FOTO: Golden State Of Mind

No, la strategia dei Golden State Warriors nella super batosta inflitta loro dai Boston Celtics domenica sera non ha affatto funzionato. Chiunque si sia trovato di fronte a uno schermo a casa, o al TD Garden, sarà rimasto certamente sconcertato nel vedere Jaylen Brown, il secondo violino della squadra con il miglior record della Lega, completamente ignorato da Draymond Green e compagni. Questa scelta, come è stato successivamente rivelato dall’Orso Ballerino, faceva parte del piano partita di Golden State e, sebbene non abbia pagato, Green è apparso piuttosto soddisfatto in conferenza stampa, lasciando commenti quali: “Abbiamo implementato questa strategia una cosa come 15 minuti prima di uscire dallo spogliatoio“; o “non ha funzionato ma, beh, ce ne faremo una ragione. Ho pensato che fosse divertente da provare, a dire il vero ero del tutto a favore”. Tutto col sorriso. Chi si è divertito meno è sicuramente la fanbase dei Golden State Warriors, trovatasi a subire in faccia da Brown 19 punti nel solo primo quarto, con 6 su 12 dal campo e 5 su 9 da tre punti, a chiudere il primo tempo sotto per 38 – 82 e a terminare la gara con una pesante sconfitta da oltre 50 punti, 88 – 140. Se questa strategia è stata “implementata” davvero 15 minuti prima di andare in campo, beh, si è visto.

E non solo la scelta non ha pagato (anzi!), ma ha portato Joe Mazzulla e Jaylen Brown a ringraziare in prima persona. La stella dei Celtics ha citato un tweet con le parole di Steve Kerr sul tentativo di mettere in atto diverse tattiche, scrivendo “più squadre dovrebbero scegliere questa strategia”. In conferenza, si è anche espresso dicendo che non ha problemi a essere sfidato al tiro, ma che gli è sembrato un po’ irrispettoso.


Dal punto di vista statistico, la strategia poteva avere anche un fondamento: Brown è un tiratore dal 35% da tre punti in stagione, e tira le triple wide-open (del tutto smarcate) con percentuali peggiori di tutte le altre – 27.9%, ma su un volume molto ridotto. Detto ciò, c’è differenza fra “esitare” su una tripla ben costruita dai compagni e su cui la difesa non riesce a chiudere, e una volontariamente indotta dagli avversari, soprattutto mentalmente. Vedere il campo spalancato con la consapevolezza di dover segnare assolutamente per premiare il lavoro di squadra può portare a una lieve “pressione” mentale in più, ma per un competitor come Brown essere battezzato è in tutto e per tutto manna dal cielo, probabilmente gli permette di restare perfino più concentrato. Soprattutto nel corso di una partita in cui non c’è sostanzialmente nulla in ballo, e quindi con il senso di urgenza ridotto a zero. I Golden State Warriors dovrebbero aver imparato la lezione.