Nell’anno dei vari Anthony Davis (prima scelta più che scontata), Damian Lillard, Bradley Beal e compagnia, il coniglio dal cilindro lo pescano i Golden State Warriors. Dopo Curry e Thompson, ecco la terza e fondamentale colonna della loro dinastia vincente

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Solitamente quando scrivo un articolo del genere – trattasi del terzo re-draft, gli altri due li trovate qui: 2013, e qui, 2011 – cerco di non cadere nel banale e non trattare sempre i soliti temi che per forza di cose si accompagnano ad un argomento del genere – il ruolo della fortuna, “cosa sarebbe successo se”…

Piuttosto, mi affido alle parole dei diretti interessati, che siano allenatori, G.M. o i giocatori stessi, per evidenziare uno dei mille aspetti che influenzano e indirizzano le scelte delle franchigie in questo contesto. Tra questi, di fondamentale importanza è la personalità dei giovani in questione, ampiamente valutata nei mesi precedenti al Draft in veri e propri colloqui, che affiancano i work-out privati che i giocatori effettuano con le squadre a loro interessate.

E parlando di personalità e carisma, ritengo sia emblematico l’esempio di Draymond Green e in particolare il veloce riassunto che ci offre un video di qualche anno fa, in cui lo stesso, selezionato con la 35esima chiamata del Draft 2012, enuncia uno ad uno i giocatori scelti prima di lui.