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	<title>Emilio Trombini | Around the Game</title>
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	<description>Dove il basket sopravvive agli highlight</description>
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		<title>Eroe o Cattivo: Kobe Bryant e una vita mai a metà</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/kobe-bryant-eroe-cattivo-controverso-lakers-nba/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Trombini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 00:21:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[#Lakers]]></category>
		<category><![CDATA[kobe bryant]]></category>
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					<description><![CDATA[“Quello che distingue i migliori è come usano il loro io cattivo per creare qualcosa di epico”: il tributo di Bill Plaschke (LA Times) a Kobe Bryant.
]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading">“Quello che distingue i migliori è come usano il loro io cattivo per creare qualcosa di epico”: il tributo di Bill Plaschke (LA Times) a Kobe Bryant.</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="899" height="506" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/7db34f_60c523aa2a38448db8f0622c52dc74b3mv2.jpg" alt="Kobe Bryant" class="wp-image-75557" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/7db34f_60c523aa2a38448db8f0622c52dc74b3mv2.jpg 899w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/7db34f_60c523aa2a38448db8f0622c52dc74b3mv2-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/7db34f_60c523aa2a38448db8f0622c52dc74b3mv2-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/7db34f_60c523aa2a38448db8f0622c52dc74b3mv2-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 899px) 100vw, 899px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: Los Angeles Times</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>Trasforma il Cattivo. Libera l&#8217;Eroe. Nel momento in cui ha annunciato il suo ritiro, <strong>Kobe Bryant </strong>ha scelto queste due frasi per definire i suoi vent’anni a Los Angeles, pubblicandole sulla home page del suo sito e raccontandole con questo messaggio.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Nessun eroe è perfetto, e nessun cattivo è del tutto privo di intenti eroici. Tutti noi siamo sia l’uno che l’altro. Quello che distingue i migliori è come usano il loro Io cattivo per creare qualcosa di epico. Bisogna vivere da eroe-cattivo; trasformare la paura, il rifiuto, la rabbia e il dubbio in forza, coraggio, potere e determinazione”.</em></p>
</blockquote>



<p>Potrebbero sembrare parole forti per descrivere un ragazzo che gioca con una palla ed un canestro. Ma riescono a descrivere perfettamente il paradosso che è stato Kobe nel condurre LA a cinque titoli NBA… e ad infiniti momenti di caos. Molte volte è stato eroe, altre il cattivo. Alcune volte i fan lo adoravano. Altre non lo sopportavano proprio.</p>



<p>Non c’è mai stata una via di mezzo per l’eroe-cattivo che era Kobe Bryant, in quelli che sono stati probabilmente i più memorabili 20 anni di relazione tra un atleta e una città nella storia dello sport. Chi era quindi? Un eroe, o un cattivo? Questa è la più grande domanda dell’era-Kobe. Ed è anche l’unica domanda che rimarrà irrisolta, nonostante lui ci abbia lasciato parecchi indizi.</p>



<p>ERA UN EROE nell’estate del 1996 quando, arrivato al Draft da high school senior, Bryant e i suoi assistenti hanno sostanzialmente detto ad ogni squadra NBA che lui avrebbe giocato solo e soltanto per i Lakers. Ciò ha fatto in modo che la maggior parte delle squadre lo ignorasse fino a quando toccò ai Charlotte Hornets, che lo scelsero per scambiarlo con i Lakers in base ad un accordo già concluso.</p>



<p>ERA IL CATTIVO quando ha concluso la sua prima stagione tirando per aria quattro air ball nei minuti finali della sconfitta contro gli Utah Jazz, costata l&#8217;eliminazione ai Lakers dai Playoffs. Poco prima del suo “prendi e tira”, ha urlato: &#8220;Non sognavate partite come questa?&#8221; Non esattamente &#8211; avrebbero voluto rispondere i tifosi giallo-viola.</p>



<p>ERA UN EROE nell’estate del 2000, quando ha lanciato <a href="https://aroundthegame.com/5-momenti-iconici-shaq-ai-lakers/">l’alley-oop a Shaquille O’Neal</a> che ha chiuso la memorabile rimonta dal -15 nel quarto quarto contro i Portland Trail Blazers in Gara 7 delle finali di Western Conference; guidando i Lakers, assieme a lui, al loro primo titolo NBA del nuovo millennio.</p>



<p>ERA IL CATTIVO però. Perché, nonostante il lungo abbraccio con Shaq dopo quell’alley-oop, aveva già cominciato ad avere plateali dissidi con il gioviale centro dei Lakers. Kobe Bryant ha sempre avuto dure parole sull’etica del lavoro di O’Neal e solo con riluttanza gli passava la palla. In precedenza, sempre in quella stagione, ad un incontro di squadra O’Neal aveva detto di avere l’impressione che Kobe stesse giocando in maniera troppo egoista perché la squadra potesse vincere.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="438" height="278" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/image-2.png" alt="Kobe Bryant Shaquille O'Neal" class="wp-image-75558" style="width:486px;height:auto" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/image-2.png 438w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/image-2-300x190.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/image-2-150x95.png 150w" sizes="(max-width: 438px) 100vw, 438px" /></figure>



<p>ERA UN EROE durante l’estate del 2001, quando ha guidato i Lakers al record di 15-1 ai Playoffs, sulla via per il loro secondo titolo. Facendo sì che O’Neal, storcendo un po&#8217; il naso, lo definisse il più forte giocatore della Lega.</p>



<p>ERA IL CATTIVO la stagione seguente, durante l’All-Star Game a Philadelphia; quando, nella sua città natale, venne fischiato così tanto che gli occhi gli si riempirono di lacrime. Lo fischiarono perché alle Finals NBA dell’anno prima aveva gridato ad un fan dei 76ers che gli avrebbe “strappato il cuore”.</p>



<p>ERA UN EROE nel 2002, quando si riprese da un&#8217;intossicazione alimentare sofferta in un hotel di Sacramento e condusse i Lakers ad una vittoria in Gara 7 contro i Kings nelle Finals della Western Conference, portandoli al loro terzo titolo consecutivo.</p>



<p>ERA IL CATTIVO, però, nel 2003, quando criticò apertamente Shaq per non essersi fatto operare in tempo l’artrosi al dito del piede che lo aveva infastidito durante la stagione. Questo costò ai Lakers un’eliminazione precoce ai Playoffs ed una spaccatura tra i due che non si sarebbe più sistemata.</p>



<p>ERA UN EROE. Ma nell’estate del 2003, a dire il vero, smise di esserlo tutto in una volta.</p>



<p>ERA IL CATTIVO quando fu accusato di molestie sessuali nell’estate del 2013 ad Eagle, Colorado, dopo essere stato coinvolto, per sua ammissione, in un incontro adultero con un’impiegata diciannovenne di un hotel.</p>



<p>ERA IL CATTIVO quando ha parlato ad una conferenza stampa, sofferta e colma di lacrime, poco dopo l’accaduto. Si dichiarò innocente in merito alle accuse, ma colpevole di adulterio. Con sua moglie Vanessa al suo fianco, a disagio, ha iniziato così: “Siedo qui, davanti a voi, imbarazzato e pieno di vergogna…”</p>



<p>ERA IL CATTIVO quando durante la stagione 2003/2004 era costretto a passare il tempo in Colorado per prepararsi al possibile processo per molestie, presentandosi alle partite esausto e distratto.</p>



<p>ERA IL CATTIVO quando il caso fu abbandonato, dopo che la donna si rifiutò di testimoniare. Fu quindi instaurata una causa civile e Bryant, senza mai ammettere la sua colpevolezza, si scusò pubblicamente.</p>



<p>ERA UN EROE nuovamente, alla fine della stagione 2004, quando mise quei jump shot acrobatici negli ultimi secondi del tempo regolamentare e del secondo overtime, regalando ai Lakers la vittoria sui Portland Trail Blazers valida per il primo posto della Division.</p>



<p>ERA IL CATTIVO ancora una volta, però, quando la stagione 2004 si concluse con una sconfitta alle Finals NBA contro i Detroit Pistons, durante la quale Kobe Bryant si rifiutò visibilmente di includere O’Neal nelle azioni offensive. Poco dopo la fine della serie, il contratto di Phil Jackson non fu rinnovato e O’Neal venne scambiato.</p>



<p>ERA UN EROE di nuovo nel 2006, quando mise a referto 81 punti contro i Toronto Raptors: secondo punteggio più alto mai realizzato nella storia della Lega.</p>



<p>ERA IL CATTIVO, però, perché &#8220;dai, sapete quanti assist ha fatto in quella partita da 81 punti? 2. Sì, 46 tiri tentati e 2 assist ai compagni&#8221;.</p>



<p>ERA UN EROE nel 2009 e nel 2010, quando ha dimostrato di poter vincere il titolo – due, a dire la verità – senza Shaquille O’Neal. Il ricordo duraturo di quegli anelli si è cristallizzato in una scena consegnata alla storia: quella in cui, dopo una vittoria sofferta in Gara 7 contro i Boston Celtics, Kobe Bryant si ergeva sul tavolo della stampa dello Staples Center, con le braccia verso la folla adorante, mentre i coriandoli cadevano attorno a lui…</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="823" height="463" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/image-3.jpg" alt="Kobe Bryant 2009 Lakers" class="wp-image-75559" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/image-3.jpg 823w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/image-3-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/image-3-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/08/image-3-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 823px) 100vw, 823px" /></figure>



<p>ERA IL CATTIVO nel 2011, quando urlò un insulto omofobo nei confronti dell’arbitro Bennie Adams. Venne multato di 100.000 dollari e costretto alle pubbliche scuse (ancora).</p>



<p>ERA UN EROE quando zoppicò fino alla linea del tiro libero e fece 2/2 dalla lunetta dopo la rottura del tendine di Achille, nell’aprile del 2013.</p>



<p>ERA IL CATTIVO quando, sette mesi dopo, accettò un’estensione del contratto di due anni a 48,5 milioni di dollari, anche se non aveva ancora finito di recuperare dall’infortunio al tendine e conscio che l&#8217;accordo avrebbe azzerato la possibilità dei Lakers di migliorare la squadra per diversi anni.</p>



<p>ERA UN EROE a novembre 2015. Quando, dopo aver preso atto che le sue capacità fisiche si erano definitivamente ridotte (tanto da renderlo, statisticamente, il peggior giocatore nella NBA), ha annunciato il suo ritiro con un poema su un sito e una lettera ai tifosi dei Lakers.</p>



<p>ERA IL CATTIVO quando, in cinque delle sei gare dopo l’annuncio del suo ritiro, giocò almeno 30 minuti, inclusi i momenti decisivi. Mentre la critica (mai assente) si chiedeva se non avrebbe dovuto piuttosto abbandonare silenziosamente il palcoscenico, così che i giovani della franchigia acquistassero un po’ più di esperienza durante quella Regular Season.</p>



<p>Infine, ERA UN EROE quando, sette gare dopo l’annuncio del suo ritiro, in mezzo a tutte le critiche, rimase in panchina per tutto il quarto quarto e l&#8217;overtime nella partita contro Minnesota, dopo aver lasciato la palla ai giovani e aver detto a Byron Scott “è il loro momento, coach”.</p>



<p>Ed ora, è il momento per Los Angeles di dimenticare Kobe Bryant come giocatore dei giallo-viola. Ma di ricordare il grande uomo che è stato. Mai nel mezzo, in una città di eccessi come Los Angeles.</p>



<p><em>Eroe o Cattivo. Goodbye, Hero. Farewell, Villain.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La famiglia Buss ha venduto i Los Angeles Lakers</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/la-famiglia-buss-ha-venduto-i-los-angeles-lakers/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Trombini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jun 2025 07:27:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[buss]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia buss]]></category>
		<category><![CDATA[jeanie buss]]></category>
		<category><![CDATA[los angeles lakers]]></category>
		<category><![CDATA[mark walter]]></category>
		<category><![CDATA[nba]]></category>
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					<description><![CDATA[I Los Angeles Lakers, gestiti come azienda familiare sin da quando Jerry Buss acquistò la franchigia nel 1979, sono stati ceduti al proprietario dei Dodgers, Mark Walter, e alla sua società TWG Global. L’operazione avverrà con una valutazione dei Lakers intorno ai 10 miliardi di dollari, cifra record per una franchigia sportiva professionistica.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="883" height="516" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/jeanie-buss-lakers.jpg" alt="Jeanie Buss Lakers NBA" class="wp-image-72315" style="width:680px;height:auto" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/jeanie-buss-lakers.jpg 883w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/jeanie-buss-lakers-300x175.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/jeanie-buss-lakers-150x88.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2025/06/jeanie-buss-lakers-768x449.jpg 768w" sizes="(max-width: 883px) 100vw, 883px" /></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>I <strong>Los Angeles Lakers</strong>, gestiti come azienda familiare sin da quando <strong>Jerry Buss</strong> acquistò la franchigia nel 1979, secondo quanto riferito da più fonti vicine all’accordo sono stati ceduti al proprietario dei Dodgers, <strong>Mark Walter</strong>, e alla sua società TWG Global. L’operazione avverrà con una valutazione dei Lakers intorno ai <strong>10 miliardi di dollari</strong>, cifra record per una franchigia sportiva professionistica.</p>



<p>Dopo la morte di Jerry Buss nel 2013, il controllo della squadra era rimasto in casa (trust familiare), con <strong>Jeanie Buss</strong> nel ruolo di &#8220;governor&#8221; della franchigia. Le regole del trust prevedevano che, per poter vendere la squadra, fosse necessario il consenso della maggioranza dei sei figli della <strong>famiglia Buss</strong> (Johnny, Jim, Jeanie, Janie, Joey, Jesse).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una svolta storica</h2>



<p>La notizia è stata accolta con grande sorpresa negli ambienti NBA, accompagnando all&#8217;uscita la <strong>proprietà </strong>più longeva (e riconoscibile) dell&#8217;<strong>NBA</strong>. Jerry Buss acquistò i Lakers nel 1979 per 67.5 milioni di dollari, in un affare che comprendeva anche i Los Angeles Kings (NHL, venduti nel 1988 a Bruce McNall) e il vecchio Forum di Inglewood.</p>



<p>Dalla scomparsa di Jerry, la famiglia ha attraversato varie turbolenze: nel 2017 Jeanie Buss estromise il fratello Jim dal ruolo di Executive Vice President of Basketball Operations; poco dopo, Jim e Johnny tentarono di ricostruire il consiglio direttivo escludendo la sorella, ma il tentativo fallì, e Jeanie consolidò la sua <a href="https://aroundthegame.com/post/non-tradiremo-piu-i-tifosi-dei-lakers-intervista-a-jeanie-buss/">posizione di comando</a> all&#8217;interno della franchigia. Ora, secondo le <a href="https://www.espn.com/nba/story/_/id/45539931/buss-family-agrees-sell-lakers-mark-walter-sources-say" target="_blank" rel="noopener">prime indiscrezioni</a>, Jeanie Buss manterrà il ruolo di governatrice anche dopo la vendita, rappresentando TWG Global e i giallo-viola nelle riunioni tra i 30 proprietari della lega (per regole NBA un governatore deve possedere almeno il 15% della franchigia).</p>



<p>Una <strong>valutazione </strong>di 10 miliardi di dollari (circa 8.75 miliardi di euro allo stato attuale), come detto, non ha alcun precedente nella storia della lega. Niente di neanche lontamente comparabile. Si tratta però di un altro apice in una tendenza al rialzo visibile da tempo: ad aprile scorso Bill Chisholm ha comprato i <strong>Boston Celtics</strong> per 6.1 miliardi da Wyc Grousbeck; nel 2023 Mark Cuban ha ceduto il controllo dei Dallas Mavericks per 3,5 miliardi, e sempre nel 2023 Marc Lasry ha venduto i Milwaukee Bucks per una cifra simile; nel 2022 Mat Ishbia ha acquistato i Phoenix Suns per 4 miliardi. E andando indietro, si potrebbe proseguire.</p>



<p>Con la cessione, si chiude una delle gestioni familiari più vincenti nella storia dello sport, resa eterna dalla vittoria di <strong>11 titoli NBA</strong>, conquistati da alcune delle più grandi leggende della lega &#8211; da Kareem Abdul-Jabbar e Magic Johnson fino a Kobe Bryant e LeBron James &#8211; nei 45 anni di era-Buss.</p>



<p><em>&#8220;So che Jeanie avrebbe preso in considerazione la vendita dei Lakers solo a qualcuno di cui si fida e che possa portare avanti l’eredità lasciata dal Dr. Buss&#8221;, </em>ha commentato <strong>Magic Johnson</strong> su X. <em>&#8220;Ora può tranquillamente passare il testimone a Mark Walter, con cui ha un rapporto d’amicizia e di fiducia. (&#8230;) Ha visto Mark costruire una squadra vincente con i Dodgers e sa che farà lo stesso con i Lakers. Sono entrambi leader intelligenti, visionari, che hanno avuto un impatto positivo sulla comunità di Los Angeles.”</em></p>



<p><strong>Mark Walter</strong> e il suo socio <strong>Todd Boehly</strong> erano già diventati azionisti di minoranza dei Lakers nel 2021, rilevando il 27% della franchigia da Phil Anschutz.  All’epoca, Walter disse: <em>&#8220;I Lakers sono una delle franchigie più vincenti e ammirate della storia dello sport. Ho visto crescere questa organizzazione sotto la guida di Jeanie e sono entusiasta di poterla collaborare insieme a lei e al suo team. Voglio contribuire a preservare lo status iconico della franchigia, continuando a unire cultura, comunità e intrattenimento per i tifosi dei Lakers&#8221;. </em>Anche il proprietario del LA Times, Patrick Soon-Shiong, è un azionista di minoranza dei Los Angeles Lakers.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E ora?</h2>



<p>Nel 2012 Walter era un miliardario semi-sconosciuto, con forti interessi nel settore assicurativo, quando insieme a Magic Johnson e Stan Kasten acquistò i <strong>Los Angeles Dodgers</strong> (baseball) per 2 miliardi di dollari, il prezzo più alto pagato fino a quel giorno per una squadra di MLB. Molti reagirono freddamente a quella cifra, ma poco dopo Walter e Boehly negoziarono un accordo record da 8.35 miliardi per i diritti TV locali con Time Warner Cable, e alcuni iniziarono a ricredersi. Secondo Sportico, nel 2025 i Dodgers valgono 7.73 miliardi e hanno generato circa 1 miliardo di ricavi, anche grazie all’effetto globale della firma di Shohei Ohtani, che ha siglato un contratto record da 700 milioni. Il resto lo dice il campo: i Dodgers hanno vinto le World Series nel 2024, per la seconda volta nell&#8217;era-Walter (dopo il 2000) e alla quarta partecipazione in otto edizioni.</p>



<p>Walter e Boehly avevano anche valutato l’acquisto di AEG, società proprietaria dei Kings e della Crypto.com Arena. Walter ha poi virato sulle Sparks (WNBA), investito nei Lakers e lanciato una lega professionistica di hockey femminile, in cui il trofeo si chiama “Walter Cup”. Ma cosa aspettarsi per il futuro dei giallo-viola?</p>



<p>Se l’esperienza con i Dodgers è indicativa, Walter non dovrebbe &#8220;stravolgere&#8221; subito l’organizzazione . Dopo l’acquisto dei Dodgers, ad esempio, mantenne Ned Colletti come general manager fino al 2014, prima di sostituirlo con Andrew Friedman. Sotto la sua guida, i Dodgers in questo periodo hanno alzato il monte ingaggi a livelli record e investito in tecnologia, nutrizionisti, strutture per idroterapia e club house all’avanguardia. Hanno anche speso oltre 500 milioni per rinnovare lo storico Dodger Stadium. E ancora, accompagnati da importanti traguardi sportivi: 13 stagioni su 15 con un record positivo, 4 finali MLB, 2 titoli.</p>



<p>Ora, i Lakers stanno entrando in un momento cruciale. <strong>LeBron James</strong>, leader della squadra e miglior realizzatore nella storia NBA, ha una player option da 53 milioni da esercitare (o rifiutare) entro il prossimo 29 giugno. In caso di rifiuto, sarà unrestricted free agent. Nel frattempo l&#8217;organizzazione sta lavorando per estendere a lungo termine il contratto di <strong>Luka Doncic</strong> (lo sloveno sarà eleggibile dal 2 agosto prossimo), arrivato a febbraio e pronto a diventare, sul campo e fuori, il volto di una nuova era.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Paul Pierce e l&#8217;uscita in sedia a rotelle nelle Finals 2008: &#8220;non credete a tutte quelle voci&#8221;</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/paul-pierce-e-luscita-in-sedia-a-rotelle-nelle-finals-2008-non-credete-a-tutte-quelle-voci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Trombini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 17:56:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Paul Pierce ha commentato, a 15 anni di distanza, le tante voci riguardo la famosa volta in cui abbandonò una gara di NBA Finals contro i Lakers in sedia a rotelle.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/pierce-1024x575.jpg" alt="" class="wp-image-39221" width="726" height="407" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/pierce-1024x575.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/pierce-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/pierce-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/pierce-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/pierce-1080x607.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/pierce.jpg 1137w" sizes="(max-width: 726px) 100vw, 726px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p><strong>Paul Pierce</strong> ha commentato, a 15 anni di distanza, le tante voci riguardo la famosa volta in cui abbandonò una gara di <strong>NBA Finals</strong> contro i Lakers in sedia a rotelle, sostenendo di aver subito una distorsione al collaterale del ginocchio (MCL) e di non essersi <em>&#8220;cagato nei pantaloni&#8221;, </em>né di aver simulato un infortunio. Il suo ex compagno <strong>Kevin Garnett</strong>, però, non è sembrato convinto e gli ha lanciato una frecciatina.</p>



<p>La leggenda dei <strong>Boston Celtics</strong> ha fatto questa affermazione durante una recente intervista con le stelle della squadra attuale Tatum, Brown e Smart: <em>&#8220;ragazzi, mi sono slogato il legamento collaterale mediale&#8221;,</em> ha spiegato Pierce. <em>&#8220;Non credete a tutte quelle voci&#8230;&#8221;</em></p>



<p>Garnett è subito intervenuto chiedendo, maliziosamente: <em>&#8220;Quali voci?&#8221;.</em> Al che Pierce ha fornito ulteriori dettagli. <em>&#8220;Tu, tu eri lì&#8221;,</em> e Garnett si è prestato al gioco mostrando un’espressione sorpresa. <em>&#8220;Tutti dicevano che me la stavo facendo sotto, ma smettetela&#8221;.</em></p>



<p>Quando KG gli ha chiesto ripetutamente se si fosse slogato il legamento crociato, Pierce è rimasto fedele alla sua versione. <em>&#8220;Fai quello sorpreso come se non si possa giocare con una distorsione al collaterale. Non ti è mai successo?&#8221;.</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>&#8220;Ora ci sono i social media, ognuno racconta la propria storia. La verità, però, è che mi sono slogato il legamento collaterale. Secondo voi, allora, perché mi tenevo il ginocchio? Il medico mi ha detto di non caricare peso, quindi mi hanno trasportato. Non sono mica stato io a chiedere la sedia a rotelle!&#8221;.</em></p>
</blockquote>



<p>L&#8217;arcinoto episodio della sedia a rotelle ha avuto la sua buona dose di teorie complottiste nel corso degli anni, dal bisogno di andare al cesso a fingere un infortunio. Ora, Pierce ha dato la sua versione ufficiale della storia e ci è rimasto fedele, anche se questo ha spiazzato Garnett e fatto molto ridere le stelle dei Celtics.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Paul Pierce clears up the rumors about his wheelchair game: Says he sprained his MCL and didn’t poop his pants  <br><br>(Via <a href="https://twitter.com/shobasketball?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@shobasketball</a> ) <a href="https://t.co/qeu48eps3l">pic.twitter.com/qeu48eps3l</a></p>&mdash; NBACentral (@TheNBACentral) <a href="https://twitter.com/TheNBACentral/status/1636415174029750272?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">March 16, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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		<item>
		<title>&#8220;La mia storia la faccio io&#8221;: Tony Brown verso il rientro da arbitro</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/la-mia-storia-la-faccio-io-tony-brown-verso-il-rientro-da-arbitro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Trombini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jan 2022 03:17:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[arbitro]]></category>
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					<description><![CDATA[L'arbitro NBA è tornato al lavoro al Replay Center in New Jersey mentre continua la chemioterapia per il suo cancro al pancreas.]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;arbitro NBA è tornato al lavoro al Replay Center in New Jersey mentre continua la chemioterapia per il suo cancro al pancreas.</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/12/tony-brown-iso-pregames-1568x882-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-10410" width="739" height="415" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/12/tony-brown-iso-pregames-1568x882-1-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/12/tony-brown-iso-pregames-1568x882-1-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/12/tony-brown-iso-pregames-1568x882-1-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/12/tony-brown-iso-pregames-1568x882-1-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/12/tony-brown-iso-pregames-1568x882-1-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/12/tony-brown-iso-pregames-1568x882-1-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/12/tony-brown-iso-pregames-1568x882-1.jpg 1568w" sizes="(max-width: 739px) 100vw, 739px" /><figcaption>FOTO: NBA.com</figcaption></figure></div>



<p><em>{{translate_pretext}}</em></p>



<p>Si è appena fatta sera, in quella che è stata una giornata particolare per<strong> Tony Brown</strong>, attualmente alla sua 21esima stagione come <strong>arbitro NBA</strong>. All&#8217;inizio della giornata, Tony è sceso da un aereo partito dal New Jersey &#8211; tornato dal suo primo incarico della stagione &#8211; e ora è appena tornato a casa, dopo 7 ore in ospedale con un tubo di flebo che gli passerà la chemioterapia nelle sue vene per le prossime 46 ore.</p>



<p><em>&#8220;Tutto questo fa parte della mia routine&#8221;,</em> ha detto Brown, che ha iniziato la chemioterapia ad aprile 2021 dopo la diagnosi di un cancro al pancreas al quarto stadio. <em>&#8220;Ma ci sono progressi. Sto migliorando ogni giorno, e le mie ecografie mostrano che i miei tumori si stanno riducendo.&#8221;</em></p>



<p>A luglio, Brown (61 anni) aveva condiviso la sua storia con The Undefeated: la storia di come, meno di un anno dopo aver arbitrato le sue prime NBA Finals, gli era stato diagnosticato un cancro in seguito a quella che pensava essere solo un’intossicazione alimentare.</p>



<p><em>&#8220;La vita mi ha messo alla prova&#8221;, </em>scriveva Brown. <em>&#8220;Onestamente, non so cosa mi aspetta.&#8221;</em></p>



<p>A quel tempo, dopo la diagnosi di una forma di cancro il cui il tasso di sopravvivenza per altri cinque anni è del 3%, Brown non sapeva se avrebbe mai più lavorato. Invece, recentemente è tornato all&#8217;NBA Replay Center, e gli sono state fissate per la seconda volta due giornate di fila, mercoledì e giovedì scorso. <em>&#8220;Sono molto contento&#8221;,</em> ha detto Brown. <em>&#8220;Si avvicina il mio obiettivo di essere di nuovo sul parquet.&#8221;</em></p>



<p>Per Brown, la voglia di tornare a lavorare è emersa subito dopo la diagnosi di aprile, che lo ha lasciato fuori per il resto della stagione 2020/21. Quel prurito si è intensificato due mesi fa, quando ha lanciato l&#8217;idea alla sua famiglia.</p>



<p><em>&#8220;La mia famiglia mi ha detto che dovrei assolutamente farlo, e i miei amici mi hanno detto che stavo bene e&#8230; perché no?&#8221;,</em> ha detto Brown.<em> &#8220;Così ho chiamato Monty McCutchen [vicepresidente senior dell&#8217;NBA per lo sviluppo e la formazione degli arbitri] e gli ho detto che avrei voluto fare qualche turno al Replay Center. Era entusiasta di coinvolgermi.&#8221;</em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://image.cnbcfm.com/api/v1/image/102236782-141008_NBA_0228_V1Br.jpg?v=1417632096" alt="" width="545" height="363"/><figcaption>FOTO: CNBC.com</figcaption></figure></div>



<p>Dopo che Brown è stato autorizzato sia del quartier generale dell&#8217;NBA che dai medici, ha ottenuto il suo primo incarico al Replay Center il mese scorso, a <strong>Secaucus</strong>, New Jersey.</p>



<p><em>&#8220;Secaucus prima era uno dei posti meno desiderabili, ma questa volta è stato fantastico&#8221;,</em> ha detto Brown dell&#8217;incarico (non particolarmente apprezzato), che fa parte della rotazione per tutti gli arbitri NBA. <em>&#8220;Ho sentito le farfalle nello stomaco entrando nell&#8217;edificio ed è stato emozionante perché non avrei mai pensato di avere l&#8217;opportunità di visitare di nuovo questo posto, o addirittura di tornare a lavorarci.&#8221;</em></p>



<p>Brown così è tornato operativo al <strong>Replay Center</strong>, ma non si è trattato delle prime occasioni di rivedere i suoi colleghi. Diversi arbitri hanno iniziato a fare visita a Brown ad Atlanta dopo la sua prima diagnosi, e hanno continuato a farlo durante tutta la terapia. <em>&#8220;È stato veramente d’aiuto quando sono venuti i miei colleghi e mi hanno portato amore e incoraggiamento&#8221;,</em> ha detto Brown. <em>&#8220;Molti di loro hanno fatto dei lunghi viaggi solo per stare insieme a me e offrire il loro sostegno.&#8221;</em></p>



<p>Il sostegno a Brown è arrivato anche da fuori del mondo del basket, dopo che ha condiviso pubblicamente la sua storia.</p>



<p><em>&#8220;La gente mi ha anche chiesto di parlare con le loro famiglie e amici che stanno attraversando quello che sto vivendo io. Bisogna supportarsi a vicenda. Sapere che non sei da solo aiuta a non arrendersi. Per alcuni ci sono dei momenti di sconforto in questa battaglia, ma a volte basta una telefonata o un messaggio per combattere questi pensieri.&#8221;</em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/tony-brown-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-11175" width="537" height="301" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/tony-brown-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/tony-brown-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/tony-brown-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/tony-brown-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/tony-brown-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/tony-brown-1080x608.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/tony-brown.jpg 1568w" sizes="(max-width: 537px) 100vw, 537px" /><figcaption>FOTO: NBA.com</figcaption></figure></div>



<p>Brown ha iniziato il suo 15esimo ciclo di chemioterapia la settimana scorsa, dopo essere tornato a casa dal New Jersey per un incarico. Ha anticipato la seduta qualche giorno dopo che suo figlio ha espresso il desiderio di andare con lui alla partita di football della Southeastern Conference tra Alabama e Georgia, al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta.</p>



<p><em>&#8220;Pensavo che volesse andare con uno dei suoi amici tifosi dell&#8217;Alabama e che avrebbe fatto di tutto per andare alla partita</em>&#8220;, ha detto Brown. <em>&#8220;Ma lui mi ha detto, &#8216;No, papà, voglio andare con te&#8217;, io ero incredulo.&#8221;</em></p>



<p>Brown sta facendo progressi. Nel corso di otto mesi di trattamento congiunto all&#8217;Emory University Hospital di Atlanta e al MD Anderson Cancer Center di Houston, Brown ha detto che i tumori si sono progressivamente ridotti.<em> &#8220;Questo è l&#8217;obiettivo, continuare ad andare in quella direzione”,</em> ha detto Brown. <em>&#8220;Una volta che arrivo ad un certo stadio, posso passare ad una sperimentazione clinica.&#8221;</em></p>



<p>La speranza e una visione positiva della vita sono ciò che guidano Brown, che ha compreso le probabilità &#8211; quel 3%, tasso di sopravvivenza di altri cinque anni, secondo l&#8217;American Cancer Society &#8211; che erano in ballo quando il suo viaggio è iniziato.<em> &#8220;I miei medici sono persone molto dirette. Voglio solo che mi dicano quel che vedono e io mi occupo del resto.&#8221;</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>&#8220;Ci sono tanti articoli che parlano di probabilità, ma io continuo a ripetermi che quella non è la mia storia</em>. <em>La mia storia la faccio io. Il mio obiettivo è rientrare in quel 3%.</em>&#8220;</p></blockquote>



<p>L&#8217;obiettivo di Brown non è solo far parte di quel 3%, ma anche tornare ad arbitrare partite NBA in questa stagione. Ha ripreso la maggior parte del peso che ha perso dopo l&#8217;inizio della chemioterapia; anche se non riesce a fare pesi come una volta, sta ricostruendo la resistenza necessaria con allenamenti in bicicletta di oltre 30 chilometri.</p>



<p>In tutto ciò, continuerà il suo percorso a Secaucus, un posto che tempo fa detestava. <em>&#8220;Lavorare nel Replay Center mi avvicina a dove voglio essere. Amo quello che faccio, amo le persone con cui lavoro e non vedo l&#8217;ora di tornare là fuori con loro&#8221;.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Signature shoes al debutto: chi ha avuto la miglior prima volta?</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/debutti-nba-signature-shoes/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Trombini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Nov 2021 17:58:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da Michael Jordan nel 1984, fino a Kobe Bryant e al buzzer beater di Trae Young.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><em>Da Michael Jordan nel 1984, fino a Kobe Bryant e al buzzer beater di Trae Young: LaMelo Ball è entrato a far parte di un club élitario</em>.</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/GettyImages-1347952526-1-e1635188797974-1024x575.jpg" alt="" class="wp-image-8092" width="717" height="402" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/GettyImages-1347952526-1-e1635188797974-1024x575.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/GettyImages-1347952526-1-e1635188797974-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/GettyImages-1347952526-1-e1635188797974-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/GettyImages-1347952526-1-e1635188797974-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/GettyImages-1347952526-1-e1635188797974-1080x607.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/11/GettyImages-1347952526-1-e1635188797974.jpg 1500w" sizes="(max-width: 717px) 100vw, 717px" /><figcaption>FOTO: NBA.com</figcaption></figure></div>



<p><em>{{translate_pretext}}</em></p>



<p>In 75 anni di storia dell&#8217;NBA, meno di 85 giocatori si sono guadagnati l’onore di avere un <em>proprio </em>paio di sneakers.</p>



<p><strong>LaMelo Ball</strong>, poit guard 20enne degli Charlotte Hornets e Rookie dell&#8217;Anno in carica, è diventato l&#8217;ultimo ad entrare in questo club esclusivo durante la prima settimana della stagione NBA 2021/22. Nella partita di apertura di Charlotte contro gli Indiana Pacers, Ball ha indossato la sua prima <strong>signature shoe</strong>, la Puma MB.01, realizzando 31 punti, con un career-high di 7 triple, insieme a 9 rimbalzi e 7 assist.</p>



<p>È stato il primo atleta firmato <strong>Puma </strong>da quando il marchio è tornato a fare scarpe da basket nel 2018, e non ha deluso durante la sua prima partita ufficiale indossando la MB.01. Nella vittoria degli Hornets, Ball è infatti diventato il più giovane giocatore nella storia della Lega ad iniziare una stagione con una prestazione da 30+ punti, 5+ assist e 5+ rimbalzi. Nel terzo quarto, il pubblico di casa ha persino iniziato a cantare “M-V-P, M-V-P” mentre LaMelo raggiungeva la linea del tiro libero con le sue nuove sneaker firmate.</p>



<p>&#8220;<em>È stato fantastico</em>&#8220;, ha detto Ball a The Undefeated dopo la sua prima partita con le Puma MB.01. <em>&#8220;Devi amare le cose che indossi, le tue scarpe da basket.&#8221;</em></p>



<p>Non c&#8217;è dubbio che Ball abbia avuto uno dei debutti più emozionanti tra i giocatori del club esclusivo delle signature shoes. Da Michael Jordan a Kobe Bryant, fino a LeBron James e Trae Young, vediamo dove si piazza la sua performance tra i 15 migliori debutti con la propria scarpa nella storia NBA.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>MICHAEL JORDAN</strong></h2>



<p>Nel suo debutto in Regular Season, avvenuto il 26 ottobre 1984, Jordan scese in campo per i Bulls indossando la Nike Air Ship &#8211; non la sua prima scarpa firmata, che era la Air Jordan 1. Fu proprio la Air Ship che fece introdurre nella Lega una nuova politica, destinata a rimanere nel tempo. Dopo una partita di Preseason durante la quale Jordan fu fotografato mentre indossava le Air Ship, infatti, un executive dell&#8217;NBA inviò una lettera di diffida all&#8217;azienda di Beaverton, Oregon. Da quel momento, la NBA vietava ufficialmente a Jordan di <em>&#8220;indossare in campo quelle scarpe da basket Nike rosse e nere&#8221;.</em></p>



<p><strong>Nike </strong>ha reagito iniziando a vendere le Air Jordan 1, e non l&#8217;Air Ship, ai consumatori come &#8220;la scarpa bandita dall&#8217;NBA&#8221;. Eppure, come descritto da Nick Engvall, appassionato di sneakers da molto tempo, in una storia di sneakerhistory.com del 2015, Jordan ha indossato la sua scarpa per la prima volta solo dopo 11 partite, nella sua stagione da rookie. Il 17 novembre 1984, contro i 76ers, l&#8217;allora 21enne guardia dei Bulls svelò la sua &#8220;Chicago&#8221; Air Jordan 1, segnando 16 punti con 7 assist, 5 rimbalzi e 5 rubate.</p>



<p>Dopo il debutto, secondo Engvall, Jordan giocò esclusivamente con le Air Ship fino alla fine di dicembre, dopodiché passò alle Air Jordan 1 a tempo pieno in vista dell&#8217;uscita della scarpa nel marzo 1985.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>SHAQUILLE O&#8217;NEAL</strong></h2>



<p>Due settimane prima che i Magic selezionassero il 20enne O&#8217;Neal con la prima scelta nel Draft del 1992, il suo agente, Leonard Armato, smentì la notizia che il centro uscito da Louisiana State University avesse firmato un accordo con LA Gear per scarpe ed abbigliamento. Al contrario, Shaq aveva deciso di firmare con la <strong>Reebok </strong>un accordo pluriennale del valore di 3 milioni di dollari all&#8217;anno dopo che l&#8217;azienda di abbigliamento sportivo con sede a Stoughton, Massachusetts, aveva vinto una guerra di rilanci con Nike.</p>



<p>La partnership ha reso il centro il volto della popolare tecnologia Pump di Reebok, oltre che della sua linea di scapre “Shaq Attaq”.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Shaquille O&#039;Neal&#039;s NBA Debut- 11/06/1992" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/HRBnKFjjc5Q?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Con il #23 sulle spalle, O&#8217;Neal ha indossato le Shaq Attaq 1 nella sua prima partita NBA, diventando così il quarto rookie nella storia della Lega ad avere una signature shoe durante la sua stagione da esordiente. Ha segnato 12 punti e preso 18 rimbalzi, con ai piedi la scarpa realizzata dalla designer Judy Close.</p>



<p>Reebok ha poi sponsorizzato le Shaq Attaq per tutta la stagione 1992/93 con una campagna pubblicitaria da 20 milioni di dollari. Fiore all’occhiello, lo spot andato in onda durante il Super Bowl XXVII che fu co-scritto da O&#8217;Neal come protagonista insieme a Wilt Chamberlain, Bill Russell, Bill Walton e Kareem Abdul-Jabbar.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">P<strong>ENNY HARDAWAY</strong></h2>



<p>Hardaway ha iniziato a pensare ad una scarpa durante il suo secondo anno in NBA. In quella stagione 1994/95, la guardia dei Magic ha fatto parte del primo quintetto All-NBA con una media di 20.9 punti, il 51.2% dal campo, 7.2 assist e 4.4 rimbalzi a partita.</p>



<p>Durante la sua prolifica campagna da sophomore, Hardaway ha indossato due modelli Nike &#8211; la Air Up e la Flight One &#8211; prima che lo swoosh decidesse che Penny meritava un proprio paio di <strong>sneakers</strong>. <em>&#8220;Nike praticamente mi disse, &#8216;sai cosa? Credo sia arrivato il momento per una tua scarpa&#8221;,</em> ha detto Hardaway a Nick DePaula nel 2008. <em>&#8220;Sei diventato un nome abbastanza importante: te lo sei davvero guadagnato&#8221;.</em></p>



<p>La sera della prima partita di stagione regolare dei Magic del 1995/96, Hardaway fece 28 punti con le Nike Air Max Penny 1. La sua scarpa ha introdotto &#8220;1 Cent&#8221;, che è diventato uno dei loghi più riconoscibili della storia.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">ALLEN<strong> IVERSON</strong></h2>



<p>Avete sicuramente visto il filmato del marzo 1997 di un allora 21enne rookie Iverson che incrocia il più grande di tutti i tempi, Jordan. Ai piedi di Iverson c&#8217;era un paio di Reebok Question bianche, rosse e blu &#8211; la prima scarpa firmata dal futuro Hall of Famer, che ha dato il via ad una partnership a vita con l&#8217;azienda.</p>



<p>Nel giugno 1996, Iverson firmò un contratto senza precedenti di 10 anni per 50 milioni di dollari con Reebok prima ancora che lui o il marchio sapessero dove sarebbe iniziata la sua carriera NBA. <em>&#8220;Mi merito di essere la prima scelta&#8221;,</em> disse Iverson la notte prima del Draft, mentre indossava un Rolex d&#8217;oro e una spilla Reebok. E i 76ers selezionarono AI, da Georgetown University, con la prima scelta, facendolo diventare la seconda prima scelta “firmata” Reebok in cinque anni, dopo O&#8217;Neal nel 1992.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Allen Iverson&#039;s First NBA Game!" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/NiqO_xfh8eo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Iverson ha fatto il suo debutto in NBA l&#8217;1 novembre 1996, con una prestazione da 30 punti con la sua Reebok Question &#8211; un bel gioco di parole con il suo soprannome &#8220;The Answer&#8221;, tatuato sul suo bicipite sinistro. La Question da allora è diventata la scarpa da basket più rieditata nella storia della Reebok.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>KOBE BRYANT</strong></h2>



<p>Una delle eredità di Bryant è il segno che ha lasciato nella storia delle <strong>sneakers</strong>,<strong> </strong>avendo firmato per due brand diversi in carriera. Ha indossato <strong>adidas</strong> per sei stagioni, prima di unirsi a <strong>Nike </strong>nel 2003 e indossare lo swoosh per il resto della sua carriera NBA.</p>



<p>Entrambi i debutti di Bryant con le proprie sneakers, sia per adidas che per Nike, sono state impressionanti, ma ovviamente la seconda volta ha superato se stesso.</p>



<p>Contro i Jazz, il 31 ottobre 1997, un Bryant allora 19enne ha lanciato la adidas KB8, mettendo a referto 23 punti e 5 assist in 33 minuti dalla panchina. Il giorno di Natale del 2005, Bryant ha invece esordito con la Nike Zoom Kobe 1 con 37 punti, 8 rimbalzi e 6 assist contro gli Heat. E a fine gennaio 2006, meno di un mese dopo il debutto della scarpa, Bryant ha realizzato il suo career-high di 81 punti con le Nike Zoom Kobe 1 ai piedi.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>LEBRON JAMES</strong></h2>



<p>Nessun giocatore nella storia della lega ha avuto un debutto più atteso della <a href="https://aroundthegame.com/i-primi-12-minuti-di-lebron-james-in-nba">prima in NBA di LeBron James</a>, &#8220;The Chosen One&#8221;.</p>



<p>Nel maggio 2003, un mese prima che i Cavaliers lo scegliessero con la prima scelta al Draft, James aveva già firmato un contratto di sette anni per 90 milioni di dollari con Nike, che è ancora il contratto di sponsorizzazione più ricco per un rookie NBA. Prima del suo debutto contro i Kings il 29 ottobre 2003, Nike ha rilasciato lo spot &#8220;Pressure&#8221;, con James e la sua prima <strong>signature shoe</strong>, la Nike Air Zoom Generation, costruita da un team design composto da Tinker Hatfield, Eric Avar e Aaron Cooper.</p>



<p>In prima serata alla ARCO Arena, James ha abbagliato tutti con le Zoom Generation ai piedi. Ha segnato 25 punti, tirando 12/20 dal campo, con 9 assist, 6 rimbalzi e 4 rubate. Ha anche realizzato la sua prima schiacciata in carriera dopo una palla rubata, immortalata in una <a href="https://a2.espncdn.com/combiner/i?img=%2Fphoto%2F2020%2F0207%2Fr662941_1220x1175cc.jpg&amp;w=570&amp;h=549&amp;format=jpg" target="_blank" rel="noopener">foto</a> che dovrebbe essere esposta in un museo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="LeBron James First NBA Game, Full Highlights vs Kings (2003.10.29) - MUST WATCH Debut! HD" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/JLjH0rrNFeU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>LBJ ha finito la sua rookie season indossando le Zoom Generations, mentre registrava una media di oltre 20 punti, 5 assist e 5 rimbalzi a partita, primo rookie a riuscirci dai tempi di Michael Jordan.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">DWYANE WADE</h2>



<p>Il tre volte campione Wade fa parte di un club esclusivo di giocatori NBA che hanno avuto la propria scarpa con tre marchi diversi durante la loro carriera. Gli altri sono stati Chris Webber (Nike, FILA, Dada) e Kevin Garnett (Nike, AND1, Adidas, Anta). Ciò significa che Wade ha debuttato 3 volte con le proprie sneakers, e ha dato spettacolo in campo con ognuna di esse.</p>



<p>Nella notte della prima partita di Regular Season 2005/06 dei Miami Heat, la guardia ha fatto registrare 23 punti, 10 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate e 2 stoppate indossando le Converse Wade 1.</p>



<p>Nell&#8217;aprile 2011, dopo essere passato da <strong>Converse</strong> al brand <strong>Jordan</strong>, Wade ha superato dei problemi fisici e si è presentato alla serie di primo turno Playoffs con le Jordan Fly Wade 1, per la prima volta, mettendo a referto 14 punti, 6 rimbalzi, 2 assist, 2 palle rubate e una stoppata.</p>



<p>Il massimo di Wade in un debutto, comunque, è stato 29 punti, quando ha indossato la scarpa Li-Ning Way of Wade 1 nel 2012. Da lì è iniziata la sua partnership con l&#8217;azienda cinese <strong>Li-Ning</strong>, con cui poi avrebbe fatto uscire altri 8 modelli e firmato un accordo a vita.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">DERRICK ROSE</h2>



<p>Il tempismo dell&#8217;uscita della prima scarpa di Rose non avrebbe potuto essere più perfetto. Due anni dopo essere entrato nell&#8217;NBA come prima scelta assoluta dei Bulls, nella sua città natale, Rose ha iniziato la sua terza stagione indossando le adidas adiZero Rose 1 nella notte di apertura del 2010. Ha segnato 28 punti nel debutto della scarpa, e a maggio 2011 è diventato il più giovane giocatore nella storia della Lega ad essere nominato <strong>MVP</strong>, all&#8217;età di 22 anni. <em>&#8220;Quando hai una scarpa che porta il tuo nome, la tua autostima cresce&#8221;,</em> ha detto Rose a ESPN nel 2019.<em> &#8220;Quando sei lì in campo, ti dà un po&#8217; più di swag. All&#8217;epoca, non potevo crederci&#8221;.</em></p>



<p>Con 11 modelli adidas a suo nome, D-Rose è uno degli otto giocatori nella storia della lega, insieme a Jordan, Bryant, James, Carmelo Anthony, Chris Paul, Iverson e Durant ad aver avuto almeno 10 proprie scarpe.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">KYRIE IRVING</h2>



<p>Irving prende la palla vicino a metà campo, attacca il suo difensore, palleggia a sinistra, poi a destra, poi ancora a sinistra, attacca il canestro e appoggia un layup <em>dei suoi</em> alla tabella. E&#8217; il 4 dicembre 2014.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Kyrie Irving Scores Season-High 37 to Lead the Cavs Past Knicks" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/MyrqreIUuJI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Al Madison Square Garden mancano 10 secondi da giocare, e quel canestro di Kyrie contro i Knicks ha sigillato la vittoria dei Cavaliers, coronando il debutto di Irving con le Nike Kyrie 1 con 37 punti.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">STEPHEN CURRY</h2>



<p>Dopo aver indossato Nike ai piedi per i primi quattro anni della sua carriera, Curry ha fatto quello che in molti hanno considerato un grande azzardo, lasciando <em>il baffo </em>per unirsi ad <strong>Under Armour</strong> nell&#8217;ottobre 2013. Una linea dedicata a Curry non era nei piani di Nike, a differenza del brand di Baltimora. E il 9 gennaio 2015, alla Oracle Arena di Oakland, California, la point guard dei Warriors ha lanciato la Under Armour Curry One con 23 punti e 10 assist. <em>&#8220;È un sogno che si avvera&#8221;,</em> disse Curry quella sera. <em>&#8220;C&#8217;è una lunga serie di giocatori che ha avuto una signature shoe prima di me, con tutte le marche. Ma dare vita alla Curry One con Under Armour è qualcosa che non vedevo l&#8217;ora di fare&#8221;.</em></p>



<p>Più tardi in quella stagione 2014/15, Curry è stato nominato MVP e ha portato Golden State al primo titolo della franchigia in 40 anni. Ora è al suo nono modello, ed è il volto del proprio marchio Curry presso Under Armour.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">JAMES HARDEN</h2>



<p>Il 1 ottobre 2015 è ufficialmente iniziato l&#8217;accordo di 13 anni e 200 milioni di Harden con adidas, dopo che Nike, il marchio che Harden ha indossato per i primi sei anni della sua carriera, si è rifiutata di fare un’offerta così onerosa. Il brand tedesco ha celebrato il momento &#8211; e il suo nuovo atleta nella scuderia &#8211; inviando un camion pieno di scarpe da basket con il tag &#8220;The Wait Is Over&#8221; in grassetto rosso a casa di Harden prima della stagione NBA 2015/16.</p>



<p>Un anno dopo, in un evento di lancio a Houston con presenti diversi rapper come Travis Scott, Nipsey Hussle e YG, la star NBA, allora con i Rockets, ha svelato le sue prime <strong>sneakers</strong>, le adidas Harden Vol. 1. Durante una sessione di interviste quella sera, un giornalista ha chiesto ad Harden se pensasse di avere la migliore sneaker della lega. &#8220;<em>Penso di sì</em>&#8220;, ha detto Harden. &#8220;<em>Sono estremamente emozionato. Tutto quello che faccio ha dello swag, lo sapete</em>&#8220;.</p>



<p>La prima volta che il Barba è sceso in campo con le Vol. 1, nella prima stagionale di Houston della stagione 2016/17, ha giocato contro i Lakers allo Staples Center, nella sua città natale, e ha flirtato con la tripla-doppia, segnando 34 punti conditi da 17 assist e 8 rimbalzi.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>GIANNIS ANTETOKOUNMPO</strong></h2>



<p>Era giusto che Antetokounmpo, nato da immigrati nigeriani e cresciuto ad Atene, in <strong>Grecia</strong>, svelasse la sua prima signature sneaker sulla scena globale. La stessa settimana in cui &#8220;The Greek Freak&#8221; è stato nominato MVP nel 2019, Nike ha annunciato Antetokounmpo come il primo giocatore di basket internazionale ad avere la propria scarpa nella storia del marchio.</p>



<p><em>&#8220;Volevo che la mia scarpa presentasse fondamentalmente me e la mia famiglia al mondo&#8221;,</em> ha detto Antetokounmpo a The Undefeated al lancio ad <strong>Atene </strong>della Nike Zoom Freak 1. Pochi mesi dopo, è sceso in campo con la Freak 1 per la prima volta alla Coppa del Mondo FIBA in Cina, nella gara di apertura della Grecia contro il Montenegro. Antetokounmpo ha giocato solo 16 minuti, segnando 10 punti e raccogliendo 8 rimbalzi. Nella sua prima partita NBA indossando la Freak 1, invece, ha segnato una tripla-doppia da 30 punti, 13 rimbalzi e 11 assist.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>ZION WILLIAMSON</strong></h2>



<p>Nel 2019, Williamson era il prospetto NBA più quotato dai tempi di James. Ciò significa che è diventato anche il rookie più ricercato dai brand da più di 15 anni.</p>



<p>Dopo che i Pelicans lo hanno selezionato con la prima scelta assoluta, Williamson ha firmato un contratto di cinque anni per 75 milioni di dollari per unirsi a Jordan. La partnership ha reso Williamson il settimo giocatore dopo MJ ad avere una propria scarpa Jordan &#8211; e il primo atleta della Generazione Z (nato dopo il 1996) ad avere una sneaker personale. &#8220;<em>L&#8217;opportunità di avere una scarpa firmata Jordan era qualcosa a cui non potevo dire di no</em>&#8220;, <a href="https://aroundthegame.com/zion-williamson-zion-1-signature-shoes-sneakers/">ha detto Zion a The Undefeated</a> in aprile, prima dell&#8217;annuncio delle Jordan Zion 1.</p>



<p>Quando ha allacciato la scarpa per la prima volta contro i Nets, la stella dei Pelicans ha dominato: 33 punti, 74% dal campo, 7 rimbalzi e 4 assist. Nessun giocatore nella storia delle Jordan &#8211; da Russell Westbrook (20 punti con la Why Not Zer0.1 nel 2018) a Chris Paul (16 punti con la CP3.I nel 2008) ad Anthony (20 punti con la Melo 1.5 nel 2004) e persino Jordan (16 punti con la Air Jordan 1 nel 1984) &#8211; ha segnato più punti nel suo debutto.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>TRAE YOUNG</strong></h2>



<p>Young non vedeva l&#8217;ora di far debuttare le sue prime sneakers, e non ha perso tempo. Le <a href="https://aroundthegame.com/post/trae-young-2021-consacrazione/">adidas Trae Young 1 </a>non dovevano uscire prima di ottobre, ma dopo che gli Hawks hanno raggiunto i Playoffs 2021 come quinta squadra della Eastern Conference, la point guard ha deciso di allacciare la propria sneaker prima del previsto. &#8220;<em>Volevo solo poter giocare i miei primi Playoffs con la mia scarpa</em>&#8220;, ha detto Trae, che ha tirato fuori la scarpa per Gara 1 della serie contro i Knicks, quarti.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Trae Young Hits Clutch Shot To Win Game 1 vs. Knicks" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/ujy7hN-THb8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Sul parquet del <strong>Madison Square Garden</strong>, con la Trae Young 1 ha segnato 32 punti, tra cui il floater vincente con 0.9 secondi rimasti sul cronometro.</p>



<p>Di tutti i debutti di questa lista, la performance di Young è stata certamente la più importante. Ha poi mantenuto una media di 28.8 punti e 9.5 assist in 16 partite durante i Playoffs 2021, il tutto indossando le Adidas Trae Young 1.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>LAMELO BALL</strong></h2>



<p>Quattro anni fa, prima delle Puma MB.01, Ball ha lanciato una scarpa chiamata &#8220;MB1&#8221; all&#8217;età di 16 anni con il <strong>Big Baller Brand</strong>. Ha anche collaborato con la rivista SLAM, in quell&#8217;occasione, per uno spot esilarante per promuovere la scarpa. E suo fratello maggiore, Lonzo, ha scritto una canzone rap chiamata &#8220;Melo Ball 1&#8221;. Ma non c&#8217;è alcun filmato di Ball che si allaccia il suo paio di scarpe BBB in una partita.</p>



<p>Prima del Draft 2020, quando gli Hornets lo hanno selezionato con la scelta numero 3, Ball ha firmato un accordo pluriennale con Puma per diventare il volto del brand per quanto riguarda la pallacanestro.</p>



<p>A metà ottobre, il marchio ha annunciato ufficialmente la MB.01, rendendo Ball il quarto atleta di basket nella storia di Puma, dopo Walt Frazier (1973), Ralph Sampson (1983) e Vince Carter (1999). &#8220;<em>Vivo secondo il motto, &#8216;One of One,&#8217; che significa che non sono come tutti gli altri</em>&#8220;, ha detto LaMelo. &#8220;<em>Mi distinguo per essere diverso, e sono me stesso al 100%. Il motto è stato davvero l&#8217;ispirazione dietro la MB.01. Volevo creare un tipo diverso di sneakers. Un modello con un design unico, colori brillanti e la migliore tecnologia per una migliore performance in campo</em>&#8220;.</p>



<p>Con 31 punti, 7 triple e una vittoria nell&#8217;esordio stagionale di Charlotte, Ball non avrebbe potuto immaginare una prima partita migliore con le sue Puma MB.01.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dove finisce il potenziale di OG Anunoby?</title>
		<link>https://aroundthegame.com/potenziale-og-anunoby/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Trombini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jul 2021 21:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false"></guid>

					<description><![CDATA[Questo articolo, scritto da Manny Rao per Raptors Republic e tradotto in italiano da Emilio Trombini per Around the Game, è stato pubblicato in data 16 giugno 2021. Wow. Non sembrano passati secoli dalla fine della stagione? Seriamente. Sono solo poche settimane, ma se mi dicessero che sono passati cinque anni dalla fine della catastrofica [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/anunoby.jpg" alt="" class="wp-image-11868" width="677" height="397" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/anunoby.jpg 1007w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/anunoby-300x176.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/anunoby-150x88.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/01/anunoby-768x451.jpg 768w" sizes="(max-width: 677px) 100vw, 677px" /></figure></div>



<p><em>Questo articolo, scritto da Manny Rao per <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.raptorsrepublic.com/" target="_blank" rel="noopener">Raptors Republic</a></span> e tradotto in italiano da Emilio Trombini per Around the Game, è stato pubblicato in data 16 giugno 2021.</em></p>



<div><hr></div>



<p>Wow. Non sembrano passati secoli dalla fine della stagione? Seriamente. Sono solo poche settimane, ma se mi dicessero che sono passati cinque anni dalla fine della catastrofica annata dei <strong>Toronto Raptors,</strong> non lo metterei in dubbio. Una parte di me desidera ancora che i Raptors siano una contender, ma l&#8217;altra metà è in realtà grata che non lo siano. Per il futuro dell&#8217;organizzazione, forse, è meglio così.</p>



<p>Ma ora sto per cambiare tono, grazie al beniamino di tutto il Canada, soprattutto la possibile partenza di Lowry che sembra ormai imminente. Ovviamente, parlo di <strong>OG Anunoby.</strong></p>



<p>Sembra che OG abbia vissuto una stagione completamente diversa rispetto a quella dei Raptors, e questo perché ha giocato in modo splendido. Mentre le difficoltà dei Raptors erano davanti agli occhi di tutti, la stagione di Anunoby è stata molto incoraggiante per il suo percorso di crescita. È stato, senza mezzi termini, l’anno della svolta per Anunoby. E sarebbe stato ancora più bello se fosse durato più a lungo (OG ha giocato solo 43 delle 72 partite), ma tant&#8217;è.</p>



<p>Alcune persone si sono spinte ad etichettarlo come un <em>Kawhi 2.0. A</em>nche se intravedo in OG un potenziale veramente importante, dal momento che stiamo ancora osservando solo la punta dell’iceberg, il paragone con Kawhi è un po’ eccessivo per un ragazzo che ha appena iniziato a sviluppare le sue capacità offensive. Non sarebbe invece eccessivo se <strong>Nick Nurse </strong>cominciasse finalmente a disegnare giochi per lui, la prossima stagione.</p>



<p>Prima di tutto, però, c&#8217;è da sperare che OG sia in buona salute; poi si sarà il momento di valutare in che modo proseguirà la (per ora, incessante) crescita del suo skillset offensivo.</p>



<p>Ma parliamo di quello che abbiamo visto quest&#8217;anno, in cui Anunoby è stato indubbiamente il Raptor più costante e affidabile. Ha saltato 29 partite, ma ha comunque contribuito enormemente quando era in campo.</p>



<p>Quando si pensa ai mezzi che ha a disposizione, come la sua lunghezza (219 cm di apertura alare) e la sua giovane età (24 anni), è difficile non aspettarsi sempre di più da lui. Di conseguenza, diventa difficile fissare un limite al suo potenziale.</p>



<p>Se proprio c&#8217;è qualcosa da chiedersi dopo la scorsa stagione, è quale sia il ruolo più adatto a lui. Per tutto l&#8217;anno, Annoby ha ricoperto il ruolo di difensore specialista, ma ha anche fatto passi avanti come scorer, registrando doppie cifre in tutte le partite tranne quattro, e mettendo a segno 20 o più punti in 13 occasioni.</p>



<p>OG ha raggiunto un livello di eccellenza offensiva mai visto prima per lui, confermati dai career-high su tutta la staline. In particolare, in termini di punti (15.9), tiri tentati (12.1), percentuale da tre punti (39.8%) e true-shooting percentage (60.5). Non che sia una novità o una grande sorpresa, dato che il ragazzo è migliorato ogni anno da quando è entrato nella Lega. Ma questa è stata la prima stagione in cui si è preso più di 10 tiri a partita, grazie alle scelte su Norman Powell da parte di Toronto, e grazie alla crescente fiducia in se stesso di Anunoby, partita dopo partita.</p>



<div><img decoding="async" style="width: 530px;" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/309fb0_ed55e5c6929f4b26805a1644cbfea163-mv2.jpeg" align="center"><br>FOTO: NBA.com</div>



<p>Anche se aveva mostrato sprazzi di talento in passato, nel 2021 Anunoby ha avuto la sua stagione più costante, e si è affermato anche come una solida opzione offensiva per Toronto. Gran parte della forza di Anunoby sta nella sua efficienza, di cui avevo parlato in un articolo sul potenziale offensivo dei Raptors nella stagione 2021/22:</p>



<p><em>&#8220;La capacità di segnare di Anunoby è stata una luce che ha illuminato una stagione molto torbida. La parte offensiva del suo gioco è in espansione, ma la crescita di OG non ha mai rotto la chimica della squadra, anzi, l&#8217;ha rafforzata per via del suo utilizzo limitato. Anunoby ha ampliato le opzioni a disposizione di Nurse e ha creato efficienza per Toronto senza togliere possessi ai giocatori più importanti del team. Anunoby è tra i migliori giocatori della Lega in situazioni di catch-and-shoot, precisamente all’ottavo posto.&#8221;</em></p>



<p>In sostanza, l’evoluzione di Anunoby in un giocatore in grado di creare gioco in attacco rispetto è un’ottima cosa per i Raptors, soprattutto se si vanno a vedere il suo usage rate (19.3, massimo in carriera, ma nono a Toronto nel 2021 &#8211; includendo anche Norman Powell e Terrence Davis), e i suoi punti a partita (sesto della squadra, includendo Powell e Gary Trent Jr). Il potenziale per segnare di più e attirare più attenzioni delle difese c&#8217;è, ma molto dipende anche dal contesto, che a Toronto muterà durante l&#8217;estate.</p>



<p>A giudicare dalla sua mappa di tiro dalla scorsa stagione, OG è diventato uno dei tiratori da tre punti più affidabili di Toronto:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/309fb0_fe2c6458c81b48c8b2ff0953eaa96832-mv2.jpg" alt=""/></figure></div>



<div></div>



<p>Ci sono due cose che emergono da questa shot chart. La prima è che Aunoby ha una percentuale da fuori decisamente superiore alla media della Lega, e nel tempo questo &#8211; oltre a portare punti a Nick Nurse &#8211; attirerà molte attenzioni degli avversari. La seconda, è così dolorosamente chiara: il mid-range.</p>



<p>Lo so che nel gioco di oggi il tiro da tre punti è fondamentale, soprattutto per un giocatore che al momento ha vissuto principalmente di spot-up. Ma potete immaginare che gioco avrebbe Anunoby, se riuscisse a costruirsi dei tiri dentro il perimetro e se riuscisse a sviluppare un mid-range game credibile? Nel complesso, OG ha tentato solo 42 tiri tra il pitturato e la linea da tre punti, mettendo a segno il 40% dei suoi tentativi.</p>



<p>Nel corso degli anni, abbiamo avuto la fortuna di vederlo migliorare costantemente e aggiungere pezzi importanti al suo gioco. La capacità di creare un tiro dal mid-range potrebbe essere il suo prossimo step, se i Raptors vogliono competere con lui al centro del progetto.</p>



<p>Passare la palla è un&#8217;altra qualità che Anunoby ha iniziato a mostrare la scorsa stagione. Il suo career-high di 6 assist (due volte) mostra come OG si stia trasformando in un’ala versatile sui entrambi i lati del campo.</p>



<p>C&#8217;è una giocata contro i Nets (la prima partita con 6 assist, mentre la seconda è arrivata contro i Bulls) che mi è sembrata veramente esemplare del miglioramento che OG ha vissuto durante il 2020/21. Eccola, divisa in fotogrammi:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/309fb0_038236cba87f4e39afcf206bb0af5cd0-mv2.jpg" alt=""/></figure></div>



<div></div>



<p>In questo possesso, Malachi Flynn (abbiamo tirato le somme <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.aroundthegame.com/post/rookie-season-malachi-flynn-toronto-raptors" target="_blank" rel="noopener">QUI </a></span>sulla sua rookie season) scarica la palla su Anunoby, che è marcato da un Kyrie Irving inevitabilmente in svantaggio contro di lui. Sarebbe preoccupante se Anunoby non riuscisse a battere Irving in post, ma questo non è il punto.</p>



<p>Resosi conto di questo mismatch, Blake Griffin lascia immediatamente Khem Birch, per aiutare Irving e intasare gli spazi in area:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/309fb0_2b7303430c9b4513bb7d8a70359b615a-mv2.jpg" alt=""/></figure></div>



<div></div>



<p>Griffin arriva in tempo per raddoppiare efficacemente, ma notate l&#8217;ottima postura di Anunoby, che non va in panico e legge la situazione. Scruta bene il campo, cercando di trovare un compagno libero, e ha alcune opzioni. Lowry è in punta, e gli indica di darla dentro a Birch (che avrebbe contro Tyler Johnson, 188 cm, carne da macello). Altrimenti, c&#8217;è Siakam aperto sul perimetro, ma Jeff Green è attento su quella linea di passaggio.</p>



<p>Con Anunoby che ha in visione tutti i compagni e accenna un passaggio, i Nets sono collassati in area e non vogliono concedere un tiro aperto a Lowry. La lettura di OG a questo punto è corretta, con l&#8217;opzione dello scarico per Flynn, completamente libero, che è diventata la migliore.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/309fb0_eea5b654714c4221a96f4871dc8273b6-mv2.jpg" alt=""/></figure></div>



<div></div>



<p>Quello che è interessante è che Anunoby ha gestito questa palla con pazienza e fatto la lettura giusta, trovando il modo migliore e più semplice per concretizzare il vantaggio acquisito con l&#8217;aiuto di Griffin nel pitturato. Ecco l&#8217;azione nella sua interezza:</p>



<div>&nbsp;</div>



<p>Potreste vedere l&#8217;azione e pensare che sia stata una giocata semplice. Lo è, tutto sommato, ma non è questo il punto. Quando Anunoby ha ricevuto la palla, era contro un difensore per lui facilmente battibile. È stato quindi raddoppiato, e si è dimostrato pronto e attento per reagire. C&#8217;è chi potrebbe dire che in quella situazione dovrebbe attaccare forte il ferro prima dell&#8217;arrivo dell&#8217;aiuto; ma così facendo, si sta trascurando quanto la visione del campo di Anunoby sia migliorata rispetto alla scorsa stagione.</p>



<p>Tutte queste parole sulla sua crescita offensiva, e solo una piccola menzione alla difesa di Anunoby? Rimedio subito.</p>



<p>Quando si parla di capacità di difendere più ruoli diversi e si discute su chi ha gli strumenti per diventare il difensore più efficace e versatile nella NBA, è impossibile che il nome di <strong>OG Anunoby </strong>non venga menzionato. L&#8217;efficienza offensiva degli avversari di Toronto è diminuita mediamente di 4 punti con la presenza di Anunoby in campo.</p>



<p>Ma parliamo della sua versatilità difensiva. Attraverso i dati di BBall Index, possiamo analizzare la percentuale di minuti giocati a difendere su ruoli diversi durante la stagione. Poco da aggiungere: OG è il difensore più versatile dell&#8217;NBA, avendo difeso su giocatori con ruoli diversi più di qualsiasi altro giocatore della Lega (min. 1.000 minuti giocati).</p>



<p>La versatilità &#8220;posizionale&#8221; è misurata su una scala da 1 a 100, in base alla capacità del giocatore di difendere su multiple posizioni. Anunoby si posiziona comodamente in cima, con un punteggio di 90,7.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/309fb0_758595e53f3f498aa2f3d30d92a22bf0-mv2.jpg" alt=""/></figure></div>



<div></div>



<p>La sua capacità di cambiare su qualsiasi difensore è assolutamente stupefacente. Vedere per credere:</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Impact of OG Anunoby&#039;s Switchability on the Raptors Defense" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/hRiWGfcGG4Q?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Nel video qui sopra, passa dalla difesa su Giannis Antetokounmpo a quella su Khris Middleton. Si tratta delle due superstar di Milwaukee, che oggi sono protagoniste nelle NBA Finals, e OG riesce a impedire efficacemente a entrambi di raggiungere la loro posizione preferita.</p>



<p>La fiducia nei confronti di Anunoby e della sua capacità di cambiare su qualsiasi giocatore senza bisogno di aiuto è uno degli aspetti che rende OG il difensore che ogni allenatore vorrebbe avere in una serie di Playoffs.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/309fb0_f0aa0c815ee941ba9f034a4968c6f549-mv2.jpg" alt=""/></figure></div>



<div></div>



<p>I numero qui sopra rappresentao la distribuzione dei minuti che Anunoby ha speso a difendere su ogni ruolo durante la stagione 2020/21. Pochissimi giocatori nella Lega giocano così tanti minuti difendendo sia su una guardia che su un centro. Anunoby, semplicemente, passa la maggior parte dei suoi minuti a marcare il ruolo del giocatore più temibile degli avversari.</p>



<p>I mezzi fisici di Anunoby sono tra i motivi per cui è così abile a difendere su più ruoli. È assurdo che non abbia fatto parte di un All-Defensive Team, ma aver giocato solo 43 partite quest&#8217;anno ha chiaramete fatto la differenza. Tempo al tempo.</p>



<p>Nel complesso, si può dire che l’ultima è stata una stagione molto negativa per i Raptors. Ma ci ha dato molte informazioni sul potenziale di OG Anunoby.</p>



<p>Ha bisogno della palla per essere efficace? No. Eppure, è l&#8217;ora di dare qualche possesso a OG, a costo di dover essere pazienti con i suoi miglioramenti on ball. Sono cauto nel pensare che è Anunoby sarà in grado di costruirsi e prendersi un tiro con costanza, quando la squadra ne avrà più bisogno. Ma non sto neanche dicendo che non accadrà.</p>



<p>La sua crescita ci ha mostrato che è ancora troppo presto per sapere dove finisce il suo potenziale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;amichevole contro Pippen e Jordan che portò Kevin Garnett in NBA</title>
		<link>https://aroundthegame.com/lamichevole-contro-pippen-e-jordan-che-porto-kevin-garnett-in-nba/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Trombini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2021 18:02:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[isiah thomas]]></category>
		<category><![CDATA[kevin garnett]]></category>
		<category><![CDATA[michael jordan]]></category>
		<category><![CDATA[scottie pippen]]></category>
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					<description><![CDATA[Isiah Thomas vide il 18enne tenere testa alla stella dei Chicago Bulls. E da quel giorno, tutto ebbe inizio per Kevin Garnett. {{translate_pretext}} Sabato 15 maggio 2021, Kevin Garnett è entrato a far parte della Naismith Memorail Basketball Hall of Fame. Nella sua autobiografia, “KG: A to Z: An Uncensored Encyclopedia of Life, Basketball, and [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Isiah Thomas vide il 18enne tenere testa alla stella dei Chicago Bulls. E da quel giorno, tutto ebbe inizio per Kevin Garnett.</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="506" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/08/309fb0_85d3e9aa862944eb9cd05e6241b532d9-mv2.jpg" alt="" class="wp-image-27170" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/08/309fb0_85d3e9aa862944eb9cd05e6241b532d9-mv2.jpg 900w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/08/309fb0_85d3e9aa862944eb9cd05e6241b532d9-mv2-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/08/309fb0_85d3e9aa862944eb9cd05e6241b532d9-mv2-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/08/309fb0_85d3e9aa862944eb9cd05e6241b532d9-mv2-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption>FOTO: NBA.com</figcaption></figure></div>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>Sabato 15 maggio 2021, <strong>Kevin Garnett </strong>è entrato a far parte della <strong>Naismith Memorail Basketball Hall of Fame.</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li>Nella sua autobiografia, “<em>KG: A to Z: An Uncensored Encyclopedia of Life, Basketball, and Everything in Beetween”</em>, Kevin ripercorre quel momento, nel 1995, in cui si convinse di poter essere il primo giocatore dopo 20 anni ad andare direttamente dall’High School all’NBA.</li></ul>



<p>Di seguito, l&#8217;estratto riportato da <strong>Andscape.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator aligncenter"/>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Quando ho visto i miei risultati ai test SAT e ACT per entrare al College, ero distrutto. Ce l’avevo messa tutta, ma non era comunque bastato per passare. Michigan non mi avrebbe preso. E nemmeno North Carolina.</p>



<p>Mi sono quindi affidato al mio coach dell’High School, William “Wolf” Nelson, per cambiare la mia attitudine. Wolf è sempre stato Mr. Positive. “<em>Continua a studiare,</em>” mi diceva. “<em>L’anno prossimo ci riproverai e ce la farai.</em>”</p>



<p>Ho sempre seguito i consigli di Mr. Wolf, ma non ero così sicuro che avrei passato il test. Ciò nonostante, ho ripreso in mano i libri. Ma ogni tanto si rifaceva sotto un po’ di pessimismo.</p>



<p>Il giorno stesso in cui uscirono i risultati, un mio amico mi fece un invito che solitamente non avrei rifiutato.</p>



<p>“<em>Andiamo a far due tiri,</em>” mi disse.</p>



<p>“<em>Non oggi, bro”</em>.</p>



<p>“<em>K, ti conosco. Non devi pensarci più all’esame, oggi. Ti conosco bene. Dopo i primi tiri a canestro ti sentirai già meglio.</em>”</p>



<p>A questo non sapevo come ribattere. Per cui sono uscito dal mio guscio e siamo andati a cercare una partitella. “<em>La vera figata,</em>” mi disse, &#8220;<em>è andare agli allenamenti dei Bulls, e magari sperare di poter osservare MJ.”</em></p>



<p><strong>Michael Jordan </strong>aveva lasciato il basket per andare a giocare a Baseball. Aveva lasciato per 21 mesi e tornò nel 1995 a giocare per i Bulls, un mese prima del McDonald’s All-American Game.</p>



<p>“<em>Sai dove si allenano?</em>” gli chiesi. Il mio amico mi sorrise. Sapeva sempre come e dove trovare chiunque. <em>“Sì. Andiamo all’Hilton dove hanno una palestra molto figa.”</em></p>



<p>Riuscimmo ad entrare da una porta laterale, Mike Jordan era proprio lì. C’era anche <strong>Scottie Pippen.</strong> Li guardammo giocare un paio di amichevoli. Io li osservavo attentamente, li studiavo: ero concentrato più che mai.</p>



<p>Dopo un’ora, un uomo della sicurezza cominciò a gridarmi contro. Sbracciava verso di me.</p>



<p><em>“Hey tu!”, </em>gridò.</p>



<p><em>“Io?”</em></p>



<p><em>“Sì, tu! Vieni qui.”</em></p>



<p><em>“Lanciami le scarpe”, d</em>issi al mio amico. Mi allacciai le stringhe e corsi in campo.</p>



<p>Pippen mi disse:<em> “sei troppo giovane per stare qui. Sei solo un ragazzino dell’High School”.</em></p>



<p><em>“Giochiamo”, </em>disse Jordan. Dopodiché puntò il dito verso di me e disse,<em> “tu marchi Pippen.”</em></p>



<p>Lì per lì pensai <em>“sto giocando contro il mio idolo, contro uno giocatore NBA che arriva da una delle sue stagioni migliori.”</em></p>



<p>Subito Pippen chiamò la palla e fece un&#8217;esitazione, prima di sparare da tre. Ed io a pensare <em>“ma è matto, come poteva segnare un tiro del genere?”</em></p>



<p>Quindi subentrarono i miei istinti naturali e cominciai a segnare, schiacciare e tirare. Poi ci fu uno scambio di parole tra me e Pippen, e la cosa mi infiammò ancora di più. <em>“Me la sto giocando con uno dei più forti”, p</em>ensai. E con l&#8217;avanzare della partita, trovai sempre più fiducia.</p>



<p>Non avevo intenzione di indietreggiare neanche di un passo. Nessuno si prende gioco di me. Ero competitivo quanto loro.</p>



<p>Contro Pippen stavo dando tutto, marcandolo stretto. Gli stavo veramente addosso. Giocavo come se ogni momento della mia vita mi avesse condotto fin lì per un motivo. Scottie sarà anche Scottie, ma in quel momento era solo un giocatore che dovevo battere.</p>



<p>Riguardando indietro a quel giorno, mi chiedo ancora come sia successo. Per caso, l&#8217;uomo della security pensava di conquistarsi il favore di MJ e Pippen dando loro in pasto giovane carne fresca? Oppure la guardia per gentilezza mi stava regalando la chance di vivere un sogno? In entrambi i casi, ho solo una cosa da dire a quell’uomo. Grazie, davvero.</p>



<h3 class="wp-block-heading">ISIAH</h3>



<p><em>“Dopo, sentii la voce del Signore dirmi: ‘Chi devo mandare? E chi andrà per noi?’ Ed io risposi ‘Sono qui, manda me!’”</em></p>



<p>Questa è una citazione del libro di Isaia, il profeta, nella Bibbia.</p>



<p>La cosa che mi lascia più meravigliato è che quello stesso giorno in cui giocai contro Jordan e Pippen, incontrai un altro Isaiah, che <em>profetizzò s</em>ulla mia vita. Un Isiah scritto in modo leggermente diverso.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/309fb0_d7bf7df665104aea85916fd3b82a3765-mv2.jpg" alt="" width="671" height="377"/><figcaption>FOTO: NBA.com</figcaption></figure></div>



<p>Durante una pausa della partitella, infatti, ecco che spuntò pure <strong>Isiah “Zeke” Thomas,</strong> che aveva assistito a tutta la sfida. Come se non fosse stato già assurdo giocare contro due dei miei eroi, ecco anche Zeke. Ero veramente incredulo.</p>



<p>Dovete comprendere questo: per me, Isiah era il vero presidente di Chicago. Era un politico della strada. Amato da tutti. Zeke conosceva la sua città, e la sua storia.</p>



<p>Non è mai fuggito da niente o scomparso nel nulla. Il ragazzo è cresciuto dall’asfalto. Veniva dal West Side di Manhattan, ma non c’era posto in tutta Chicago in cui non potesse giocare a basket. Conosceva i bassifondi. Era rispettato da tutti. Sopravvivere a Chicago non è come sopravvivere in qualsiasi altro posto. E quando ce la fai e riesci ad eccellere nel modo in cui l’ha fatto Zeke, non vai in giro per raccontarlo. Tieni quella consapevolezza per te. O, se la condividi, lo fai solo con i fratelli che vengono come te da Chicago.</p>



<p>Zeke è venuto prima di me e ovviamente conosceva storie che non avevo mai sentito. Storie di sobborghi di Chicago. Di come alcuni fratelli ce l’abbiano fatta ed altri no. Zeke aveva sempre qualche chicca, potevamo chiacchierare per ore.</p>



<p>Un altro fatto particolare: quando lo vidi quel giorno in palestra nel 1995, si era appena ritirato. Un anno prima si era rotto il tendine d’Achille, e quella fu la fine della sua carriera da giocatore. Aveva 34 anni. Io ne avevo 18.</p>



<p>Non gli ho mai chiesto perché fosse lì quel giorno. Né lui mi chiese lo stesso. Eravamo lì e basta. Una di quelle coincidenze cosmiche.</p>



<p>Si avvicinò a me e mi disse qualcosa. Non c’era un accenno di entusiasmo nella sua voce. Era solo una constatazione. <em>“Kevin”, </em>mi disse, <em>“hai appena affrontato Scottie Pippen. Scottie è il miglior giocatore della Lega. Ragazzo, potresti veramente giocare in NBA in questo momento.&#8221;</em></p>



<p>Quando quelle parole uscirono dalla sua bocca, il mondo smise di girare. Il tempo di scorrere. Ma forse avevo capito male. <em>“Cos’hai detto?”, </em>chiesi.</p>



<p><em>“Ragazzo”, </em>ripetè, questa volta con gli occhi più grandi e coinvolti: <em>“potresti giocare nella Lega anche ora.”</em></p>



<p>Forse, se fosse stato qualcun altro a dire quelle parole, non avrebbero avuto quel significato per me. Ma venendo pronunciate da Zeke, quelle parole presero la forma non solo di una profezia, ma anche di una benedizione.</p>



<p><em>“Beh, cosa ne pensi?”, </em>mi chiese. <em>“Sei pronto ad entrare nella Lega?”</em></p>



<p>Tutto nella mia testa, nel mio corpo e nel mio cuore diceva <em>“Sì”. E</em> dopo quei sì entusiasti&#8230; arrivarono i no.</p>



<p>No, non dovevo più fregarmene degli ACT e dei SAT. Quella roba mi stava facendo impazzire. Inoltre, non andare al College non avrebbe fermato la mia educazione. Sono una persona curiosa, sarò sempre pronto ad imparare, ad istruirmi. Il College non è l’unico posto dove si imparano le cose. Per una persona con la mentalità aperta, la conoscenza può arrivare da dovunque.</p>



<p>No. Non dovevo più seguire un modello di vent’anni fa.</p>



<p>No. Non ero più obbligato a conformarmi a un modo di pensare ormai vecchio, e che trovavo non avesse senso.</p>



<p>No. Non dovevo più aspettare. Potevo correre ora da Wolf e dirgli di annullare tutto riguardo il College. Wolf era inizialmente un po’ scettico. <em>“Sei sicuro?” </em>&#8211; mi chiese. <em>“E North Carolina? E Michigan? Che fine ha fatto il tuo sogno di giocare al College?”</em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/7db34f_ec06daf7d5a0464aaf40983a5bc3cdcd-mv2.jpg" alt=""/><figcaption>FOTO: Boston.com</figcaption></figure></div>



<p>Wolf aveva ragione. Quello era il mio sogno fin da quando facevo le partitelle nel vialetto di Billy a Mauldin, SC, quando fingevo di essere C-Webb e lui Laettner. <em>“I sogni cambiano”, </em>dissi a Wolf. <em>“Questo nuovo obbiettivo può diventare il mio nuovo sogno, adesso.”</em></p>



<p>Wolf era un chiacchierone, ma era anche riflessivo. Notavo come prestava attenzione ad ogni cosa che gli stavo dicendo. Quasi mi sembrava di sentire quello che pensava. E poi fece un sorriso, e quel sorriso diceva tutto. <em>“Bene”, </em>disse, <em>“forse non hai tutti i torti.”</em></p>



<p>Sorrisi anch’io. Wolf si sta abituando in fretta.</p>



<h3 class="wp-block-heading">ISOLAMENTO</h3>



<p>Mentre cercavo di decidere se saltare il <strong>College </strong>e candidarmi all&#8217;<strong>NBA Draft,</strong> sentì un forte senso di isolamento.</p>



<p>Il basket è pieno di termini che descrivono bene la condizione umana: “rimbalzo”, “assist”, “guardia”, “possesso”, “transizione”, “trappola”. Questi termini sono parte di ciò che rende il gioco una grande metafora della vita.</p>



<p>In termini cestistici, “isolamento” succede quando hai la palla in mano e il resto della squadra <em>si toglie di mezzo </em>per permetterti di attaccare il tuo uomo uno contro uno. È visto in termini eroici. Ricorda un po’ l’immaginario del cowboy americano. È come se fosse un duello con le pistole: due uomini che si affrontano in una strada polverosa, con gli arbusti che rotolano, e solo uno dei due che ne esce vivo.</p>



<p>Non mi è mai piaciuta molto quest’idea di isolamento. La vedevo più come un gesto egoista, che eroico. Io preferivo fare affidamento sui miei compagni di squadra. E così pure nella mia vita quotidiana: non mi piace stare isolato. Mi piace circondarmi di gente. Mi piace affidarmi a loro per un consiglio. Ma di chi potevo fidarmi, per quella che stava per diventare la più grossa decisione della mia vita?</p>



<p>Prima di parlare con qualcuno, ho fatto delle ricerche serie. Alla fine degli anni ’60, Spencer Haywood ha combattuto contro il divieto di entrare in NBA prima di entrare al College. Si arrivò fino in Corte Suprema, dove vinse Haywood.</p>



<p>Poi, nel 1974, Moses Malone saltò direttamente dal liceo alla American Basketball Association. Un anno dopo, nel 1975, Darryl “Chocolate Thunder” Dawkins e Bill Willoughby seguirono l’esempio, passando dal liceo diretti in NBA. E poi basta per due decenni. Nessuno ci riprovò più.</p>



<p>Ho fatto le mie ricerche. Ho letto tutto su Spencer, Darryl e Bill. Sono andato in biblioteca, ho lavorato alla macchina dei microfilm e ho studiato le vecchie storie dalle riviste. Ho letto lunghe interviste su di loro. Volevo cercare di capire davvero come questa loro decisione abbia inciso sulle loro carriere.</p>



<p>La cosa che però di più mi ha convinto, è stato incontrare di persona <strong>Bill Willoughby.</strong></p>



<p>Prima di rintracciare il suo numero di telefono, ho rivisto la sua storia. Willoughby non ha mai fatto registrare statistiche come Dawkins, e non aveva il talento (e la parlantina) di Chocolate Thunder. Ma Bill Willoughby non era una riserva, nonostante quanto dicessero alcune persone. La gente lo prendeva come esempio del perché non si dovrebbe tentare l’NBA arrivando diretti dall’<strong>High School.</strong> Dicevano che se fosse andato al College &#8211; e se avesse avuto più grinta &#8211; avrebbe avuto più successo.</p>



<p>Ma questa gente aveva una certa inclinazione razzista, per pensare che una persona di colore non potesse farlo. E se fosse stato un ragazzo bianco a saltare il College? E se fosse stato Larry Bird? Se avesse scavalcato Indiana State e si fosse fatto pagare? Non credo avrebbero detto la stessa cosa. Anzi, lo avrebbero lodato per aver preso una decisione controcorrente.</p>



<p>Vero, Bill Willoughby non ha mai avuto una media di più di 7 punti a partita, ma ha giocato 8 stagioni &#8211; e non rimani tutti quegli anni nella Lega, se non sei a un certo livello. I nerd del basket come me sanno che è uno dei pochi giocatori ad aver stoppato un gancio-cielo di Kareem. Bill era 203 cm, Kareem 218 cm.</p>



<p>Così, mi decisi a chiamare Bill Willoughby. Aveva 38 anni e viveva a Teaneck, New Jersey. All’epoca pensavo che a 38 anni si fosse già vecchi. Ora mi rendo conto di quando sia ancora giovane.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/309fb0_e05cd18b355a49cdbb2159d4e60410a1-mv2.jpg" alt=""/><figcaption>FOTO: NBA.com</figcaption></figure></div>



<p>Bill mi parlava come fossi suo figlio. Non avrebbe potuto essere più paziente e premuroso. Mi guardava le spalle. Non ha tentato di dissuadermi, ma voleva che sapessi che non sarebbe stato facile.</p>



<p><em>“Quando entri nella Lega,” </em>disse, <em>“tutto cambia. Quando la gente ti guarda negli occhi, vede il simbolo del dollaro. Nessuno va in giro a chiedere come ti senti o come stai andando. Si tratta solo di quanti punti riesci a segnare. E se riesci a far vendere più biglietti per la partita.&#8221;</em></p>



<p><em>&#8220;Per chi ha solo 18 anni, non è facile, Kevin. E&#8217; dura. Ci si sente soli. Non hai una moglie. Non avrai la tua famiglia. Non avrai grande minutaggio. Devi essere molto forte&#8221;.</em></p>



<p><em>&#8220;Io sono forte&#8221;, </em>gli ho detto. <em>&#8220;Allora fallo&#8221;, </em>rispose lui.</p>



<p>Mi fece notare anche che, oltre alle sfide emotive, c&#8217;erano quelle atletiche. Io non ero così forte o così veloce; avevo l&#8217;altezza di un centro, ma avrei giocato nella posizione di Scottie Pippen, da ala. Scottie è attaccante tenace, avrei dovuto diventarlo anch’io. Tirar fuori la mia anima da guardia, affrontare il canestro. Mi sarei trovato contro giocatori molto intelligenti, bravi a giocare con e senza palla, in uscita dai blocchi. Avrei dovuto affrontare tutto questo.</p>



<p>Il mio anno trascorso a Chicago mi aveva insegnato ad essere duro. Mi aveva fatto incontrare letteralmente centinaia di giocatori diversi, in strada. Ringrazio ancora per il mio anno a Chicago. Ma l&#8217;NBA era tutto un altro mondo.</p>



<p>Entrare in quel mondo e, come molti dicevano, entrarci <em>&#8220;prematuramente&#8221; </em>poteva essere il più grande rischio della mia vita.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La lista delle vittime di Michael Jordan</title>
		<link>https://aroundthegame.com/la-lista-delle-vittime-di-michael-jordan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Trombini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 May 2021 16:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false"></guid>

					<description><![CDATA[Ed è proprio questo, più di ogni altra cosa, che ha fatto appasionare il grande pubblico di Michael Jordan.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Dimenticatevi di tutte le &#8220;sottotrame&#8221; viste in <em>The Last Dance.</em></h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/309fb0_96c6b83910c2457084f21e1f9284ecda-mv2.jpg" alt="" width="757" height="426"/></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>Dio solo sa quanti motivi ci sono per appassionarsi a <strong>Michael Jordan,</strong> e per rimanere catturati dalle sue vicende, anche a tempo indefinito. Puoi non essere per niente interessato alla pallacanestro, eppure rimanere sedotto dalle storie attorno alla sua persona: la diatriba tra Jerry Krause e Phil Jackson, quella tra Krause e Scottie Pippen, tra Jordan e Isiah Thomas&#8230; E ancora: la mania di controllo di Jordan, il suo vizio per le scommesse, le sue idee politiche, il suo ritiro e, non per ultimo, il suo ritorno sul parquet.</p>



<p>Ma il filo conduttore di tutto questo rimane la pallacanestro più bella mai vista giocare &#8211; sì, sono uno di quelli che pensa Jordan sia insuperabile.</p>



<p>Dal 1990 fino a “<strong>The Last Dance”</strong>, ci siamo tutti ricordati anni dopo che la lista di vittime di Micheal è una storia incredibile, in uno dei periodi di pallacanestro più vivi, che ha regalato alla NBA una popolarità mondiale, prima inimmaginabile.</p>



<p>Jordan non è mai riuscito a battere Larry Bird, ha perso contro i suoi Celtics due volte ai Playoffs &#8211; senza vincere neanche una partita della serie &#8211; prima che Krause mise insieme una squadra in grado di lottare per il titolo. Michael non ha neanche mai giocato contro Hakeem Olajuwon, né contro gli Houston Rockets ai Playoffs. Lo stesso con David Robinson e i San Antonio Spurs, mentre Kevin Garnett, Kobe Bryant e Allen Iverson, draftati tra il ’95 ed il 96’, erano ancora agli inizi della loro carriera.</p>



<p>Quasi tutti gli altri giocatori dello stesso livello, invece, hanno avuto una chance di incontrarlo. Il compagno di squadra di Jordan a North Carolina, Sam Perkins, ha avuto ben tre occasioni di batterlo ai Playoffs con tre squadre diverse (Los Angeles Lakers, Seattle SuperSonics e Indiana Pacers): le ha però perse tutte e tre.</p>



<p>Solo contando le <strong>NBA Finals,</strong> Jordan ha sconfitto Magic Jonhson e James Worthy, Clyde Drexler e Danny Ainge, Charles Barkley, Tom Chambers, Kevin Johnson e di nuovo Ainge, Gary Payton e Shawn Kemp, John Stockton e Karl Malone, due volte. Riservava sempre, poi, un trattamento speciale ai lunghi di Georgetown: ha sconfitto Patrick Ewing quattro volte, e poi Alonzo Morning e Dikembe Mutombo. Se cerchiamo invece tra giovani talenti dell’epoca, troviamo nella lista Chris Webber e Jalen Rose.</p>



<p>Vogliamo ora concentrarci su gli <strong>Hall of Famer </strong>più prolifici? Jordan ha battuto 4-0 Dominique Wilkins nella serie del primo Round dei Playoffs del 1993; stesso risultato contro Shaquille O’Neal alle Finali della Eastern Conference nel ’96 (anche se O’Neal ebbe la meglio quando Jordan fece il suo primo ritorno in NBA, nel 1995, indossando il numero 45).</p>



<p>E ancora. I Cleveland Cavaliers avevano ragione di credere alle previsioni che li davano vincitori nel 1990. Peccato che Jordan non fosse d’accordo. Fece fuori Ron Harper, Brad Daugherty e Mark Price, due volte (Jordan fece ai Cavs quello che, anni dopo, LeBron James restituì ai <strong>Chicago Bulls)</strong>.</p>



<p>Continuando con la lista, Jordan ha poi battuto gli Indiana Pacers del ’98 con Reggie Miller, Mark Jackson, Chris Mullin e Bird come allenatore, in quella che forse è stata la serie &#8211; conclusa a Gara 7 &#8211; più difficile nel percorso dei Bulls ai suoi sei titoli con Jordan.</p>



<p>Volete invece ricordare ciò che ha combinato ai suoi compagni del Dream Team &#8211; Magic, Barkley, Ewing, Stockton, Malone, Drexler e Mullin? Gli unici che non riuscì (fece in tempo) a battere furono Bird, Robinson e Christian Laettner. E quei nomi devono essere ricordati allo stesso modo delle più grandi vittime, dal momento che tutti i componenti del Dream Team &#8211; inclusi Jordan, Barkley e Magic &#8211; sostengono che la partita più combattuta che abbiano mai giocato fu proprio quell’allenamento di Team USA, a Monte Carlo, tra i membri della più grande squadra di basket mai assemblata nella storia del gioco. Ah, sono ovviamente tutti nella Hall of Fame.</p>



<p>Certo, i titoli vinti da Chicago hanno iniziato ad arrivare solo dopo il quarto tentativo, quando i Bulls riuscirono finalmente a battere Isiah Thomas, Bill Laimbeer, Joe Dumars e Dennis Rodman. Ed è vero anche che Magic era alla sua 12esima stagione, per cui non proprio nel suo prime. Ma tutti gli altri sono stati annientati nel pieno della loro forma.</p>



<p>Johnson aveva vinto il suo terzo MVP una stagione prima. Barkley, invece, l’anno che perse contro i Bulls in finale nel 1993 aveva appena vinto il premio (<a href="https://aroundthegame.com/post/michael-jordan-charles-barkley-e-lmvp-1993/">meritatamente?</a>). Malone è stato MVP nel 1997, l’anno in cui i suoi Jazz persero contro i Bulls, sempre alle Finals.</p>



<p>Questo è il motivo per cui mi viene da contestare la recente uscita di <strong>Isiah Thomas,</strong> il quale sostiene che LeBron James e Kevin Durant, considerata l&#8217;evoluzione atletica nel gioco degli ultimi 40 anni, avrebbero dominato negli anni ’80 e ’90. Penso, semplicemente, che ci fossero troppi ottimi giocatori in quegli anni per fare un’affermazione del genere. E penso che se James e Durant fossero stati veramente destinati a dominare fino a questo punto, non avrebbero avuto il bisogno di lasciare la propria squadra iniziale, senza aver vinto ancora niente, per unirsi ad altre superstar in grado di aiutarli a vincere.</p>



<p>James e Durant sono talmente forti che probabilmente avrebbero vinto. Questo è fuori discussione. Ma &#8220;dominare&#8221; è ciò che Mike Tyson fece a Michael Spinks. I Lakers di Magic, i Celtics di Bird, i Pistons di Thomas e i Bulls di Jordan non sarebbero stati dominati da nessuna superstar, anche se queste avessero giocato assieme.</p>



<p>Uno dei momenti che più ha colpito di un episodio di <em>The Last Dance </em>è stato quello in cui Barkley, i cui Suns furono battuti in sei gare, realizza di aver pensato per la prima volta nella sua vita che ci fosse al mondo un giocatore di basket più forte di lui. Fu un po’ una rivelazione, simile a quella di Bird quando, pur avendo vinto la serie Playoffs contro Jordan, disse di MJ: “<em>God disguised as Michael Jordan&#8221;</em>. O la volta in cui Bryant disse che non avrebbe mai vinto 5 titoli con i Lakers se Jordan non gli avesse mostrato la via.</p>



<p>E non importa tanto quel che successe tra i dirigenti dei Bulls, o la rivoluzione culturale che vide Jordan far appassionare tutto il mondo anche di cose fino ad allora marginali come le sneakers: quel che, in fin dei conti, è ciò che rende Jordan lo sportivo più rilevante dai tempi di Muhammed Ali, è stata la sua abilità di vincere e dominare, di andare a giocare al Madison Square Garden e dominare i New York Knicks, di andare a Salt Lake City e vincere più volte contro i Jazz di Stockton e Malone, come in <a href="https://twitter.com/ChiSportsDay/status/1404423752113348609" target="_blank" rel="noopener">quella indimeticabile Gara 6 del ’98</a>.</p>



<p>È stato anche giocare 82 partite in 9 stagioni su 14 &#8211; altro che “load management”: perché nella mente di Jordan, un biglietto per andare a vedere giocare lui e i Bulls aveva lo stesso valore di un biglietto per l’Hamilton.</p>



<p>Ed è proprio questo, più di ogni altra cosa, il motivo per cui la gente è ancora così appassionata di Michael Jordan, così tanti anni dopo la sua &#8220;Last Dance&#8221;.</p>
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		<title>Quando Isiah Thomas segnò 16 punti in 94 secondi</title>
		<link>https://aroundthegame.com/isiah-thomas-16-punti-94-secondi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Trombini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2021 20:29:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[bernard king]]></category>
		<category><![CDATA[bill laimbeer]]></category>
		<category><![CDATA[detroit pistons]]></category>
		<category><![CDATA[isiah thomas]]></category>
		<category><![CDATA[new york knicks]]></category>
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					<description><![CDATA[Quella partita contro i Knicks che Isiah Thomas mandò all'overtime. Prima di crollare contro un infermabile Bernard King.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Quella partita contro i Knicks che Isiah Thomas mandò all&#8217;overtime. Prima di crollare contro un infermabile Bernard King.</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="756" height="425" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/04/309fb0_6bf8b4c3130245df8a8810363ee77278-mv2.png" alt="" class="wp-image-18010" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/04/309fb0_6bf8b4c3130245df8a8810363ee77278-mv2.png 756w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/04/309fb0_6bf8b4c3130245df8a8810363ee77278-mv2-300x169.png 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/04/309fb0_6bf8b4c3130245df8a8810363ee77278-mv2-150x84.png 150w" sizes="(max-width: 756px) 100vw, 756px" /><figcaption>FOTO: NBA.com</figcaption></figure></div>



<p><em>{{translate_pretext}}</em></p>



<p>Con 1 minuto e 56 secondi rimasti sul cronometro, 8 punti di margine e il peso sulle proprie spalle di vincere una serie Playoffs per la prima volta in 8 anni, la guardia dei <strong>Detroit Pistons,</strong><strong> Isiah Thomas,</strong> metteva in scena una sequenza offensiva sbalorditiva contro i New York Knicks.</p>



<p>La folla da record di 21.208 persone alla Joe Louis Arena poté osservare la guardia di 185 cm salire in cattedra e sfoderare una serie di possessi offensivi da manuale, segnando 16 dei suoi 35 punti nell’ultimo minuto e 34 secondi di partita, per raggiungere la parità a 114 punti.</p>



<p>Il suo tiro da tre con 23 secondi rimasti sul cronometro mandò in estasi i giocatori di Detroit. Thomas avrebbe potuto condurre i Pistons ad una vittoria ai supplementari, ma i suoi sforzi furono vanificati da <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.aroundthegame.com/post/king-of-new-york" target="_blank" rel="noopener">Bernard King</a></span>, che segnò 44 punti (nonostante l’influenza) e regalò a New York la vittoria all’overtime per 127 a 123, che decise in favore dei Knicks la serie Playoffs al meglio delle cinque partite, quella sera del 27 aprile 1984.</p>



<p>“<em>Dal mio punto di vista, era un peccato che qualcuno dovesse perdere”</em>, disse l’allenatore dei Knicks, <strong>Hubie Brown,</strong> al Philadelphia Daily News. “<em>Ce l’hanno messa tutta, e la prestazione di Thomas dell’ultimo quarto ha rischiato di farci crollare. Soprattutto quando ha iniziato a non sbagliare più niente da fuori&#8230;”</em></p>



<p>I tifosi Pistons hanno fatto un grande applauso alla squadra, nonostante alle semifinali della Eastern Conference contro i Boston Celtics ci siano andati i Knicks. <em>“Beh, io non sono soddisfatto,” </em>disse Thomas al Philadelphia Daily News. “<em>Certo, abbiamo il rispetto di molta gente nella Lega. Ma non si può mai essere soddisfatti quando si perde.”</em>.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Pistons Legends | Isiah Thomas scores 16 points in 94 seconds" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/c5xRHIcp8pA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>In quel finale di partita tutti i giocatori dei <strong>Knicks </strong>sapevano esattamente a chi sarebbe andata la palla, considerato che tutti i 16 punti finali dei Pistons li fece Isiah. Ma non importava. Thomas era un uomo in missione pronto a segnare in faccia a qualsiasi difensore che lo marcasse, e sembrava perfino che la guardia di Detroit potesse vincere da solo la partita dopo che New York perse una palla sanguinosa alla fine del tempo regolamentare.</p>



<p>Dopo un timeout, Darrell Walker fece violazione dei 5 secondi per rimettere la palla in gioco, regalandola ai Pistons. Detroit chiamò timeout e fece la rimessa su Earl Cureton, che consegnò la palla a Thomas. I secondi passavano mentre Thomas osservava l’orologio. Walker gli era addosso.</p>



<p>Quando mancavano 9 secondi, la guardia dei Pistons cominciò ad attaccare.</p>



<p>“<em>Isiah stava penetrando”</em>, raccontava Walker dopo la partita al New York Times. “<em>Io sono indietreggiato e lui continuava a venire contro di me. Così, quando poi ha tentato il tiro, io mi sono arrestato e ho dato uno schiaffo alla palla per portargliela via.”</em></p>



<p>Nell’overtime, i Knicks giocarono bene senza il loro quintetto base, con Rory Sparrow (4 punti e 10 assist) e Ray Williams (17 punti e 12 assist) fuori per cinque falli, e Walker e Trent Tucker in campo a dirigere la squadra.</p>



<p>Quella sera <strong>Bernard King </strong>dovette saltare 8 minuti del terzo quarto per problemi di falli, ma fu comunque in grado di mettere a referto la sua quarta partita Playoffs di fila con più di 40 punti. Fanno in tutto 213 punti nella serie, che era allora un record NBA per le serie da cinque partite (apparteneva prima a <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.aroundthegame.com/post/l-intramontabile-grandezza-di-elgin-baylor" target="_blank" rel="noopener">Elgin Baylor</a></span>, che nel 1961 ne fece registrare 197 contro i Pistons).</p>



<p>Bill Cartwright segnò 23 dei suoi 29 punti nel secondo tempo, mentre Marvin Webster contribuì con 10 punti e 3 stoppate. Il centro dei Pistons <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="https://www.aroundthegame.com/post/bastardi-senza-gloria-bill-laimbeer" target="_blank" rel="noopener">Bill Laimbeer</a></strong></span> contribuì solo con un canestro nei supplementari, quando raccolse un tiro sbagliato da Thomas e segnò un jumper.</p>



<p>Detroit si trovò avanti 116 a 114, prima che Tucker pareggiasse con un tiro dalla media dopo una palla rubata. Detroit quindi mancò i suoi 11 tiri successivi, mentre i Knicks macinavano 7 punti per il vantaggio di 123 – 116 a 1:29 dalla fine.</p>



<p>Thomas rispose segnando una tripla da quasi 8 metri con 1:19 ancora da giocare. Dopo fu il turno di King, che con un tiro dalla media in fadeaway concesse il +6 a New York. Di risposta Thomas attaccò la difesa dei Knicks per segnare un layup.</p>



<p>Un canestro di Cureton ridusse poi il vantaggio dei Knicks a soli 2 punti, ma Detroit non si avvicinò più di così, con Cartwright che segnava due liberi per chiudere definitivamente la partita. Solo quando Thomas commise il suo sesto fallo, però, i Knicks poterono tirare un sospiro di sollievo.</p>



<p>“<em>Non ricordo niente di quel che successe,</em>” disse Bernard King al Times. “<em>È stato tutto così intenso. Tutto quel che so è che abbiamo avuto in pugno la partita più volte, ma loro continuavano a farsi sotto. Non smisero veramente mai di provarci.</em>”</p>
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		<title>Come si potrebbe migliorare lo Slam Dunk Contest?</title>
		<link>https://aroundthegame.com/come-si-potrebbe-migliorare-lo-slam-dunk-contest/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilio Trombini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Dec 2020 00:38:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[all-star game]]></category>
		<category><![CDATA[dee brown]]></category>
		<category><![CDATA[dominique wilkins]]></category>
		<category><![CDATA[Donovan Mitchell]]></category>
		<category><![CDATA[nba]]></category>
		<category><![CDATA[slam dunk contest]]></category>
		<category><![CDATA[vince carter]]></category>
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					<description><![CDATA[Vince Carter, Dominique Wilkins, Dee Brown e Donovan Mitchell dicono la loro sui problemi dello Slam Dunk Contest.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Vince Carter, Dominique Wilkins, Dee Brown e Donovan Mitchell dicono la loro sui problemi dello Slam Dunk Contest.</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="900" height="507" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/02/309fb0_0ea19490f0c745788aa331b1174d7108-mv2-edited.jpg" alt="" class="wp-image-14291" style="width:703px;height:396px" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/02/309fb0_0ea19490f0c745788aa331b1174d7108-mv2-edited.jpg 900w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/02/309fb0_0ea19490f0c745788aa331b1174d7108-mv2-edited-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/02/309fb0_0ea19490f0c745788aa331b1174d7108-mv2-edited-150x85.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/02/309fb0_0ea19490f0c745788aa331b1174d7108-mv2-edited-768x433.jpg 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p><em>{{translate_pretext}}</em></p>



<p>La <strong>gara delle schiacciate </strong>del 1985 passò alla storia come una delle migliori nella storia della <strong>NBA,</strong> con Wilkins che sconfisse Michael Jordan, in tenuta da allenamento, per vincere la corona ad Indianapolis.</p>



<p>“<em>Volevamo sapere chi era il migliore”</em>, ha detto Wilkins a The Undefeated. “<em>Tutto qui. E volevamo scoprirlo per i tifosi: questa era la cosa più importante. Tutti erano venuti all’All-Star Weekend per scoprirlo. La gara delle schiacciate era l’evento principe del fine settimana”</em>.</p>



<p>Oggi, però, non è più così. L’ultimo All-Star a vincere il Dunk Contest è stato John Wall nel 2014. Tra tutti gli All-Star del 2019, solo Griffin, George e Lillard hanno partecipato a una gara delle schiacciate.</p>



<p>Nel 2019, al<strong> Dunk Contest </strong>hanno partecipato due rookie (Miles Bridges degli Charlotte Hornets e Hamidou Diallo degli Oklahoma City Thunder) e due giocatori del secondo anno (Dennis Smith Jr dei New York Knicks e John Collins degli Atlanta Hawks).</p>



<p>Vince Carter, otto volte All-Star e una carriera appena conclusa dopo l&#8217;ultima esperienza agli Hawks, nel 2000 ha messo in atto quella che è probabilmente la miglior performance di sempre ad una gara delle schiacciate.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Seguo l&#8217;evento un po’ a pezzi. E al di là di quel che ho visto sui social, qualche mio amico mi ha scritto ‘hai visto cos’è successo?’ Ricordo di aver guardato un po’ della sfida di LaVine contro Gordon nel 2016. Mi è successo di guardare in TV la schiacciata di Donovan Mitchell, nel 2018. È stato divertente. Ero con mia figlia e lei mi disse, ‘Papà, quel ragazzo indossa la tua maglia’. Non ho guardato tutta la gara, però. A volte è ancora dura, per me&#8230;”</em>(Vince Carter)</p>
</blockquote>



<p>Può il Dunk Contest tornare ad essere quell’evento pieno di stelle che era anni fa? The Undefeated ha chiesto un parere a un vincitore della gara per ogni decade &#8211; Wilkins, Dee Brown, Carter e il vincitore del 2018, Donovan Mitchell.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come cambieresti la gara delle schiacciate?</h2>



<p><strong>Vince Carter:</strong> <em>lo renderei simile a come era prima, come si farebbe nel basket da strada: schiacciate una dietro l’altra.</em></p>



<p><em>Per me tutte quelle trovate appariscenti sono un po’ sopravvalutate. Bisogna portare in scena il meglio che si ha. Senza forzare i concorrenti ad utilizzare attrezzature sceniche o compagni di squadra. Bisogna scendere in campo e schiacciare, punto. Che ritorni ad essere così. Ed è così che è nata la gara delle schiacciate, sia sui campi in parquet che per strada.</em></p>



<p><strong>Dominique Wilkins:</strong> <em>un tifoso non riesce a vedere il meglio del meglio, perché i migliori atleti solitamente non vogliono partecipare. E questo non lo si può cambiare. Per quanto riguarda il format, lo farei come si faceva anni fa. I concorrenti scendono in campo e mostrano la loro abilità. In modo semplice. Keep it simple. I giudici? Beh, dovrebbero essere in grado di schiacciare&#8230;</em></p>



<p><strong>Dee Brown:</strong> <em>io metterei più partecipanti. Quando partecipavo io eravamo in otto. Era più emozionante. Ora sono solo quattro. E solo il primo classificato deve vincere tutti i 100.000 dollari. Nessun premio per il secondo o il terzo. Così facendo scommetto che i giocatori sarebbero più invogliati a partecipare. Inserirei anche i giocatori di G-League. Fanno parte della NBA, d’altronde: perché non farli partecipare quindi? Siamo tutti sotto lo stesso tetto. E odio dirlo, ma per quanto riguarda i giudici, beh, dovrebbero essere in grado di schiacciare per poter giudicare. Devi avere una certa idea di cosa sia una bella schiacciata. So che vogliono sempre di più inserire giudici-celebrità, ma si sta parlando di una gara di schiacciate. Non posso giudicare bene una gara di canto, se non so cantare.</em></p>



<p><strong>Donovan Mitchell:</strong> <em>Mi piace abbastanza così com’è. Aggiungerei però altri giocatori. Forse invitare qualche giocatore della G-League. Questo sarebbe figo. DJ Stephens, ala di Memphis della G-League, è fuori dai radar, ma ha un’elevazione che non avevo mai visto.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché non partecipano più i giocatori élite?</h2>



<p><strong>Brown:</strong> <em>per prima cosa, per via dei soldi. I giocatori fanno troppi soldi. E grazie ai social media, non hanno più bisogno di promuoversi. Quando partecipavamo noi al Dunk Contest, dovevi esserci, era così. Ora un sacco di top player costruiscono il loro brand attraverso i social media. Non vogliono rischiare di rovinarsi la reputazione di grande schiacciatore perdendo la gara. Per me era una vera competizione, mentre ora ognuno ha il proprio brand che va oltre il Dunk Contest.</em></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://static.wixstatic.com/media/309fb0_c48fe1eb4c1c4e2e9e776fbcce42ce62~mv2.jpg/v1/fill/w_510,h_340,al_c,q_90/309fb0_c48fe1eb4c1c4e2e9e776fbcce42ce62~mv2.webp" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p><em>Michael Jordan ha partecipato, ma era parte del piano per costruire il suo brand. La gara ha aiutato anche me a costruire il mio brand. Anche per Dominique Wilkins e gli altri si trattava di costruire il proprio brand. Ora non è più così, forse perché non ci sono più grandi nomi a partecipare. Se ci fossero, sarebbe diverso.</em></p>



<p><strong>Wilkins:</strong> <em>i più grandi atleti non parteciperanno. Questo è il primo pensiero che viene in mente ogni anno. Ci sono tanti discorsi dietro da fare&#8230; Ma tutti hanno comunque paura di fallire.</em></p>



<p><strong>Mitchell:</strong> <em>è tanto dover partecipare sia alla gara di schiacciate che giocare all’All-Star Sunday. Ti devi concentrare e allenare per la gara delle schiacciate. Impegna tanto sia il corpo che la mente. E la finalità dell’All-Star Break è quella di rilassarsi. La gente non lo capisce. Nel 2018 non ero un All-Star, ma ero comunque stremato alla fine. E&#8217; faticoso fare sia la gara che la partita.</em></p>



<p><em>Io non avevo partecipato al Dunk Contest l’anno prima per via del fisico. Volevo riposare. Volevo preparami per il Rising Stars Game del venerdì, non volevo fare entrambe le cose. Ricordo come mi ero sentito nel 2019. È stato come aver giocato un back to back dopo aver fatto 8 giorni senza giocare. E io volevo essere al massimo della forma per i miei compagni.</em></p>



<p><strong>Carter:</strong> <em>Non credo ci sia un rimedio. È così che va. Non so risponderti a questa domanda, non so davvero. Per me la gara era qualcosa a cui aspiravo. Ma nella mia testa non sapevo che sarei diventato una stella quella sera. Prima di quel giorno non ero un top player, ma solo una scelta alta al Draft. Dopo quella notte la mia vita è cambiata. Ero anche all’All-Star Game, questo ha aiutato. La gara delle schiacciate era comunque un mio sogno, ma una sola volta per me è stata sufficiente. Non volevo essere ricordato come un giocatore da Dunk Contest.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">Che impatto hanno i social media sulla gara di schiacciate?</h2>



<p><strong>Brown:</strong> <em>I social media hanno cambiato tutto. La persona che compariva di più sui social media pochi anni fa era Zion Williamson. E non ha ancora partecipato alla gara delle schiacciate, non aveva neppure giocato una singola partita NBA. Ora ci sono giocatori del College che mostrano sui social le proprie schiacciate. Giocatori anche Oltreoceano, i Team Flight Brothers, ragazzi dell’High School. Si può vedere davvero di tutto in diretta. E quando arriva la gara delle schiacciate, la gente dice “ho visto schiacciate migliori sui social, su Instagram, su questa o quella pagina”. I social media hanno sminuito un po’ il Dunk Contest, perché si ha l’idea che i partecipanti non siano veramente i migliori schiacciatori in circolazione.</em></p>



<p><em>Puoi andare comodamente sui social e cercare quel tizio che sa schiacciare in 720° o quello che salta sopra le macchine e fa una schiacciata passando la palla sotto le gambe. Nessuno si impressiona più se un partecipante lo fa durante la gara. I social media hanno rovinato le schiacciate.</em></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://static.wixstatic.com/media/309fb0_6f65b64c481d4ad598b3843b85ac0d2f~mv2.jpg/v1/fill/w_511,h_340,al_c,q_90/309fb0_6f65b64c481d4ad598b3843b85ac0d2f~mv2.webp" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p><strong>Carter:</strong> <em>la pressione che generano i social media ha molto a che fare con questo. Alcuni non saranno d&#8217;accordo, ma a me sembra proprio sia così. Quando ho partecipato io non era stato stressante. Quello che le persone pensavano e dicevano in tutto il mondo non era una preoccupazione. Ora è tutto in diretta. E la pressione si fa sentire. Non importa chi tu sia, è la realtà. </em></p>



<p><strong>Wilkins:</strong> <em>i social sono così invadenti, ormai. Si fanno sempre discorsi su chi si pensa possa vincere. Non ha molto senso. E a volte i giocatori possono esserne scoraggiati.</em></p>



<p><strong>Mitchell:</strong><em> l’impatto è enorme. Alcuni dei partecipanti alla gara mostrano qualcosa sui social. E ciò rovina un po’ il gioco. Se si cominciasse a far partecipare gente che non si conosce e non si è vista schiacciare molte volte, sarebbe grandioso. Come è stato un po’ per Hamidou Diallo. La gente non lo conosceva. Anche Terrence Ferguson avrebbe dovuto partecipare, così come John Collins. Questi sono solo alcuni dei giocatori che la gente ignora abbiano tanta elevazione.</em></p>



<p><em>Io ho utilizzato alcune cose per far impressione sui social media, come i due tabelloni nel Dunk Contest del 2018. Si può anche utilizzare un muro di una High School al posto dei due tabelloni. Crea un’illusione per cui la gente impazzisce. Bisogna giocare un po’ con la fantasia, altrimenti rischi che la gente non rimanga impressionata. Devi aggiungere quel non so che. Sfruttare i social media aiuta.</em></p>



<p><em>Aver vinto la gara delle schiacciate mi ha cambiato la vita più di quanto pensassi. Eravamo in striscia di 13 vittorie di fila e io stavo giocando molto bene. Ma vincere il Dunk Contest ti mette in un’altra categoria. Sei lì in mezzo ai grandi. Fin da piccolo amavo la gara delle schiacciate. La mia vita è cambiata veramente.</em></p>
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