I Lakers stanno deludendo le aspettative, e sembrano necessarie delle mosse per risollevare la situazione prima della trade deadline.

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Dopo 32 partite, il record (16-16) e la posizione nella Western Conference (da Play-In) non sono quelli che LeBron James e compagni si aspettavano a inizio stagione. Lo stesso Rob Pelinka, responsabile delle scelte in offseason, si augurava risultati diversi quando ha deciso di aggiungere alla squadra Russell Westbrook.

Aldilà delle difficoltà che incontreranno i Lakers per via dei pochissimi asset a disposizione, di cui parleremo dopo, ci sono tre nomi su tutti che sarebbero tatticamente compatibili e utili alla causa.

Premessa: in questi non è compreso Ben Simmons, nonostante i recenti rumors, che sarebbe un grande valore aggiunto in difesa ma potrebbe accentuare i problemi offensivi.

1 – Myles Turner

I Lakers concedono il 65% agli avversari nei pressi del ferro, dato che invece era uno dei loro punti di forza nelle precedenti stagioni, dunque l’aggiunta di un lungo che porti rim protection appare necessaria. Nel caso di Myles Turner, la versatilità non ne risentirebbe.

Con un Anthony Davis apparso finora in difficoltà, e meno adatto rispetto al passato al ruolo di centro, un nuovo lungo potrebbe dare la possibilità a coach Frank Vogel di schierare Davis da 4, pronto per far valere la sua lunghezza in aiuto, altro fondamentale difensivo in cui i Lakers stanno soffrendo tremendamente. Inoltre, come detto, le spaziature offensive non ne risentirebbero, data la buona affidabilità di Turner dal perimetro, con l’attuale 37% in stagione.

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Il numero 33 attualmente ai Pacers ha un contratto da 18 milioni all’anno, che rimarrà invariato anche per la prossima stagione, dopo la quale andrà in scadenza. Di un suo possibile trasferimento in giallo-viola e del possibile trade package da spedire nell’Indiana si era parlato anche qui.

2 – Jerami Grant

Jerami Grant, che si è già dimostrato un pezzo importante di una squadra competitiva con i Nuggets, ha altre caratteristiche che ai Lakers servono come il pane; è infatti un’ala estremamente versatile difensivamente e duttile offensivamente. In giallo-viola potrebbe fare il 3, aggiungendo difesa Point-of-Attack e un’altra bocca di fuoco nell’altra metà campo.

Anche Grant, così come Turner, ha un contratto in scadenza nel 2023, con uno stipendio di 20 milioni all’anno. Su di lui non ci sono soltanto i Lakers, anzi, e una trade che lo coinvolga nel prossimo mese e mezzo sembra molto probabile, secondo molti insider.

3 – Buddy Hield

Con caratteristiche diverse da quelle di Grant, anche Buddy Hield sarebbe complementare a LeBron e compagni, che troverebbero in lui un tiratore micidiale e soprattutto dinamico. Proprio per la sua capacità di tirare in movimento, tra l’altro con range notevole, darebbe linfa nuova e imprevedibilità a un attacco finora stagnante; inoltre la gravity che esercita proprio per le suddette abilità aprirebbe spazi che, al momento, mancano.

Dei tre, l’ala dei Sacramento Kings è quello con il salario attualmente più alto: 23 milioni per quest’anno, che scenderanno a 21 e infine a 19, con scadenza nel 2024.

I pochi asset a disposizione dei Lakers

Non è un segreto che i Lakers non abbiano spazio salariale. Inoltre, dopo i Big Three, gli unici giocatori con un contratto diverso dal minimo salariale sono Talen Horton-Tucker (9 milioni e mezzo) e Kendrick Nunn (5 milioni), rendendoli di fatto gli unici davvero scambiabili. Il primo non si sta certo rendendo appetibile con le sue prestazioni, e il secondo non l’abbiamo ancora visto in campo. in questa stagione.

Oltre a questo, ciò che rende davvero complicato imbastire uno scambio è la povertà di scelte in possesso del Front Office dei Lakers. Le scelte al primo turno del 2022 e del 2024 (o 2025, una delle due) sono state cedute, e quella del 2023 è soggetta a possibile swap con i Pelicans.

Tutto ciò riduce all’osso le possibilità che i Lakers possano inserirsi in una trade e trarne effettivamente vantaggio.

Per arrivare a uno dei tre giocatori prima citati, i Lakers dovrebbero muovere sia Horton-Tucker che Nunn, oltre a una manciata di veterani, e il pacchetto non è certo di quelli che fanno venire le farfalle nello stomaco alle altre franchigie.

Un’altra opzione potrebbe essere offrire Westbrook, ma anche l’MVP del 2017, a causa dei 91 milioni previsti dal suo contratto nei prossimi due anni, non è certo un affare per qualsiasi squadra ambiziosa.

Per migliorare i Lakers grazie a una trade, insomma, Rob Pelinka avrebbe bisogno di un vero e proprio miracolo.