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A 35 giorni dalla trade deadline, sono sempre di più e sempre più insistenti i rumors di mercato che circolano all’interno della lega.

In questo articolo abbiamo fatto il punto della situazione sulle trade talks più “calde” delle ultime settimane (in alcuni casi degli ultimi mesi), in attesa di capire quali indiscrezioni si tradurranno in qualcosa di concreto, e quali invece rimarrano soltanto voci.

Impossibile non partire dal caso Ben Simmons, che tiene banco ormai da più di 6 mesi, ma per cui ancora non sembra vicina la soluzione del giallo. E può darsi che non lo sia, effettivamente, se Daryl Morey decidesse di aspettare l’estate prossima sperando in una richiesta di trade dei due primissimi obiettivi (più o meno dichiarati) dei Sixers: Damian Lillard e Bradley Beal. In caso contrario, le pretendenti a Simmons non mancano affatto – a condizione che le richieste di Morey, finora ritenute eccessive da tutti gli altri 29 front office della lega, si abbassino.

Nelle ultime settimane si è parlato di un “Morey Quadrangular”, ovvero una possibile trade a quattro squadre che potrebbe sbloccare la situazione. L’elenco delle squadre che stanno seguendo con interesse gli sviluppi della faccenda, però, non si ferma qui, anzi. E la saga-Simmons in qualche modo sta rientrando nei rumors di tutti i team da cui ci si aspetta un movimento di mercato, o che hanno giocatori/contratti importanti in uscita.

Le ultime candidate ad aggiungersi alla lista sono New Orleans Pelicans (che potrebbe mettere Ingram sul piatto?), Cleveland Cavaliers (che, nel frattempo, hanno chiuso il primo scambio di rilievo di questa trade season, per sopperire all’assenza di Ricky Rubio) e San Antonio Spurs (con il benestare di Popovich).

Sullo sfondo, tra le altre, rimangono i Los Angeles Lakers, che secondo Shams Charania sono tra le 7 squadre più interessate a Ben Simmons.

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Già, i Lakers. Stranamente – o forse no – la squadra in assoluto più chiacchierata delle ultime settimane.

Un po’ perché sono i Lakers, e un po’ perché la squadra di LeBron James attualmente ha un record di 20-19 (dopo le ultime tre vittorie consecutive che hanno riportato i giallo-viola in zona Playoffs), fatto sta che ci si attende qualcosa da Rob Pelinka… nonostante il GM dei Lakers abbia poco, pochissimo, in termini di asset da utilizzare sul mercato. Uno di questi, più per l’età e il contratto che per il rendimento degli ultimi mesi, è sicuramente Talen Horton-Tucker, che infatti sembra vicino a lasciare la California.

Come avevamo approfondito qui, tra i primi nomi sulla lista dei Lakers ci saebbero Myles Turner, Jerami Grant e Buddy Hield. Tre profili che, per motivi diversi, potrebbero fare comodo a coach Vogel – ma come arrivarci?

Quello contro cui si sono schiantati i Lakers nelle ultime settimane è stata l’impossibilità, o quasi, di spostare il contratto di Russell Westbrook. Stando a quanto riportato da diversi insiders vicini all’organizzazione, di recente hanno realmente avuto luogo delle discussioni interne su una sua possibile cessione, e anche delle chiacchierate con altri front office. Niente da fare: i 47 milioni previsti per la prossima stagione dal contratto di Russ rimarranno, presumibilmente, sui libri-paga dei giallo-viola.

Tra i nomi citati precedentemente nella “wishlist” di Rob Pelinka, comunque, troviamo due giocatori presenti in un’infinità di trade rumors delle ultime settimane. Jerami Grant ha ancora un anno di contratto ed è un profilo molto interessante per diverse squadre da Playoffs, quattro in particolare: per il suo addio ai Pistons sembra soltanto una questione di giorni, ormai. Myles Turner, invece, è il “pezzo da novanta” ambito da ogni General Manager, o quasi, che potrebbe dare il via al possibile rebuilding dei Pacers.

Chi non ha intenzione di ricostruire da zero, ma comunque sta scaldando i telefoni per una trade deadline di grandi manovre, sembrano essere gli Atlanta Hawks. Il GM Travis Schlenk non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione attuale della squadra, e tra le tante voci di mercato riguardanti i vice-campioni della Eastern Conference (attualmene fuori dalla zona Play-In) spiccano quelle riguardo a Danilo Gallinari, vicino a salutare la squadra.

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In una situazione per certi versi simile ci sono anche New York, che finora non ha rispettato le aspettative createsi dopo la scorsa stagione, Boston e Portand, che non stanno riuscendo a risolvere i problemi che affliggono le due squadre ormai da tempo. Qualche aggiustamento al roster di tutte e tre sembra nell’aria.

Il focus dei Knicks dovrebbe essere sulla ricerca di nuove soluzioni negli spot di point guard e centro, mentre in casa Celtics tiene banco la solita domanda: sacrificare Jaylen Brown, o cercare un terza stella da mettere a fianco ai Jays? Dai Blazers, invece, ci si aspetta un “passo indietro” (il preludio della fine di un’era?), ovvero la possibile cessione di Robert Covington per alleggerire il salary cap: le squadra interessate non mancano.

Chi invece le aspettative non le ha affatto deluse, finora, sono i Chicago Bulls. Primi a Est con 25 vittorie e 10 sconfitte, DeMar DeRozan e compagni stanno legittimando il proprio status di contender, e forse anche qualche riflessione del front office riguardo a un’eventuale “win-now trade” che coinvolgerebbe Patrick Williams (out for the season per un infortunio al polso), alla ricerca di un’ala two-way che possa aiutare la squadra nella prossima Playoffs run. Senza voler sacrificare Williams, una possibilità low-cost sarebbe Thaddeus Young, in uscita da San Antonio e con un prezzo sicuramente accessibile, ma seguito da diverse contender.

Ultimi ma non ultimi, chiudiamo la panoramica con i primi della classe dell’altra Conference, i Golden State Warriors. Per i quali, al momento, il mercato può aspettare, perché è finalmente arrivato il momento del ritorno in campo di Klay Thompson. Le sue condizioni, tra l’altro, potrebbero essere un fattore nelle scelte di mercato di Bob Myers: gli asset non mancano, e la tentazione di aggiungere un altro tassello a questa squadra potrebbe essere sempre più forte nei prossimi 35 giorni.

A cinque settimane dalla trade deadline, le situazioni in attesa di una soluzione sono ancora molte all’interno dell’NBA. Basterà che cadano le prime due/tre caselle, probabilmente, per creare l’effetto-dominio che ci terrà compagnia fino al gong del prossimo 10 febbraio. E come sempre, non mancheranno colpi – tentati o riusciti – a sorpresa.

Here we go, again.