell oppure solo una coppia tra Garland-Allen e Mitchell-Mobley. I 41 punti segnati, ma soprattutto il 127.4 di offensive rating e il 15.9 di net rating dei giocatori che subentrano per Atkinson consentono addirittura di aumentare il vantaggio acquisito dai titolari. La rotazione dell’ex assistente dei Warriors è fondamentalmente a 9, più qualche cameo per esempio di Porter, quindi quando rientrerà Strus dovrà sgomitare per riottenere i propri minuti sul parquet.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Ty Jerome had a season-high 20 points tonight in the Cavs’ win over the Warriors! <br><br> <a href="https://t.co/D2ClY8Dcpt">pic.twitter.com/D2ClY8Dcpt</a></p>&mdash; Hoos In The NBA (@hoosinthenba) <a href="https://twitter.com/hoosinthenba/status/1855082442161316230?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">November 9, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Donovan Mitchell prima dell’inizio di questa stagione aveva detto ad ESPN che questi Cleveland Cavaliers potevano essere una contender quest’anno. Vedremo se saranno una bolla o se continueranno a sorprendere in un’Eastern Conference in cui solo loro e i Celtics stanno riuscendo ad emergere: di certo, il miglior inizio di stagione nella storia della franchigia non glielo toglie nessuno.</p>
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		<title>La centralità offensiva di Anthony Davis</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/la-centralita-offensiva-di-anthony-davis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2024 15:33:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[anthony davis]]></category>
		<category><![CDATA[Austin reaves]]></category>
		<category><![CDATA[JJ Redick]]></category>
		<category><![CDATA[lebron james]]></category>
		<category><![CDATA[los angeles lakers]]></category>
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					<description><![CDATA[Il buon inizio di stagione dei Lakers passa dal diverso utilizzo di Anthony Davis]]></description>
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<p>Con l’arrivo di JJ Redick sulla panchina dei Los Angeles Lakers, è iniziato un nuovo capitolo nella città degli angeli. Mandato via Darvin Ham senza troppi rimpianti, l’ex giocatore tra gli altri dell’altra sponda di Los Angeles, nonché ex analista per ESPN e podcaster – “Mind the game” era a mani basse il passatempo preferito da tutti gli ossessionati degli X&#8217;s &amp; O&#8217;s della pallacanestro come me – sta instillando nei gialloviola un’attenzione per i dettagli e una fluidità di gioco che non si vedeva dalle parti della Crypto.com Arena da un po’ di tempo.</p>



<p>Sotto l’egida di LeBron James, Redick sta costruendo un modo di giocare basato sul movimento di palla e sull’esecuzione, sfruttando le caratteristiche tecniche e la qualità degli interpreti a propria disposizione.</p>



<p>È in questo quadro che si inserisce Anthony Davis, che è stato e sarà il punto focale di questa squadra, sia in attacco che in difesa: non che prima non lo fosse, ma sotto il nuovo allenatore questa tendenza è diventata (nonostante il campione piccolo di partite disputate) più evidente e soprattutto più efficace.</p>



<p>L’ex centro dei Pelicans arriva da una Regular Season da 25 punti e 12 rimbalzi sotto il sistema di Darvin Ham, con un sensibile miglioramento nelle cinque gare di Playoffs dello scorso anno nella serie persa 4-1 contro i Denver Nuggets.</p>



<p>Già nella prima partita di stagione contro i Minnesota Timberwolves, tuttavia, il suo maggiore coinvolgimento e impatto sono costati al Defensive Player of the Year in carica Rudy Gobert quantomeno qualche mal di testa.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/11/Running-Lay-up-contro-Gobert.mp4"></video></figure>



<p>Questa azione la vedremo sempre meno nell’attacco dei Lakers, ma rimane comunque un’arma nelle mani dei gialloviola: blocco di Vincent per far ricevere Davis in modo più agevole in punta, compagni che si spaziano e isolamento contro Gobert che commette interferenza a canestro dopo che la palla ha già toccato il tabellone; la velocità e la dinamicità di Davis rispetto a molti centri della lega è un vantaggio che Redick sfrutterà in modo sempre più consistente, in isolamento o come rollante in un pick&amp;roll.</p>



<p>In particolare nelle prime quattro gare (contro Minnesota, contro i Clippers e due volte contro Phoenix), il ruolo centrale di “hub” che prima dell’inizio della stagione Redick voleva attribuire a Davis si è tramutato in una serie di prestazioni maiuscole del lungo dei Lakers.</p>



<p>&#8220;Iniziare l’azione partendo da una mia ricezione al gomito, in post o in punta, semplicemente dirigendo l’attacco da queste posizioni, credo sia questo quello che Redick abbia pianificato di eseguire. Penso che l’inizio di stagione sia stato un buon primo passo per mostrare il modo in cui l’allenatore vuole che io sia il fulcro della squadra”.</p>



<p>Le parole di Reaves dopo la vittoria con i Suns, sono ancora più semplici di quelle pronunciate dallo stesso Davis: “Credo che sia il miglior giocatore della nostra squadra e giochiamo attraverso di lui. Mi aspetto che sia dominante ogni sera.”</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/11/pr-schiacciata-contro-Nurkic.mp4"></video></figure>



<p>In questa azione Vincent sale per portare il blocco su Booker e permettere a Reaves di acquisire un vantaggio; Davis porta un ghost-screen e questo, unito al fatto che Reaves ha staccato Booker, costringe Nurkic ad indietreggiare fino a ritrovarsi a metà tra il palleggiatore e il bloccante. Davis sfrutta il mancato posizionamento del bosniaco per farlo saltare sulla ricezione, aggirarlo, e schiacciare dall’altra parte del ferro.</p>



<p>Rispetto alla passata stagione, in queste prime 5 partite Davis gioca più possessi da rollante del p&amp;r, 5.2 contro 4.4, generando 1.42 punti per possesso contro 1.17: è chiara la scelta di Redick di coinvolgerlo in situazioni più dinamiche, sfruttando quella che è la sua migliore condizione atletica, quindi unendo velocità, altezza e coordinazione rispetto a buona parte degli altri lunghi della lega.</p>



<p>Non è un caso che i numeri delle penetrazioni siano anch’essi incrementati, passando da 3.8 a partita a 5.6, con un conseguente aumento di punti derivanti da questi possessi, 2.9 nel 2023-2024 contro i 5 di quest’anno.</p>



<p>Tutti valori che riflettono la volontà, o meglio la necessità, che Davis attacchi il ferro e non si accontenti dei tiri dalla media distanza, quei jump-shot che a volte entrano e a volte no, che stagnano l’attacco dei Lakers e non coinvolgono nessun altro compagno. Più attacchi al ferro, tiri nel pitturato e meno mid-range contestati è la ricetta per sbloccare definitivamente l’attacco dei gialloviola.</p>



<p>E questo passa in larga parte dalle spaziature che nella metà-campo offensiva devono essere ben strutturate, con tiratori pericolosi dall’arco che la difesa deve rispettare e non invitare a concludere, avendo già chiaro quale sarà il risultato.</p>



<p>Redick durante le partite di pre-stagione ha richiesto ai suoi giocatori di tentare almeno cinque o sei triple in più a partita (l’anno scorso hanno chiuso 28esimi per tiri da 3 tentati a 31.4): è una questione sia di matematica che di possibilità che si generano, perché banalmente i tiri da tre punti valgono più di quelli da due (specie se quelli da due sono tiri dalla media distanza o long-two contestati) – una parte della Morey-ball era appunto basata su questo, anche se estremizzata – e tirando maggiormente da tre punti si aprono possibilità sotto canestro – i Golden State Warriors ci hanno costruito molti successi con questa tattica.</p>



<p>Tiratori come Knecht e Christie sono chiamati a fare la propria parte, Reaves e in misura differente Russell devono segnare da dietro l’arco in modo costante.</p>



<p>E Davis, se tentasse lo stesso numero di conclusioni da tre che si prendeva nel 2019-2020 (3.5 a partita) e 2020-2021 (2.58 a partita), i suoi primi di anni in California, <a href="https://x.com/OhYesHeDid24/status/1850399675112939655">male al sistema d’attacco</a> dei Lakers di certo non farebbe.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/11/Passaggio-Davis-per-Reaves.mp4"></video></figure>



<p>In quest’azione si capisce bene cosa intende Redick con “hub” in attacco quando si riferisce a Davis: James serve Davis sul lato e nello stesso momento Reaves va a posizionarsi nell’angolo per ricevere il passaggio consegnato battuto a terra (DHO) e conseguente blocco del suo lungo. Accorgendosi di non aver acquisito abbastanza vantaggio da Booker, Reaves serve nuovamente Davis, finta di uscire dal blocco e va invece dritto verso il canestro, depistando Booker, e ricevendo il passaggio di Davis per un comodo lay-up.</p>



<p>Come dice James: &#8220;È molto importante che sia il punto focale per noi ogni singola sera. Sappiamo cosa farà in difesa, ma in attacco dobbiamo trovarlo in punti diversi del campo durante tutta la partita&#8221;.</p>



<p>La sequenza mostrata sopra non è casuale, Davis è un miglior passatore di quanto gli venga riconosciuto e, più in generale, un buonissimo trattatore di palla per le sue dimensioni.</p>



<p>Redick voleva le ricezioni al gomito di Davis a tal proposito: è in leggero aumento, da 4.9 a 5.4, il numero di volte in cui AD riceve palla in questo tipo di situazioni, ma la percentuale che maggiormente salta all’occhio è quella della conversione di questi possessi in punti effettivi sul tabellone, passati dal 68.6% della scorsa stagione al 96.3% di queste prime cinque partite, un dato senza senso e spiegato in larga parte dal piccolo campione di partite da cui attingere.</p>



<p>Davis e pick&amp;roll non vuol dire solamente che l’ex Pelicans debba essere il &#8216;rollante&#8217;, colui che riceve, ma date le sue abilità nel ball-handling Redick, in questo primo scorcio di Regular Season, ha portato il lungo di L.A. a giocare questa situazione anche da palleggiatore, il cosiddetto “inverted pick&amp;roll”, una delle paure più grandi per i centri della lega da difendere, basta immaginarvi nella vostra testa come Gobert, Nurkic, Zubac, Sabonis e Allen, per citare i cinque titolari che hanno affrontato i Lakers in questo inizio, possano assorbire difensivamente con la loro mobilità laterale non eccelsa (a tratti imbarazzante).</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">this was one of my favorite anthony davis applications of the night, 5-1 inverted pick and roll to a post up and rui cuts to the middle for an easy jumper,.<br><br>redick lakers pushed the right buttons in a lot of moments <a href="https://t.co/ypkQwmTX2Y">pic.twitter.com/ypkQwmTX2Y</a></p>&mdash; ben pfeifer (@bjpf_) <a href="https://twitter.com/bjpf_/status/1848961374912647422?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">October 23, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Gli inverted pick&amp;roll portano spesso la difesa a cambiare e non è un caso che, una volta che Randle e Edwards cambiano sul blocco, Reid sia maggiormente attratto dalla palla perdendo di vista Hachimura. Davis sta giocando 2.2 pick&amp;roll da palleggiatore in queste prime partite, più che quadruplicati gli 0.5 sotto Darvin Ham.</p>



<p>Con tutto questo coinvolgimento offensivo, lo usage di AD non può che salire (dai 26.1 dello scorso anno ai 30.4 di quest’inizio), e questo è un bene per l’attacco dei Lakers: sgravare anche solo in modo limitato LeBron James dell’enorme carico offensivo che si prende sulle spalle, poi può portare ad un’esplosione di punti come quella vista ad inizio quarto quarto contro Sacramento, coronata dalla tripla che ha chiuso la partita di Anthony Davis.</p>



<p>Un Davis che nella prima settimana di Regular Season ha chiuso con 34 punti di media, 11 rimbalzi, 57% dal campo e 40% da tre vincendo il premio di giocatore della settimana.</p>



<p>Nonostante quanto mostrato da Davis, però, L.A. dopo le prime tre vittorie è incappata in due sconfitte, di cui una, l’ultima, in modo netto ed inequivocabile contro Cleveland, sintomo che l’entusiasmo non basta da solo a guadagnarsi un posto nella parte alta della Western Conference.</p>



<p>I Lakers, prestazioni alla mano – come detto, a parte i Cavs – hanno iniziato l’anno in modo convincente e se vogliono mantenere questo trend devono per forza passare da un Anthony Davis dominante, che flirta più con il titolo di MVP che con la mediocrità.</p>



<p>Redick si è esposto sul tipo di apporto che vuole da AD, ora sta a lui metterlo in campo ogni sera, mantenendo quanto di buono fatto vedere in questo inizio.</p>
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		<title>I Dallas Mavericks e l&#8217;enigma Pick&#038;Roll</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/i-dallas-mavericks-e-lenigma-pickroll/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 May 2024 10:22:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[anthony edwards]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla difesa del Pick&#038;Roll alle prestazioni di Edwards e Towns: tutti i problemi che i Timberwolves sono obbligati a risolvere in vista di Gara 3]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="2560" height="1440" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/05/copertina-edited.webp" alt="" class="wp-image-58529" style="width:856px;height:auto" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/05/copertina-edited.webp 2560w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/05/copertina-edited-300x169.webp 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/05/copertina-edited-1024x576.webp 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/05/copertina-edited-150x84.webp 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/05/copertina-edited-768x432.webp 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/05/copertina-edited-1536x864.webp 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/05/copertina-edited-2048x1152.webp 2048w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/05/copertina-edited-1080x608.webp 1080w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<p>Le prime due partite di questa serie disputate al Target Center ci hanno restituito dei temi ricorrenti che stanno facendo pendere la bilancia dalla parte di Dallas.</p>



<p>Le prestazioni di <strong>Edwards e Towns</strong> rispetto a quelle di <strong>Doncic e Irving</strong>, la capacità del <em>back-court</em> dei Mavs di manipolare la copertura sui p&amp;r dei Wolves, l’inefficacia e l’indecisione di Ant-Man nei momenti decisivi di partita.</p>



<p>Questi primi 96 minuti ci hanno mostrato che Minnesota sta faticando in determinate situazioni, continuamente, che non riesce a mettere in atto soluzioni per incanalare gli avversari verso una difesa che è stata la migliore nella stagione regolare e che, cosa più disarmante, si ritrova sotto 2-0 dopo due uscite nelle quali è andata sotto per un complessivo di quattro punti, non riuscendo ad incidere nei momenti decisivi di gara.</p>



<p>L’esemplificazione di tutto questo è la tripla con cui Luka Doncic ha consegnato la vittoria ai suoi in gara 2</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/05/tripla-Doncic.mp4"></video></figure>



<p>Con poco più di 12 secondi sul cronometro, il play sloveno è accoppiato, come in tutta la partita, contro <strong>Jaden McDaniels</strong>, uno dei migliori difensori perimetrali e a tutto tondo della lega. Come spesso è accaduto durante le due partite, viene giocato un p&amp;r con il lungo, in questo caso Lively, per creare un vantaggio dal palleggio. Solitamente i T-Wolves hanno preferito restare in drop con Gobert, tenendo dentro il centro francese per evitare di esporlo contro giocatori più rapidi; oppure, talvolta, l’ex centro dei Jazz effettuava un <em>blitz</em> per far perdere un tempo di gioco al palleggiatore e permettere al marcatore sulla palla di ritornare nella sua posizione iniziale.</p>



<p>In questo caso, quando era lampante che Dallas (e in particolare Doncic) avrebbe preso un tiro da tre punti, Minnesota decide di cambiare, mettendo Gobert in prima linea: coach Finch a fine partita dirà che l’obiettivo era quello sì di cambiare, ma per forzare il palleggiatore a penetrare e costringerlo a prendere un tiro da due e non da tre. La capacità di Doncic di creare uno spiraglio per il tiro da tre punti, attraverso il suo <em>ball-handling</em> e l’enorme spazio che riesce a guadagnare con lo step-back, sono sufficienti per costruire un tiro non particolarmente contestato, che si infila in fondo alla retina per il sorpasso degli ospiti, che durerà poi fino al termine della contesa.</p>



<p>Al termine della gara, lo sloveno, sornione, ha giustamente puntualizzato che lui non è veloce, ma è sicuramente più rapido di Gobert; spiegazione ineccepibile, nonché la parafrasi del “<em>You can’t f***ing guard me</em>” urlato in faccia all’ex Jazz dopo la tripla del sorpasso.</p>



<p>I p&amp;r difensivi sono stati un tasto dolente per Minnesota durante le prime due gare.</p>



<p>L’abilità di Gafford e Lively di bloccare e poi correre verso il ferro sta mettendo in enorme difficoltà Gobert come marcatore del lungo: come detto, lo staff tecnico sta indicando al proprio centro di fare contenimento in queste situazioni, ma questo sta solo aprendo spazi per i palleggiatori dei Mavs per permettere ai propri compagni di attaccare in rotazione su tutto il campo, spesso a canestro.</p>



<p>Il rookie e l’ex Wizards stanno beneficiando di una miriade di <em>alley-oop</em>, generati dalla posizione del lungo avversario, che finisce per trovarsi in mezzo a due fuochi dopo che il marcatore primario è costretto ad inseguire sul perimetro.</p>



<p>La difesa di casa ha provato a venire a capo di questo rompicapo mettendo in pratica, sporadicamente, due tipi di copertura differenti dal drop, prima il <em>blitz</em> e poi l<em>’hedge</em>.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/05/schiacciata-Irving-dopo-blitz-Gobert-online-video-cutter.com_.mp4"></video></figure>



<p>Nella prima clip, i Mavs decidono di giocare un <em>double-drag</em>, un doppio p&amp;r in transizione, con Jones e Gafford come bloccanti. Sul primo blocco, Conley si stacca e va in marcatura su Doncic, permettendo così a Anderson di staccarsi e andare a prendere il rollante. Visto il delinearsi dell’azione, Irving, con un’<em>hesitation</em>, fa tornare in posizione eretta Gobert per poi batterlo sul lato: Reid non può staccarsi da Washington sul perimetro, date le grandi percentuali nelle triple dall’angolo dell’ex Charlotte, così è costretto Anderson a ruotare, lasciando però libero dietro di lui Gafford per una semplice schiacciata.</p>



<p>Nella seconda, l’impostazione di Dallas è identica, solo che Doncic, a differenza del suo compagno di <em>back-court</em>, non dà il tempo a nessun difensore di reagire, a parte Towns che lo fa anche troppo: Conley non riesce a scalare sul giocatore in angolo, Gobert non disturba la visuale di Doncic e il dominicano, che dovrebbe scalare su Lively, accenna ad un passo verso il ferro salvo poi tornare a marcare il tiratore sul perimetro. Il risultato è, nuovamente, una schiacciata al ferro.</p>



<p>Doncic e Irving, in queste prime due partite, si sono dimostrati più pronti e più abili a non lasciarsi condizionare da alcun tipo di difesa avessero davanti; a mio avviso i Timberwolves dovrebbero utilizzare un po’ più spesso il <em>blitz</em>, nonostante la clip sopra non avvalori la mia tesi, ma è chiaro che la difesa in drop del lungo non sta disturbando né l’ex Brooklyn né tantomeno l’MVP dell’Eurolega (qualche anno fa con il Real Madrid).</p>



<p>Se le due stelle di Dallas stanno impattando positivamente sulla serie, non si può dire la stessa cosa dei loro pari livello avversari, Anthony Edwards e Karl-Anthony Towns.</p>



<p>Il confronto è impietoso: il duo di coach Kidd ha superato quello della coppia Finch-Nori 115-71, tirando con il 46.6% dal campo contro il 30%.</p>



<p>Edwards, in particolare, se prendiamo in considerazione anche gara 7 contro Denver, ha il 29% dal campo nelle ultime tre partite e non assomiglia neanche lontanamente al giocatore che ha affascinato la lega nei primi due round di Playoffs.</p>



<p>Tutta Minnesota ha bisogno che Ant-Man resetti il tutto e ritorni ad avere quel <em>decision-making</em> che ha permesso ai suoi di sovrastare prima Phoenix e poi Denver. Finch, al termine di gara 2, ha invitato il suo #5 a prendere esempio da Irving, che “sta cercando di batterci dal palleggio, prendendo decisioni veloci con la palla in mano”.</p>



<p>Le sue due palle perse nel finale di gara 2 si sono rivelate decisive per le sorti di Minnesota e, nel quarto quarto di questa partita, si è preso tanti tiri quante sono state le palle perse (due, appunto).</p>



<p>Il giocatore a cui il suo allenatore lo invitava ad ispirarsi, quello che lo stesso Edwards aveva richiesto come <em>match-up</em> individuale, invece, nel quarto quarto ha messo 13 dei suoi 20 punti totali, tra cui tre triple in fila ad inizio periodo per permettere ai Mavericks di rimanere a contatto e addirittura di passare a condurre nel punteggio.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/05/Irving-1°-tripla-online-video-cutter.com_.mp4"></video></figure>



<p>Se nessuno dei due primi violini di Minnesota alza il proprio livello di gioco e vanifica le grandi prestazioni al tiro dei propri compagni, McDaniels in gara 1 e Reid in gara 2, questa serie si potrebbe rivelare molto più corta del previsto.</p>



<p>All’American Airlines Center, stanotte, c’è il primo, e potenzialmente decisivo, momento spartiacque: o le stelle di Minnesota scendono in campo e il <em>supporting cast</em> continua a sostenere la causa, o avremo tanti giorni senza pallacanestro dalla fine delle finali di Conference all’inizio delle finali Nba, tra i <strong>Boston Celtics</strong> e i <strong>Dallas Mavericks</strong>.</p>
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		<title>Shai Gilgeous-Alexander, l&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/shai-gilgeous-alexander-linsostenibile-leggerezza-dellessere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2024 23:26:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[chet holmgren]]></category>
		<category><![CDATA[jalen williams]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Daigneault]]></category>
		<category><![CDATA[shai gilgeous-alexander]]></category>
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					<description><![CDATA[Un approfondimento sull'incredibile stagione di Shai Gilgeous-Alexander.]]></description>
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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/foto-copertina-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-54941" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/foto-copertina-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/foto-copertina-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/foto-copertina-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/foto-copertina-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/foto-copertina-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/foto-copertina-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/foto-copertina.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Quale aggettivo vi viene in mente guardando giocare <strong>Shai Gilgeous-Alexander</strong>? Mobile? Certamente. Sgusciante? Ovviamente. Efficace? Assolutamente. Stiloso? GQ Sports ve lo confermerebbe, dato che sia per il 2022 che per il 2023 la rivista americana l’ha nominato il cestista più stiloso dell&#8217;anno. Tutte queste sue caratteristiche sono reali, tangibili e la stagione che sta disputando ce lo mette in mostra ad ogni palla a due.</p>



<p>All’uscita di questo articolo, gli Oklahoma City Thunder sono secondi ad ovest a mezza partita dai Minnesota Timberwolves, con il loro giocatore più rappresentativo, Shai appunto, che sta viaggiando a 31.2 punti di media a partita, secondo nella lega dietro a Luka Doncic.</p>



<p>Tuttavia, per quanto il mero numero di punti segnati dia già un’idea della sua grandezza, è il suo bagaglio di skills ad impressionare maggiormente: la sua efficienza, unita al sistema offensivo che coach <strong>Mark Daigneault</strong> gli ha cucito intorno, rendono lo spettacolo che manda in scena ogni sera una delizia per chi ama la pallacanestro. Prendiamo ad esempio uno degli highlight di questa stagione:</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/canestro-con-arresto-palla-dietro-la-schiena-contro-Powell-e-mid-range.mp4"></video></figure>



<p>A difesa schierata, è quasi sempre Shai a gestire il possesso, non a caso ha il quarto usage rate della lega. La tendenza principale del nativo di Toronto è quella di penetrare, da quattro anni guida la classifica in drives a partita: la sua capacità di creare vantaggio dal palleggio costringe le difese a rimodellarsi, a concedere il male minore, che sia singolarmente al canadese o agli altri quattro in campo con lui.</p>



<p>In quest&#8217;azione, sia Kenrich WIlliams che Joe fingono di portare un blocco, con Zubac prima e George poi che li seguono, spostandosi su un lato del campo, il sinistro, e creando spazio per la penetrazione di Gilgeous-Alexander. Questo spazio è necessario per il #2 di OKC, che può andare al lavoro e, palleggio dopo palleggio, capire quale sia il modo migliore per mandare fuori pista il difensore.</p>



<p>Il palleggio dietro la schiena è, a mio avviso, un tocco di classe: vede Powell che è in grado di stare con lui nella penetrazione, che lo sta pareggiando in velocità, quindi cambia lo scenario, punta il piede destro sul terreno (glielo vedremo fare spesso), fa rimbalzare la palla dietro di sé per evitare che Powell la possa toccare, lo manda fuori giri e genera uno spazio tale da permettergli non solo di segnare il tiro dalla media distanza, ma anche di scrollarsi la polvere dalle spalle nel mentre.</p>



<p>Nella NBA di oggi, sempre più squadre e giocatori sono portati a demonizzare il mid-range, tiro sulla carta meno redditizio di uno da tre punti o al ferro, eppure averlo nel proprio arsenale significa possedere un&#8217;arma in più per battere il difensore, che, sempre in teoria, è meno propenso a pensare che verrà superato con questo tipo di conclusione in quanto poco utilizzata.</p>



<p>SGA è ottavo nella lega per tiri dalla media tentati a 4.3 a partita e secondo, dietro solo a Joel Embiid, per percentuale di conversione, con il 48.6%. Gli isolamenti disegnati per lui, 5.9 a partita, contraddistinti dagli 1.17 punti per possesso, primo nella lega tra i cinque giocatori che hanno almeno 20 possessi di questo tipo a partita, si evolvono poi in una variante sconfinata di possibilità. Una di queste è la chiusura al ferro:</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/in-transizione-canestro-in-crossover-contro-Paul-George.mp4"></video></figure>



<p>Gli avversari, soprattutto in transizione, trattano Shai Gilgeous-Alexander come Antetokounmpo, ovverosia gli costruiscono un muro attorno per evitare che prenda velocità, consapevoli della sua pericolosità al ferro dove è primissimo tra le guardie per percentuale di conversione a 70.3%.  È molto più facile a dirsi che a farsi, però, specie con l&#8217;accelerazione improvvisa che ha il numero #2.</p>



<p>In questo caso i Clippers non hanno nemmeno il tempo di frapporsi tra lui e il canestro. Coffey lo segue con lo sguardo da inizio azione, come a prendergli le misure per poi agire, ma nel momento in cui si gira per capire dov&#8217;è il giocatore con cui deve accoppiarsi, George, il difensore a quel punto incaricato di fermarlo, si vede depistato da un crossover che spalanca la strada per una chiusura tutt&#8217;altro che agevole al ferro. Dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano questo stile lo chiamano <em>&#8220;herky jerky&#8221;</em>, uno slang utilizzato per descrivere un tipo di gioco fatto di rallentamenti, frenate, ripartenze, finte, contro-finte e sviamenti, alla Iverson per intenderci.</p>



<p>Più di 1 possesso su 5 dei Thunder avviene in transizione (20.8%) diretta conseguenza della squadra giovane e rampante che sta impressionando l&#8217;ovest. Anche quando OKC si ritrova ad attaccare a difesa schierata, comunque, il mantra delle corrette spaziature rimane costante.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/pp-con-Holmgren-SGA-aspetta-di-capire-cosa-fa-il-lungo-poi-penetra-e-arriva-fino-in-fondo.mp4"></video></figure>



<p>SGA si prende tutto il tempo necessario per capire come le difese decidono di mostrarsi a lui, che tipo di marcatura gli portano, per poi replicare a sua volta. L&#8217;importanza dei cosiddetti ghost-screen è fondamentale per instillare nella difesa quel mezzo secondo di incertezza: qui Holmgren gioca appunto questo finto blocco, aprendosi sul perimetro, con Carter Jr. che rimane inizialmente in roaming su Gilgeous-Alexander, salvo poi recuperare su Chet. In questo preciso istante, Suggs non fa in tempo a chiudere la distanza su Shai che il numero 2, dandosi la spinta con il piede d&#8217;appoggio, accelera e anticipa al ferro anche l&#8217;aiuto di Banchero.</p>



<p>La partenza dalla punta di un penetratore è sempre la più difficile da anticipare per un sistema difensivo, in quanto l&#8217;attaccante ha a disposizione il campo in tutta la sua ampiezza da scannerizzare e mettere sia sé stesso che i suoi compagni nelle migliori condizioni di incidere sull&#8217;azione.</p>



<p>Un lato del gioco su cui SGA doveva migliorare erano i tiri da tre punti: il 34.5% su 2.5 tentativi a partita della scorsa stagione strideva con l&#8217;enorme repertorio di conclusioni di cui era in possesso. Quest&#8217;anno queste conclusioni sono diventate 3.3 di media a serata, ma il grande incremento sta nella percentuale di conversione, 39.2%.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/tripla-in-step-back.mp4"></video></figure>



<p>Un po&#8217; come l&#8217;Harden delle passate fermate, Houston su tutte, anche Gilgeous-Alexander preferisce crearsi autonomamente il tiro, senza ricevere scarichi. L&#8217;attuale giocatore dei Clippers si metteva in ritmo tramite la melodia sincopata dei suoi palleggi tra le gambe, e poi ad un certo punto, quando era soddisfatto della distanza acquisita dal difensore, lasciava partire la tripla. </p>



<p>Shai sfrutta come Harden il cuscinetto che il marcatore gli concede, preoccupato dalla penetrazione, palleggiando più volte in avanti e facendo credere, prendendo costantemente velocità, ad un&#8217;incursione verso il ferro. Come visto inizialmente, trae poi beneficio dal suo gioco di piedi: arresto, in questo caso con un lungo arco, sul piede destro, passo di arretramento sul suo amato piede sinistro e tiro da tre con un passo di vantaggio su Holiday. È evidente la sua volontà di iniziare l&#8217;azione dal centro del campo, così come la predilezione per i tiri pesanti above the break (3.1 a partita) rispetto a quelli presi dagli angoli (0.3 a partita).</p>



<p>Viste le volte in cui in questa stagione è salito in cattedra &#8211; quarantacinque partite con almeno 30 punti &#8211; i coach avversari cercano di trovare la giusta alchimia per limitarlo ed evitare da lui una pioggia di punti. Con questo genere di attenzioni, SGA ha imparato oramai a convivere e a reagire di conseguenza: il piano difensivo avversario è sempre più incentrato sul fargli scaricare la palla, sanno che la sua tendenza è quella di penetrare, pertanto collassano a centro area, congestionandola.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/penetrazione-difesa-collassa-tripla-di-Williams.mp4"></video></figure>



<p>Questo contro i Rockets è un caso emblematico: appena Shai mette palla per terra ci sono quattro giocatori di Houston nel pitturato e il quinto, VanVleet, ha comunque gli occhi fissi sul canadese. Il front office di OKC ha fatto un lavoro certosino nell&#8217;implementare attorno a Gilgeous-Alexander una batteria di tiratori che aprono il campo in modo efficace.</p>



<p>I Thunder sono la miglior squadra per effective field goal percentage nei catch &amp; shoot con il 60%, nonché la squadra che in generale tira meglio da tre punti, 39.6%, nella lega. Hanno a roster ben cinque giocatori che fanno meglio del 39.2% di SGA: <strong>Jalen</strong> <strong>Williams</strong> (44.7%), Isaiah Joe (43%), Cason Wallace (41.3%), <strong>Chet Holmgren</strong> (39.8%) e Luguentz Dort (39.6%).</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/pr-guardia-guardia-con-Joe-reject-e-tripla-di-Joe.mp4"></video></figure>



<p>Dietro a Beasley, Allen e Nesmith, Joe è il quarto per percentuale nel catch&amp;shoot nella lega, con il 45.5% su 211 tentativi. Come dicevamo prima, causare quell&#8217;attimo di esitazione durante un pick&amp;roll, pick&amp;pop o finto blocco consente all&#8217;attacco di acquisire un vantaggio. Qui Joe non fa moltissimo, in realtà, per ostacolare Branham, che non si intende con Sochan e va a marcare anche lui Shai (dubito che l&#8217;obiettivo fosse quello di lasciare un tiratore da 45.5% in catch&amp;shoot libero), il quale, appena riesce a recuperare il pallone e a creare una linea di passaggio, mette nelle condizioni l&#8217;ex giocatore di Philadelphia di segnare un rigore a porta vuota.</p>



<p>Oklahoma City non porta un blocco solamente con il lungo, che sia Holmgren o Kenrich Williams (che in un&#8217;altra vita era un&#8217;ala piccola), ma anche con un &#8220;piccolo&#8221; come Joe: l&#8217;intento non è tanto quello di creare un accoppiamento favorevole, ma quello di dare agli attaccanti coinvolti quel minimo di vantaggio per poi convertire il set chiamato in un canestro.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/03/isolamento-su-un-lato-di-Shai-penetrazione-difesa-collassa-taglio-sulla-linea-di-fondo-di-Wallace.mp4"></video></figure>



<p>Qui Martin è talmente in apprensione verso quello che sta per fare Gilgeous-Alexander da perdere totalmente il contatto visivo con Wallace, che ha gioco facile nel mettersi in visione sotto canestro e battere il recupero di Miller. Al momento gli assist che Shai smazza a partita sono 6.5, ma è fuori di dubbio che con il passare delle partite e degli anni questo numero tenderà ad aumentare ancora di più.</p>



<p>I Thunder sono una squadra in rampa di lancio, che assaporeranno la post-season per la prima volta con questo nucleo. Faranno sicuramente fatica, peccheranno di inesperienza, ma a mio avviso sono strutturati bene per potersela giocare a viso aperto già in questa stagione. È fisiologico che il roster andrà ad evolversi nel tempo di pari passo con le ambizioni.</p>



<p>La certezza, però, è che in carica ci sarà sempre quel giocatore che Jerry West ha lasciato andare con enorme riluttanza nello scambio che ha portato Paul George a Los Angeles. Un giocatore che già in mano le chiavi di Oklahoma City. Shai Gilgeous-Alexander, l&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere.</p>
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		<title>In missione per conto di Luka Doncic</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/in-missione-per-conto-di-luka-doncic/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2024 23:08:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[dallas mavericks]]></category>
		<category><![CDATA[daniel gafford]]></category>
		<category><![CDATA[jason kidd]]></category>
		<category><![CDATA[luka dončić]]></category>
		<category><![CDATA[nico harrison]]></category>
		<category><![CDATA[pj washington]]></category>
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					<description><![CDATA[Alcune considerazioni sulle mosse di mercato dei Mavs, nel tentativo di valorizzare le prestazioni dominanti di Luka Doncic.]]></description>
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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/WhatsApp-Image-2024-02-17-at-12.43.04-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-54228" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/WhatsApp-Image-2024-02-17-at-12.43.04-1024x576.jpeg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/WhatsApp-Image-2024-02-17-at-12.43.04-300x169.jpeg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/WhatsApp-Image-2024-02-17-at-12.43.04-150x84.jpeg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/WhatsApp-Image-2024-02-17-at-12.43.04-768x432.jpeg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/WhatsApp-Image-2024-02-17-at-12.43.04-1536x864.jpeg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/WhatsApp-Image-2024-02-17-at-12.43.04-1080x607.jpeg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/WhatsApp-Image-2024-02-17-at-12.43.04.jpeg 1599w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>La data dell’8 febbraio ha segnato il termine entro cui una franchigia può integrare il suo roster attraverso scambi all’interno della Lega: ci sono ancora giocatori liberi, free agent o che si possono liberare tramite buyout per poi firmare al minimo per una contender, ma con la pausa dell’All Star Game ormai iniziata, alle squadre restano meno di trenta partite per capire gli asset a propria disposizione e presentarsi nel migliore dei modi ai Playoffs. Una delle squadre che si è mossa maggiormente sono i <strong>Dallas Mavericks</strong>, che hanno portato in Texas <strong>PJ Washington</strong>, assieme a due scelte al secondo giro del 2024 e 2028, in cambio di Grant Williams, Seth Curry e una prima scelta del 2027, e <strong>Daniel Gafford</strong>, scambiato con Richaun Holmes e una prima scelta al Draft del 2024 via Oklahoma City.</p>



<p>Le mosse fatte con Charlotte e Washington portano all’American Airlines Center due role player che si inseriscono nel nucleo di <strong>Jason Kidd </strong>in un modo in cui gli ormai ex-compagni non ne avevano la possibilità, si assimilano meglio sulla carta con il tipo di gioco di una squadra che rischia sempre di oltrepassare il limite fisiologico con la sua superstar, <strong>Luka Doncic</strong>: una linea sottile tra l’affidarsi indiscriminatamente a lui (e quindi sovraccaricarlo) e il costruire un sistema Doncic-centrico, a cui però mettere a complemento personale adeguato per far rendere al massimo sia lo sloveno che gli interi Mavericks.</p>



<p>Nelle sei stagioni in cui la stella di Lubiana è stata al timone e, più recentemente, nelle tre in cui il General Manager <strong>Nico Harrison</strong> e il capo allenatore Jason Kidd hanno imposto il loro imprinting, elevare il roster di Dallas è sempre stato un processo complicato, come camminare sui carboni ardenti, con il rischio di scottarsi in caso di una trade fallimentare.</p>



<p>La débâcle dello scorso anno sembrava aver distrutto quanto di buono fatto vedere nella stagione 2021/22: l’arrivo alle finali di Conference aveva dato quel boost in più alla squadra per permettere di puntare al bersaglio grosso, all’anello, e per mettere un ipoteca sul futuro di Doncic in Texas, tema rimasto un po’ nell’etere fino a quel momento, ma entrato poi a far parte delle discussioni dei corridoi della Lega quando la stagione è andata effettivamente a sud &#8211; con la volontaria auto-esclusione dai Playoffs all’ultima partita per salvare il salvabile (la scelta al primo turno dello scorso Draft), una mossa che non ha fatto felice nessuno al di fuori del front office e che è parsa a tutti gli altri una decisione molto <em>cringe</em>.</p>



<p>L’arrivo a Dallas di <strong>Kyrie Irving</strong> lo scorso febbraio aveva suscitato reazioni miste, ma non c’era dubbio che, se l’ex Nets avesse avuto realmente la testa al campo, il percorso della squadra ne avrebbe beneficiato. Per questo, il record di 5-11 con lui presente sul parquet aveva fatto alzare più di un sopracciglio sullo scambio che aveva spedito a Brooklyn Spencer Dinwiddie, Dorian Finney-Smith e tre scelte (una al primo turno e due al secondo): a questo, aggiungeteci il successo che stava riscuotendo Jalen Brunson a New York, lasciato andare dopo l’enorme post-season culminata con le finali di Conference, e capite il perché i rumors sul futuro di Doncic si facevano sempre più insistenti.</p>



<p>Una delle tante necessità dei Mavs la scorsa estate (in misura differente anche ora) era un difensore primario, qualcuno che potesse marcare l’ala avversaria, misurarsi in modo quantomeno accettabile con i vari Kawhi Leonard, Lebron James e Kevin Durant. La sign&amp;trade che ha portato Grant Williams era stata fatta proprio in questo senso: con il monte ingaggi che non dava molte possibilità di manovra, l’ex Boston era visto come il tipico 3&amp;D, potenzialmente in grado di segnare triple grazie agli spazi creati da Doncic e marcatore forsennato delle stelle che un giorno sì e l’altro pure si palesavano al palazzetto texano. Anche il ritorno di Seth Curry andava, sempre nell’immaginario del front office, ad aumentare quella potenza di fuoco dall’arco generata dalla gravity di Doncic.</p>



<p>La parabola del primo è stata quantomai singolare, passato da titolare inamovibile ad inizio stagione a giocatore in uscita dalla panchina in favore di<strong> Josh Green</strong>, mentre il secondo è stato senza troppi problemi accantonato e sostituito dalla bella copia di <strong>Dante Exum</strong>, il quale sta iniziando a giustificare il perché Utah abbia speso per lui la quinta scelta assoluta al Draft del 2014.</p>



<p>È su queste premesse che Dallas ha mandato agli Hornets sia Williams che Curry, scommettendo su PJ Washington, giocatore sempre fuori dai radar in quel manicomio di belle speranze puntualmente disattese e di “what if” che è Charlotte. Il roster dei Mavs è pieno di guardie che si atteggiano ad ali e centri sottodimensionati. L&#8217;altezza media dei giocatori di rotazione della squadra era la sesta più bassa della Lega alla trade deadline. Washington è un centimetro più alto di Williams, il giocatore che è chiamato a sostituire, ma la distanza tra loro nel modo di comportarsi in campo non può essere più diversa.</p>



<p>2.00m e 105kg di dinamismo, Washington è un’ala grande, che può essere utilizzata da centro all’occorrenza, in grado di aprire il campo e, soprattutto, di mettere palla per terra in situazioni di recupero della difesa. Se la sua produzione a Charlotte è stata modesta &#8211; 13.6 punti, 5.3 rimbalzi e 2.2 assist in 29.2 minuti a partita in questa stagione, tirando con il 44.6% dal campo e il 32.4% dal perimetro &#8211; la sua capacità di creare dal palleggio e di non perdere il vantaggio acquisito sono merce rara nell’NBA di oggi.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/PJ-Washington-1.mp4"></video><figcaption class="wp-element-caption"><em>Quest’azione è l’esemplificazione del ruolo che Jason Kidd vuole fargli ricoprire: penetrazione di Doncic che attira il secondo difensore, scarico sul perimetro per Kleber, quindi per Irving e poi per lui, che finta la tripla facendo reagire Holmgren, penetra e, dopo aver scaricato su Jones avendo visto la rotazione a centro area di Gilgeous-Alexander, si posiziona nel dunker spot per ricevere il passaggio di ritorno dal numero #55 e schiacciare i due punti.</em></figcaption></figure>



<p>Nonostante il movimento di Holmgren, Washington in stagione non è un tiratore da tre letale, avendo convertito solo il 31.6% da tre su 5.4 tentativi in stagione, ben 6 punti percentuali in meno di Grant Williams: la speranza, però, è che l’enorme spazio di cui beneficerà, stanti le attenzioni che Doncic richiamerà, possano fargli alzare le percentuali e farle tornare più simili al 38.6% della stagione 2020/21.</p>



<p>La sua rapidità di piedi è una caratteristica di cui Dallas può usufruire anche nella metà campo difensiva, con la possibilità, volendo, di ricorrere più sistematicamente al cambio difensivo, visto che comunque la squadra non brulica di grandi difensori individuali, con Derrick Jones Jr. che, pur eseguendo finora più che discretamente il compito assegnatogli, è chiamato ad essere il marcatore primario della stella avversaria.</p>



<p>La protezione del ferro e la cattura dei rimbalzi è un altro fattore che ha spinto i Mavericks a scambiare per lui e a sacrificare Grant Williams, aggiungendo anche una dimensione verticale all’attacco nel ruolo di ala, già presente con Lively e ulteriormente migliorata dall’arrivo di Gafford. Tra l’ex Wizard, Lively, Green, Jones e Washington appunto, il divertimento a Dallas è assicurato, una rivisitazione di Lob-City con Luka Doncic al posto di Chris Paul.</p>



<p>Parlando di atletismo, Daniel Gafford è uno dei sei giocatori che in regular season hanno messo a referto almeno due rimbalzi offensivi e due stoppate. Non gli si chiede di essere un centro da 25 punti e 10 rimbalzi di media, ma di essere, di fatto, il complemento che Dereck Lively II è riuscito ad essere per Luka Doncic: un rollante del pick&amp;roll, in grado di giocare sopra il canestro e, nella metà campo difensiva, di proteggere il ferro in modo esplosivo.</p>



<p>Prima della fine degli scambi, i Mavs erano 22-14 con il centro rookie in campo e 7-9 quando non è stato disponibile, segnale che Dallas ha bisogno di quel tipo di giocatore. Non a caso Lively, al suo rientro nell’ultima partita disputata dai suoi contro San Antonio prima della pausa, ha avuto un plus/minus di +27 in soli 17 minuti di impiego, una dinamo di energia e intensità.</p>



<p>Presumibilmente Lively continuerà ad essere titolare rispetto a Gafford, ma la prospettiva di avere per quarantotto minuti in campo sempre uno dei due costringe le difese avversarie a rimanere in drop in marcatura sui pick&amp;roll, concedendo quindi al palleggiatore (Doncic) il lusso di non essere costantemente raddoppiato, dal momento che Gafford ha la percentuale dal campo più alta della lega a 68.3% e Lively, nonostante i 5.6 tentativi a partita non lo qualifichino per questa classifica, sta tirando con il 73.6%.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2024/02/Gafford.mp4"></video><figcaption class="wp-element-caption"><em>La presenza di Gafford si fa sentire anche sotto i tabelloni, con la sua abilità di salto e determinazione, che lo rendono molto più appetibile di un centro come Dwight Powell, fino a qualche anno fa pezzo inamovibile del puzzle di Dallas.</em></figcaption></figure>



<p>Successivamente a queste due mosse di mercato, il GM Harrison ha detto di aver agito con l’obiettivo di aggiungere taglia, di diventare più profondi nella rotazione dei lunghi e di aumentare le bocche di fuoco in attacco, e ha affermato che sente di aver raggiunto lo scopo con questi movimenti. D’altronde i Mavs si sono ritrovati tra le mani giocatori che, a modo loro, si sono rivelati delle pepite d’oro.</p>



<p>Il primo è sicuramente Dante Exum, riscoperta dell’NBA di quest’anno dopo aver passato anni in Europa al Barcellona e al Partizan Belgrado che, specie in assenza di Irving, ha dato un apporto significativo all’ingranaggio di squadra. Il suo tiro da tre punti è spuntato dal nulla, tanto che sta tirando con il 47% da dietro l&#8217;arco su 2 conclusioni a partita (pochi ma buoni), ma la sua efficacia va ben oltre questo: ci sono molti possessi in cui, come visto prima con Washington, ribalta il lato del campo in attacco dopo un vantaggio acquisito, oppure ruota egregiamente in copertura o, ancora, conclude le transizioni offensive. I punti segnati a partita non arrivano a 10, tuttavia il suo impatto è da considerarsi più a 360°.</p>



<p>Il secondo è Derrick Jones Jr., per il quale, come per Exum, i punti a partita, 9.6, non sono l’ago della bilancia. La marcatura sulla stella avversaria e l’abilità nel nascondere la polvere sotto il tappeto dopo le non-difese di Doncic e Irving, invece, sono quello che coach Kidd gli chiede, un’esplosività e un’intensità che sono diventati il nuovo mantra di questi Dallas Mavericks.</p>



<p>Caratteristiche che si possono ascrivere a buona parte dei giocatori a roster tranne che a Doncic, faro e <em>deus ex machina</em> dell’attacco di questa squadra. Una volta leggevamo i numeri per conoscere quanto un giocatore era stato dominante, poi siamo passati al comprendere come potesse essere veramente devastante guardando ogni singolo canestro, ora dobbiamo unire queste due facoltà e cercare di capirci qualcosa, trovando un aggettivo che renda ancora di più l’idea dell’onnipotenza che lo sloveno sta avendo sul pianeta NBA.</p>



<p>I 73 punti fatti piovere sulla testa dei malcapitati Atlanta Hawks sono la tramutazione in movimento di quell’aggettivo del quale ancora non abbiamo trovato la parola, l’esatta trascrizione della frase del pittore Edward Hopper: <em>“Se potessi esprimerlo con le parole non ci sarebbe nessuna ragione per dipingerlo.”</em>.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">HISTORIC 73-POINT NIGHT FROM LUKA DONCIC 🤯<br><br>🔥 73 PTS<br>🔥 25/33 FGM (75.8%)<br>🔥 15/16 FTM<br>🔥 8 3PM<br><br>He becomes the 4th player in NBA history to score 73+ points and the first ever to score 70+ on 75% or higher from the field. <a href="https://t.co/Afm9cyJung">pic.twitter.com/Afm9cyJung</a></p>&mdash; NBA (@NBA) <a href="https://twitter.com/NBA/status/1751076926142222473?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">January 27, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La capacità di segnare nei modi più disparati lo rende forse il giocatore più immarcabile dell’intera lega. Vantaggi creati dal pick&amp;roll con il lungo avversario che rimane attaccato al Lively o al Gafford di turno, il cambio difensivo per cercare di non concedergli mezzo passo di vantaggio, che comunque si crea facendo uno step-back o un side-step con un arco di gambe che ci ricorda il fatto che lo sloveno supera i due metri d’altezza, decelerazioni impensabili per chiunque, intelligenza cestistica sopra la norma e ingegno nel destreggiarsi anche nelle situazioni più anguste.</p>



<p>Capocannoniere della lega a 34.2 punti a partita, più di 3 punti in più rispetto al secondo, è anche il terzo per assist a 9.5 e il primo rimbalzista tra le guardie a 8.8 di media. La stagione che sta giocando è ancora più clamorosa se pensiamo al fatto che Irving non è stato disponibile praticamente per il 40% delle partite disputate dalla squadra, costringendolo ad avere uno usage di 35.4%, più basso solo di quello di Embiid.</p>



<p>Fino ad oggi Dallas è stata troppo dipendente dalle proprie percentuali dall’arco: anche considerando solamente quest’anno, sono 26-9 quando tirano meglio degli avversari da tre e soltanto 6-14 quando tirano peggio. La volontà del front office è stata chiara, ovvero diversificare le possibilità di ottenere una vittoria, non caricando enormemente Doncic e costruendo una rosa completa. Esattamente quello che voleva Harrison: aggiungere taglia, diventare più profondi nella rotazione dei lunghi e aumentare le bocche di fuoco in attacco.</p>



<p>Possiamo dire con certezza che questa è la squadra più profonda che lo sloveno abbia mai avuto a disposizione. La rotazione è attualmente composta da Luka Doncic, Dante Exum, (Jaden Hardy), Kyrie Irving, Tim Hardaway Jr., Josh Green, Derrick Jones Jr., (Olivier-Maxence Prosper), P.J. Washington, Maxi Kleber, Dereck Lively II, Daniel Gafford, (Dwight Powell).</p>



<p>I tre giocatori tra parentesi verranno verosimilmente impiegati solo in caso di estrema necessità, ma tutti gli altri possono reclamare uno spot negli otto o nove che se la giocheranno ai Playoffs. La franchigia ha fatto a mio avviso due mosse molto accorte, tappando alcuni buchi e risolvendo alcune lacune che si erano create negli anni.</p>



<p>La perdita di alcune scelte al secondo giro non è così impattante su una squadra che ha un imperativo gigantesco: dimostrare a Luka Doncic di essere in grado di costruire un sistema in grado di elevare – come fatto con la trade di Irving – Doncic stesso e tutti i Mavericks, diventare una contender regolarmente, con lui al centro. Di essere la regina, in quel ballo. Di essere il più forte, vincendo l’anello.</p>
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		<title>Ime Udoka ha già trasformato i Rockets</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/ime-udoka-ha-gia-trasformato-i-rockets/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2023 07:42:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[alperen sengun]]></category>
		<category><![CDATA[houston rockets]]></category>
		<category><![CDATA[Ime Udoka]]></category>
		<category><![CDATA[jalen green]]></category>
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					<description><![CDATA[Un'analisi sul buon avvio di stagione dei Houston Rockets.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-10-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-52275" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-10-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-10-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-10-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-10-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-10-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-10-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-10.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>La striscia di vittorie di Houston si è chiusa a 6 partite, fermata dalla <a href="https://x.com/AroundTheGameIT/status/1725759307268935836?s=20">tripla in step-back</a>, con fallo, di James Harden in quel di Los Angeles. I Rockets avrebbero perfino meritato di vincere quella partita, considerando che la propria serie positiva coincideva con quella negativa dei Clippers. Cercare però di comprendere con logica le prime partite di regular season equivale ad auto infliggersi sofferenze inutili, à la Tafazzi di Mai dire Gol – se siete troppo giovani per conoscerlo, vi siete persi una buona fetta della cultura italiana di fine anni ’90, ma non disperate, c’è <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tafazzi" target="_blank" rel="noopener">una pagina di Wikipedia</a> anche per lui.</p>



<p>Chi non si rivede di certo in questo personaggio è il nuovo coach degli <strong>Houston Rockets</strong>, <strong>Ime Udoka</strong>, che da quando siede sulla panchina di casa del Toyota Center ha creato un’identità che negli anni passati non apparteneva a questa squadra, quella difensiva.</p>



<p>Nelle ultime tre stagioni, infatti, il defensive rating è stato rispettivamente il 28esimo, 30esimo e 29esimo della lega: quest’anno, complici le aggiunte di Fred VanVleet e Dillon Brooks, l’efficienza difensiva è salita fino al quarto posto dopo dieci partite, arrivando persino al secondo nella striscia di sei vittorie consecutive.</p>



<blockquote class="twitter-tweet" data-conversation="none"><p lang="en" dir="ltr">If you were wondering how 2 short-armed perimeter defenders could transform a defense, here&#39;s an example.<br><br>Fred VanVleet hounds Keegan and pokes the ball away from him. Brooks is ready for Mitchell&#39;s drive, forces a pass, FVV pressures Murray some more and Rockets get the stop. <a href="https://t.co/CNef0lrFaV">pic.twitter.com/CNef0lrFaV</a></p>&mdash; Itamar (@Itamar_17_10) <a href="https://twitter.com/Itamar_17_10/status/1721192252523860412?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">November 5, 2023</a></blockquote> <script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>



<p>Se guardiamo le statistiche, a mio avviso sono quattro i campi che spiegano maggiormente questo miglioramento: le palle perse (TOV), i punti derivanti da queste palle perse (OPP PTS OFF TOV), la percentuale da tre punti concessa agli avversari (3PT DFG%) e il numero di punti in transizione concessi agli avversari (OPP FBPTS):</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td></td><td><strong>2020-2021</strong></td><td><strong>2021-2022</strong></td><td><strong>2022-2023</strong></td><td><strong>2023-2024</strong></td></tr><tr><td>TOV</td><td>14.7</td><td>16.5</td><td>16.2</td><td>13.1</td></tr><tr><td>OPP PTS OFF TOV</td><td>17.5</td><td>21.2</td><td>20.6</td><td>14.6</td></tr><tr><td>3PT DFG%</td><td>38.2%</td><td>35.3%</td><td>37.4%</td><td>32.8%</td></tr><tr><td>&nbsp;OPP FBPTS</td><td>14.7</td><td>15.8</td><td>17.5</td><td>7.8</td></tr></tbody></table><figcaption class="wp-element-caption"><em>Aggiornamento alla decima gara stagionale</em></figcaption></figure>



<p>Oltre alle due aggiunte estive, i Rockets avevano già a roster un altro straordinario difensore sulla palla come <strong>Jae’Sean Tate</strong>, giocatore che attualmente esce dalla panchina, ma che è di fatto un titolare aggiunto considerando che gioca 20 minuti a partita. Non dimentichiamoci anche di <strong>Tari Eason</strong> e <strong>Amen Thompson</strong>, due difensori fastidiosi da fronteggiare e abbastanza giovani per progredire ulteriormente nella loro crescita in un contesto di squadra.</p>



<p>La difesa di Houston è selettiva: effettua molti cambi, persino 1-5 se c’è in campo Jeff Green, ma li fa con cognizione di causa, identificando le situazioni dove conviene compierli e non lasciando comunque mai “da solo sull’isola” un giocatore con evidente mismatch.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Video-2023-11-19-at-17.41.59.mp4"></video></figure>



<p>In questa clip, Jeff Green finisce in marcatura su George dopo il pick&amp;roll con Zubac ed Eason (complice anche la non pericolosità da tre punti di Westbrook) si stacca dal suo uomo e stoppa in aiuto l’ex giocatore dei Pacers.</p>



<p>Nella propria metà campo i Rockets hanno fatto un evidente passo avanti e, per quanto mostrato finora, ho pochi dubbi nel credere che manterranno un’elevata efficienza per tutto l’anno, specie se riusciranno a far entrare in questa macchina difensiva Alperen Sengun, anello debole ad oggi della catena, sia per il posizionamento spesso sbagliato, che per la protezione del ferro (non lo considererei un intimidatore, ecco).</p>



<p>È quella offensiva, difatti, la fase preferita del centro turco e Udoka, complice anche la sua ascesa, lo sta trasformando nel punto cardine dell’attacco della squadra. L’ex coach dei Celtics predilige un maggiore utilizzo del pick&amp;roll e lo si è visto a Boston con Brown e Tatum. Se con Silas nella scorsa stagione questo genere di esecuzione con Sengun da rollante si era visto nel 20.7% dei possessi, quest’anno il 38.7% delle azioni, quasi il doppio, ha avuto questo sviluppo, con “Alpi” che segna 8.5 punti a partita in questa situazione, miglior dato per distacco nella lega.</p>



<p>Le sue percentuali da tre punti sono “in divenire” per usare un eufemismo, con solo il 28.6% di triple convertite, percentuale che deve assolutamente aumentare se vuole trasformarsi in una duplice minaccia sul pick&amp;roll (e pop) come tiratore, mentre in quanto a passatore è decisamente sopra la media, come mostrato nella clip sotto, dove si apre sul perimetro solo per creare spazio per il tagliante e servirlo al ferro.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Video-2023-11-19-at-17.42.23.mp4"></video></figure>



<p>L’altezza a cui è giocato il pick&amp;roll, poi, permette ai Rockets di avere più soluzioni spendibili durante la partita. Se il blocco arriva più alto, il portatore di palla può scaricare al lungo che, in base a cosa decidono gli avversari, può attaccare il ferro oppure scaricare sul perimetro per un compagno nel caso in cui la difesa collassi – Sengun è bravissimo in questo.</p>



<p>Quando il lungo porta il blocco all’altezza del tiro da tre punti o appena fuori, il palleggiatore può effettuare uno step-back e prendersi una tripla (solitamente VanVleet) o può guadagnare un passo sul diretto marcatore e attaccare il ferro (spesso Jalen Green).</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">BACK TO BACK TOUGH FINISHES FOR JALEN GREEN<br><br>JALEN IS HERE. <a href="https://t.co/oTUBzFeFxG">pic.twitter.com/oTUBzFeFxG</a></p>&mdash; Jacob (@Stroud4ROTY) <a href="https://twitter.com/Stroud4ROTY/status/1722448932301660209?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">November 9, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Proprio Jalen Green, a dimostrazione di come Udoka sia un grande comunicatore e motivatore, era stato spronato dal suo allenatore prima della partita casalinga contro i Lakers, ricordandogli che lui come Austin Reaves era stato inserito nell’elenco dei pre-selezionati per i mondiali della scorsa estate, ma che solo il giocatore dei Lakers alla fine era stato incluso nel roster finale (spoiler, la guardia di Houston ha chiuso con 28 punti realizzati e quella gialloviola 7).</p>



<p>Gli altri giocatori sono fondamentalmente dei comprimari in attacco, con pochi o addirittura senza set predefiniti che permettano loro di prendere un buon tiro costruito e non uno estemporaneo da gioco rotto. Tra questi c’è Jabari Smith, che l’annata passata aveva fatto una bella impressione, ma che sembra venir sempre più utilizzato sugli scarichi o come valvola di sfogo quando un’azione non si è svolta come sperato (del suo potenziale sviluppo avevamo scritto <a href="https://aroundthegame.com/post/la-rivoluzione-dei-rockets-potra-sbloccare-jabari-smith-jr/">QUI</a>).</p>



<p>Trarre delle conclusioni dopo solo una decina di partite è prematuro. La difesa di Houston è buona, numeri alla mano, e questo è un dato di fatto, come è visibile però che l’attacco sia mediocre (attualmente il 18esimo della lega). Potrebbero ritrovarsi in zona Play-In a fine anno, senza nessuna pressione sulle spalle e con la possibilità di far fare esperienza ai tanti giovani a roster &#8211; potrei fare una brutta battuta su “Houston, abbiamo un problema” utilizzando poi la frase “Houston, abbiamo una soluzione”, ma cercherò di trattenermi.</p>



<p>Faccio invece una considerazione seria su Udoka: al primo anno da capo allenatore ha portato in finale NBA i Boston Celtics arrivando a due vittorie dal titolo. Ora, in Texas, sta trasformando la squadra riuscendo a farla diventare a trazione prevalentemente difensiva, il che è singolare visto che i due migliori giocatori sono due cattivi difensori come Jalen Green e Sengun. È riuscito in breve tempo ad instaurare una mentalità che verrà buona negli anni a venire, ma che sta già mostrando i primi risultati. Questo inizio di Houston è tutto suo.</p>



<p><strong>P.S. Ah, nel caso ve lo stesse chiedendo, sì, anche Ime fa parte dell’albero genealogico di Gregg Popovich, buon sangue non mente</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
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		<title>Chet Holmgren &#8211; gli unicorni esistono</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/chet-holmgren-gli-unicorni-esistono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2023 00:55:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[chet holmgren]]></category>
		<category><![CDATA[oklahoma city thunder]]></category>
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					<description><![CDATA[Per Chet Holmgren è solo l'inizio, ma che inizio!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-7-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-51945" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-7-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-7-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-7-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-7-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-7-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-7-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/169-7.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: CBS Sports</figcaption></figure>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong><em>“He’s just getting started.”</em></strong></p>
</blockquote>



<p>Al termine della partita tra <strong>Oklahoma City Thunder</strong> e Golden State Warriors, <strong>Chet Holmgren</strong> e Stephen Curry sono al centro del campo, a sorridere davanti alle telecamere dopo essersi scambiati la maglia. Il virgolettato sopra è stato pronunciato proprio dal numero 30 dei Warriors nella conferenza stampa post partita e, per il rookie dei Thunder, dev’essere stata un’emozione speciale, perché nel 2019 i due si erano affrontati in una partita durante un camp estivo organizzato da Steph e il video della giocata di Chet è diventato velocemente virale.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">7 footer Chet Holmgren hit Steph Curry with the SAUCE and then dunked it! <a href="https://twitter.com/hashtag/SC30Select?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#SC30Select</a> <a href="https://twitter.com/ChetHolmgren?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@ChetHolmgren</a> <a href="https://twitter.com/StephenCurry30?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@StephenCurry30</a> <a href="https://t.co/xjHZxb4bus">pic.twitter.com/xjHZxb4bus</a></p>&mdash; Ballislife.com (@Ballislife) <a href="https://twitter.com/Ballislife/status/1158876530686095363?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">August 6, 2019</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Già da questo assaggio si potevano intuire le sue capacità ma, sarà per l’infortunio al piede (<em>Lisfranc injury</em>) patito ancora prima di giocare un singolo minuto in NBA, col passare del tempo è un po’ scomparso dai radar (non dai nostri, come potete constatare<a href="https://aroundthegame.com/post/chet-holmgren-lunicorno-dimenticato/"> QUI</a>) ed è poi stato completamente eclissato dalla venuta di Victor Wembanyama. Fino ad oggi.</p>



<p>In NBA si sta usando molto, e spesso anche abusando, la definizione “unicorno” per descrivere un tipo di giocatore mai visto prima, uno “one of a kind”: ecco, se avete avuto la fortuna di scorgere quantomeno una partita dell’ex Gonzaga, saprete che questo appellativo non è fuori luogo. Stiamo parlando di un giocatore di 2 metri e 16 centimetri che sta viaggiando &#8211; aggiornando alle prime 8 gare &#8211; a 16.8 punti a partita, tirando con il 57.5% dal campo, 55.6% da tre e 90% ai tiri liberi, essendo quindi parte del prestigiosissimo club 50/40/90. O meglio, stiamo parlando di un rookie.</p>



<p>Sta impattando le partite a tutto tondo, come per esempio la sua seconda in assoluto in NBA, dove è diventato il decimo nella storia con 7 stoppate e 3 tiri da tre punti segnati in una singola partita, a spese dei malcapitati Cleveland Cavaliers.</p>



<blockquote class="twitter-tweet" data-conversation="none"><p lang="en" dir="ltr">&#8230;and Chet Holmgren had SEVEN blocks in his 2nd-ever NBA game!<a href="https://t.co/vxgQouqE8i">pic.twitter.com/vxgQouqE8i</a></p>&mdash; NBA (@NBA) <a href="https://twitter.com/NBA/status/1718297419501191275?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">October 28, 2023</a></blockquote> <script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>



<p>Proprio il dominio difensivo gli ha permesso di mostrarsi al grande pubblico anche ai piani alti, dopo quanto fatto vedere al college. Nelle prime 8 partite stagionali ha respinto al mittente la bellezza di 20 tiri in totale, 2.5 di media a partita, dietro solo a Anthony Davis (3.3) e Daniel Gafford (2.6) in graduatoria e davanti al Victor Wembanyama (2.4) di cui sopra.</p>



<p>Nonostante pesi solamente 88kg (stando a quanto riportato dal NBA.com), mettere punti contro di lui al ferro è tutto fuorché una passeggiata: i penetratori e i “mestieranti” a rimbalzo d’attacco lo stanno subendo sulla loro pelle ad ogni partita, in quanto pensano che il suo fisico longilineo sia facilmente superabile – non a caso è il giocatore che sta difendendo più tiri al ferro di tutta la lega, 11.1 a partita – ma più di una volta su due, il 52.8% dei casi, tornano a casa a mani vuote, e quando va male subiscono anche la stoppata.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Chet is everywhere on defense right now <a href="https://t.co/UczculDVuj">pic.twitter.com/UczculDVuj</a></p>&mdash; AlexHoops (@AlexHoops_) <a href="https://twitter.com/AlexHoops_/status/1720596530845888696?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">November 4, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Da questa clip traiamo anche un altro paio di considerazioni. Gli avversari, in questo caso Steph Curry, semplicemente scelgono di non tentare il tiro quando c’è lui nelle vicinanze, intimiditi, accontentandosi magari di una conclusione a più bassa percentuale, ma quantomeno senza il lungo di OKC nei paraggi.</p>



<p>Lungo che nel contempo ha attraversato tutto il campo per rimanere incollato al numero 30 di Golden State per poi andare a chiudere sulla potenziale conclusione di Andrew Wiggins, scoraggiato dal prendere il tiro da tre vedendo l’apertura alare di 231 centimetri del rookie dei Thunder.</p>



<p>L’enorme lunghezza delle braccia è di grande aiuto anche nella difesa pick&amp;roll, oltre che nei close-out, perché limita le finestre di tempo e di spazio che il palleggiatore ha a disposizione per prendere una decisione. Può permettersi di stare molto in drop, affidandosi alla sua genetica, e quando sceglie di effettuare anche solo un piccolo show, chi porta palla si vede spegnere la luce sul più bello, ritrovandosi spesso a chiudere il palleggio e a scaricare, vanificando così la possibilità di creare un vantaggio. Come nell’azione sotto, dove Donovan Mitchell è costretto a passare la palla a Evan Mobley, stoppato prima ancora di accorgersene (è stato fischiato fallo in diretta, ma la chiamata è stata poi ribaltata assegnando la settima stoppata della partita ad Holmgren).</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Video-2023-11-11-at-00.07.30.mp4"></video></figure>



<p>È l’àncora difensiva di questa squadra, il giocatore che cambia la geografia e la geometria in campo, tanto nella sua metà campo che in quella offensiva. Sa portare palla da un lato all’altro del parquet, gestendo il palleggio come se fosse un playmaker, per poi improvvisarsi Jason Williams, passare la palla dietro la schiena a un Cason Wallace che si lecca le dita per l’assist appena ricevuto.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Chet Holmgren going behind the back in transition NASTY <a href="https://t.co/1MzrIkXVFf">pic.twitter.com/1MzrIkXVFf</a></p>&mdash; Kevin O&#39;Connor (@KevinOConnorNBA) <a href="https://twitter.com/KevinOConnorNBA/status/1721706226281852934?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">November 7, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>I Thunder al 10 novembre sono il quarto miglior attacco nella lega per percentuale reale dal campo a 56.6% e settimi per offensive rating a 115.2 punti per 100 possessi, e Holmgren è un elemento fondamentale per capire e sviscerare questi numeri.</p>



<p>In attacco, è il prototipo del lungo moderno, che sa aprire il campo ed essere una minaccia anche dall’arco. Le penetrazioni di Shai Gilgeous-Alexander, Josh Giddey e Jalen Williams lo muovono spesso sul perimetro, dovendo quindi agire sugli scarichi. Nelle prime 8 partite questo non si è rivelato essere un problema: al contrario, sta convertendo le 3.1 triple in catch&amp;shoot che tenta di media con un irreale 60% &#8211; percentuale destinata ovviamente a calare, anche se non sarei sorpreso di vederla restare comunque sopra al 40% &#8211; e più in generale sta segnando in catch&amp;shoot con una Effective Field Goal% di 92.9, primo in NBA per giocatori con almeno 20 tiri tentati di questo tipo.</p>



<p>Non agendo quasi mai da creator primario di gioco – ma non stupitevi di vederlo risalire il campo palla in mano, magari giocando un “inverted pick&amp;roll” con una guardia – e faticando ancora a crearsi il tiro dal palleggio, il 76% dei suoi canestri sono assististi. Ma è normale, per un rookie sarebbe strano il contrario, perdipiù della sua altezza.</p>



<p>Quello che risulta essere più misterioso è come riesca, dopo essere stato tolto dalla linea del tiro da tre punti, a mettere palla per terra con questa rapidità e ad effettuare un up&amp;under che depista completamente Andrew Wiggings, come mostrato nella prima clip di seguito, o come possa uno della sua altezza effettuare un crossover, arrestarsi e poi buttarsi indietro alla Dirk Nowitzki per evitare di essere stoppato da Jarrett Allen, come visibile nella seconda clip del montaggio.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/11/chet.mp4"></video></figure>



<p>Comparando le partite della passata stagione e di quella attuale dei Thunder si nota in modo particolarmente marcato l’impatto di Chet Holmgren, che l’anno scorso non c’era e quest’anno sì, rappresentando forse il tassello che serviva a questa squadra per completare il puzzle e iniziare la prima scalata concreta in quel crogiolo di talento e belle speranze che è la Western Conference.</p>



<p>Il sito The Ringer ha stilato, come lo chiamano loro, l’”All In-dex rankings”, ovvero quanto una franchigia sia all-in per la vittoria del titolo in questa stagione, e gli Oklahoma City Thunder sono stati classificati 29esimi, il che significa che sono già molto in anticipo sulla tabella di marcia come quasi-contender e che hanno una quantità tale di scelte al Draft da poter acquisire qualsiasi stella che vogliano sul mercato, se dovessero cercare di migliorare il roster intorno al loro giovane nucleo esistente.</p>



<p>Ma l’arrivo di Holmgren potrebbe avere accelerato il processo e aver indotto Sam Presti nella tentazione di forzare la mano. Non corriamo, però, in fondo sono passate solamente poche partite. Ma continuiamo a credere agli unicorni, perché sono reali.</p>
]]></content:encoded>
					
		
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		<title>21 volte LeBron James</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/21-volte-lebron-james/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2023 07:39:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[lebron james]]></category>
		<category><![CDATA[los angeles lakers]]></category>
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					<description><![CDATA[LeBron James è ancora qua. Eh, già.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="657" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/249085-1-1024x657.jpg" alt="" class="wp-image-51292" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/249085-1-1024x657.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/249085-1-300x193.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/249085-1-150x96.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/249085-1-768x493.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/249085-1-1080x693.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/249085-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: The Manila Times</figcaption></figure>



<p>Qualche mese fa stavo leggendo 1984 di George Orwell e a un certo punto Winston, il protagonista, vagava per la città in cerca di qualsiasi indizio che potesse descrivere la vita prima del 1984, cioè prima che il mondo venisse messo sottosopra. Me li immagino così, traslando il paragone al 202(5-6-7-8) e quindi potendo spulciare sul web evitando di girovagare senza meta, gli storici del gioco e i sociologi che al termine della carriera di <strong>Lebron James</strong> cercheranno qualsiasi informazione su com’era il mondo prima del 2003, quando “The Chosen One” si è affacciato per la prima volta nella lega.</p>



<p>Per fortuna questo momento non è ancora arrivato, perché come dice lui: <em>“Il giorno in cui non potrò più dare tutto quello che ho in campo sarà il giorno in cui sarò finito. Per vostra fortuna, quel giorno non è ancora arrivato.”</em>.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">&quot;Lucky for you guys, that day is not today.&quot;<br><br>Go off, Bron 😂 <a href="https://t.co/4X1Fqs0PqX">pic.twitter.com/4X1Fqs0PqX</a></p>&mdash; ESPN (@espn) <a href="https://twitter.com/espn/status/1679310938640351232?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">July 13, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Come dice Greg Beacham su <em>The Washington Post</em>: “Lebron James è già la figura distintiva di questa era del basket con la sua forza, abilità, intelligenza e implacabile voglia di vincere. La superstar dei Los Angeles Lakers sembra ora determinata a ridefinire quanto a lungo un giocatore d’élite <a href="https://x.com/espn/status/1712446625593901374?s=20">possa rimanere al top</a>.”</p>



<p>Perché il 30 dicembre Lebron compirà 39 anni e da qualche giorno è entrato nella sua 21esima stagione da professionista, emulando giocatori come Robert Parish, Kevin Willis, Dirk Nowitzki, Vince Carter e Kevin Garnett per longevità. Nessuno di questi, però, ha terminato la sua 20esima Regular Season a 28.9 punti, 6.8 assist e 8.3 rimbalzi ad allacciata di scarpe, aggiungendoci poi 24.5 PTS/G, 6.5 AST/G e 9.9 REB/G nelle 16 partite disputate nei Playoffs. Numeri che non sono umani per un giocatore del suo chilometraggio: stiamo parlando infatti del terzo giocatore con più minuti giocati nella storia della lega, a -695 dal secondo, Karl Malone.</p>



<p>Non sono umani i tabellini personali, ma non è umana neanche l’influenza che ha sui Los Angeles Lakers: la scorsa stagione ha avuto un ‘expected win differential’ di più 24 (per intenderci, Joel Embiid, MVP, ha chiuso a più 25) e il suo ‘real plus-minus’ in regular season, secondo ESPN, è stato di 7.63, terzo dopo Joel Embiid e Jayson Tatum, meglio di Nikola Jokic.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="758" height="372" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image.png" alt="" class="wp-image-51298" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image.png 758w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-300x147.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-150x74.png 150w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /><figcaption class="wp-element-caption">DATI: ESPN</figcaption></figure>



<p>Capite bene la sua importanza: non stiamo parlando di un’influenza astratta, non misurabile, altrimenti non potremmo giustificare i 35.5 minuti di media della scorsa Regular season (secondo maggiore da quando è a L.A.) e i 38.7 negli scorsi Playoffs (minutaggio più alto da quando veste gialloviola). E proprio del suo work-load <a href="https://aroundthegame.com/post/la-gestione-di-lebron-james-attraverso-il-minutaggio-ridotto/">ha parlato nei giorni scorsi coach Darvin Ham</a>, dopo averlo definito un processo day-by-day anche prima della stagione, per averlo disponibile al massimo della forma ogni volta che scende in campo.</p>



<p>Perché, per quanto Lebron James sia importante, sovraccaricare il suo impiego rischia inevitabilmente di causare infortuni: 55, 67, 45, 56 e 55 sono le partite di Regular Season che ha disputato da quando è ai Lakers, a cui vanno aggiunti gli acciacchi che, per esempio, lo hanno limitato negli scorsi Playoffs contro i Denver Nuggets.</p>



<p>La scorsa stagione, nelle partite in cui è stato impiegato, ci ha detto molte cose: Lebron James è ancora un’arma di distruzione di massa nei pressi del ferro, infatti solo Giannis Antetokounmpo ha tentato più conclusioni di questo tipo (Zion Williamson guiderebbe questa classifica, ma ha giocato soltanto 29 partite) nella stagione regolare, e addirittura nei Playoffs nessuno ha avuto una percentuale di conversione migliore in queste situazioni arrivando almeno 5 volte a partita al ferro. E di questo ne abbiamo avuto un assaggio anche nella prima vittoria stagionale dei Los Angeles Lakers, in casa contro i Phoenix Suns, in pieno clutch time:</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">LeBron took OVER in crunch time against KD and the Suns 😤 <a href="https://t.co/PuZHdsRgY1">pic.twitter.com/PuZHdsRgY1</a></p>&mdash; SportsCenter (@SportsCenter) <a href="https://twitter.com/SportsCenter/status/1717769712803762384?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">October 27, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Man mano che ci si allontana dal bersaglio, però, le sue difficoltà vengono messe in mostra. Nei tiri dal mid-range, il 36.4% della stagione regolare e il 38.9% della post-season non sono un granché, per usare un eufemismo, anche se va detto che il numero di tiri di questo tipo presi a partita non è elevato, rispettivamente 3.8 e 2.3.</p>



<p>L’anello debole è semmai individuabile nei tiri da tre punti: 32.1% su 6.9 tentativi a partita in Regular Season e 26.4% su 6.6 tentativi a partita nei Playoffs, francamente un disastro, sia nella percentuale con cui segna questi tiri sia nel numero di tiri presi in funzione della percentuale di realizzazione.</p>



<p><strong>Statistiche 2022-2023, Regular Season</strong></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1004" height="106" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-1.png" alt="" class="wp-image-51300" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-1.png 1004w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-1-300x32.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-1-150x16.png 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-1-768x81.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /></figure>



<p><strong>Statistiche 2022-2023, Playoffs</strong></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1004" height="102" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-2.png" alt="" class="wp-image-51301" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-2.png 1004w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-2-300x30.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-2-150x15.png 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-2-768x78.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /></figure>



<p>Detto questo, la sua centralità nel progetto Lakers è evidente ed innegabile. Qualcuno qualche anno fa ha pensato addirittura di metterlo in discussione, volendolo persino inserire in qualche pacchetto di scambio per rifondare i Los Angeles Lakers solamente attorno ad Anthony Davis. Smacco reale, perché è vero che quest’anno guadagnerà $47.4 milioni e l’anno prossimo $51.4 milioni (player option), non noccioline, ma la gravity che importa con sé in qualsiasi posto vada è clamorosa.</p>



<p>Nel settembre dello scorso anno Sopan Deb ha scritto un articolo sul <em>New York Times</em> intitolandolo “Perché Lebron James vale $100 milioni per i Lakers, che vincano o perdano”: non è difficile credergli, tra merchandise, costo dei biglietti e partnerships congiunte. Il grafico a torta di Forbes mostra la valutazione dei Los Angeles Lakers e quindi uno dei motivi per il quale James ha scelto i gialloviola e viceversa.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="644" height="325" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-3.png" alt="" class="wp-image-51302" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-3.png 644w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-3-300x151.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-3-150x76.png 150w" sizes="(max-width: 644px) 100vw, 644px" /><figcaption class="wp-element-caption">GRAFICO: Forbes</figcaption></figure>



<p>Quando ha deciso nel 2018 di andare a Los Angeles, la strategia era chiara: andare dove hanno giocato campioni del calibro di Magic Johnson e Kobe Bryant e nel mentre preparare il terreno per il post-ritiro, che presumibilmente arriverà nel giro di un paio d&#8217;anni, quando Bronny, il figlio, si sarà stabilizzato (almeno questo è quello che Lebron spera, <a href="https://aroundthegame.com/post/bronny-james-buone-notizie-dopo-larresto-cardiaco-di-luglio/">dopo i problemi di salute</a>) in NBA. Come direbbe Jay-Z “I’m not a businessman, I’m a business, man!”</p>



<p>Attualmente Forbes stima il suo patrimonio in $1 miliardo, grazie alle partnership con AT&amp;T, Beats Electronics, Calm, CRYPTO.com, GMC, Nike, PepsiCo, Sony, Tonal e agli investimenti in Beats by Dre, Blaze Pizza, Fenway Sports Group e SpringHill Company, quest’ultima fondata con l’amico d’infanzia ed imprenditore Maverick Carter.</p>



<p>Ma c’è un altro investimento che il Re è pronto a fare: diventare il proprietario di una squadra NBA a Las Vegas. È da parecchi anni che l’NBA sta pensando di assegnare una squadra a Las Vegas, magari <a href="https://aroundthegame.com/post/il-successo-della-summer-league-avvicina-lespansione-dellnba-a-las-vegas/">tramite espansione della lega</a>, perché la città del Nevada attira attenzioni e capitali, tanti. Per darvi un’idea di quanto una franchigia nella Sin City possa fruttare, basta prendere l’esempio dei Raiders nel Football Americano, che sono stati trasferiti lì da Oakland nel 2020.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="580" height="520" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-4.png" alt="" class="wp-image-51303" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-4.png 580w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-4-300x269.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/10/image-4-150x134.png 150w" sizes="(max-width: 580px) 100vw, 580px" /><figcaption class="wp-element-caption">GRAFICO: The Athletic (via Forbes)</figcaption></figure>



<p>Nel 2020 i guadagni dei Raiders ammontavano a $3.1 miliardi, nel 2023 sono esattamente raddoppiati, $6.2, considerando anche una pandemia di mezzo dove la squadra ha giocato, come si suol dire, a porte chiuse. Anche da questo tweet sotto di Tashan Reed, capite bene il motore trainante per il quale sia Lebron che la NBA vogliano una franchigia a Las Vegas.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/Raiders?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#Raiders</a> takeaways per <a href="https://twitter.com/Forbes?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@Forbes</a><br><br>&#8211; Franchise now worth $6.1B (sixth in the NFL), which is up from $3.4B in 2021 <br>&#8211; $729M in total revenue (second)<br>&#8211; $90M in ticket sales (first)<br>&#8211; $70M in non-NFL stadium revenue (first) <a href="https://t.co/3qBbGruIex">https://t.co/3qBbGruIex</a></p>&mdash; Tashan Reed (@tashanreed) <a href="https://twitter.com/tashanreed/status/1697254432424280247?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">August 31, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ma adesso siamo nel 2023, Lebron James, come dice lui, “per nostra fortuna” non si è ancora ritirato e i Lakers possono continuare a godersi i suoi servigi su un campo di pallacanestro. La sua 21esima stagione è appena iniziata, e già mostra <a href="https://x.com/AroundTheGameIT/status/1717798283798532412?s=20">discreti lampi</a>. Come direbbe Vasco: <em>“Io sono ancora qua, eh già&#8221;</em>.</p>
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