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	<title>Lorenzo Lecce | Around the Game</title>
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	<description>Dove il basket sopravvive agli highlight</description>
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		<title>Come eravamo: Phoenix Suns 2004/05</title>
		<link>https://aroundthegame.com/come-eravamo-phoenix-suns-2004-05/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Lecce]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2020 17:34:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[amar&#039;e stoudamire]]></category>
		<category><![CDATA[joe johnson]]></category>
		<category><![CDATA[Leandro Barbosa]]></category>
		<category><![CDATA[mike d&#39;antoni]]></category>
		<category><![CDATA[phoenix suns]]></category>
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					<description><![CDATA[I Phoenix Suns del "run and gun" di Mike D'Antoni, il più grande sconvolgimento della storia NBA moderna.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">La squadra che, grazie al &#8220;run and gun&#8221; di <span style="color: #030303;">Mike D&#8217;Antoni</span>, ha operato il più grande sconvolgimento della storia NBA moderna.</h2>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/a18157_47ea0d529a224b768d627f5238e3691b-mv2.jpeg" alt="test alt text"/></figure>



<p>Per comprendere le origini dei <strong>Phoenix Suns </strong>2004/05 è necessario partire da lontano e precisamente dalla Milano di fine anni Settanta, dove nel 1977 arrivò un semisconosciuto playmaker di nome<strong> Mike D&#8217;Antoni.</strong></p>



<p>Il play dell&#8217;Olimpia, in una telefonata al fratello nel 1979, spiegava come il numero di triple tentate a partita fosse correlato al posizionamento della squadra in campionato. D&#8217;Antoni, da quel momento, fece sua la concezione dell&#8217;attacco <em><strong>run and gun,</strong></em> precisandola nella regola dei &#8220;7 seconds or less&#8221; che contraddistinguerà tutte le squadre da lui allenate.</p>



<p>Il 2003/04 era stato l&#8217;anno peggiore dal 1988 per la franchigia dell&#8217;Arizona. La stagione aveva visto l&#8217;esonero di Frank Johnson dopo appena 21 partite ed era terminata con il record di 29-53. Il subentro di D&#8217;Antoni rappresentava una ventata d&#8217;aria fresca per la squadra e nell&#8217;estate del 2004 il suo progetto prendeva forma.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il roster</h2>



<p>I cambiamenti cominciano poche partite dopo l&#8217;insediamento del nuovo allenatore, quando a inizio gennaio 2004 il GM <strong>Bryan Colangelo </strong>scambia Stephon Marbury e Penny Hardaway per creare spazio salariale per la nuova stagione. Questa mossa consente di rivoluzionare completamente la squadra e di cucirla addosso a D&#8217;Antoni. Viene immediatamente riportato a casa, dopo sei stagioni a Dallas, <strong>Steve Nash,</strong> che era stato draftato proprio dai Suns nel 1996.</p>



<p>Il secondo colpo è <strong>Quentin Richardson,</strong> strappato ai Los Angeles Clippers grazie a un&#8217;offerta da 50 milioni in sei anni. Il resto della squadra vede <strong>Joe Johnson,</strong> <strong>Shawn Marion </strong>e <strong>Amar&#8217;e Stoudemire </strong>a completare il quintetto base. Dalla panchina <strong>Leandro Barbosa </strong>e Steven Hunter.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come giocavano</h2>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<div style="height:35px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>L&#8217;attacco &#8220;run and gun&#8221; non è stato inventato da D&#8217;Antoni, ma nessuno quanto lui lo ha estremizzato. I Celtics di Bill Russell e i Lakers dello showtime usavano questo attacco, ma solo a tratti e non certo per 48 minuti come i Suns di Coach Mike.</p>



<p>D&#8217;Antoni impone poche semplici regole: correre (tanto e presto nell&#8217;azione), spaziare il campo e prendere il primo tiro buono. &#8220;7 seconds or less&#8221; è il concetto dietro a tutto. Bisogna arrivare al tiro entro i primi sette secondi dell&#8217;azione, e ciò porta ad avere molti più possessi e a segnare di più.</p>



<p>Phoenix diventa rapidamente la squadra più spettacolare della Lega.</p>



<p>Il tiro da tre viene valorizzato tantissimo in questo sistema e per questo motivo si assiste al primo downsizing dei ruoli, dove il 4 diventa 5 e il 3 diventa 4. In quintetto ci sono tre guardie (Nash, Johnson e Richardon), un&#8217;ala dotata di buon tiro da tre (Shawn Marion) e un centro atletico e rapido (Amar&#8217;e Stoudemire).</p>



<p>Il pick&amp;roll centrale<strong> </strong>è la base di tutto il sistema e in questo attacco la prima soluzione è il tiro immediato di Nash dopo il blocco. Se il palleggiatore viene raddoppiato, l&#8217;aiuto viene immediatamente punito con uno scarico per il tiro da tre. Altrimenti si esplora il passaggio al rollante e se hai un rollante come Stat e un passatore come il canadese, i punti facili arrivano, eccome.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Regular Season</h2>



<p>La partenza è a dir poco incoraggiante, con quattro vittorie nelle prime quattro partite. E già dalla settima gara stagionale si capisce che questa stagione sarà speciale. In questa partita contro la sua ex squadra, Dallas, Nash regala 18 assist ai compagni. È la prima di nove vittorie in fila che portano il record a un incredibile 13-2. Dopo la sconfitta con Minnesota, poi, arrivano altre 11 vittorie consecutive.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/a18157_a06d86cf6627450692230276abeb5950-mv2.png" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>Il 2 gennaio, nella vittoria contro Portland, Amar&#8217;e segna 50 punti ad appena 22 anni. La marcia dei Suns non si ferma e l&#8217;11 dello stesso mese il record della passata stagione è già stato sorpassato, grazie alla vittoria contro Miami, che tuttavia porta in dote un infortunio a Nash.</p>



<p>Il canadese salta sei partite che coincidono con altrettante sconfitte, ma torna più in forma di prima e al rientro sigla l&#8217;allora career-high di 30 punti. Prima della trade deadline<strong>, </strong>Colangelo torna sul mercato e scambia il giovane Casey Jacobsen per il veterano Jim Jackson, per dare più esperienza a una squadra molto giovane in vista dei Playoffs.</p>



<p>Dopo l&#8217;All-Star Weekend, in cui Richardson vince la gara del tiro da tre, i Suns perdono solo sette partite chiudendo con il miglior record della Lega e pareggiando il record di franchigia. Phoenix diventa la prima squadra nella storia della NBA a far registrare un record da oltre 60 vittorie dopo una stagione da almeno 50 sconfitte (la seconda squadra sarà Boston nel 2008). Steve Nash vince l&#8217;MVP e Mike D&#8217;Antoni il Coach of the Year Award<strong>.</strong> I Suns stabiliscono il record per il maggior numero di triple realizzate in una stagione e Quentin Richardson stabilisce il record di franchigia per triple realizzate in una stagione (226), piazzandosi anche al primo posto della classifica NBA a pari merito con Kyle Korver.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I Playoffs</h2>



<p>Al primo turno arrivano i <strong>Memphis Grizzlies </strong>di Pau Gasol. Sulla carta Memphis non ha una chance e infatti così è. In Gara 1 Nash registra una doppia-doppia da 11 punti e 13 assist, Richardson ne segna 22 e Marion aggiunge 26 punti e 13 rimbalzi. 114-103 Suns.</p>



<p>Gara 2 è più combattuta ma alla fine la squadra dell&#8217;Arizona si impone grazie ai 34 punti e 10 rimbalzi di Stat. Tutti gli uomini del quintetto base vanno in doppia cifra e vantaggio di 2-0 nella serie.</p>



<p>In Gara 3 non c&#8217;è storia. 110-90 il finale e terza vittoria in fila. Gara 4 è solo una formalità e Phoenix chiude la serie. Il primo scoglio è stato superato senza problemi dalla squadra di D&#8217;Antoni, nonostante le rotazioni ultracorte e l&#8217;assenza di centri di ruolo in campo.</p>



<p>Al secondo turno arriva un cliente ben più scomodo, nonché vecchia conoscenza di Nash. Si tratta dei <strong>Dallas Mavericks,</strong> che hanno sconfitto in sette gare gli Houston Rockets.</p>



<p>In Gara 1 i Mavs non trovano una soluzione al gioco di D&#8217;Antoni e si schiantano contro una solidissima Phoenix, perdendo 127-102. Amar&#8217;e ne mette 40 e 16, mentre tutti gli altri del quintetto vanno in doppia cifra. Tutti in quel momento pensano che Nowitzki e compagni non abbiano una possibilità, ma in Gara 2 i texani stupiscono tutti e vincono di due punti grazie a un jumpshot del tedesco a 6 secondi dalla fine.</p>



<p>Serie in parità. Si vola in Texas, e da qui in poi sarà Nash ad alzare il livello per guidare la squadra.</p>



<p>In Gara 3, grazie ai 27 punti e 17 assist dell&#8217;ex giocatore di Santa Clara e ai 37 e 14 rimbalzi di Stoudemire, vincono i Suns 119-102. Gara 4 vede Nash ritoccare pesantemente il suo career-high, segnando 48 punti; tuttavia la vittoria va alla squadra di Mark Cuban. 2-2 nella serie e rottura dello zigomo per Joe Johnson.</p>



<p>G5 è cruciale perché le già corte rotazioni di D&#8217;Antoni vengono messe a dura prova dall&#8217;assenza di Iso-Joe. Jim Jackson trova posto in quintetto, con Barbosa a racimolare minuti dalla panchina. Nash comprende che serve una prestazione maiuscola, altrimenti c&#8217;è il rischio di essere eliminati. Il numero 13 non delude e manda a referto una tripla doppia da 34 punti, 12 assist e 13 rimbalzi.</p>



<p>3-2 nella serie.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Steve Nash Triple Double 2005 WCSF game 5 vs Mavericks - 34 Pts, 13 Rebs, 12 Assists!" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/ua0udtvTSp4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div style="height:35px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>In Gara 6 i Mavs vogliono assolutamente far valere il fattore campo e si portano in vantaggio di 16 punti. Nash non ci sta e, segnando 8 punti nell&#8217;ultimo minuto, porta i suoi all&#8217;overtime. Il canadese e Stoudemire finiscono <span style="color: #030303;">rispettivamente </span>con 39 e 38 punti, guidano i Suns alla vittoria nella serie e portandoli alle <strong>Western Conference Finals.</strong></p>



<p>Ad attenderli i <strong>San Antonio Spurs, </strong>che hanno fatto fuori senza troppi patemi Nuggets e Sonics.</p>



<p>La serie si mette subito male e i Suns perdono le prime due gare. In Gara 3 rientra Joe Johnson, ma non è abbastanza per fermare Duncan, Parker e Ginobili. I Suns battono un colpo in Gara 4 ma la serie si chiuderà 4-1 per gli Spurs, che poi vinceranno il titolo.</p>



<p>Stoudemire registra 37 punti di media in questa serie e si afferma come uno dei migliori centri in circolazione. Ma la corsa dei Suns non raggiunge il grande obiettivo, le <strong>NBA Finals.</strong></p>



<p>Questa squadra non è solo stata protagonista di uno dei più incredibili &#8220;comeback&#8221; di sempre rispetto alla stagione precedente, ma ha influenzato il modo di giocare e di pensare il basket, segnando un cambiamento che avrebbe visto dare i suoi frutti dieci anni dopo con i Golden State Warriors.</p>



<p>La NBA moderna è nata precisamente con questi Phoenix Suns. Una squadra che, nonostante non abbia raggiunto il titolo, ha meritato di entrare nella storia di questo sport.</p>
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			</item>
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		<title>Come eravamo: Minnesota Timberwolves 2003/04</title>
		<link>https://aroundthegame.com/come-eravamo-minnesota-timberwolves-2003-04/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Lecce]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2020 13:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[minnesota timberwolves]]></category>
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					<description><![CDATA[La stagione in cui i Big Three - Garnett, Sprewell e Cassell - sono riusciti a rompere la "maledizione" della post-season per i Minnesota Timberwolves.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">La stagione in cui i Big Three &#8211; Garnett, Sprewell e Cassell &#8211; sono riusciti a rompere la &#8220;maledizione&#8221; della post-season.</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/a18157_ad100e8a5ca04fd69c35892cee3a7bf8-mv2.jpeg" alt="test alt text"/></figure>



<div></div>



<p>I <strong>Minnesota Timberwolves </strong>arrivano ai <strong>Playoffs </strong>per la prima volta nella loro storia durante la stagione 1996/97, ovvero la stagione successiva a quella in cui hanno chiamato<strong> Kevin Garnett </strong>con la quinta scelta assoluta. L&#8217;uscita di scena al primo turno in quella prima esperienza non destava grandi preoccupazioni. Purtroppo, però, dopo quella prima post-season, il copione è andato in scena esattamente allo stesso modo per le successive sei stagioni, come una vera e propria maledizione. Dopo aver concluso la stagione 2002/03 con un ottimo record di 51-31, arriva l&#8217;ennesima eliminazione al primo turno. Il GM <strong>Kevin McHale </strong>decide di cambiare completamente la squadra, tenendo solo quattro giocatori dalla passata stagione: Kevin Garnett, Troy Hudson, Wally Szczerbiak e Gary Trent.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il roster</h2>



<p>La squadra era da ripensare completamente. Kevin Garnett naturalmente era l&#8217;uomo franchigia e andava accontentato, per non rischiare di perderlo, dato che sarebbe diventato free agent al termine della stagione. Era necessario garantire competitività per convincerlo a restare. McHale si affidò quindi a veterani per vincere da subito e mise sotto contratto il 34enne <strong>Sam Cassell,</strong> in uscita dai Bucks, e<strong> Latrell Sprewell,</strong> di un anno più giovane, grazie a una trade a quattro con New York, Atlanta e Philadelphia. Il nucleo centrale era stato costituito. I<strong> Big Three </strong>di Minnesota avevano però bisogno dei giusti comprimari, perciò vennero firmati Michael Olowokandi e Mark Madsen come lunghi, Fred Hoiberg e Trenton Hassell come guardie e alcuni veterani per riempire il roster.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come giocavano</h2>



<p>La squadra di Coach<strong> Flip Saunders </strong>era caratterizzata da un ritmo piuttosto basso, con una pace di appena 89 possessi per 48 minuti e un&#8217;efficienza al tiro notevole (secondi nella Lega per percentuale dal campo con il 46.2%). Tutto ciò si traduceva in pochi punti in contropiede (10.9) e tanti nel pitturato (32.5), sfruttando la fisicità e l&#8217;abilità nel gioco spalle a canestro dei Big Three. La difesa, poi, era fondamentale per una squadra che giocava poco in velocità. Minnesota era sesta in Defensive Rating, settima in stoppate e quarta in percentuale dal campo concessa agli avversari.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p>I giochi offensivi erano studiati per coinvolgere Sam Cassell e KG con un pick and roll. Raddoppiare o uscire forte su uno dei due spesso coincideva con il canestro concesso all&#8217;altro. Veniva sfruttato molto il post basso di Cassell, una delle migliori point guard di sempre in quel fondamentale. La ricezione profonda per Garnett, poi, oltre a produrre punti facili, poteva anche innescare i compagni grazie alla sua visione di gioco, in particolare con i tagli di Sprewell. Il tiro dalla media era il punto forte di questa squadra, che da quella distanza era praticamente infallibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Regular Season</h2>



<p>Naturalmente l&#8217;inizio di stagione per una squadra tutta nuova è sempre complicato, infatti i T-Wolves, alla seconda di campionato, si prendono una sonora sconfitta da New Jersey, segnando appena 61 punti. Sì, sessantuno: qualcosa che in NBA si vede molto, molto raramente. Nei mesi di ottobre e novembre arrivano nove vittorie e otto sconfitte. Bisogna attendere il mese di dicembre, in cui arrivano undici vittorie e solo due sconfitte, per vedere finalmente il vero potenziale di questa squadra.</p>



<p>All&#8217;All-Star Break il record è di 37-15 e la squadra inizia a essere considerata una contender a tutti gli effetti. Il finale di stagione vede il team di Saunders perdere appena nove partite, chiudendo con il record di 58-24, il migliore nella Western Conference e il secondo nella Lega. Kevin Garnett chiude la stagione con 24.2 punti a partita, 13.9 rimbalzi e 5 assist, che gli valgono il premio di <strong>MVP d</strong>ella Regular Season. Sam Cassell disputa la migliore stagione in carriera e diventa All-Star per la prima volta a trentaquattro anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Playoffs</h2>



<p>Al primo turno arrivano i <strong>Nuggets d</strong>i un giovanissimo Carmelo Anthony, che assieme ad Andre Miller è riuscito a riportare Denver ai Playoffs. Gara 1 è un&#8217;affermazione di forza da parte di Minnesota, che vince 106-92 con due prestazioni incredibili da parte di Sam Cassell (40 punti) e Kevin Garnett (30 punti e 20 rimbalzi). Gara 2 è un&#8217;altra facile vittoria e questa volta è Latrell Sprewell il protagonista della serata con 31 punti. In Gara 3 i Nuggets fanno valere il fattore campo e nonostante le ottime prestazioni di KG e Sprewell, Denver scava il solco già nel primo quarto. Minnesota non riesce a recuperare e la partita si chiude sul +21 Nuggets. Gara 4 è combattutissima e dopo essere stata in perfetta parità per oltre tre quarti, è Minnesota a spuntarla grazie a una tripla di Latrell a un minuto dalla fine, che vale il +4. La schiacciata di Nenè a pochi secondi dalla fine sancisce il punteggio finale sull&#8217; 84-82. Gara 5 vede Anthony infortunato e la squadra di Saunders non fallisce la ghiotta occasione di passare finalmente il primo turno di Playoffs. La maledizione è finita!</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/a18157_341aa012f61449c6b4478b91bee937ca-mv2.png" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>Al secondo turno si presentano i <strong>Sacramento Kings </strong>che ormai da anni sono una costante contender. La squadra di Adelman si è sbarazzata per 4-1 dei Dallas Mavericks. Altra Gara 1 e altro &#8220;quarantello&#8221; di Sam Cassell con 7/11 dalla lunga distanza, Garnett ne aggiunge 16 e 18. Sprewell vive una pessima serata al tiro e mette a referto solo 5 punti. I Kings, invece, mandano ben sei uomini in doppia cifra e si aggiudicano la prima partita <span style="color: #030303;">della serie</span> in trasferta. In Gara 2 i Wolves rispondono prontamente e con cinque giocatori oltre i dodici punti, pareggiano la serie. Gara 3 regala una serie di emozioni senza soluzione di continuità. La squadra di Saunders conduce anche di 15 lunghezze a inizio quarto periodo, ma si fa rimontare dai Kings. A dieci secondi dalla fine i T-Wolves sono sopra di tre punti, ma Stojakovic segna un canestro dall&#8217;arco e manda la partita all&#8217;overtime. Nel supplementare si presenta la stessa situazione, ma questa volta volta il serbo sbaglia: 2-1 Minnesota. Nel quarto atto, KG e compagni disputano una brutta prestazione, la peggiore della serie, e Sacramento pareggia la serie. Ma Latrell Sprewell è semplicemente immarcabile in Gara 5 davanti al suo pubblico e garantisce il 3-2 a Minnesota, che ha il matchpoint a disposizione in trasferta. Sacramento però vince nettamente, di 17, e forza Gara 7. Nella partita decisiva è il giocatore franchigia a prendersi la squadra sulle spalle. Con una prestazione da 32 punti, di cui ben 14 nell&#8217;ultimo quarto, 21 rimbalzi e 5 stoppate porta la sua squadra alle Finali di Conference.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/a18157_bb2e483a262a4a368b83c027c2e6fcf0-mv2.png" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">FOTO: NBA.com</figcaption></figure>



<p>In finale di Conference ci sono i Los Angeles Lakers, che hanno aggiunto Karl Malone e Gary Payton al duo Kobe-Shaq. Sulla carta ci sono poche possibilità e infatti la serie si chiude sul 4-2 per i giallo-viola. A pesare sul risultato della serie l&#8217;infortunio occorso a Sam Cassell dopo un minuto di gioco in Gara 2. &#8220;Sam I am&#8221; era stato semplicemente incredibile in quei Playoffs e il suo infortunio ha sancito la fine della cavalcata di questi Minnesota Timberwolves.</p>



<p>La stagione 2003/04 rappresenta la migliore nella storia della franchigia finora e, da allora, pareva esserci una maledizione del primo turno dalle parti di <strong>Minneapolis.</strong> L&#8217;unica apparizione ai Playoffs dopo quel 2004 risaliva alla stagione 2017/18, e si è ancora conclusa al primo turno. Prima di oggi, ovviamente. Riusciranno Anthony Edwards e i Timberwolves di oggi a migliorare il risultato dei Big Three del 2004? Non lo sappiamo, ma è certo che in 20 anni nessuno ci era mai andato così vicino.</p>
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		<title>Legends are forever</title>
		<link>https://aroundthegame.com/kobe-legends-are-forever/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Lecce]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 00:50:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[kobe bryant]]></category>
		<category><![CDATA[los angeles lakers]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; Purtroppo ieri, domenica 26 gennaio 2020, devo aggiungere un&#8217;ultima data alla tua incredibile carriera: la data in cui sei scomparso troppo prematuramente, insieme a tua figlia. &#160; La notizia della tua morte mi ha devastato, perché tu per me sei stato un modello, un&#8217;ispirazione, l&#8217;incarnazione dello spirito agonistico.&#160;Tifo Lakers dai primi anni duemila, quando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="align-center font_8"><img decoding="async" alt="Kobe_Bryant_Around_the_Game_NBA" height="396.73636363636365" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/a18157_5dec005e2f3e4aa8818d1ffe0eac44ee-mv2-3.jpg" title="Kobe_Bryant_Around_the_Game_NBA" width="702" wix-comp="{&quot;id&quot;:&quot;innercomp_txtMediamkc&quot;,&quot;dataQuery&quot;:&quot;txtMediamkc&quot;,&quot;propertyQuery&quot;:&quot;txtMediamkc&quot;,&quot;componentType&quot;:&quot;wysiwyg.viewer.components.WPhoto&quot;,&quot;styleId&quot;:&quot;&quot;,&quot;skin&quot;:&quot;wysiwyg.viewer.skins.photo.NoSkinPhoto&quot;,&quot;display&quot;:&quot;block&quot;,&quot;marginLeft&quot;:&quot;auto&quot;,&quot;marginRight&quot;:&quot;auto&quot;,&quot;width&quot;:0.75,&quot;src&quot;:&quot;//static.wixstatic.com/media/a18157_5dec005e2f3e4aa8818d1ffe0eac44ee~mv2.jpg&quot;,&quot;isFullSize&quot;:false,&quot;alt&quot;:&quot;Kobe_Bryant_Around_the_Game_NBA&quot;}"></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span class="inherit-font-size" style="font-size:15px;"><span style="font-family:caudex,serif;">&nbsp;</span></span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span style="font-family:caudex,serif;"><span style="font-size:15px;">Purtroppo ieri, domenica 26 gennaio 2020, devo aggiungere un&#8217;ultima data alla tua incredibile carriera: la data in cui sei scomparso troppo prematuramente, insieme a tua figlia.</span></span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8">&nbsp;</p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span style="font-size:15px;"><span style="font-family:caudex,serif;">La notizia della tua morte mi ha devastato, perché tu per me sei stato un modello, un&#8217;ispirazione, l&#8217;incarnazione dello spirito agonistico.&nbsp;</span></span><span style="font-size:15px;"><span style="font-family:caudex,serif;">Tifo <span style="font-weight:bold;">Lakers </span>dai primi anni duemila, quando insieme a <span style="font-weight:bold;">Shaquille O&#8217;Neal</span> dominavi, ma non è lì che mi sono follemente innamorato di te e del tuo gioco. Perché quei Lakers erano davvero troppo forti e l&#8217;ombra di Shaq in qualche modo ti ostacolava ancora.&nbsp;</span></span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8">&nbsp;</p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span style="font-size:15px;"><span style="font-family:caudex,serif;">È dalla stagione 2005/06 che hai dimostrato di essere uno dei migliori che abbia mai calcato un parquet e da lì non ho mai più smesso di seguirti e di idolatrarti.&nbsp;</span></span><span style="font-size:15px;"><span style="font-family:caudex,serif;">Mi ricordo ancora quella mattina del 23 gennaio 2006&nbsp;quando, prima di andare a scuola, ho controllato&nbsp;come sempre i risultati e leggendo lo score&#8230; ho visto 81.&nbsp;Non ci potevo credere.&nbsp;Ho pensato: <span style="font-style:italic;">&#8220;81 punti in una partita?! Non può essere vero&#8221;. </span>Dopo aver visto il video ero semplicemente allucinato. Incredulo.&nbsp;</span></span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8">&nbsp;</p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span style="font-size:15px;"><span style="font-family:caudex,serif;">Quello stesso anno ricordo l&#8217;entusiasmo per il 3-1 in post-season contro Phoenix, quando praticamente da solo stavi vincendo una serie di Playoffs contro una delle migliori squadre della Lega. Naturalmente, ricordo molto bene anche la delusione di quella sconfitta, ma col senno di poi poco importa, perché in quell&#8217;anno hai capito che nulla ti avrebbe fermato.&nbsp;</span></span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8">&nbsp;</p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span style="font-size:15px;"><span style="font-family:caudex,serif;">Ricordo il terrore nel mio cuore quando si era ipotizzata una trade che ti avrebbe portato a Chicago e la gioia di quando poi, alla fine, era&nbsp;arrivato Pau Gasol. Per fortuna. E che sollievo. In men che non si dica i Lakers erano tornati alle Finals e l&#8217;eccitazione per la sfida contro gli acerrimi rivali di sempre non era contenibile.</span></span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8">&nbsp;</p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span style="font-family: caudex, serif;">Sì, la delusione per la sconfitta contro Boston era&nbsp;paragonabile a poche delusioni sportive, ancora una volta come negli anni &#8217;60 e &#8217;70 i Lakers cadevano&nbsp;per mano dei Celtics. Ma&nbsp;ricordo, poi, la gioia dei due anni successivi, in cui hai guidato i Lakers a due titoli consecutivi. Contro&nbsp;Orlando il primo e proprio&nbsp;contro Boston il secondo.</span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8">&nbsp;</p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span style="font-family: caudex, serif;">Le <span style="font-weight:bold;">NBA Finals</span> del 2010 sono state indubbiamente le migliori per qualunque tifoso giallo-viola cresciuto con te, perché hanno portato con sé, oltre all&#8217;anello, la vendetta contro i Celtics e il tuo quinto titolo, quello che ti ha consentito di passare Shaq. Quella serie ha regalato un momento epico, immortalato da Federico Buffa e Flavio Tranquillo come quello in cui tu,&nbsp;Kobe, eri<span style="font-style:italic;"> </span>&#8220;da solo sull&#8217;isola&#8221;.</span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8">&nbsp;</p>
<p class="align-center font_8"><img decoding="async" alt="" height="395" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/mqdefault-4-5.jpg" width="702" wix-comp="{&quot;id&quot;:&quot;innercomp_txtMedia1emq&quot;,&quot;dataQuery&quot;:&quot;txtMedia1emq&quot;,&quot;propertyQuery&quot;:&quot;txtMedia1emq&quot;,&quot;componentType&quot;:&quot;wysiwyg.viewer.components.Video&quot;,&quot;styleId&quot;:&quot;&quot;,&quot;skin&quot;:&quot;wysiwyg.viewer.skins.VideoSkin&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/mqdefault-4-5.jpg&quot;,&quot;minWidth&quot;:&quot;240px&quot;,&quot;minHeight&quot;:&quot;180px&quot;,&quot;videoId&quot;:&quot;5q1TOIyugQk&quot;,&quot;videoType&quot;:&quot;YOUTUBE&quot;,&quot;width&quot;:0.75,&quot;dimsRatio&quot;:0.5625,&quot;display&quot;:&quot;block&quot;,&quot;marginLeft&quot;:&quot;auto&quot;,&quot;marginRight&quot;:&quot;auto&quot;,&quot;isFullSize&quot;:false}"></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span>&nbsp;</span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span style="font-family: caudex, serif;">Poi, le illusioni del 2012.&nbsp;Il superteam con Howard e Nash, i tuoi infortuni per cui sei caduto ma sei sempre&nbsp;riuscito a rialzarti, fino ad arrivare alla tua ultima partita &#8211; che, ovviamente, non potevo non seguire in diretta. Alle cinque di mattina il boxscore recitava 60 punti, e io ovviamente ero commosso. E ne sono certo: non ero solo. Anzi.</span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8">&nbsp;</p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span style="font-family: caudex, serif;">Finalmente, dopo un ritiro da eroe, ecco il momento del meritato riposo, dopo vent&#8217;anni in cui hai deliziato milioni di appassionati in tutto il mondo e acceso i cuori dei tifosi giallo-viola che ogni sera accorrevano allo Staples Center per vederti giocare.</span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8">&nbsp;</p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span style="font-family: caudex, serif;">Hai letteralmente cresciuto un&#8217;intera generazione, che da te ha imparato cosa significa sacrificio oltre ogni limite, cosa vuol dire etica del lavoro. Sei stato un esempio unico di&nbsp;determinazione, per certi versi di ostinazione. Senza accontentarti mai, dimostrando a tutti cosa fosse la &#8220;<span style="font-weight:bold;">Mamba Mentality</span>&#8220;.</span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8">&nbsp;</p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span style="font-family: caudex, serif;">Ieri è arrivata come un fulmine a ciel sereno la notizia che nessuno avrebbe mai voluto ricevere. All&#8217;inizio ho pensato a una &#8220;fake news&#8221;, ma con il passare dei minuti quella speranza è svanita sempre di più, fino a che non è stata demolita dalla realtà. A quel punto trattenere le lacrime è stato veramente difficile.&nbsp;</span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8">&nbsp;</p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span style="font-family: caudex, serif;">Da eroe sei diventato leggenda. E ieri, da leggenda vivente sei diventato mito.</span></p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8">&nbsp;</p>
<p style="font-size: 15px;" class="font_8"><span style="font-family: caudex, serif;">Grazie di tutto, Kobe, e riposa in pace.</span></p>
<p class="font_8">&nbsp;</p>
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<p class="font_8"><span>&nbsp;</span></p>
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		<title>Come eravamo: Sacramento Kings 2001-2002</title>
		<link>https://aroundthegame.com/come-eravamo-sacramento-kings-2001-2002/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Lecce]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2019 14:12:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[chris webber]]></category>
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					<description><![CDATA[Alla ricerca dell'anello perduto: la cavalcata trionfale di una squadra a cui è mancato solo il titolo (e non solo per colpa loro).]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading">Alla ricerca dell&#8217;anello perduto: la cavalcata trionfale di una squadra a cui è mancato solo il titolo (e&nbsp;non solo per colpa loro).</h2>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/a18157_0b9b3de503394d18839e983221598449-mv2.jpeg" alt="test alt text"/></figure>



<div></div>



<p>I <strong>Sacramento Kings </strong>dall&#8217;arrivo di <strong>Jason Williams </strong>sono una delle squadre più elettrizzanti della Lega. Ma, nonostante i netti miglioramenti che hanno portato la squadra fino alle semifinali di Conference, manca ancora qualcosa.</p>



<p>Quel qualcosa in più non è l&#8217;aggiunta di un giocatore di rotazione che serve a fare il definitivo salto di qualità, ma una rivoluzione nel ruolo di point guard. Il 27 giugno 2001, &#8220;White Chocolate&#8221; viene scambiato insieme a Nick Anderson per <strong>Mike Bibby </strong>e Brent Price nella trade tra i Kings e i Grizzlies, appena trasferitisi dal Canada a Memphis. </p>



<p>I fan sono increduli.&nbsp;Il GM Geoff Petrie ha osato scambiare il giocatore più amato. Colui che ha contribuito più di tutti a portare la squadra della California al successo.&nbsp;</p>



<p>Il giorno seguente lo stesso Petrie dirà: <em>&#8220;Scambiare un giocatore così popolare e che ha fatto così tanto per noi come Jason è stata dura, ma siamo veramente entusiasti nell&#8217;aver preso Mike. È un&#8217;altra point guard eccezionale&#8221;.</em></p>



<p>Quella che agli occhi di tutti sembrava una trade senza senso, si rivelerà come una delle migliori nella storia di Sacramento.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il roster </strong></h2>



<p>La squadra è pressoché invariata rispetto alla stagione passata. Unica differenza, come detto,&nbsp;Mike Bibby &#8211; che ha il compito non facile di fare meglio di Jason Williams.</p>



<p><strong>Doug Christie </strong>è la guardia titolare, mentre come ala piccola<strong> Predrag Stojakovic,</strong> uno dei migliori realizzatori della squadra insieme all&#8217;ala grande <strong>Chris Webber.</strong> Come centro, l&#8217;ex Laker <strong>Vlade Divac.</strong> Dalla panchina Bobby Jackson, Hedo Turkoglu e Scot Pollard.</p>



<p>Le caratteristiche principali di questa squadra sono fisicità e profondità del roster. Infatti, al termine della stagione, saranno ben sette i giocatori sopra la doppia cifra di media, con Webber e Peja oltre i venti. </p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come giocavano&nbsp;</strong></h2>



<p>Coach <strong>Rick Adelman </strong>aveva creato un sistema in grado di sfruttare al meglio le caratteristiche dei propri giocatori: pochi schemi e tanti principi basilari. Avendo due lunghi come Webber e Divac, è naturale sfruttare le loro doti al massimo, e infatti sono proprio loro i veri playmaker della squadra. In molti set offensivi, appena passata la metà campo, il passaggio di ingresso nell&#8217;azione è per uno dei due lunghi all&#8217;altezza del gomito, con l&#8217;altro che spesso si posiziona sul gomito opposto. Come possiamo vedere, le soluzioni sono molto variegate: dal consegnato con blocco per la penetrazione centrale, al blocco dell&#8217;altro lungo per liberare il tiratore. </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<div style="height:21px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>In questo contesto risulta estremamente difficile marcare due tiratori temibili come Stojakovic e Turkoglu, che dopo aver preso un blocco a scendere da un esterno, sfruttano il blocco di uno tra Divac e Webber. Molto utilizzato anche l&#8217;alto-basso tra i lunghi per sfruttare le ottime doti spalle a canestro dei due.</p>



<p>Il gioco è molto semplice ed è fatto di tante letture: dopo il primo passaggio, non esiste un&#8217;azione predefinita. Webber, essendo un tiratore mortifero dalla media, deve essere marcato stretto. A quel punto &#8211; grazie alla mobilità decisamente atipica per un centro di quell&#8217;epoca &#8211; può battere l&#8217;avversario in palleggio generando un ventaglio di soluzioni da cui la difesa fatica ad uscire.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Regular Season</strong></h2>



<p>Mike Bibby si integra subito molto bene e, nonostante il malcontento iniziale dei fan, la partenza è esaltante, con quattro vittorie in fila. Il pubblico inizia a convincersi che quello scambio forse non è stato così scellerato. Il numero 10 comincia bene la sua avventura in maglia Kings e al Season Opener realizza 15 punti con 6 assist e 8 rimbalzi. Chris Webber è fermo ai box per un problema alla caviglia e salta le prime venti partite. Nonostante la sua assenza, comunque, Sacramento viaggia con il pilota automatico inserito e vince quindici partite. </p>



<p>Il 21 dicembre, Webber fa il suo debutto stagionale, facendo registrare 18 punti e 6 rimbalzi in 28 minuti di gioco. I Kings non hanno particolari difficoltà e, arrivati all&#8217;All-Star Break, il record è di 37-12. Bibby e compagni procedono così fino al termine della stagione, chiudendo con il miglior record della Lega (61-21), il miglior pace (95.6) e il maggior numero di canestri realizzati dal campo; sono inoltre terzi per Offensive Rating e sesti per Defensive Rating, risultando così molto bilanciati. Gli unici problemi seri sono stati contro i <strong>Lakers</strong>: infatti i bianco-viola hanno perso tre delle quattro partite contro il duo Shaq-Kobe.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I Playoffs</strong></h2>



<p>La squadra si appresta così a iniziare i Playoffs con il favore del pronostico e con il fattore campo contro chiunque.</p>



<p>Al primo turno si trovano contro una squadra di veterani come gli <strong>Utah Jazz,</strong> trascinati ancora una volta&nbsp;alla post-season dall&#8217;intramontabile duo Stockton-Malone. Gli anni però cominciano a farsi sentire &#8211;&nbsp;il Postino e Stock ne hanno rispettivamente 38 e 39 &#8211;&nbsp;e cercare di competere con una squadra giovane ma esperta come Sacramento&nbsp;sembra&nbsp;difficile.&nbsp;</p>



<p>La serie, in realtà, è tutt&#8217;altro che scontata. E&nbsp;già da Gara 1 si vede che sarà un&#8217;impresa non semplice. La partita giocata all&#8217;Arco Arena termina con una vittoria di sole tre lunghezze in favore dei Kings. Divac va in grande difficoltà contro Malone e alla sirena finale il confronto tra i due sarà impietoso, con il serbo limitato a 2 miseri punti in 38 minuti, a fronte dei 25 del Postino. Per fortuna ci sono Bibby e Webber, che con 20 e 24 punti rispettivamente aiutano la squadra ad uscire illesa dalla prima partita casalinga.&nbsp;</p>



<p>In Gara 2 le cose non vanno ed è Utah a spuntarla 93-86. È un giovanissimo <strong>Andrei Kirilenko </strong>a fare la voce grossa con 15 punti, 6 rimbalzi e ben 5 stoppate. Bibby e Jackson non sono in serata e producono solo 13 punti in due. Serie in parità e si va in una caldissima Salt Lake City, dove il pubblico sogna già il colpo grosso. Per fortuna di Sacramento, le cose non vanno così: Gara 3 e Gara 4, sebbene durissime, vanno ai Kings. La vittoria arriva grazie alle due prestazioni da antologia di Peja Stojakovic, il quale &#8211; con 26 e 30 punti &#8211; mette in cassaforte la serie che si chiude sul 3-1. Contro Utah, però, le difficoltà sono andate ben oltre le aspettative e la differenza di punteggio delle quattro partite è stata di soli quattro punti. </p>



<p>In semifinale di Conference, i Kings trovano i <strong>Dallas Mavericks </strong>di Nash e Nowitzki, che si sono sbarazzati agevolmente in tre gare dei Timberwolves. La serie contro i Mavs inizia benissimo, con la vittoria di 17 in Gara 1. Il secondo atto rappresenta l&#8217;unico passo falso nella serie; infatti, dopo la sconfitta 110-102, ecco tre vittorie di fila e finali di Conference raggiunte. La nota dolente è l&#8217;infortunio di Peja Stojakovic in Gara 3. Il serbo riuscirà a rientrare solamente in Gara 5 di WCF, e comunque a mezzo servizio.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://aroundthegame.com/wp-content/uploads/2021/08/a18157_9ff6ac549fa749a78b3bf4e8100bffb8-mv2.jpg" alt="test alt text"/></figure></div>



<div></div>



<p>Ad attenderli i Los Angeles Lakers, che erano stati gli unici a mettere in seria&nbsp;difficoltà Sacramento durante la Regular Season. La serie tra le due compagini californiane sarà ricordata come una delle più belle e discusse di sempre.&nbsp;</p>



<p>In Gara 1 i Kings, con Turkoglu al posto dell&#8217;infortunato Stojakovic,&nbsp;partono con il freno a mano tirato e i Lakers fanno subito un parziale di 13-4 con sei punti di Shaq. La schiacciata di Bryant a metà primo quarto, dopo aver trovato un&#8217;autostrada al ferro, fa capire subito che le cose non stanno andando bene per Webber e compagni. Il primo tempo si chiude sul +13&nbsp;Lakers, che amministreranno questo vantaggio fino alla sirena finale.</p>



<p>Perdere anche Gara 2 all&#8217;Arco Arena non è un&#8217;opzione e, infatti, nonostante i 35 punti di O&#8217;Neal, Sacramento vince la partita, soprattutto grazie alle ottime percentuali da tre. Si vola a Los Angeles sull&#8217;uno pari nella serie e questa volta sono i Kings a beffare i giallo-viola in casa, con un roboante 103-90 grazie ai 24 di Bibby e ai 26 di Webber. </p>



<p>Gara 4 è di cruciale importanza. In caso di vittoria, i Kings potrebbero giocarsi le chance di passare il turno tra le mura amiche. Sacramento parte fortissimo, segnandone 40 nel primo quarto e tenendo LA a soli 20 punti realizzati. La partita sembra indirizzata, ma i Lakers non si danno per vinti e cominciano lentamente a rimontare. A fine terzo quarto sono sotto solo di 7 lunghezze. A 11&#8243; dalla fine il vantaggio dei Kings è di soli due punti. Ultimo possesso affidato a Bryant&#8230; e il dramma Kings si consuma:</p>



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</div></figure>



<div style="height:21px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Una sconfitta sanguinosa sulla sirena, dopo essere stati davanti per tutta la partita.&nbsp;</p>



<p>Gara 5 è un altro duello all&#8217;ultimo sangue, che arriva a decidersi nei secondi finali. Questa volta a parti invertite, con i Lakers avanti di uno a 11&#8243; dalla fine. Sacramento ha una rimessa dalla linea di fondo, che esegue Mike Bibby. Palla a Webber, che restituisce al suo playmaker con un consegnato e blocca al tempo stesso Derek Fisher, che si schianta e cade rovinosamente. Tiro aperto del numero 10 e Arco Arena che esplode. Vittoria Kings e 3-2 nella serie. </p>



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</div></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>A questo punto Gara 6 garantisce ai Kings la possibilità di accedere alle <strong>Finals.</strong> Ma qui il dramma si consuma in maniera inusuale e alquanto strana, in quella che passerà alla storia come la partita più contestata di sempre.&nbsp;</p>



<p>Il match sembra molto simile ai due precedenti e prosegue punto a punto, ma nel quarto periodo ai Lakers vengono concessi ben 27 tiri liberi! Ventisette! Di cui ventuno vengono convertiti. Alcune chiamate arbitrali sono veramente oltre il limite del normale.&nbsp;La partita termina con la vittoria dei Lakers e quella sensazione che forse il naturale corso degli eventi sia stato alterato. Seguirà&nbsp;una lunga serie di strascichi e polemiche, con molti che grideranno al complotto.&nbsp;</p>



<p>Gara 7 è l&#8217;epilogo che tutti i tifosi di basket desideravano&#8230;&nbsp;tutti tranne quelli dei Kings.&nbsp;Una partita ancora più entusiasmante delle altre, che si decide addirittura all&#8217;overtime. Sacramento patisce&nbsp;per la terza volta consecutiva l&#8217;eliminazione per mano dei <strong>Lakers,</strong> ma questa volta fa più male: c&#8217;era la consapevolezza di poterli battere.&nbsp;</p>



<p>La serie nel dettaglio e i suoi retroscena sono stati raccontati in <a href="https://aroundthegame.com/lakers-vs-kings-2002/">questo nostro articolo</a>.</p>



<p>Ai <strong>Kings </strong>rimane una cocente delusione per aver perso l&#8217;occasione di portare a Sacramento il tanto agognato titolo. Una squadra che aveva dimostrato di avere tutte le carte in regola per vincere e che purtroppo non ci è riuscita per una serie di sfortunati eventi.</p>



<p>Una squadra che certamente avrebbe meritato l&#8217;anello e che purtroppo è rimasta unicamente con la gloria e il rispetto di un&#8217;intera città.</p>
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