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Se, in futuro, qualcuno si trovasse a porsi domande riguardo il momento della vera consacrazione di Trae Young come uno dei migliori interpreti nel proprio ruolo, probabilmente il 2021 si presenterebbe come la risposta corretta, per quanto possa sembrare prematuro, visto e considerato che stiamo parlando di un appena 23enne.

Risulta davvero complicato, però, immaginare qualcosa di così impattante in una giovane carriera come la serie di eventi che ha avuto come protagonista la stella degli Atlanta Hawks negli ultimi mesi: la Playoffs run da capogiro che lo ha visto emergere come trascinatore dei propri compagni fino alle Eastern Conference Finals, la firma della max-extension e, adesso, il lancio della sua prima signature shoe.

Da underdog a Max-player

La maniera in cui Atlanta e Young si sono presentati al primo giorno dei passati Playoffs non portava certo enormi aspettative. Il nucleo giovane e il produttivo cambio di allenatore a stagione in corso (27-11 con coach Nate McMillan in panchina) si presentavano come premesse di un futuro contesto vincente, ma ancora troppo instabili per poterne immaginare un ruolo di rilievo in post-season.

Lo stesso Young, in tutto questo, aveva mantenuto un andamento altalenante nel corso della Regular Season, giocando un insolito numero di partite – esattamente 21, il 33% delle sue 63 totali – tentando un numero non superiore a 15 FGA, evento verificatosi solo 8 volte nel 2019/20.

L’instabilità della sua stagione e di quella di Atlanta, unita ai soliti dubbi difensivi dovuti all’esile corporatura (81 kg X 185 cm), avevano fatto perdere credito al giocatore agli occhi dei media, al punto da farlo regredire al 16esimo posto (8 posizioni più in basso rispetto al 2020) nel Ranking di ESPN riguardo i migliori 25 giocatori under-25, uscito ad aprile 2021, dopo che il giocatore era stato snobbato dall’All-Star Game casalingo.

Inutile dire che, di lì a poco, Trae abbia totalmente sfatato ogni tipo di speculazione sul suo conto, guidando i suoi a superare i Knicks in 5 gare e ad eliminare in Gara 7 una contender come i 76ers, mantenendo 29 punti e 10.9 assist di media nelle Eastern Conference Semifinals.

Al turno successivo, nonostante l’uscita con i Bucks, futuri vincitori del titolo, e i problemi alla caviglia che lo hanno tenuto fuori per due partite, Trae ha avuto comunque delle grandi partite.

Ha chiuso a 28.8 punti e 9.5 assist di media i Playoffs, diventando il più giovane di sempre dopo Luka Doncic a mantenere cifre del genere (28+ punti, 9+ assist) nel corso di una post-season, l’unico nella storia accanto a LeBron James a riuscirci arrivando almeno alle Conference Finals.

Come si può notare, il rendimento a corrente alternata nel corso della Regular Season riguardo la produzione punti era dovuto all’ulteriore sviluppo dell’altro punto di forza del giocatore: il passing. Trae ha chiuso la stagione al secondo posto per assist di media a partita (9.4) e al quarto posto per assist totali, la maggior parte dei quali sfornati in situazioni di pick&roll, la vera arma di manipolazione del gioco presente nel suo repertorio. In queste situazioni, infatti, le cifre sono da top della Lega:

Trae YoungDamian LillardLuka Doncic
14.1 possessi/gara (56.2% frequency)12.0 possessi/gara (46.3% frequency)13.2 possessi/gara (47.7% frequency)
0.98 punti/possesso1.07 punti/possesso1.01 punti/possesso
44.4% score frequency45.1% score frequency45.6% score frequency
43.5% effective field goal%44.3% effective field goal% 49.1% effective field goal%
Fonte: NBA.com

Tutto questo ricordando che, nonostante il comportamento a tratti altalenante, Young sia anche uno scorer di altissimo livello, in grado, fra le altre cose, di guadagnarsi la lunetta meglio di chiunque altro, chiudendo la stagione da leader per tiri liberi segnati e terzo per liberi tentati – ma primo fra i pari ruolo, con 62 lunghezze di vantaggio su Damian Lillard.

Non a caso, si è anche dimostrato uno dei giocatori più prolifici di sempre rispetto all’età, entrando in più di un club elitario e affermandosi già come leader negli ultimi 25 anni per tiri segnati da distanze siderali, in particolare tra i 34 e i 36 piedi dal ferro (tra 10.3 e 10.9 metri). Dato fondamentale, considerando quanto il fisico non lo possa sempre aiutare a raggiungere facilmente il ferro e quanto sia importante per un profilo come il suo attirare i raddoppi o i marcatori lontano dall’area.

Young si è assicurato una Designated Rookie Maximum extension da $172,55 milioni in 5 anni a partire dalla stagione 2022/23, con la possibilità di salire a $207 milioni in caso diventi parte dell’All-NBA Team nella stagione in corso.

L’importanza di questo contratto non risiede tanto nelle cifre, ma nell’investitura che ha rappresentato:

Questo è un grande giorno per la franchigia e per la città di Atlanta. Trae è un giocatore speciale e una persona che, dal primo giorno, ha abbracciato il ruolo da leader sul campo e nella nostra comunità. Siamo felicissimi che sia lui la pietra miliare del nostro progetto a lungo termine, in linea con il nostro obiettivo di portare un trofeo ad Atlanta.

Travis Schlenk (President of Basketball Operations, General Manager – Atlanta Hawks)

La scelta di affidare a Trae la prima Rookie max extension nella storia degli Hawks è un punto di partenza e, allo stesso tempo, un traguardo che nemmeno una figura stimata come Al Horford, unico rookie di Atlanta assieme a Young a partecipare all’All-Star Game prima dell’estensione, fu in grado di raggiungere.

Sono grato agli Hawks, alla Ressler Family, ai mie compagni e all’intera comunità di Atlanta per avermi accolto fin dall’inizio. Sono onorato ed emozionato di poter continuare a costruire qualcosa con questa grande organizzazione.

Trae Young

Visto il carico di responsabilità gravitanti attorno alla sua figura, lo step successivo per lui e Atlanta sarà portare tutto questo entusiasmo anche fuori città, e Young ha deciso di farlo in due modi.

Il primo è con le prestazioni sul parquet, dove sembra che Young abbia lasciato qualcosa in sospeso. Trae è sembrato carico fin da subito, quest’anno: “Sappiamo di non ricevere il rispetto che ci meritiamo. Eravamo alle Eastern Conference Finals per un motivo ben preciso. Sta a noi andare là fuori e provarlo.”

Il secondo modo, invece, è con il lancio della sua prima signature shoe: la adidas Trae Young 1. Un’investitura, dopo quella degli Hawks, anche da parte del brand delle tre strisce, che ci siamo fatti raccontare da Luca Quattrone (Double Clutch).

La nuova Trae Young 1

Presentando questo modello, adidas ha parlato di “Trae’s unmatched look and style of play”. È un giocatore che ti diverte guardare?

Sicuramente. Personalmente non amo Trae Young, non l’ho amato fin da subito. Credo sia uno di quei giocatori che o ti piacciono, o non ti piacciono. Tecnicamente, però, è incredibile e vale sempre la pena guardarlo giocare. Ti diverte, ti fa incazzare, ti emoziona. Ha un tiro, un range e un ball-handling pazzeschi.

A 23 anni, compiuti il mese scorso, Trae ha già lanciato la sua prima signature shoe. È il giocatore giusto per adidas, con cui ha recentemente firmato un contratto pluriennale?

A mio parere è assolutamente il giocatore giusto per adidas. Anche per quello che ho detto prima, per il fatto che è un giocatore “disruptive”, in tutto e per tutto. È in grado di trasmettere emozioni, ha quella personalità forte che piace a un brand, ed è diverso – tecnicamente e umanamente – da altri profili del team adidas come Harden e Dame. Sono sicuro che la partnership tra Young e le tre strisce sia solo all’inizio.

Passiamo alla scarpa, la Trae Young 1. Qual è stata la tua impressione, la prima volta che l’hai vista?

Quando l’ho vista per la prima volta era completamente laceless, e devo essere sincero: questa cosa mi preoccupava un po’. L’esperienza Next Level – scarpa senza lacci di adidas – è stata valida, ma ha incontrato tante criticità. Al giocatore medio generalmente piace riuscire a customizzare il fit in base alle proprie preferenze, e come allacciare la scarpa è fondamentale in questo.

La scelta, alla fine, è ricaduta su un modello con pochi lacci.

Esatto. Ha soltanto due le asole, ma il fit è davvero valido, la puoi allacciare bene al livello del collo del piede. La calzata è confortevole e sicura.

Raccontaci di più. Dopo averla provata, cosa ne pensi?

La prima impressione è molto buona. Non è una di quelle scarpe che “ti dimentichi di avere al piede”, è una scarpa che si fa sentire, in positivo. È davvero comoda e avvolgente, è morbida, ben imbottita. Sul campo ho potuto provarla in occasione dello shooting, e posso dire che sostegno e supporto sono ottimi. Non l’ho potuta tenere a lungo al piede e testarne la trazione, ma anche in questo non sembra affatto male.

Viene naturale pensare che sia stata ideata per chi ha struttura fisica e caratteristiche (per quanto possibile) simili a Trae Young. È così?

Sicuramente, essendo la sua signature shoe, è pensata principalmente per quel tipo di giocatore. Però io sono convinto, e questo l’ho sempre detto, che non c’è necessariamente un collegamento tra calzatura e tipologia di giocatore. Sono determinanti, piuttosto, le sensazioni che cerca il singolo giocatore. Ci sono tanti “piccoli”, ad esempio, a cui non piacciono le scarpe “da piccoli”, perché si trovano meglio con modelli che garantiscono più sostegno.

Cosa esalta, dunque, la Trae Young 1?

Senza dubbio il dinamismo e il footwork del giocatore, grazie al mix tra le mescole migliori del marchio delle tre strisce: Boost e Lightstrike. Un mix che si era già visto nella Harden Vol. 5, ma nella Trae Young 1 è stato posizionato diversamente: Boost nella parte posteriore, dove la protezione è ai massimi livelli, e Lightstrike in quella anteriore, che garantisce sensazioni eccellenti di presa sul terreno.

Se questa scarpa fosse una giocata, sarebbe…?

Una tripla dal logo di Trae Young, cos’altro?

E se dovessi scegliere un momento del 2021 di Trae Young?

Decidi tu, ma sicuramente al Madison Square Garden.