Da un’infanzia vissuta in una casa su ruote all’oro olimpico a Tokyo. In mezzo, il Kentucky e le NBA Finals con i Miami Heat.

La trentaduesima edizione dei Giochi Olimpici estivi è destinata a rimanere, tralasciando i meriti sportivi, nella storia: il rinvio di un anno per una pandemia globale, le critiche del popolo giapponese, gli scandali “gender”, il “machismo” fondante della cultura nipponica, e tanto altro. Ma ciò che rende speciale ogni edizione della competizione sportiva sono le storie che si celano dietro alle migliaia di atleti che partecipano all’evento.

Non può essere passato inosservato il battibecco – “scherzoso”, dicono le fonti, ma che di scherzoso forse ha avuto poco – tra il veterano di Team USA Kevin Durant ed il “rookie” Bam Adebayo; ruolo, quello del rookie, che gli sta parecchio stretto, a giudicare dalle parole in riposta alla provocazione di KD.

“I’m not your rookie.”

Al momento del battibecco tra i due, la tensione nel Team USA era sensibile, frutto anche delle sconfitte nella tourneè pre-olimpica. Di sicuro, però, si può dire che a Bam il carattere non manchi.

Da dove nasce tutto questo orgoglio?

Questa è la vita di Edrice Femi “Bam” Adebayo.

Trailer

In una casa con le ruote – per l’appunto definita “Trailer”, non la classica roulotte che si può immaginare – in North Carolina vive una giovane madre con suo figlio Edrice. Il padre se n’è andato via da molto tempo, lasciando in balìa del destino una giovane vita.

Tutte le mattine alle 5.45 lei si sveglia, prepara la colazione e, accompagnata dai colleghi, posto che un’automobile di certo non può permettersela, si dirige verso l’Acre Station Meat Farm, dove svolge le mansioni di cassiera del punto vendita. I guadagni non sono esorbitanti, ma un tetto sotto cui vivere c’è e le bollette sono pagate, come anche la retta scolastica.

Marilyn, così si chiama quella giovane madre, vuole che suo figlio cresca in salute e con la testa sulle spalle. Quel figlio che mostra sin da piccolissimo doti fisiche eccezionali. Anche lei trova curioso quel soprannome “Bam”, anche se è stata lei ad affibbiarglielo.

Un giorno, quando ancora Edrice ha appena un anno, si trovano nel minuscolo “salotto” nella loro casa semi-movente. C’è un piccolo tavolino nel mezzo e il bambino gioca con le gambe, talvolta anche mordendole. D’improvviso ne afferra una tra le mani e, sotto gli occhi attoniti della madre, ribalta il mobile senza alcuna apparente fatica. Questa forza “sovraumana” per un bimbo di un anno appena e la passione sfrenata di Marilyn per i Flinstones fanno sì che Edrice venga sempre conosciuto dall’intera comunità di Pinetown come “Bam” – da “Bam-Bam Rubble”, figlio di Barney e Betty.

Adebayo crescendo vede la madre andare via presto alla mattina e tornare stremata alla sera, senza le energie per compiere qualsivoglia faccenda domestica. All’inizio non dà molto peso alla cosa: “sono cose da adulti”. Maturando, però, il mondo sembra sempre più per come è, e non per come appare.

Bam” capisce la situazione in cui si trova: una mamma single, senza mezzi di trasporto, con un figlio a carico e un lavoro che le permette al massimo di dargli da mangiare e pagare le normali spese… senza però poter ambire a qualcosa di più, ad uno status migliore.

In un paese dove i soldi e la ricchezza sono sinonimo di realizzazione personale, anche il piccolo Bam non può fare a meno di pensare che un giorno sarà in grado di sostentare lui sua madre, permettendole di togliersi anche qualche sfizio.

“Quando ero piccolo, era una cosa del tipo ‘Mamma lavora, cosa da adulti’, ma quando cresci la vedi in un modo diverso. Ho visto mia madre soffrire, l’ho vista tornare a casa distrutta dopo una giornata di lavoro, senza la forza di fare alcunché. Così ho iniziato a pensare ‘Mia madre non merita tutto questo’. Ho donato tutto me stesso per portare via mia madre da quella casa su ruote” – Bam Adebayo

Rimane però un punto fermo la sua istruzione: “devi studiare se vuoi avere successo nella vita”.

I risultati a scuola sono ottimi, ma la madre decide comunque di mandarlo ai recuperi pomeridiani, dove Bam fa da insegnante per i compagni che hanno maggiori difficoltà.

Lo studio non può però essere prerogtiva assoluta di un giovane ragazzo; quindi, ogni tanto, nel pomeriggio si incontra con gli amici in piccolo campetto vicino casa, allestito con un canestro. Anch’esso ironicamente su ruote.

Ogni anno che passa diventa sempre più grande e slanciato in altezza. A 13 anni è già alto quasi due metri e la sua velocità è sorprendente, anche i ragazzi più bassi di lui stentano a stargli dietro. È inevitabile che venga introdotto nel basket organizzato dopo pochissimo tempo, unendosi alla squadra locale militante nella AAU, sotto la guida di coach Kevin Graves.

“Facevo davvero schifo. Avevo bisogno di aiuto per migliorare in tutti gli aspetti del gioco. Ero molto lontano dal livello dei giocatori che vedevo in TV.”

Il primo aspetto su cui lavorare è la velocità di piedi. Nonostante avesse di base una velocità di punta spaventosa e gli spostamenti laterali per un ragazzo di più di due metri fossero rapidi, l’agilità non è assolutamente il suo forte.

Poi, ci sono i suoi scarsi movimenti spalle a canestro. Ed è qui che coach Graves ha l’intuizione di farlo allenare da point guard.

“Il miglior modo per imparare come muoversi spalle a canestro è allenarsi da esterno. Una volta che si imparano i movimenti di piedi, tutto il resto viene molto più facile.” – coach Graves

L’obiettivo di Bam è quello di dominare sin da subito in tutto il campo, e accetta quello strano quanto inaspettato cambio di ruolo. I risultati si vedono sin da subito: le sue doti difensive spiccano in modo particolare. Spalle a canestro migliora e sprigiona una sempre più strabordante fisicità.

Di jumper però non se ne parla, tanto meno del ball handling. La sua avventura liceale rispetta a pieno le sue stesse aspettative: 32.2 punti a partita con 21 rimbalzi. Il talento di Pinetown finisce inevitabilmente sui taccuini dei osservatori degli atenei più rinomati.

FOTO: NBA.com

Nell’estate del 2015, poco prima di sbarcare in Kentucky – sua scelta per la continuazione della formazione cestistica e scolastica – partecipa al NBPA Top 100 Camp, un sorta di raggruppamento dei migliori prospetti della nazione, e vince il titolo MVP della partita Under Armour Elite 24.

È la prima volta che Bam lascia la sua casa, lontano dalla mamma e dall’ormai paterno coach Graves, e la nostalgia non si fa attendere. Mette come sfondo del suo telefono una foto della vecchia abitazione, ma non basta ad allontanare la voglia di tornarsene a Pinetown.

Coach Graves ha una bell’idea: durante una delle sue numerose visite, porta in dono a Bam un poster con raffigurata proprio la sua casa. In basso, ai margini dell’enorme foto:

“Never forget where you came from, and never lose sight of where you are going.”

Non può scoraggiarsi proprio ora. Sua madre deve essere orgogliosa di quell’unico figlio che ha cresciuto con tanti sacrifici ma altrettanto amore.

Kentucky

Nel Kentucky incontra coach John Calipari, che di basket e giovani talenti se ne intende eccome.

Calipari in realtà inizialmente non è molto convinto di Adebayo. Il basket è giunto ad una svolta nei suoi meccanismi, e vedere un lungo tutto difesa del pitturao e gioco spalle-a-canestro sfondare in NBA è sempre più difficile.

Anthony Davis, coltivato proprio da Coach Cal negli anni precedenti, rappresenta il perfetto prototipo del lungo moderno: lunghe leve, grandi doti atletiche, ma soprattutto in grado di abbinare un ottimo gioco vicino al ferro a una dimensione quasi da esterno, nonostante la struttura fisica, e a un’incredibile versatilità difensiva.

Bam è molto distante da tutto ciò. La squadra dei Wildcats, tuttavia, ha bisogno di un “rim protector”, e alla fine Calipari cede.

Il motivo è anche un altro, e poco sospettabile. Nell’estate precedente all’arrivo in maglia Kentucky, Bam ha la grandissima fortuna di portersi allenare con uno dei più grandi agonisti della storia dell’NBA: Rasheed Wallace.

Grande amico di Graves, Wallace accetta di allenare Bam. Per la prima volta in carriera dovrà affrontare avversari con le sue stesse doti fisiche, e per tanti lunghi non è una sfida semplice.

FOTO: SI.com

Il lavoro da compiere sul suo gioco è enorme, ma inizia a dare i suoi frutti sin da subito, complice anche la grande voglia e professionalità che contraddistinguono il ragazzo. L’attacco fronte a canestro e il ball handling migliorano vistosamente.

“Ora Bam è molto più a suo agio nel tenere in mano la palla per quattro o cinque secondi; questo fa la differenza tra un giocatore di basket e un semplice ragazzo che schiaccia.” (Joel Justus, vice allenatore dei Wildcats)

Ma il tiro piazzato stenta ancora a decollare, fondamentale senza il quale non potrebbe mai essere un vero giocatore all-around. La soluzione è più semplice di quanto si possa immaginare: bisogna tirare tanto… tantissimo.

Ogni giorno, prima di ogni allenamento, Adebayo si allena sui jumper in modo ossessivo. Le percentuali man mano migliorano sempre più, anche se non in modo clamoroso. Ci vorrà ancora parecchio allenamento.

I miglioramenti compiuti da Bam in Kentucky vengono meravigliosamente condensati in un’azione. È il 3 Gennaio 2017, partita contro Texas A&M: Bam devia un classico passaggio guardia-guardia, recupera il pallone, apre il palleggio in contropiede, punta dritto il ferro e conclude con un Eurostep evitando lo sfondamento. Difesa, velocità e controllo del corpo. Bam.

C’è un altro aspetto del suo carattere che lo rende speciale. Fino ad ora si è descritto un ragazzo bravo, disciplinato ed estremamente legato alla figura materna, ma tutto questo non basta per essere un giocatore vero: servono anche tanto agonismo e cattiveria cestistica, qualità che Adebayo impara a coltivare.

“È più cattivo di quanto mi aspettassi. Tutti parlano di quanto sia un bravo ragazzo. Lui è tosto. A rimbalzo è cattivo, in post è cattivo, e non c’è nulla di sbagliato in tutto questo. Dopo che lotta come un leone, lui semplicemente sorride. È davvero una bella cosa.”

Quel ragazzo venuto dal nulla è finalmente un giocatore vero, e incassa numerosi complimenti anche da una leggenda del Gioco come Pat Riley.

“He’s the Zo [Mourning]. He’s the UD [Udonis Haslem]. He’s the Dwyane [Wade]. They were standard-bearers. Bam is that person. He is the real deal.”(Pat Riley)

Il Draft premia tutto il potenziale di Bam con la 14esima scelta, dietro a Jayson Tatum e Donovan Mitchell.

Miami and Japan

Da quella scelta nel 2017 Bam è diventato un giocatore fondametale nell’economia dei Miami Heat, mostrando le sue incredibili qualità di gestione palla, sia a livello di letture che di palleggio e passaggio. Senza dimenticare quel ruolo di “rim-protector” che lo aveva consacrato a livello collegiale.

Non a caso tra i primi premi in carriera figurano due NBA All-Defensive Second Team (e la vittoria dello Skills Challenge all’All-Star Game di Chicago).

Col primo stipendio della sua carriera mantiene una promessa fatta molto tempo fa: compra dei vestiti per la madre. Diverse paia di jeans, oggetto simbolo del riscatto che si era giurato di darle.

“Se li merita. Dopo aver sofferto tanto per farmi crescere nel migliore dei modi, ora sono io a prendermi cura di lei.”

Un legame, quello con la madre, davvero molto forte, come testimoniano le parole di coach Spoelstra.

“Ha un rapporto davvero magnifico con sua madre. Ho voglia di fare la cosa giusta sia per lui che per lei. Non voglio fallire.”

Se non fosse stato per lei, Bam non sarebbe mai diventato l’uomo ed il giocatore che tutto il mondo oggi guarda con occhi incantati.

FOTO: heatnation.com

Per la consacrazione definitiva c’è ancora molta strada, ma nella Bubble il sogno di vincere l’anello da protagonista è stato addirittura accarezzato.

Dopo aver giocato le NBA Finals ed essere stato selezionato per l’All-Star Game, un’altra grande soddisfazione individuale è la chiamata olimpica.

In Giappone la squadra di coach Pop agguanta l’oro olimpico, il quarto consecutivo per il Dream Team. Bam fa parte di una spedizione meno debordante, ad esempio, di quella del 2012, ma comunque di grande talento. Ed è un’occasione imperdibile, questa, anche di poter vivere un’esperienza importante al fianco di veterani vincenti come Kevin Durant, Draymond Green e i neo-campioni NBA Holiday e Middleton.

Ora, Bam tornerà in Florida con un solo obiettivo.