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	<title>Andrea Borgonovo | Around the Game</title>
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	<description>Dove il basket sopravvive agli highlight</description>
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		<title>Le NBA Finals, raccontate da Aaron Gordon</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/aaron-gordon-vuole-essere-chiaro-non-sono-qui-per-i-riconoscimenti-sono-qui-per-vincere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Borgonovo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2023 17:07:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[aaron gordon]]></category>
		<category><![CDATA[denver nuggets]]></category>
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					<description><![CDATA[La chiacchierata di Marc J. Spears (Andscape) con il giocatore dei Denvrer Nuggets.]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading">La chiacchierata di Marc J. Spears (Andscape) con il giocatore dei Denvrer Nuggets.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="612" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/06/aaren-gordon-1024x612.jpg" alt="" class="wp-image-45056" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/06/aaren-gordon-1024x612.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/06/aaren-gordon-300x179.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/06/aaren-gordon-150x90.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/06/aaren-gordon-768x459.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/06/aaren-gordon-1080x645.jpg 1080w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/06/aaren-gordon-627x376.jpg 627w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/06/aaren-gordon-440x264.jpg 440w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/06/aaren-gordon.jpg 1431w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>Mentre <strong>Aaron Gordon</strong> si trovava alla Ball Arena ascoltando le note di &#8220;The Star-Spangled Banner&#8221;, gli è parso quasi come se il tempo si fosse fermato: il pubblico in estasi e le luci lampeggianti, un’atmosfera unica che il giocatore dei <strong>Denver Nuggets</strong> stava vivendo per la prima volta nella sua carriera, nonostante abbia alle spalle 596 partite di Segular Season e 35 di post-season. Ma senza dubbio Gara 1 delle <strong>NBA Finals</strong> è un&#8217;altra storia.</p>



<p>Gordon, al termine della partita vinta dai suoi Nuggets contro i <strong>Miami Heat</strong> per 104–93 (prima della <a href="https://www.instagram.com/p/CtF7cq6KmYG/?hl=it" target="_blank" rel="noopener">sconfitta in Gara 2</a> che ha riportato la serie in parità), ha dichiarato ad Andscape ciò che aveva pensato prima dell’inizio della partita:<em> &#8220;Wow, queste sono davvero le NBA Finals&#8221;, </em>si ripeteva durante l’inno:<em> “è pazzesco, siamo davvero qui!”</em>.</p>



<p>Una volta iniziata la prima partita delle Finals nella storia dei Nuggets, però, la pressione non sembrava aver preso il sopravvento su di lui. Anzi, nessun altro giocatore in Gara 1 ha iniziato meglio di Gordon: 12 punti con un ottimo 6/8 dal campo e 4 rimbalzi in 12 minuti, con sei schiacciate che hanno messo in partita tutto il pubblico. I suoi 12 punti realizzati nel primo quarto, inoltre, sono stati il massimo personale in ogni quarto di questa post-season e soprattutto hanno garantito ai Nuggets un vantaggio sul 29-20 che non è stato più abbandonato durante tutto l&#8217;arco della partita.</p>



<p>Nei Nuggets solitamente a brillare sono le due superstar, il due volte MVP <strong>Nikola Jokic</strong> e un <strong>Jamal Murray</strong> tornato ad alti livelli nei Playoffs. Ma proprio il Joker ha sottolineato l&#8217;importanza di Gordon, <em>&#8220;il nostro miglior difensore&#8221;.</em></p>



<p>Gordon in questi Playoffs in effetti ha dovuto affrontare una sfida impegnativa dopo l&#8217;altra in difesa, marcando sistematicamente il giocatore più temibile delle squadre avversarie. Al primo contro i Timberwolves ha dovuto difendere su Towns, successivamente contro i Suns si è occupato di Durant, e infine nelle finali di Conference di LeBron. Ora, di fronte si trova <strong>Jimmy Butler</strong>.</p>



<p>Butler è stato il più grande punto di forza degli Heat in questa run, nonché il terminale offensivo più prolifico, con una media di 37,6 punti nel primo turno contro i Bucks, segnando almeno 24 punti in quattro delle cinque partite del secondo turno contro i Knicks e infine ottenendo l&#8217;MVP delle finali della Eastern Conference contro i Celtics. Ora, però, &#8220;Himmy&#8221; sembra aver perso quella brillantezza fisica che aveva qualche settimana fa, e Gordon non è certo un cliente facile.</p>



<p>E così, in Gara 1 sono arrivati soli 13 punti con 6/14 dal campo e 7  assist in 38 minuti; e secondo i dati di tracking, Butler ha tentato solo due tiri dal campo nelle 34 azioni nelle quali è stato marcato da AG. Mentre nel secondo atto della serie, vinto da Miami, Jimmy ha scollinato quota 20 punti e aggiunto 9 assist, ma ha tirato ancora con meno del 40% dal campo.</p>



<p><em>&#8220;Devi stare sempre attentissimo&#8221;, </em>ha spiegato Gordon. <em>&#8220;Devi essere sempre consapevole di Jimmy, perché è pericoloso su tutto il campo e fa pagare caro ogni errore&#8230; Personalmente, non sono sicuro di sapere perché mi vengano assegnati tutti i compiti difensivi più importanti. Credo sia la versatilità, o forse la voglia. In ogni caso, lavoro solo per aiutare la squadra a vincere. È davvero tutto qui.&#8221;</em></p>



<p>Il capo allenatore dei Nuggets, <strong>Michael Malone</strong>, ha detto che se Jokic è visto come &#8220;l&#8217;incarnazione della cultura dei Nuggets&#8221;, lo stesso si può dire di Gordon. L&#8217;ex Magic ha accettato un ruolo defilato, dietro Jokic e Murray, fin subito, quando è passato da Orlando a Denver nel marzo 2021. E coach Malone racconta come Gordon sia contento ed orgoglioso nello svolgere quello che viene definito come il &#8220;lavoro sporco&#8221; in difesa.</p>



<p>Aaron è un ottimo esempio di persona genuinamente altruista, come ha detto Malone a più riprese e anche dopo Gara 1. <em>&#8220;Ha capito che con il ritorno di Jamal e Michael quest&#8217;anno in salute, il suo ruolo sarebbe cambiato. Non si è mai opposto, anzi, l&#8217;ha accettato fin dal primo giorno della stagione ed è andato là fuori, che si tratti di marcare Karl-Anthony Towns, Kevin Durant, LeBron James</em> <em>o Jimmy Butler. Fa un sacco di lavoro sporco per noi, e molte volte non riceve il credito che merita.&#8221;</em></p>



<p>A questo vanno poi aggiunte le parole di Jokic: <em>&#8220;Giocare in difesa per tutta la partita sul miglior giocatore degli avversari, credo sia davvero difficile fisicamente.&#8221;</em></p>



<p>Gordon, 27 anni, ha probabilmente raggiunto ora l’apice della sua maturazione. Dopo l’eliminazione subita l’anno scorso da parte dei Golden State Warriors, con una media di 13,8 punti con il 42.6% dal campo e 7.2 rimbalzi.</p>



<p>Durante l&#8217;offseason, il nativo di San Jose, in California, ha soggiornato principalmente a Denver per allenarsi a un&#8217;altitudine di 5280 piedi, anche tre volte al giorno.</p>



<p>Drew Gordon, fratello di Aaron ed ex giocatore NBA, e Elise, sorella ed ex stella della pallacanestro dell&#8217;Università di Harvard, hanno notato una differenza di concentrazione nel fratello durante la scorsa offseason. Drew Gordon ha detto che suo fratello si allenava con persone che avevano &#8220;un&#8217;etica del lavoro diversa&#8221;, e una fonte NBA ha detto che la scorsa estate si è allenato a lungo con Murray, Michael Porter Jr. e persino con la stella dei Clippers, Kawhi Leonard. Elise Gordon ha attribuito al fratello minore il merito di essersi concentrato sulla volontà di raggiungere i propri sogni per sé stesso, per la sua famiglia e per i Nuggets, e ha detto che la scorsa offseason era un “topo da palestra”.</p>



<p>&#8220;I Nuggets sono progrediti ogni anno come squadra&#8221;, ha detto Drew Gordon ad Andscape. &#8220;E Aaron ha solo preso del tempo per riflettere su sé stesso, scavare in profondità e cambiare il modo di affrontare le partite e gli allenamenti. E questo ha dato i suoi frutti. Se ne vedono i benefici&#8221;.</p>



<p>Elise Gordon ha dichiarato ad Andscape:<em> &#8220;Era assolutamente concentrato. In questa stagione è stato più concentrato che mai. Ha rifiutato di uscire dopo le partite. È concentrato. Vuole prendersi cura del suo corpo mentalmente e fisicamente. Molti ragazzi della sua età non lo fanno. Sta facendo un passo indietro per guardare al quadro generale. Nelle ultime due stagioni, il passaggio a Denver ha rappresentato un cambio di cultura. Ha dei compagni di squadra, un front office e un&#8217;organizzazione che lo motivano a voler fare meglio e ad essere migliore. E ha visto cosa sono riusciti a fare anche prima di arrivare qui. Questa è una motivazione per lui&#8221;.</em></p>



<p>Giocare la prima partita delle Finali NBA dei Nuggets da quando la franchigia è entrata nella lega nel 1976 è stato piuttosto emozionante per Gordon. Ma sarà ancora più emozionante, se dovesse succedere, vincere il primo storico titolo. Sebbene Jokic sia il protagonista assoluto dei Nuggets e Murray il secondo violino, Gordon ha dichiarato ad Andscape che <em>&#8220;tutti vengono amati quando si vince&#8221;.</em></p>



<p>E, Gordon e i Nuggets, sono a tre vittorie dal più grande &#8220;amore&#8221; per la pallacanestro: la vittoria di un anello.</p>



<p><em>&#8220;Non sono qui per il merito. Sono qui per le vittorie&#8221;, </em>ha detto Gordon nella conferenza stampa post-partita.<em> <em>&#8220;</em>Giocare con ragazzi come quelli che sono in questa squadra è una benedizione. È una bellissima opportunità stare in mezzo a tanto talento, con così tante responsbilità e così tanta passione per il gioco. È quello che ho sempre amato: giocare nel modo giusto a pallacanestro, e qui lo facciamo. Non mi interessa se segno 50 o 0 punti, basta che contribuisca all&#8217;impatto del gioco e che si vinca&#8221;.</em></p>



<div style="height:60px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<item>
		<title>&#8220;Pistol&#8221; Pete Maravich sfida e batte George Gervin a H-O-R-S-E</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/pistol-pete-maravich-sfida-george-gervin-a-h-o-r-s-e/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Borgonovo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2023 16:17:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[all star weekend]]></category>
		<category><![CDATA[all-star game]]></category>
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		<category><![CDATA[nba]]></category>
		<category><![CDATA[Pistol Pete Maravich]]></category>
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					<description><![CDATA["Pistol" Pete Maravich e la sfida con George Gervin ad H-O-R-S-E.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1367" height="769" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/pistol-edited.jpg" alt="" class="wp-image-41062" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/pistol-edited.jpg 1367w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/pistol-edited-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/pistol-edited-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/pistol-edited-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/pistol-edited-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/04/pistol-edited-1080x608.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1367px) 100vw, 1367px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>Da sempre, uno dei punti forti dell’<strong>NBA</strong>, è stata la spettacolarizzazione di ogni momento, che si trattasse di una sfida di Playoffs, una gara di campionato o, soprattutto, momenti che non avessero niente (o quasi) a che fare con le partite.</p>



<p>In questo senso un esempio che può esser fatto è la cosiddetta sfida ad <strong>H-O-R-S-E</strong>, introdotta nel corso della stagione <strong>1977-78</strong>.</p>



<p>I partecipanti sono in totale 32 giocatori, tra cui i nostri due protagonisti: <strong>Pete Maravich </strong>e <strong>George Gervin</strong>.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Pistol Pete Maravich vs George Gervin - HORSE" width="1080" height="810" src="https://www.youtube.com/embed/dCk7SjkSE4c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div style="height:35px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Il video mostra proprio la sfida tra le due stelle, nella quale ha avuto la meglio Pete Maravich. Nel corso di essa, se George Gervin si è attenuto ad un “copione” più basilare, Pistol Pete invece ha preferito tentare tiri non certo “ordinari” e per questo, di conseguenza, molto più complessi e difficili da replicare.</p>



<p>Un’altra sfida che il nativo di Aliquippa ha dovuto affrontare è stata quella con <strong>Bob McAdoo</strong>, stella dei New York Knicks.</p>



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</div></figure>



<p>Anche in questo caso ad avere la meglio è stato Pistol Pete, ma negli occhi degli spettatori presenti e gli addetti ai lavori è stata senza dubbio la sfida precedente ad entrare nella storia, tanto che Gervin venne intervistato su questo ancora nel 2018.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8220;<em>Non avrebbe dovuto battermi. È stato bello giocare contro Pete ed essere in finale con la stessa competitività. Pete è un artista del trick shot, ed è con questo che mi ha battuto, con uno dei suoi vecchi trick shot, e io non posso che riconoscere il merito di Pete</em>&#8220;.</p>
</blockquote>



<p>Gervin ha poi aggiunto:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8220;<em>Era uno dei ragazzi che ho sempre rispettato; lo rispettavo per il suo gioco e per quello che sapeva fare con la palla da basket. Pochissime persone sono in grado di fare quello che fa Pete, non mi dispiace perdere contro di lui</em>&#8220;.</p>
</blockquote>



<p>Anche se la sfida è datata ormai più di quattro decenni fa, il lato competitivo di Gervin lo porta a rammaricarsi per quella sconfitta, anche e soprattutto per via del fatto che, sebbene Pete Maravich abbia superato avversari del calibro di Gervin e McAdoo, non partecipò alla finalissima a causa di un infortunio. Così, Pete fu sostituito da Rick Barry, che alla fine perse contro Paul Westphal. Westphal divenne il vincitore dell&#8217;edizione inaugurale del gioco, battendo un totale di 32 partecipanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;NBA ha cercato di reintrodurre H-O-R-S-E nel corso degli anni</h2>



<p>L’NBA ha cercato di reintrodurre la sfida a H-O-R-S-E, dato che i fan dell&#8217;NBA amano assistere a queste spettacolari competizioni durante l&#8217;All-Star weekend, in due diverse occasioni.</p>



<p>La competizione è tornata per due anni, nel 2009 e nel 2010. Kevin Durant ha vinto in entrambi gli anni ma, dopo queste due stagioni, la Lega ha nuovamente eliminato la competizione dall&#8217;All-Star Weekend.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="NBA All-Star Weekend 2009: Playing H.O.R.S.E (Kevin Durant, O.J Mayo, Joe Johnson) HQ" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/LzkZ409gX-Q?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div style="height:35px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>La NBA ha poi optato nel 2020 per una versione televisiva a causa dell’interruzione forzata dovuta al COVID-19, e il vincitore di quell’edizione è stato Mike Conley Jr.</p>



<p>Negli ultimissimi anni, essendoci un sempre minor interesse verso l’All Star weekend, la Lega potrebbe riportare in auge questa singolare competizione, vista anche la quantità sconfinata di talento nell’NBA di oggi. Chissà che non accada, così da assistere ad interessanti ed emozionanti sfide.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Mike Conley vs Zach LaVine NBA HORSE Challenge GRAND FINAL" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/TBMtE5feC4I?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;indomabile spirito di Willis Reed</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/lindomabile-spirito-di-willis-reed/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Borgonovo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 16:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[new york knicks]]></category>
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		<category><![CDATA[willis reed]]></category>
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					<description><![CDATA[La scomparsa di Willis Reed ci permette di fare un salto indietro nel tempo e ricordare un simbolo di New York.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ex centro dei Knicks ha sfruttato al meglio il suo talento e il suo momento, creando un legame speciale con New York</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="2088" height="1175" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/230321135521-02-willis-reed-knicks-edited.jpg" alt="" class="wp-image-39565" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/230321135521-02-willis-reed-knicks-edited.jpg 2088w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/230321135521-02-willis-reed-knicks-edited-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/230321135521-02-willis-reed-knicks-edited-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/230321135521-02-willis-reed-knicks-edited-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/230321135521-02-willis-reed-knicks-edited-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/230321135521-02-willis-reed-knicks-edited-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/230321135521-02-willis-reed-knicks-edited-2048x1152.jpg 2048w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/230321135521-02-willis-reed-knicks-edited-1080x608.jpg 1080w" sizes="(max-width: 2088px) 100vw, 2088px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: CNN</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>Negli anni ’70<strong> Willis Reed</strong>, il leggendario centro dei <strong>New York Knicks</strong>, aveva guidato la franchigia al titolo NBA. Gli anni seguenti non saranno altrettanto gloriosi per la squadra della grande mela, se non per un paio di eccezioni: le finali NBA degli anni ’90 (1994 e 1999). Nonostante il mancato raggiungimento di un titolo, ai Knicks è rimasto però invariato un allure, un riconoscimento oltre che un fascino di grande squadra, fatta di grandi campioni ed una straordinaria storia. Reed è scomparso all’età di 80 anni, e con lui ci ha lasciati definitivamente un’intera generazione, quella dei “big man”: <strong>Bill Russell</strong>, scomparso nel luglio 2022, e <strong>Wilt Chamberlain</strong>, morto nel 1999. Non si vuole fare alcun paragone tra i tre, troppo diversi e distanti gli uni dagli altri, ma di certo si può affermare come Reed fosse il più “raggiungibile”, il più umano per certi aspetti, quello che più si concedeva al pubblico o, viceversa, il meno “divo” e divino dei tre. Proprio per questo, forse, sopperiva con caratteristiche che, purtroppo per i Knicks, non si sono più ripetute nei decenni: cuore, coraggio e impegno costante ed inesauribile.</p>



<p>Reed si ritirò nel 1974 a 31 anni d’età e iniziò a domandarsi cosa fare del suo futuro. Partì da dove aveva finito, facendo il “classico” passaggio da giocatore ad allenatore dei New York Knicks. Successivamente è stato assistente per gli <strong>Atlanta Hawks</strong> prima e per i <strong>Sacramento Kings</strong> poi, per tornare capo allenatore nella stagione &#8217;88/89 dei <strong>New Jersey Nets</strong>. Qui ha rivestito anche il ruolo di direttore generale e vicepresidente fino al 1996, partecipando di fatto alla rinascita della stessa franchigia che, proprio da qui, partirà per giungere alle Finals di inizio anni 2000. Al pari di tante altre star che hanno lasciato il parquet, è difficile definire la vita privata altrettanto all’altezza delle sue prodezze nelle arene NBA.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1800" height="1012" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/21Reed-sub-gvwk-mobileMasterAt3x-edited.jpg" alt="" class="wp-image-39567" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/21Reed-sub-gvwk-mobileMasterAt3x-edited.jpg 1800w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/21Reed-sub-gvwk-mobileMasterAt3x-edited-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/21Reed-sub-gvwk-mobileMasterAt3x-edited-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/21Reed-sub-gvwk-mobileMasterAt3x-edited-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/21Reed-sub-gvwk-mobileMasterAt3x-edited-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/21Reed-sub-gvwk-mobileMasterAt3x-edited-1536x864.jpg 1536w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/21Reed-sub-gvwk-mobileMasterAt3x-edited-1080x607.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: The New York Times</figcaption></figure>



<p>Quindi come è possibile, dopo tutto questo, che lo “spirito” di Reed sia rimasto negli anni al <strong>Madison Square Garden</strong>? “<em>It’s all about moment</em>” – esatto, è di questo che si tratta, di un momento, un istante, una giocata o un’intera stagione e il basket e la NBA sono piene di queste storie e momenti.</p>



<p>In Gara 6 delle Finali NBA del 1980, Magic Johnson giocò al posto dell&#8217;infortunato Kareem Abdul-Jabbar, guidando i Los Angeles Lakers, con una prestazione da 42 punti, alla conquista del campionato NBA. In Gara 5 delle Finali NBA del 1997, Michael Jordan, con 39 di febbre, segnò 38 punti per sconfiggere gli Utah Jazz in quella che diventerà nota come &#8220;Flu Game&#8221;. Anche Reed ebbe il suo momento, l&#8217;8 maggio 1970, in Gara 7 delle Finali NBA contro i Los Angeles Lakers al Madison Square Garden. La storia e i filmati di quei momenti vengono riprodotti ancora oggi.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Willis Reed Answers the Call 45 Years Ago" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/SeITaf3e2Uo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div style="height:35px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Reed è reduce da un infortunio, tanto che in Gara 6 non mette piede in campo ed è in dubbio per la successiva. Prima del match si dice che il centro dei Knicks sia stato sottoposto ad iniezioni continue di antidolorifici che gli permisero quantomeno di trascinarsi in campo per il riscaldamento con i compagni. Vederlo sul parquet del Madison non lasciò indifferente nessuno, i tifosi esplosero di gioia ed emozione, mentre la panchina dei Lakers impallidì. Le reazioni proseguirono tra gioia e spavento per tutto il match, sempre differenti chiaramente tra pubblico e squadra avversaria, finché i Knicks vinsero la gara (anche grazie, questo va detto, a <strong>Walt Frazier</strong> e ai suoi 36 punti e 16 assist). Ma quello fu il momento di Reed…</p>



<p>Con Frazier formavano una coppia perfetta, e proprio quest&#8217;ultimo in varie interviste ha ricordato il compagno di squadra. Lo ha fatto specialmente con il giornalista e scrittore W.C. Rhoden. <em>&#8220;Quando arrivai a New York nel ‘67, Willis fu il mio mentore&#8221;</em>, ha ricordato Frazier. <em>&#8220;Mi venne a prendere all&#8217;aeroporto e mi procurò il primo appuntamento. Siamo usciti quella sera&#8221;.</em> Ma soprattutto, Willis Reed introdusse Frazier ad Harlem attraverso il leggendario torneo estivo di basket del <strong>Rucker Park</strong> (<a href="https://aroundthegame.com/post/new-york-city-point-guards-dalle-origini-alla-shammgod-move/">QUI</a> un pezzo in cui parliamo dell&#8217;importanza). Reed aveva una squadra iscritta e aveva scelto Frazier per giocare. &#8220;<em>Mi disse: &#8216;Ehi, Frazier, dai, amico, giocherai con noi al Rucker&#8221;</em>. Frazier non sapeva nulla di Harlem, ma quella fu un&#8217;esperienza che gli fece aprire gli occhi, un importante rito di passaggio per la prima scelta dei Knicks.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>&#8220;Era come un circo, non avevo mai visto nulla di simile. Era come un videogioco. Mi chiedevo: &#8216;Chi sono questi ragazzi?&#8217;. Non avevo mai sentito parlare di nessuno di questi. Willis è salito e gli hanno stoppato il tiro. È stato incredibile, la mia prima volta lassù.”</em></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>&#8220;Venendo da Atlanta, non avevo mai visto nulla di simile. La gente pur di assistere saltava sulle recinzioni, si affacciava dagli edifici. Si poteva a malapena entrare in campo, non c&#8217;era spazio. Era come essere un pistolero nel vecchio West. Ero la scelta numero 1, quindi tutti questi ragazzi volevano dimostrarmi qualcosa. E Willis era un professionista, era l&#8217;uomo di New York. Ricordo quella scena come se fosse ieri. È una scena che non dimenticherò mai&#8221;.</em></p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Stephen A. Smith speaks on what the late Willis Reed means to Knicks fans" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/9SSNKdtR_jM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div style="height:35px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Reed sapeva quanto fosse importante per il giovane rookie afroamericano dei Knicks entrare in contatto con la comunità, lasciare che lo vedessero e lo toccassero, come loro avevano visto e toccato Reed. Non bisogna mai allontanarsi troppo dalle proprie radici. Ecco perché Reed ha avuto una presenza così duratura al Garden e a New York. Reed ha trascorso tutta la sua carriera da giocatore, dal 1964 al 1974, con i Knicks. Ha sfruttato al massimo il suo momento. Dopo l&#8217;eroica prestazione di Reed nel 1970, il leggendario presentatore Howard Cosell gli disse in un&#8217;intervista post-partita: &#8220;Lei esemplifica il meglio che lo spirito umano possa offrire&#8221;. Amen. E che l’indomabile spirito di Willis Reed continui a vivere.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I Phoenix Suns devono ancora metabolizzare l’aggiunta di Kevin Durant</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/i-phoenix-suns-devono-ancora-metabolizzare-laggiunta-di-kevin-durant/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Borgonovo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2023 14:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[chris paul]]></category>
		<category><![CDATA[deandre ayton]]></category>
		<category><![CDATA[devin booker]]></category>
		<category><![CDATA[kevin durant]]></category>
		<category><![CDATA[monty williams]]></category>
		<category><![CDATA[panchina]]></category>
		<category><![CDATA[phoenix suns]]></category>
		<category><![CDATA[playoffs]]></category>
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					<description><![CDATA[I Phoenix Suns hanno poco tempo per organizzarsi in vista dei Playoffs, ma le prime con KD fanno ben sperare.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Phoenix è ben più profonda di quanto si possa pensare e per integrare al meglio KD sarà necessario il supporto di tutta la squadra.</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1200" height="675" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/suns-edited.jpg" alt="" class="wp-image-38575" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/suns-edited.jpg 1200w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/suns-edited-300x169.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/suns-edited-1024x576.jpg 1024w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/suns-edited-150x84.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/suns-edited-768x432.jpg 768w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2023/03/suns-edited-1080x608.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: Sports Illustrated</figcaption></figure>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>Avete mai provato la sensazione di sentirvi in colpa e dannati sia che facciate qualcosa o che non la facciate?</p>



<p>I <strong>Phoenix Suns</strong> hanno aggiunto al proprio roster uno dei migliori scorer della storia dell&#8217;NBA. Dal suo arrivo la squadra è rimasta imbattuta fino a ieri notte, con un rating offensivo di 126 (3°) e un rating difensivo di 113.6 (7°), che equivale a un +12.3 di net rating (1°).</p>



<p>Certo, le vittorie sono arrivate contro squadre che attualmente non competono per la corsa ai Playoffs, ma è quantomeno curioso che molti opinionisti e giornalisti non considerino ancora i Phoenix Suns degni delle prime pagine e come primissimi accreditati per la vittoria del titolo NBA 2023, specialmente dopo l’aggiunta di <strong>Kevin Durant</strong>.</p>



<p>First Take di ESPN, partendo dalla vittoria dei Suns per 130-126 contro i Dallas Mavericks, ha provato ad analizzare la situazione: <em>&#8220;Non hanno abbastanza profondità per andare là fuori e competere nella Western Conference&#8221;</em>, ha dichiarato Kendrick Perkins.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Kendrick Perkins doesn&#039;t believe the Suns have enough to win a NBA title | First Take" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/j9StQ8SVDGc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div style="height:35px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Ovviamente si potrò migliorare ancora, nessuna squadra è perfetta, ma è assurdo restare impassibili di fronte alle dichiarazioni di Stephen A. Smith su come CP3 e Ayton siano &#8220;f<em>ermi a guardare Booker e Kevin Durant nella speranza che possano risolvere la situazione&#8221;</em>.</p>



<p><strong>Deandre Ayton</strong> ha tentato un totale di 20 tiri (6.7 a partita) nelle gare con Durant in campo. Prima dell&#8217;inserimento di KD nella formazione titolare aveva una media di 13.8 tentativi a partita. I suoi tocchi sono diminuiti di 10 a partita. Tuttavia, con un coinvolgimento limitato, ha una media di 10.7 punti e 11.7 rimbalzi con il 65% al tiro.</p>



<p><strong>Chris Paul </strong>ha visto il suo tasso di utilizzo calare del 4% dopo l&#8217;arrivo di KD, ma Point God &#8211; ormai 37enne &#8211; sa accendersi quando è necessario. Il suo totale di assist è passato da 8.9 a 9.3. Sta segnando 5.7 dei suoi 8.0 punti nel quarto quarto, dimostrando ancora una volta come sia estremamente lucido all’occorrenza. Serve quindi preoccuparsi del loro scarso coinvolgimento? No di certo.<br><br>Kevin Durant e <strong>Devin Booker</strong>, i due principali leader offensivi della squadra, hanno subito provato a imparare a giocare insieme e a distribuirsi sul campo, capendo di conseguenza quale possa essere il giusto equilibrio, e senza compromettere i risultati della squadra.</p>



<p>Un esempio altrettanto fresco riguarda i Dallas Mavericks. Anche loro stanno attraversando un processo di integrazione di un All-Star, ma si trovano ora 5-7 nelle partite giocate dalla coppia Luka Dončić e Kyrie Irving.</p>



<p>Perché però queste differenze? A cominciare dalla fluidità e dalle possibilità di inserimento in un differente contesto. Buono o cattivo che sia, Doncic gioca una pallacanestro particolare e solo sua: rallenta il gioco, cerca e provoca contatti, tenta la conclusione, parla e si lamenta, ricerca attenzioni…</p>



<p>Il duo dei Suns non potrebbe essere più diverso. Si muovono costantemente, escono dagli schemi e personificano l&#8217;attacco che <strong>Monty Williams</strong> vuole eseguire &#8211; e lo si è visto <a href="https://aroundthegame.com/post/kevin-durant-buona-la-prima/">fin dalla prima partita</a>. Kevin Durant sembra una versione più lunga, più alta e più efficiente di Devin Booker. L&#8217;attuale sistema dei Suns non può dunque che giocare a favore di KD.</p>



<p>Quello che abbiamo visto e vedremo da Kevin e Devin è unico e dobbiamo rendercene conto! Mentre si stanno conoscendo e imparando a giocare insieme, stanno portando avanti la squadra a suon di vittorie.</p>



<p><em>&#8220;La vostra panchina è molto, molto striminzita&#8221;</em>, ha detto sempre Stephen A. Smith<strong>.</strong></p>



<p>Da quando è arrivato KD, la panchina è a +4, undicesima nella NBA. Certo, il tema va affrontato, e il fatto che Phoenix potrebbe non essere &#8220;profonda&#8221; è un’opinione di cui discutere, ma è estremamente flessibile, il che le permette di giocare in più modi diversi.</p>



<p>Quando si arriva alla post-season, sappiamo che le rotazioni si riducono notevolmente, talvolta spesso a 8-9, e in base al momento e differente contesto Monty Williams ha a disposizione numerosi giocatori, più o meno efficaci ed esperti. Serve un po&#8217; di fisicità? Inserisce <strong>Torrey Craig </strong>o <strong>Ish Wainwright</strong>. Serve un po&#8217; di tiro? Inserire <strong>Terrence Ross, Damion Lee </strong>o <strong>T.J. Warren</strong>. Serve velocità o energia? Prego inserire <strong>Cameron Payne </strong>o<strong> Jock Landale</strong>. Serve un po&#8217; di difesa? Ecco <strong>Bismack Biyombo o Landry Shamet</strong> (ammesso che guarisca e torni al massimo della forma).</p>



<p>Quando Kendrick Perkins chiede:<em> &#8220;Chi sono gli altri?&#8221;</em>, ecco questi sono gli altri. In stagione, i <strong>Suns</strong> hanno l&#8217;11° miglior produzione dalla panchina del campionato, con 35.8 punti, si trovano al 10° posto nel tiro da tre punti (36.3%) e al 9° posto nei rimbalzi (2° in quelli offensivi), infine al 4° nel plus/minus.</p>



<p>Se si analizza l&#8217;attacco dei Suns, si noterà che il tiro da tre punti è il punto in cui la panchina dovrà davvero migliorare. Durant, così come Booker o CP3, sapranno creare molto spazio negli angoli, per tiri il più possibile aperti.</p>



<p>Viene da chiedersi a questo punto l’efficienza di questi ormai famosi &#8220;altri&#8221; nel tiro da 3 punti e, nello specifico, nei tiri dall&#8217;angolo (le statistiche riguardano esclusivamente le quattro partite prima di Sacramento):</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Terrence Ross</strong>: 31.3% 3PT%, 45.5% angolo</li>



<li>J<strong>osh Okogie</strong>: 33.9% &#8211; 30%</li>



<li><strong>Cam Payne</strong>: 25.3% &#8211; 38.5%</li>



<li><strong>Ish Wainright</strong>: 36.4% &#8211; 38.5%</li>



<li><strong>Landry Shamet:</strong> 39.1% &#8211; 47.2%</li>



<li><strong>Torrey Craig</strong>: 40.4% &#8211; 4.4%</li>



<li><strong>Damion Lee</strong>: 46.5% &#8211; 60%</li>
</ul>



<p>Forse i 40 minuti giocati domenica scorsa dalla coppia KD &#8211; Devin Booker ha mandato in tilt i media nazionali, anche perché l&#8217;ultima volta che Booker ha giocato 40 minuti risale a dicembre, mentre per KD bisogna tornare addirittura ad ottobre.</p>



<p>Quindi c’è poco da dire sulla panchina, le alternative o le rotazioni, perché ai Playoffs Kevin Durant, Devin Booker e Chris Paul saranno sempre in campo, alternativamente. 48 minuti ogni sera almeno un futuro Hall of Fame sarà in campo. Quando si parla della profondità di questa squadra, bisogna tenere conto del fatto che ogni singolo giocatore della panchina giocherà al loro fianco, al fianco di KD, CP3 o D-Book, ed è questo il punto.</p>



<p>È legittimo persino tifare contro i Suns, ma un tifoso di Phoenix penso preferisca questa squadra a quella dell’anno precedente, seppur con altrettante pressioni ed aspettative.</p>



<p>Ci saranno continue sfide, momenti positivi e negativi, difficoltà ed ostacoli da superare, come ogni anno per ogni squadra che tenta di vincere l’anello, ma ciò che fa ben sperare è che ci sia ancora tempo per limare gli ultimi difetti e apportare i migliori aggiustamenti. È altrettanto complesso poi prendere le ultime tre partite dei Suns e trarre conclusioni su profondità del roster o inerenti allo stile di gioco.</p>



<p>Ancora una volta ripetiamo come questi giocatori stiano imparando a giocare insieme. Imparare! In queste ultime 17 partite si va a scuola e si deve apprendere il più possibile. Prima lezione: permettere alle superstar di imparare, ancora una volta, a giocare insieme, a maggior ragione senza KD. Più si fidano l&#8217;uno dell&#8217;altro, più l&#8217;effetto sarà positivo. Seconda lezione: integrare maggiormente Ayton e Chris Paul. Per quanto riguarda i giocatori in panchina invece sarà prevista una terza lezione: trovare il proprio ruolo e perfezionarlo.<br></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I migliori 20 giocatori che non hanno mai messo piede in NBA</title>
		<link>https://aroundthegame.com/post/i-migliori-20-giocatori-che-non-hanno-mai-messo-piede-in-nba/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Borgonovo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2022 16:04:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[#nba]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://aroundthegame.com/?p=29738</guid>

					<description><![CDATA[La top-20 dei migliori di sempre che non hanno mai giocato in NBA.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/11/oscar_schmidt.jpg" alt="" class="wp-image-29926" width="605" height="336" srcset="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/11/oscar_schmidt.jpg 900w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/11/oscar_schmidt-300x167.jpg 300w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/11/oscar_schmidt-150x83.jpg 150w, https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2022/11/oscar_schmidt-768x427.jpg 768w" sizes="(max-width: 605px) 100vw, 605px" /><figcaption>FOTO: Sportskeeda</figcaption></figure></div>



<p>{{translate_pretext}}</p>



<p>Se è vero che da sempre in NBA troviamo i migliori talenti al mondo, un tempo la differenza tra il basket americano e quello internazionale era meno marcata, e molti grandi del passato non hanno mai messo piede negli Stati Uniti. Oltre a questo, va detto e considerato anche un altro aspetto: molti giocatori erano così forti e amati nelle proprie squadre che non prendevano nemmeno in considerazione di fare il <em>grande salto,</em> che avrebbe comportato un certo rischio e la necessità di ripartire da zero. Ci sono casi, infine, in cui la risposta al perché non siano mai sbarcati Oltreoceano risiede in scelte personali o impedimenti di vario tipo.</p>



<p>Quale che fosse il motivo, in passato non abbiamo potuto ammirare diversi giocatori di alto livello nel contesto <strong>NBA</strong>. Ecco, di seguito, una classifica dei 20 migliori a non aver mai calcato un parquet NBA.</p>



<div style="height:34px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore</strong>: <strong>Sergio Llull</strong></p>



<p>Protagonista di molti successi in casa Real Madrid, Lull è un playmaker completo e molto intelligente, che ha avuto una grande carriera in Eurolega. Paragonato da alcuni a Tony Parker, è stato scelto nel 2009 dai Denver Nuggets al secondo giro del Draft, ma ha poi preferito e scelto di restare a Madrid.</p>



<p><strong>20. Lenny Cooke</strong></p>



<p>Leonard &#8220;Lenny&#8221; Cooke doveva essere secondo alcuni l&#8217;antagonista di LeBron James, ma la storia è andata diversamente. Ai tempi del liceo era un prospetto molto quotato, ma da professionista non ha avuto proprio la stessa carriera di LeBron, anzi. Passato alla storia più per un game-winner realizzato da James contro di lui che per meriti propri, Lenny ha perso ben presto la fiducia in se stesso, poi la forma fisica e quindi ogni velleità di arrivare in NBA. Come altri in questa classifica, verrà ricordato come un &#8220;what if&#8221;.</p>



<p><strong>19. Bob Kurland</strong></p>



<p>Robert Albert Kurland, detto &#8220;Bob&#8221;, ai tempi era talmente dominante che la NCAA ha dovuto inserire, all&#8217;inizio degli Anni &#8217;50, le interferenze a canestro nel proprio regolamento. Alto oltre 2 metri e 10, riusciva a raggiungere tutti i tiri che passavano dalle sue parti e sarebbe stato interessante vederlo ai massimi livelli. Pur non avendo mai messo piede in NBA, Bob è stato comunque inserito nella Basketball Hall of Fame, in virtù delle sue vittorie in ambito olimpico.</p>



<p><strong>18. Angelo Cruz</strong></p>



<p>“Monchito” Cruz è stato una leggenda dello streetball nelle strade del Bronx, prima di diventare giocatore professionista e vincere un paio di titoli nel campionato di Porto Rico, fino ad arrivare alla Nazionale. Giocatore molto divertente da vedere sui campi di New York, ha addirittura giocato con Drazen Petrovic durante un torneo estivo internazionale. Il suo talento, però, non hai mai raggiunto i parquet NBA&#8230; peccato, sarebbe stato quantomeno divertente.</p>



<p><strong>17. Larry Brown</strong></p>



<p>Prima di essere conosciuto da tutti noi come uno dei migliori allenatori della storia recente della NBA, Larry Brown è stato uno dei migliori giocatori della sua generazione. Vincitore di una medaglia olimpica e di un campionato ABA, non abbiamo però mai avuto il piacere di vederlo in NBA. Unico allenatore ad aver vinto un titolo sia in NBA che NCAA, è considerato probabilmente la miglior point guard dell’ABA, avendo guidato la classifica marcatori per tre stagioni.</p>



<p><strong>16. Ed Smith</strong></p>



<p>Ed “Booger” Smith è addirittura finito sulla copertina di Sports Illustrated nel 1997, ma non giocò mai neppure un secondo in NBA, nonostante avesse uno dei movimenti di tiro più armoniosi e fluidi che si siano mai visti. Smith era capace di tirare, ma non solo: creava spazi per i propri compagni come nessuno all’epoca, aveva una grande visione del campo. Fu uno di quei casi, però, in cui i soldi &#8220;facili&#8221; della strada presero il sopravvento rispetto al college (e, quindi, alla possibilità di giocare in NBA).</p>



<p><strong>15. Dejan Bodiroga</strong></p>



<p>Dejan Bodiroga è uno dei giocatori europei più talentuosi (e amati) di sempre. Con i suoi 2.05 metri di altezza, era capace di giocare come playmaker ed era costantemente il giocatore con più talento sul parquet. Bodiroga ha dominato l&#8217;Eurolega negli anni 2000 e ha portato due squadre diverse al titolo, mettendosi in luce anche con la maglia della Nazionale serba. Fu scelto dai Kings nel Draft del 1995, ma non si dimostrò mai particolarmente interessato a lasciare l&#8217;Europa.</p>



<p><strong>14. Ronnie Fields</strong></p>



<p>A sentire Kevin Garnett, Fields era meglio di lui. E in effetti, a vedere le sue medie non si fa fatica a credergli: 34 punti, 12 rimbalzi, 4 assist, 4 palle rubate e 4 stoppate di media a partita all&#8217;high school. Purtroppo, però, Ronnie Fields è stato vittima di un grave incidente d’auto che gli ha provocato la rottura del collo, facendo svanire le sue chances di diventare un professionista ancora prima di mettere piede nel college basketball.</p>



<p><strong>13. Dimitris Diamantidis</strong></p>



<p>Dimitris Diamantidis è stato una leggenda del Panathinaikos, avendo dominato per anni il basket europeo ed essendo senza dubbio una delle figure più importanti nella storia del basket greco. È il leader di tutti i tempi dell&#8217;Eurolega sia per quanto riguarda le palle rubate che gli assist, nonché un sei volte MVP del campionato greco. Nel Draft del 2002, per cui si rese eleggibile, non fu scelto da nessuna franchigia NBA. Considerando le sue qualità e il suo talento &#8211; che lo hanno reso uno dei migliori playmaker europei della storia &#8211; sarebbe stato interessante vederlo in azione al di là dell&#8217;Oceano.</p>



<p><strong>12. Raymond Lewis</strong></p>



<p>Raymond Lewis era un autentico fenomeno, come conferma la sua media punti di 38.9 a partita durante i suoi anni al college. Tirava con il 60% dal campo e in una partita ne mise addirittura 73. Perché non ha raggiunto la NBA? In realtà, è stata una conseguenza di una <a href="https://www.inquirer.com/entertainment/raymond-lewis-sixer-documentary-20221102.html" target="_blank" rel="noopener">controversia legale avuta con i Sixers</a>. Lewis è stato il più giovane giocatore mai scelto da una squadra NBA, ma non è mai riuscito a dimostrare il suo valore al di là della Summer League. E anche qui, what if&#8230;</p>



<p><strong>11. Demetrius Mitchell</strong></p>



<p>Demetrius “Hook” Mitchell è cresciuto giocando con Jason Kidd e Gary Payton nelle strade di Oakland, ma la droga e le pessime frequentazioni gli hanno impedito di entrare nell&#8217;NBA nonostante un brillante periodo in NCAA. Alto solo 1,79m, la guardia era esplosiva e aveva un salto verticale incredibile, partecipando anche a gare di schiacciate e saltando sopra a delle auto. Kidd e Payton hanno dichiarato che avrebbe potuto essere molto più forte di loro, ma la sua carriera in NBA purtroppo non è mai iniziata.</p>



<p><strong>10. Fly Williams</strong></p>



<p>James &#8220;Fly&#8221; Williams è un altro esempio di streetballer di talento le cui cattive scelte di vita gli hanno impedito di diventare una stella dell&#8217;NBA, essendo coinvolto in crimini legati allo spaccio di droga. Williams è stato il miglior giocatore in uno-contro-uno della sua generazione, e il suo tiro da tre punti aveva una precisione e un range paragonabile alle migliori guardie di oggi. Il suo incredibile stile avrebbe incantato i tifosi NBA, che però non hanno mai potuto vederlo in azione da professionista.</p>



<p><strong>9. Joe Hammond</strong></p>



<p>Conosciuto anche come &#8220;The Destroyer&#8221;, Joe Hammond ha rifiutato la possibilità di giocare con i Los Angeles Lakers, perché ha preferito continuare a giocare il basket “da playground”, come altre leggende dello streetball. Hammond era fortissimo, e nello storico Rucker Park circolano leggende di ogni genere sul suo conto, tra cui un &#8220;cinquantello&#8221; in faccia a Julius Erving.</p>



<p><strong>8. Marques Haynes</strong></p>



<p>Se siete fan di giocatori come Bob Cousy o &#8220;Pistol&#8221; Pete Maravich, senza dubbio vi sarebbe piaciuto guardare Marques Haynes, il più elettrizzante playmaker della sua generazione. I suoi crossover e passaggi erano così folli e magici che Haynes ha brillato anche negli Harlem Globetrotters e ha persino fondato una sua squadra, gli Harlem Magicians. Ha giocato per 46 anni di fila, ma mai in NBA, prima di essere inserito nella Hall of Fame.</p>



<p><strong>7. Nikos Galis</strong></p>



<p>Come Diamantidis, Galis è stato uno dei migliori giocatori di sempre provenienti dalla Grecia. Inserito dalla FIBA nella Hall of Fame, ha vinto cinque volte l’MVP del campionato greco, grazie principalmente alle sue capacità in fase realizzativa; ha infatti mantenuto una media di oltre 31 punti a partita per tutta la sua carriera, ma non ha mai avuto interesse per l&#8217;NBA, rifiutando addirittura una chiamata dei Boston Celtics.</p>



<p><strong>6. Benji Wilson</strong></p>



<p>Benji Wilson veniva descritto come &#8220;un Magic Johnson che sapeva tirare meglio&#8221;. Guardia/ala di 2 metri, è diventato la più grande speranza cestistica di Chicago a inizio anni &#8217;80, ma è venuto a mancare proprio quando Michael Jordan era appena entrato in NBA, nel 1984. In quell&#8217;anno è stato tragicamente ucciso in una sparatoria vicino alla sua scuola, a soli 17 anni, diventando uno dei più grandi “what if&#8221; della storia di questo gioco.</p>



<p><strong>5. Hank Gathers</strong></p>



<p>Hank Gathers ha letteralmente dominato i campionati universitari degli Anni &#8217;80 ed era destinato a diventare la prima scelta assoluta del Draft 1990, ma un problema cardiaco gli ha impedito di realizzare il suo sogno. Gli fu diagnosticato un battito cardiaco anomalo, ma si rifiutò di affrontare clinicamente il problema e un giorno svenne in campo. Morì un paio di mesi prima del Draft, nel marzo del &#8217;90.</p>



<p><strong>4. Pee Wee Kirkland</strong></p>



<p>Altra leggenda dello streetball che non ha mai raggiunto l’NBA per problemi con lo spaccio di droga, Richard &#8220;Pee Wee&#8221; Kirkland ha addirittura rifiutato un’offerta dei Chicago Bulls nel 1969. Amatissima icona dei playground newyorkesi, Pee Wee avrebbe potuto andare a UCLA e poi sbarcare in NBA, se non fosse stato incarcerato per &#8220;un business che fruttava più soldi dello sport&#8221;, come dirà lui stesso qualche anno più tardi.</p>



<p><strong>3. Len Bias</strong></p>



<p>Len Bias doveva essere la ciliegina sulla torta dei Boston Celtics di Larry Bird: secondo gli addetti ai lavori, aveva le carte in regola per diventare meglio di Michael Jordan. Fu chiamato con la seconda scelta assoluta nel 1986, ma <a href="https://aroundthegame.com/death-of-a-dream-len-bias/">la sua tragica storia</a> è tristemente nota: meno di 24 ore dopo il Draft, Len Bias è stato trovato morto nella sua casa, a causa di un&#8217;overdose di cocaina.</p>



<p><strong>2. Earl Manigault</strong></p>



<p>Earl &#8220;The Goat&#8221; Manigault non poteva mancare in questa classifca. Altra leggenda uscita dal Rucker Park, nota soprattutto per le sfide con Kareem Abdul-Jabbar, era un realizzatore dal talento cristallino e ha persino stabilito un record liceale all-time a New York con una prestazione da 57 punti. La sua dipendenza dalla droga, però, lo portò a un paio di incarcerazioni e a perdere di vista la propria chance di raggiungere l&#8217;NBA. Morirà nel 1998, all&#8217;età di 53 anni.</p>



<p><strong>1. Oscar Schmidt</strong></p>



<p>Oscar Schmidt è considerato all&#8217;unanimità il più grande giocatore di sempre a non aver mai raggiunto l&#8217;NBA. Il brasiliano ha rifiutato più volte l&#8217;NBA, <a href="https://aroundthegame.com/post/e-stata-la-mano-santa-oscar-schmidt/">preferendo giocare nel suo Paese d’origine e anche in Italia</a>. Schmidt era soprannominato &#8220;Mao Santa&#8221; per la sua abilità nel tiro e per il suo straordinario tocco. Ha segnato 49.703 punti in 23 anni di carriera, un record difficilmente raggiungibile a qualsiasi livello.</p>



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