Trae Young ha rifiutato la propria player option, diventando free agent: cosa significa per i Washington Wizards – e per il mercato NBA?

Trae Young è diventato free agent: resterà comunque a Washington?
FOTO: NBA

Nelle ultime ore il nome di Trae Young ha scalato posizioni nei trend di rumors di mercato NBA fino quasi a scavalcare quello di Giannis Antetokounmpo. Il motivo? Secondo Marc J. Spears di ESPN, il giocatore attualmente in forza ai Washington Wizards rinuncerà alla propria player option del valore di circa $49 milioni, diventando free agent.

Questo non significa che Trae Young se ne andrà per certo da D.C. dopo appena cinque partite disputate. Si tratta di una scelta strategica che permette al giocatore di vagliare varie opzioni:

  • restare a Washington: il GM Will Dawkins ha ammesso di aver puntato su Young per avere un floor general, e la stella ex Atlanta Hawks ha confermato il proprio interesse nel progetto Wizards. La ri-firma è inoltre lo scenario più probabile anche secondo l’insider Brian Windhorst di ESPN, che ha parlato di un triennale in arrivo – probabilmente, aggiungiamo noi, su cifre attorno ai $40 milioni l’anno. Qual è il vantaggio? Trae Young non ha praticamente giocato lo scorso anno e non potrà di certo puntare a cifre astronomiche altrove: Washington ha lo spazio per dargli poco meno di quanto avrebbe preso con la player option e di farlo a lungo termine a causa del giovane progetto. Due garanzie in una per Young.
  • sign&trade: i Miami Heat sono stati menzionati da Marc Stein e Jake Fischer come i principali interessati a Young qualora dovessero fallire nella corsa ad Antetokounmpo. Dato che il giocatore è free agent, l’unica soluzione è che Trae firmi un nuovo contratto per poi essere subito girato a Miami. Per chi? Stipendi sopra i $30 milioni sono quelli di Andrew Wiggins e Tyler Herro, a cui eventualmente aggiungere la scelta numero 13 degli Heat al Draft 2026. Niente male per Washington, che da McCollum e Kispert (il pacchetto usato per arrivare a Young) potrebbero ricavare anche una scelta in lottery.
  • firma altrove: forse lo scenario meno probabile, perché difficilmente qualcuno si impegnerà con un accordo a lungo termine e a cifre sopra i $40 milioni annui per Trae Young. Entrambi pregi già offerti eventualmente da Washington, che da questo punto di vista resta forse la realtà più competitiva della NBA – si intende per tempo e spazio salariale. Da escludere soprattutto Miami, che firmando Young senza liberare nessuno finirebbe a lottare con le rigide penali della soglia salariale chiamata “secondo apron” senza aggiungere una superstar capace di cambiare le sorti della franchigia in positivo.

Anzi. Gli Hawks, per esempio, hanno avuto un record perdente di 221 vittorie e 272 sconfitte con Trae Young in campo, mentre dopo il suo scambio hanno raggiunto i Playoffs, giocandosela per tre gare con i Knicks campioni, chiudendo la stagione con 28 vittorie e 15 sconfitte. Anche prima della trade, già dal 2024, Atlanta aveva un record positivo senza di lui – e 16 a 13 solo nel 2026. La point guard ha avuto un impatto negativo, secondo i numeri on/off, sugli Hawks in due delle ultime tre stagioni, e dalla run alle Conference Finals del 2021 hanno ottenuto solo due uscite al primo turno e tanti Play-In.

Sebbene si tratti di un talento individualmente entusiasmante, sebbene sia capace di mettere su sempre buoni numeri “grezzi” (ad alto carico e a bassa efficienza, però), sebbene sia il leader della Lega tra i giocatori all’attivo in assist per partita, rappresenta uno stile di gioco poco compatibile con le esigenze della pallacanestro del 2026, a meno che non gli si costruisca attorno il contesto perfetto.

Di point guard piccoline, deficit difensivi pur con straordinario talento offensivo, se ne vedono tante ad alto livello, basti citare anche solo Jalen Brunson, MVP delle Finals 2026. Giocatori di questo tipo, per sopravvivere in una lega fatta di taglia media elevata e sempre più esterni, devono però sfiorare la perfezione nella metà campo offensiva, perché saranno sempre un target di là. E a volte non basta nemmeno. I numeri di squadra nei minuti di Trae Young sono ancora eccellenti, per esempio, ma non abbastanza da compensare i +15.6 punti subiti da 100 possessi dalla squadra quando è in campo rispetto a quando è fuori, secondo peggior dato difensivo NBA del 2025/26.

Senza mezzi termini, la parola che riassume l’era di Trae Young agli Atlanta Hawks è “mediocrità”. Non solo colpa sua, ci mancherebbe, ma, se l’impatto di una stella sulla squadra è negativo, è logico mettere in dubbio le sue capacità di onorare un contratto pesante che esiste proprio per garantire un determinato rendimento. Rendimento mai supportato dai fatti, e per questo che anticipa una free agency molto silenziosa, se non dall’esito – la permanenza – già scontato.