Non che ci fossero grossi dubbi, ma la prima di Kevin Durant con la canotta dei Phoenix Suns è andata alla grande. Gli Hornets non sono proprio il più temibile degli avversari, ma la gestione dei possessi – offensivi e difensivi – e dei minuti da parte di coach Monty Williams, oltre che dei quintetti, lasciano trasparire numerosi indizi su cosa aspettarsi.

In particolare, ci sono 4 punti che hanno attirato la nostra attenzione:

  • lo spazio per Devin Booker
  • la scelta di Josh Okogie in quintetto
  • switch difensivo e transizione
  • i minuti con la second unit

Che goduria, eh, Devin?

Si poteva abbondantemente prevedere che, a beneficiare della presenza di KD, il primo fosse proprio l’altro scorer d’élite presente a roster. Si è notato fin da subito come i Suns abbiano tentato di innescare e coinvolgere molto Durant, che fosse sfruttandolo da bloccante, su ricezione dinamica o con un ibrido fra le due cose, in base alla reazione della difesa.


Booker rappresenta un ottimo fit per Durant grazie alla propria capacità di muoversi lontano dalla palla, sfruttando i set costruiti ad hoc. Nel caso dell’ultima clip precedente, si può notare uno stagger sul lato debole costruito appositamente dopo l’aiuto preventivo di Oubre sul post dal lato forte. In questa fase della carriera di KD, soprattutto post infortunio, avere a disposizione un’altra star capace di muoversi così bene off ball, ma anche di giocare il pick&roll e mettere palla a terra a piacimento (ma senza essere ball dominant), non può che essere un vantaggio di inestimabile valore.

Okogie sì, Okogie no

Chi scrive è il fin numero uno di Josh Okogie, che fornisce indubbiamente un contributo in termini di intensità e difesa point-of-attack pareggiabile da pochi nella Lega – alcuni di voi lo ricorderanno come l’Harden stopper. Tuttavia, i difetti sono lampanti.

Si tratta di un tiratore dal 28.7% in carriera da fuori, su un volume ridotto (2.2) e per nulla in grado di mettere palla a terra. Anzi, nel secondo tempo di ieri si sono notate, soprattutto nel secondo tempo, varie situazioni in cui ha effettuato passaggi imprecisi sia nelle misure che nelle tempistiche.

Il fatto che rappresenti, dopo la partenza di Mikal Bridges, l’ultimo baluardo contro i grandi attaccanti on ball avversari ne giustificherà l’ampio minutaggio, ma ci sono molti dubbi sulla sua capacità di chiudere le partite ai Playoffs, quando le difese lo battezzeranno in maniera drastica, vanificando i vantaggi creati dai compagni. I tanti palloni sporcati e la pressione asfissiante sul portatore restano comunque un bel vedere.

Switch e transizione

Questa è stata una delle partite (precisamente la quarta) con più possessi giocati in transizione dai Suns nel corso della stagione. Le ragioni sono da ritrovare in primis nelle ottime spaziature fornite dalla sola presenza di Kevin Durant, ma anche dell’impegno difensivo di squadra.

Deandre Ayton e KD hanno cambiato costantemente, con il secondo che non ha avuto troppi problemi a cancellare per un paio di volte anche un lungo pesante come Mark Williams. DA in sé è uno dei difensori più versatili della Lega, e questo consente switch continui, concessi anche dalla presenza del già citato Okogie – che vanta, tra i tanti motivi per cui sta in campo, la capacità di tenere botta anche contro corpi più fisici.

Con un quintetto come quello schierato da coach Monty Williams, Durant può benissimo alternare possessi in aiuto ad altri più attivo sui cambi, senza troppa paura di andare sotto in termini di taglia o mobilità.

Tornando al punto iniziale, la transizione è, come detto, effetto collaterale di questa attività difensiva che ha forzato gli Hornets a 13 palle perse e vari tiri stoppati, ma anche dell’enorme spazio generato da KD. Per farvi un esempio, citiamo i Golden State Warriors 2017 e 2018, non per fare un paragone come qualità del roster, ma per concentrarci sulla gravity dei vari componenti e sulle spaziature.

Devin Booker, Chris Paul, Deandre Ayton, Kevin Durant, tutti accoppiamenti che non possono essere abbandonati e che forzano la difesa alla confusione, se costretta ad inseguire. Nella seconda clip, Kai Jones ad esempio segue Ayton nel pitturato perché Mark Williams è leggermente fuori preoccupato di quello che succede sul lato della palla. Si tratta di un secondo prima di trovarsi la tripla in faccia di Booker.

Second unit

Fuori Durant, dentro Booker, e viceversa. Questa è stata l’idea di Monty Williams, che ha schierato sempre almeno uno dei due grandi scorer a roster con la second unit. Questa scelta consente sia di avere sempre un centro di gravità permanente ad occupare le attenzioni della difesa avversaria, sia di trovare un’alternativa in situazioni di gioco rotto o uno-contro-uno.

La shot creation di KD e Booker è di alto livello, e non lo scopriamo oggi, ma entrambi sono anche in grado di leggere i movimenti dei compagni e premiarli. Nella seconda clip, Durant funge prima da bloccante per l’uscita di Damion Lee, per poi ricevere in post e smistarla dal raddoppio sul taglio a ricciolo del compagno. Importante da notare è come in campo ci sia Jock Landale, una minaccia anche da fuori e che contribuisce (assieme a Ayton) a dare svariate soluzioni in caso di pick&roll (e pop), eventuali split o possessi come questi.

Sarà molto interessante vedere se il modus operandi resterà questo anche ai Playoffs, ma poter sempre contare su una lineup che abbia uno fra Durant e Booker, per poi farli giocare insieme e riposati a fine partita, si prospetta interessante sulla carta. Sebbene poi ci sarà un’intensità diversa in post-season.

Conclusioni

Ci aspettiamo di vedere un maggior numero di “Spain” pick&roll e ricezioni al gomito che coinvolgano Kevin Durant, o comunque anche Booker, in modo da alterare ancor di più la difesa avversaria. Il classico set “horns”, con Ayton e Book/KD al gomito, sarà altrettanto importante per costruire ricezioni dal mid-range sul cross screen del lungo, posizione da cui le due star di Phoenix sono mortifere.

Tornando a Okogie, come detto Torrey Craig potrebbe fornire un’ottima alternativa nei finali di partita, rappresentando un tiratore in spot-up affidabile e un difensore versatile, seppur non ai livelli di Okogie in termini di difesa PoA. Infine, è sacrosanto che Chris Paula viaggi a velocità di crociera al momento, ma dovrà fare un ulteriore step ai Playoffs. In particolare, i minuti in cui uno fra Booker e KD sarà fuori, dovranno vederlo molto attivo per non rendere l’attacco stagnante e troppo dipendente dall’hero ball dello scorer di turno, specialmente qualora questo venisse raddoppiato.

Buona la prima per Kevin Durante e i Phoenix Suns, ma c’è ancora molto da vedere.